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La Svezia condanna i papà ai pannolini forzati in nome della parità di genere

gennaio 24, 2014 Rodolfo Casadei

Come conciliare lavoro e maternità? Obbligando l’uomo a stare a casa in nome della parità di genere. E se rifiuta, anche la moglie perde i sussidi statali

papà-pannolinoCome risolvono in Svezia il principale problema del lavoro femminile, cioè quello di conciliare attività lavorativa e maternità? Obbligando i padri a prendere il congedo per maternità in nome dell’uguaglianza di genere. Solo così si spiega un dato statistico singolare: il congedo parentale, cioè usufruibile anche dall’uomo, è previsto in quasi tutte le legislazioni europee, ma mentre in media i mariti o compagni che ne usufruiscono sono il 30 per cento, il paese di Ingmar Bergman svetta con un clamoroso 69 per cento. Come si sia pervenuti a questo dato, è presto detto.

I congedi parentali svedesi sono fra i più generosi del mondo: ben 480 giorni, 420 dei quali sono retribuiti all’80 per cento dello stipendio del genitore, fino a un massimo di 946 corone al giorno (ben 105 euro). Il sistema incentiva padre e madre a ripartirsi a metà il tempo del congedo attraverso un sistema di sussidi che premia chi pratica l’uguaglianza di genere e penalizza chi scarica su un solo coniuge le cure al neonato. Non è in ogni caso possibile accumulare singolarmente più di 420 giorni di congedo, il che significa che almeno 60 devono essere presi da uno dei due coniugi o conviventi. La formula burocratica utilizzata in questi casi prevede che uno dei due “dà i suoi giorni” all’altro: di base, cioè, ciascuno dei due è titolare di 240 giorni di congedo parentale. Si sta discutendo di portare a tre mesi (90 giorni) il periodo minimo di congedo che un genitore deve in ogni caso prendere.
La Svezia è stato il primo paese al mondo a convertire il congedo di maternità in congedo parentale, già nel 1974. Lo scopo era quello di incoraggiare le donne a entrare nel mondo del lavoro e di raggiungere la parità tra i sessi nei tassi di occupazione e disoccupazione.

L’incoraggiamento del governo
Nei primi vent’anni dall’adozione del provvedimento la quota di congedo maschile restò molto bassa: i padri che se ne servivano erano soltanto il 6 per cento del totale, percentuale che rimase invariata fino agli anni Novanta. Nel 1995 venne introdotto il congedo di paternità vero e proprio, e con esso un decisivo fattore coercitivo: nessun padre era obbligato a restare a casa, ma se non lo faceva la famiglia perdeva un mese di sussidi. Il numero degli uomini che prendevano il congedo parentale aumentò vertiginosamente.
Nel 2002 la durata del congedo venne estesa a tredici mesi, di cui due erano riservati ai padri e non potevano essere trasferiti alle madri. La misura non aumentò molto il numero di uomini che decidevano di restare a casa, ma raddoppiò – almeno – il periodo di tempo in cui lo facevano. Come detto sopra, il governo incoraggia i genitori con ulteriori incentivi perché dividano equamente il tempo del congedo, che nel frattempo è arrivato a 480 giorni.

Aumenta l’occupazione
Le misure del governo svedese hanno per alcuni aspetti funzionato: la maggioranza dei padri attualmente usufruisce del congedo e circa il 72 per cento delle donne ha un impiego, a tempo parziale o a tempo pieno. Tuttavia il tempo di congedo preso dagli uomini resta molto inferiore a quello preso dalle donne: benché il 69 per cento dei padri usufruisca del congedo di paternità al di là dei 60 giorni obbligatori, il tempo effettivamente utilizzato nel 2012 è equivalso al 24 per cento di tutti i giorni di congedo riconosciuti.

Per incoraggiare l’assunzione dei compiti di cura materni da parte degli uomini, la legislazione ha anche previsto che i padri possano prendere dieci giorni di permesso subito dopo la nascita dei figli. Questo tempo di congedo è aggiuntivo e non viene scalato dai 480 giorni del congedo parentale. Qualcuno si è lamentato che, messa così, la norma apparisse sessista e omofoba. Perciò ora nel sito internet ufficiale della Svezia a proposito di essa si legge: «Uno dei genitori del neonato ha diritto a 10 giornate extra di congedo in concomitanza con la nascita del figlio; 20 se si tratta di gemelli». Il riferimento alla paternità e maschilità del genitore è completamente omesso.

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3 Commenti

  1. Luca scrive:

    Abbiamo tanto da imparare dalla Svezia, spiace che non abbiate fatto un paragone con la nostra italietta, dove si danno appena 2 mesi pre parto e 3 post parto, ossia appena 150 giorni, contro i 480 svedesi, eppure noi saremmo la culla della civiltà?
    Ma di quale civiltà parliamo?
    In Svezia la prostituzione è reato, qua da noi s’inneggia alle case chiuse ed ai box dell’amore.
    In Svezia una ragazza madre ha diritto ad un assegno mensile per aiutarla a crescere la nuova giovane vita, da noi gli si dice arrangiati, al massimo la si manda a perire l’elemosina negli uffici comunali, e spesso subisce pure proposte indecenti, in questa nostra Italia l’umiliazione dei bisognosi è la norma.

  2. Jack scrive:

    Cosa dimostra qsto articolo?

    “Chercher l’argent”!

  3. Antonella scrive:

    Se volevate fare un predicozzo con questo articolo, non ci siete riusciti. Ah poi, questa è tutta da ridere: “Per incoraggiare l’assunzione dei compiti di cura materni da parte degli uomini”. ‘L’assunzione dei compiti di cura materni’? Stiamo parlando di cambiare un pannolino, non di allattare ai pettorali. Complimenti alla Svezia, dunque.

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