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La “moglie” di Gesù è una notizia? No, solo uno spunto curioso per un romanzo fantasy

settembre 21, 2012 Massimo Giardina

Sulla presunta consorte di Gesù parlano i professori Giorgio Paximadi e Alberto Cozzi. «Cosa propongono questi reperti della figura di Gesù? Rivelano un Gesù autentico o una sua interpretazione? E soprattutto: tengono conto di tutti gli altri testi?»

La storia della moglie di Gesù piace più alla stampa che agli esperti. La notizia è questa: la professoressa Karen King di Harvard è venuta in possesso di un frammento del IV secolo scritto in lingua copta, in cui viene menzionata la “moglie di Gesù” durante un discorso del Messia ai discepoli. Nell’immaginario collettivo il riferimento a Dan Brown e al romanzo – senza alcun fondamento storico – Il Codice da Vinci è automatico.
I professori Alberto Cozzi e Giorgio Paximadi aiutano i lettori di tempi.it a capire perché sulla storia del papiro copto si è fatto molto rumore per nulla. Giorgio Paximadi è un sacerdote esegeta, professore ordinario della Facoltà teologica di Lugano, e spiega che «non c’è nulla di stupefacente nel ritrovamento della professoressa King ed è la stessa studiosa ad affermarlo». Infatti la docente di Harvard ha chiaramente detto in più occasioni che «questo frammento non prova che Gesù fosse sposato».

STILE FANTASY. «Prima di tutto siamo di fronte ad un frammento senza nessun contesto archeologico – è il giudizio di Paximadi – e chiaramente non può darci informazioni su Gesù, ma siamo di fronte a una testimonianza delle sette gnostiche del II secolo e di come queste siano sopravvissute in Egitto fino al IV secolo. Di frammenti così fatti se ne troveranno altri nel futuro, e mettendoli insieme si potrebbe scrivere un romanzo fantasy».
Il professor Alberto Cozzi è preside dell’Istituto superiore di scienze religiose (Issr) a Milano dove è anche sacerdote e insegna Teologia trinitaria nella sede della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. «Quando ci si trova davanti a questi frammenti – spiega il teologo – bisogna porsi delle domande. Cosa propongono questi reperti della figura di Gesù? Rivelano un Gesù autentico o una sua interpretazione? E soprattutto tengono conto di tutti gli altri testi?». Il preside dell’Issr si riferisce in particolare a due passi del Nuovo Testamento. Il primo è Mt 19,12: «Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca». Il secondo testo è nella prima lettera ai Corinzi al capitolo 7, dal versetto 1 all’8. In particolare al versetto 8 dice: «Ai non sposati e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io».

GESU’ MARITO DELLA “SAPIENZA”. «La fede cerca di armonizzare i dati, non di sceglierne alcuni isolati: occorre identità narrativa complessiva. I testi gnostici hanno “approssimato” Gesù, nel senso che ce ne hanno riportato un ritratto parziale. Aveva ragione Von Balthasar quando diceva: “Ci danno un’immagine di Gesù appiattita sull’umano minimo piuttosto che ridarci la forza delle origini”».
Paximadi mette in rilievo anche un fatto usuale: «In questi testi è frequente che Gesù venga presentato come marito della Sapienza. Gli unici testi che parlano della vita di Gesù e ritenuti, a ragion veduta, autentici sono i vangeli canonici. Ci sono anche degli elementi interessanti nel vangelo apocrifo di Giuda».

TRA CASTITA’ E ORGE. Ricorda il teologo milanese che i seguaci della prima ora erano «carismatici itineranti che si muovevano a due a due, col bastone, sandali e vivendo nella castità. Mi pongo una domanda: è possibile che i discepoli fossero celibi e il maestro che seguivano no?» Bisogna aggiungere delle considerazioni sulle sette gnostiche: realtà molto variegate. Declina don Alberto Cozzi: «Tra queste comunità alcune esaltavano la castità fino al disprezzo della sessualità, all’opposto ve ne erano altre che esasperavano il sesso fino alla pratica orgiastica. Nel frammento in discussione, di quale setta stiamo parlando?»
«La Chiesa – dice Paximadi – ha ritenuto che il carisma del celibato fosse determinante per i suoi ministri: è un fatto maturato nel tempo, ma che si riferisce all’origine come dice chiaramente il Vangelo di Matteo». E per don Alberto Cozzi: «C’è un forte nesso tra la venuta del Regno di Dio e la verginità e questo è un dato dell’origine non eliminabile né trascurabile».

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3 Commenti

  1. Alberto scrive:

    Per il signor Emanuele che domanda da Facebook: ma il primo vangelo non è stato scritto molto tempo dopo la morte di Gesù? Risposta: no.

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