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«L’ebook non farà scomparire il libro classico ma cambierà le abitudini»

dicembre 16, 2011 Daniele Ciacci

Intervista a Paola Peretti, docente di Digital Pr presso lo Ied di Milano, che spiega perché non bisogna avere paura degli ebook: «Il cartaceo si riapproprierà dei suoi aspetti più importanti e imprescindibili. Si compreranno i libri con un valore: quelli che faranno la storia, quelli che si vogliono tramandare. Per gli altri, c’è il digitale»

Il primo di dicembre del 2010 Amazon.com, la più importante azienda americana di vendite online, ha aperto la sua filiale italiana. Da quando Jeff Bezos, fondatore e ad di Amazon.com, ha immesso sul mercato Kindle, lettore di libri elettronici, gli ebook hanno cominciato a spopolare a danno del classico libro stampato. In America, ogni 100 libri Amazon vende 105 ebook e la quota di mercato dei testi digitali ha raggiunto il 6,2% del totale. In Italia, invece, il mercato degli ebook ha ancora numeri piuttosto bassi, anche se in costante crescita. Nel dicembre 2010 il mercato digitale toccava lo 0,04 per cento del mercato globale dei libri. Dodici mesi dopo, la percentuale è passata allo 0,1. Il trend, dicono gli esperti, è destinato a confermarsi, anche perché sono sempre di più i dispositivi multimediali capaci di sfruttare gli ebook: tablet, smarthphone e, appunto, Amazon Kindle. È cresciuto anche il numero dei volumi digitali in lingua italiana: nel 2009 erano solo 1.600, oggi ci sono in Italia più di 18 mila titoli. Ma gli ebook non faranno mai «scomparire i libri cartacei» spiega a Tempi.it Paola Peretti, docente di Digital Pr presso lo Ied di Milano.

Il digitale spaventa molto l’editoria cartacea. Perché secondo lei?

«Il problema non sono le nuove tecnologie, ma i comportamenti delle persone che cambiano. Il nuovo stile di vita globale ci obbliga a gestire il tempo in maniera più efficace. Siamo più frenetici. Per questo non si può più prescindere dalla fruibilità del formato digitale».

Il ritardo dell’Italia nell’evoluzione dei media deriva da un problema culturale?
«Sì, incide in maniera disarmante. Ci ostiniamo a rimanere ancorati al vecchio, ma il futuro è digital. L’editoria in Italia è un modello di business molto a rischio. Si pubblicano un grande numero di titoli, riducendo al minimo le tirature e sperando che uno di questi riesca ad essere il nuovo best-seller. Si perde anche il fascino della selezione, un tempo molto accurata. Questa dinamica rende difficile la vita dei piccoli editori, che non riescono a stampare un numero sufficiente di titoli diversi. Non è un modello di business sostenibile. Inoltre, i numeri dei lettori in Italia sono ridicoli. Nel 2007, un italiano leggeva in media tre libri l’anno, ed impiegava quattro mesi per concludere un romanzo».

Cosa cambierebbe con l’ebook?
«Ovunque Amazon si inserisca, riesce a condizionare i meccanismi di mercato. In Italia ha già digitalizzato oltre 15 mila titoli: molti meno rispetto al milione degli Stati Uniti. Ma il bello viene adesso. Il vicepresidente senior di Amazon.com, Diego Piacentini, ha rivelato che chi compra un Kindle legge il 30 per cento in più rispetto alla media, perché la fruibilità è maggiore. Il mercato ha appena iniziato ad espandersi. Gli italiani, checché se ne dica, sono un popolo molto ricettivo. Siamo i primi in Europa per l’utilizzo di Facebook e per penetrazione di smartphone. Non siamo sordi alle innovazioni».

Quindi, l’avvento del digitale apre nuove possibilità?
«Sì, si tratta di avere delle idee. Bisogna imparare una “cultura dell’innovazione”. Ai miei studenti do questo consiglio: non omologatevi! Cercate di cambiare lo status quo all’interno di aziende e redazioni. Proponete nuovi modi di fare marketing, di comunicare, di ripensare il ciclo di vita del libri!».

Scompariranno i libri stampati su carta?
«No. Questa è una leggenda metropolitana. Penso che il cartaceo si riapproprierà dei suoi aspetti più importanti e imprescindibili. Si compreranno i libri con un valore: quelli che faranno la storia, quelli che si vogliono tramandare. Per gli altri, la fruibilità e la leva prezzo porteranno vantaggio al formato digitale».

La facilità con cui si riescono a pubblicare gli ebook non mina la qualità della selezione?
«Le recensioni evitano questo. Quando compro una app dall’iTunes Store, leggo i commenti di chi l’ha già scaricata. I meccanismi di selezione diventano più democratici: chiunque può dire la sua ed essere visibile. Così, nella mia scelta, mi indirizzo su altri. È il passaparola che genera un best-seller, non la critica».

Un’altra obiezione degli “scettici” riguarda la volatilità. I formati cambiano velocemente e si fatica ad aggiornarsi. C’è il rischio effettivo di perdere qualche testo in questa evoluzione?
«Amazon ha realizzato formati per Windows, Mac e qualunque altro sistema applicativo esistente. Si potrebbe ricorrere all’esempio della musica. Il fatto che adesso è possibile scaricare canzoni in formato digitale ha limitato l’acquisto di compact disc. Ma questo non mi ha permesso di continuare ad ascoltare musica?».

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