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Libia. Che cosa ha mai fatto l’Onu per i migranti (a parte accusare l’Italia)?

novembre 15, 2017 Leone Grotti

L’Alto commissario Onu per i diritti umani ha gettato addosso a Roma la responsabilità per le condizioni terribili dei migranti nei centri di detenzione libici. Ma Roma ha fatto molto più dell’Onu per loro

Un gruppo di migranti fotografata in un centro a Tripoli in una foto diffusa il 7 novembre 2017. ANSA/ ZUHAIR ABUSREWIL

Su un fatto non c’è dubbio: i centri di detenzione dove le autorità libiche o le milizie ad esse collegate tengono rinchiusi i migranti che vorrebbero partire per l’Europa sono disumani. Non lo scopriamo oggi, già a inizio anno erano stati realizzati reportage che documentavano le terribili condizioni di vita di chi è in attesa di imbarcarsi su un gommone per un viaggio disperato. Ma questo non dà diritto all’Onu di scaricare tutta la colpa sull’Italia e sull’Europa.

LE ACCUSE DELL’ONU. Ieri, come già fatto in passato, l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, ha denunciato la condizioni «terrificanti» dei campi di detenzione parlando di «orrori inimmaginabili», soprattutto in seguito ad un filmato pubblicato della Cnn. Il Commissario ha poi aggiunto che «la sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità» e la politica di Ue e Italia «rischia di condannare molti migranti a una prigionia arbitraria e senza limiti di tempo, esporli alla tortura, allo stupro, costringerli al lavoro, allo sfruttamento e al ricatto». Il riferimento è all’accordo fatto da Roma, previo consenso di Bruxelles, con il legittimo governo di Tripoli per fermare le partenze dei barconi.

COSA FA L’ITALIA. Attaccare così direttamente l’Italia, però, non ha senso. Prima di tutto perché la Libia non è un paese su cui l’Unione Europea abbia formalmente giurisdizione, al contrario delle Nazioni Unite. In secondo luogo perché il piano del ministro Marco Minniti per fermare l’immigrazione irregolare, di cui Tempi ha già parlato, prevede anche il finanziamento con una trentina di milioni delle missioni in Libia di Unhcr e Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) per migliorare la gestione dei campi profughi in Libia. Bisogna anche ricordare che l’Onu ha una missione nel paese nordafricano, ma mantiene la sede in Tunisia per non esporsi a eventuali rischi. A questo bisogna aggiungere che se l’Onu ha potuto fare quattro ispezioni in altrettanti centri di detenzione è solo merito del lavoro diplomatico svolto dall’Italia. Inoltre, è sempre l’Italia che ha aiutato l’Oim a gestire oltre novemila rimpatri mirati di migranti detenuti nei centri libici. Che cosa ha fatto invece l’Onu, a parte lanciare invettive e scaricare le colpe sugli altri? Niente.

IL NODO SICUREZZA. Bisogna ricordare anche che l’Italia ha iniziato ad attirarsi le critiche dell’Onu e di altri paesi europei quando è riuscita efficacemente a fermare la maggior parte degli sbarchi, rovinando così non solo il business milionario dei trafficanti di uomini ma anche quello di decine di Ong. Sulle accuse di complicità con i trafficanti vale infine il commento fatto dall’ex direttore del Sisde Mario Mori a Tempi: «Le accuse di complicità con i trafficanti che ci sono state mosse non valgono nulla se non vengono dimostrate. Detto questo, bisogna sempre procedere per priorità, tenendo conto dei valori che abbiamo da difendere e degli interessi. Io credo che quando in gioco ci sono la sicurezza nazionale e l’ordine pubblico, ecco, questi valori devono sempre prevalere su altre considerazioni».

Foto Ansa

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