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Libia. Stato islamico attacca la capitale Tripoli e occupa i porti da cui partono i migranti per l’Italia

gennaio 27, 2015 Leone Grotti

Attentato al Corinthia Hotel. I jihadisti intanto hanno preso Sabrata e il porto di Hart az Zawiya, da dove salpano i barconi della disperazione

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Cinque uomini con il volto coperto sono entrati stamattina in un hotel di lusso di Tripoli, capitale della Libia, prendendo ostaggi e uccidendo otto persone. La loro irruzione nel Corinthia Hotel (foto a destra), che ospita spesso diplomatici e funzionari, è stata preceduta dallo scoppio di un’autobomba nel parcheggio dell’albergo, il cui staff di origine maltese è stato evacuato. L’attentato, che si è concluso da poco, è stato già rivendicato dallo Stato islamico come vendetta per la morte del membro di al-Qaeda «Abu Anas al-Libi». Uno dei jihadisti è stato catturato, gli altri quattro si sono fatti esplodere.

corinthia-hotel-libia-tripoli-isisPRIMA DERNA. L’attentato, al di là della rivendicazione particolare, dimostra quanto lo Stato islamico stia prendendo piede in Libia approfittando della confusione provocata dalla guerra tra milizie e istituzioni. La prima colonia al di fuori di Siria e Iraq dei jihadisti è stata Derna, presa a ottobre, città costiera libica a sole 430 miglia nautiche dall’Italia.

LO STATO ISLAMICO SI ESPANDE. La presenza dell’Isis però, come l’attentato di stamattina dimostra, è molto più diffusa. Ha rivelato quanto Ali Tarhouni, 63 anni, già ministro delle Finanze e del petrolio nel Consiglio nazionale di transizione e da aprile 2014 presidente dell’Assemblea costituente della Libia. Al Corriere della Sera ha dichiarato sabato che «i guerriglieri dell’Isis si sono insediati nella regione di Bengasi». Non solo, proseguendo verso ovest, si sono espansi nella zone di Sirte e di Misurata. Poi, tralasciando per il momento la capitale Tripoli, hanno conquistato Sabrata e occupato il porto di Hart az Zawiya, da dove partono quasi tutte le imbarcazioni cariche di migranti verso l’Italia.

libia-derna-stato-islamico-isis-isilCAOS LIBIA. Si capisce meglio così il pensiero di Ali Tarhouni: «L’Europa, soprattutto l’Europa, sottovaluta i rischi della situazione libica. I pericoli crescono drammaticamente. Il Paese è polverizzato, con le città, persino i villaggi che non rispondono più a nessuno». La situazione sul terreno infatti, Stato islamico a parte, è drammatica: dopo che la capitale Tripoli è stata conquistata in estate dai ribelli islamisti di Alba libica, il Parlamento eletto dal popolo si è trasferito nell’est a Tobruk. I ribelli, in compenso, hanno eletto un proprio governo, di stanza a Tripoli. Nell’est del Paese, a Bengasi, ex roccaforte della cosiddetta “Primavera araba”, l’esercito guidato dal generale Khalifa Haftar e legato al governo di Tobruk combatte le milizie islamiste e jihadiste per il controllo della città. Partendo dalla capitale invece, gli islamisti, che già hanno il controllo di importanti pozzi petroliferi, si stanno espandendo a ovest verso Zintan e i giacimenti di gas occidentali.

L’ITALIA COSA FA? Gli islamisti di Alba Libica hanno accusato il loro acerrimo nemico, il generale Haftar, di essere dietro l’assalto al Corinthia Hotel effettuato dallo Stato islamico. Se fosse davvero così, sarebbe un sollievo ma questa ipotesi è irragionevole. È molto più probabile invece che l’Isis stia lentamente cercando di prendersi la Libia, approfittando della mancanza di qualsiasi istituzione. Domani il Consiglio dei ministri italiano dovrebbe approvare un decreto che prevede la concessione del permesso di soggiorno a quei migranti che forniscano informazioni utili all’antiterrorismo. Ma potrebbe non bastare e Matteo Renzi dovrebbe cominciare a preoccuparsi sul serio, perché l’Isis è sempre più vicino all’Italia.

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6 Commenti

  1. Filippo81 scrive:

    Adesso che servirebbe urgentemente un’intervento di nato e onu contro le milizie islamiste in Libia, nessuno si fa avanti, del resto il problema era quel cattivone di Gheddafi, l’isis è invece composta da idealisti che combattono per la libertà !Hanno occupato tutti i porti da cui partono i barconi dei clandestini ? Tranquilli, il Ministro alfano ha detto più volte che non dobbiamo preoccuparci,continuiamo perciò a collezionare francobolli e a bere caffè, tutto va bene, basta con le sirene complottiste !

  2. Antonio scrive:

    clandestini, non migranti

  3. Alessandro92 scrive:

    Ma perché la Libia non torna ad essere una monarchia? Il paese non è pronto per la democrazia, il rischio che cada in mano agli islamisti concreto per cui sarebbe il caso di considerare l’eventualità che un emiro sieda sul trono di Tripoli. Potrà ricomporre le divisioni etniche del paese attraverso matrimoni combinati che diano peso politico alle varie tribù. Una nuova petro-monarchia il cui principe dei credenti vigili sull rispetto della legge islamica. Modello Emirati Arabi Uniti possibilmente piuttosto che Arabia Saudita… questa potrebbe essere un’idea per uscire dalla palude in cui è finita la Libia, fermare l’avanzata delle milizie filo-isis e garantire la integrità territoriale del paese che altrimenti rischia di frantumarsi in vari potentati più o meno islamisti

  4. gianni scrive:

    Oppure si potrebbe fare dalle lunghe coste mediterranee in giù un grande parcheggio con annesso autolavaggio e pompe di benzina “a km 0″ in prossimità dei pozzi. I cammellieri col turbante li seppelliamo nell’asfalto. Bella li.

  5. marco scrive:

    Nonostante le solite bugie governative già ora i controlli sono minimi visto anche che la maggior parte dei clandestini scappa.
    L’unica volta che abbiamo avuto dei risultati è stato con l’accordo con
    Gheddafi.Era troppo bello.E infatti i grandi statisti Sarkozy,Cameron,Obama,Berlusconi hanno provveduto.

    • Raider scrive:

      Per la verità, B. è stato trascinato in Libia dalla Sinistra e a furor di media, che fanno da claque, supporter e (mezzi) uomini di fatica dell’Ue. quella Sinistra che, oggi, governa o dice di governare: e lo fa o non lo fa, ma sempre per conto dell’Ue. E per conto dell’Ue, svende anche la nostra agricoltura – parlo da siciliano: la nostra agrumicoltura e serricoltura, nello specifico – e tutti quanti noi, “vecchi italiani” da rottamare, ai “nuovi italiani”, prossimamente al ritmo – l’ha detto Renzi: e “ce lo chiede l’Europa” – dello jus soli.
      Va bene, aggiudicato, B. era un ominicchio, ci voleva la Pascale in tandem con Luxuria per acclararlo: dopo, però, è venuta una mandria di quaquaraquà – ora, alle prese con l'(appassionante) edizione settennale, quando va bene, di Miss Italia/Presidente della Repubblica delle mezze calzette.

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