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Le Iene danno «un’immagine distorta della realtà dei trapianti, che sono interventi salvavita»

novembre 4, 2013 Leone Grotti

Antonella Beretta, presidente Fate Onlus, spiega a tempi.it perché il servizio delle Iene del 29 ottobre pubblicizza atteggiamenti «delicati e pericolosi»

Il servizio delle Iene «dà un’immagine distorta della realtà dei trapianti, che sono interventi che salvano la vita». Antonella Beretta, presidente dell’associazione Fate Onlus – che all’Ospedale Niguarda si occupa di assistere i pazienti in attesa di trapianto di fegato, i trapiantati e i loro familiari -, è rimasta negativamente colpita dal servizio di Pablo Trincia andato in onda lo scorso 29 ottobre e a tempi.it ha spiegato perché. La Iena ha trascorso una notte con i volontari della Croce Bianca di Milano, mostrando gli effetti della droga su molti giovani. Al termine del servizio ha intervistato Giorgia, che 14 anni fa a causa dell’assunzione di ecstasy ha ricevuto un trapianto di fegato salvavita. La donna, nel video, afferma che la sua donatrice è «Alessandra di Ancona», che dopo un’operazione di 17 ore «pesavo 27 chili», che «ho una cicatrice lunga così» e che ora «devo prendere farmaci per tutta la vita che mi hanno causato anche il tumore all’utero».

Beretta, che cosa non andava nell’intervista?
Prima di tutto la donna dichiara il nome del suo donatore, una certa Alessandra di Ancona. Vorrei sottolineare che non è stato il Niguarda a comunicarle questo nome, perché la legge italiana vieta di conoscere chi è il donatore.

E Giorgia come fa a saperlo allora?
Molte persone per soddisfare il desiderio di scoprire chi ha donato loro una nuova vita cercano sui giornali notizie di incidenti mortali negli stessi giorni del trapianto e fanno le loro deduzioni senza fondamento.

Perché non si può conoscere chi è il donatore?
La legge italiana è fatta molto bene e vuole evitare derive pericolose. Si possono creare infatti atteggiamenti di attaccamento morboso tra chi ha ricevuto la donazione e la famiglia di chi ha donato. Inoltre, possono succedere casi spiacevoli come avvenuto prima dell’entrata in vigore della legge: una famiglia ha chiesto 100 milioni di vecchie lire in cambio dell’organo donato. Vedendo un servizio così, molte persone che hanno ricevuto un trapianto potrebbero chiedersi: perché quella donna conosce il donatore e io no? Perché non posso saperlo? Questa è una cosa che potrà sembrare banale a molti, ma è molto delicata e pericolosa. E ci sono anche problemi più gravi.

Quali?
La donna nel servizio delle Iene parla delle conseguenze del trapianto. Innanzitutto, se pesava 27 chili non è per colpa dell’operazione ma a causa della sua tragica esperienza: aveva infatti assunto ecstasy tagliata male e questo ha prodotto nel suo fisico effetti devastanti. Inoltre avere una cicatrice, che col tempo si “smacchia”, è ben poca cosa se l’alternativa è la morte. Per quanto riguarda le medicine, sono necessarie perché il corpo non rigetti il nuovo fegato. Alcuni effetti collaterali ci sono, ma in cambio si riceve la vita. Tantissime persone che ricevono un trapianto riprendono a lavorare anche dodici ore al giorno e la loro qualità della vita è elevata.

Che cosa ha pensato quando ha visto il filmato?
Il problema è un altro: che cosa ha pensato un uomo o una donna che sta per fare un trapianto? Queste persone, già debilitate nel fisico, sono anche psicologicamente deboli e se vedono un’intervista dove si dà un’immagine negativa del trapianto, magari pensano anche che non ne vale la pena. Ma non è così, perché i trapianti salvano la vita e l’alternativa è la morte.

Giorgia nel video sfida anche i ragazzi che si drogano: «Chi pensa di poter superare tutte queste prove fa bene a provare l’ecstasy, altrimenti deve pensarci su due volte. Perché quello che è successo a me, può succedere».
Sfidare le persone a prendere droghe non è mai una buona idea, specie se si tratta di giovani. Bisognerebbe dire invece che assumere stupefacenti è sempre sbagliato e negativo e che può anche portare alla morte.

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3 Commenti

  1. francesco taddei scrive:

    anch’io ho visto il video e a differenza dell’intervistata ho colto in quella donna il rammarico per l’errore che l’ha portata a vivere con conseguenze difficili, ma non c’era l’idea di pensare “chi me l’ha fatto fare il trapianto” anzi a la donna era grata di vivere. e la sua sfida finale non era “drogatevi solo se siete forti” ma non drogatevi per non rischiare di patire ciò che ho sofferto io. spero che possano incontrarsi e chiarire i loro eventuali fraintendimenti.

  2. Quadras scrive:

    Anche io ho avuto la stessa sensazione di Francesco Taddei: le iene spesso fanno servizi pessimi, ma non era questo il caso. Il pezzo era sugli effetti devastanti della droga e non sulle conseguenze di un trapianto. A volte voi del tempi esagerate e forzate dove non c’è da forzare………

  3. Irene scrive:

    Sono una ragazza di 22 anni e personalmente non ho mai assunto droghe, nè leggere nè pesanti. Vorrei dire alla signora Beretta di non scagliarsi contro quello che ha visto, perchè servizi come quello delle Iene servono molto di più di tante prediche. Ma cosa crede? Ogni anno (anche più volte all’anno) a scuola ci riproponevano sempre il solito incontro dove ci veniva spiegato sempre per filo e per segno, come dice Lei, “che assumere stupefacenti è sempre sbagliato e negativo e che può anche portare alla morte”. Ascoltavamo per un’ora e poi sa nella testa cosa ci rimaneva? Nulla. Da ragazza, posso dire che, se mai mi fosse venuta qualche mezza idea di drogarmi, mi è stata fatta passare più da questi 10 minuti di racconto di Giorgia che da 20 incontri di prevenzione del problema droga.
    Per quanto riguarda invece i malati che devono sottoporsi a intervento, penso che sappiano già da soli che non sarà un’esperienza piacevole. Certo, quello a cui andranno incontro sarà sicuramente preferibile alla morte, ma questo non si è mai messo in dubbio. Nel servizio non passava il messaggio “meglio morire che fare un trapianto”, ma “se potete evitare di fare un trapianto, evitatelo, perchè un conto è doversi operare per una malattia, un altro conto è doversi operare perchè si è giocato con la propria vita”

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