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«La gente in Siria non ne può più. Basta sanzioni». Appello delle monache trappiste

luglio 9, 2015 Redazione

Le monache del monastero di Azeir hanno diffuso un appello per il popolo martoriato da quattro anni di conflitto e dalle «vergognose» sanzioni

monache-azeir-siria

Articolo tratto dall’Osservatore romano – «Non fermiamo i nostri occhi solo sulle macerie, sugli orrori di cui può rendersi capace un’umanità abbrutita, non restiamo sospesi in questo sentimento vago e scoraggiante di qualcosa di ineluttabile che è lì, contro il quale non possiamo fare nulla. Guardiamo a cosa possiamo fare oggi». È un passaggio dell’appello che le monache trappiste del monastero di Azeir (tra Homs e Tartus) hanno diffuso in favore del popolo siriano martoriato da oltre quattro anni di guerra. Pubblicato sul sito in rete Ora pro Siria, il testo invita a «guardare “oltre” questa guerra» e a leggere con intelligenza «le implicazioni politiche, le manipolazioni internazionali, gli interessi che hanno provocato e mantengono vivo il conflitto siriano». Nella prospettiva di costruire un futuro di pace.

aleppo-nuova-sarajevo-tempi-copertinaIl primo passo, sostengono le monache facendo eco a un appello diffuso in Germania, è quello di porre termine all’«iniquo strumento» delle sanzioni internazionali che di fatto finiscono per colpire solo la popolazione più debole e povera. «Sempre più persone — dicono le religiose — ci chiedono: ma noi cosa possiamo fare? Ora che tutti, o quasi, ne parlano, e che incredibilmente tutto, o quasi, va avanti come prima, chi davvero vorrebbe poter fare qualcosa per la Siria, e soprattutto per i siriani e tutto il Medio oriente, si sente impotente». Eppure, «non è così, qualcosa si può fare». In primo luogo si deve «non smettere di voler capire ciò che riguarda questa guerra, informarsi, cercare di ascoltare tutte le parti». Ed è già «moltissimo», perché «molto di ciò che è accaduto è stato possibile grazie alla disinformazione, al potere e alla violenza di una comunicazione asservita ai vari interessi di parte, così come accade purtroppo per tante altre realtà». Occorre cioè andare in profondità, andare oltre alla fragile superficialità degli avvenimenti. E guardare a «quello che vogliono oggi i siriani, quello di cui hanno bisogno».

Che è soprattutto riprendere a vivere superando l’ostacolo insormontabile delle sanzioni. «È veramente ora di finirla con questa vergogna. Si sa benissimo — sostengono le trappiste — che tali misure non colpiscono affatto chi è al potere. Le sanzioni colpiscono la gente, e in modo durissimo. Niente materie prime per lavorare, niente medicinali, anche per le malattie gravi. Tutto carissimo, i prezzi degli alimenti sono arrivati a dieci volte tanto. Senza lavoro, in un Paese in guerra, dilaga la violenza, la delinquenza, il contrabbando, la corruzione, la speculazione, l’insicurezza. Questi sono i frutti delle sanzioni». In Siria «la gente non ne può più. Provate a immaginare quanti sono quattro anni per un bambino in crescita? Quanto importanti?».

L’appello rilancia un comunicato dai toni molto duri sottoscritto in Germania da leader religiosi in cui si sottolinea come, al pari di quanto avvenuto in passato per l’Iraq, «l’embargo alla Siria funziona da moltiplicatore e alimenta la guerra fratricida: 220.000 morti, quasi un milione di feriti e mutilati, più di dieci milioni di profughi».


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19 Commenti

  1. Babbaluciu1 scrive:

    Non vi è solo il problema delle sanzioni, ma vi è anche quello di un Occidente sempre più aggressivo. Proprio adesso la celebre Brooking’s Institution ha messo a punto un piano per l’invasione americana della Siria; invasione proprio diretta – non più per interposto ISIS – come Washington ardeva di fare dal 2011, e in cui fu frustrata dalla mossa di Putin; e il Pentagono con la NATO sta intensificando i preparativi per la tanto sospirata guerra alla Russia. Guerra preventiva, e guerra nucleare, per difendere l’Ucraina e i baltici minacciati (lo sanno tutti) d’invasione da Mosca.

  2. Raider scrive:

    Se l’Occidente non interviene, se utilizza droni e arei, è complice: se interviene, è invasore. Agli islamofili nemici dell’Occidente, sempre e comunque neici dell’Occidente, la paranoia ideologica funziona così. E a scanso di equivoci, il troll multinick islamico si intitola al vino: e che sia vino siciliano, giusto perché l’ossesione “geo-politica” trovi il companatico in quella personale.

  3. Babba&Luciu scrive:

    Comunque il piano della Brooking’s Institution è geniale: siccome il governo Assad, dopo tutti questi anni, ancora non cade e la popolazione lo sostiene, bisogna per forza mettere gli scarponi Usa sul terreno. Lo si faccia, prescrive il think-tank, creando “zone di sicurezza” che le truppe speciali americane terranno con le armi; zone ripulite per i ribelli moderati dove i terroristi democratici potranno esercitare la democrazia. “Se Assad fosse così’ scemo da minacciare queste zone – recita letteralmente il Progetto – perderebbe senza dubbio la sua forza aerea nel corso dei bombardamenti di rappresaglia che seguirebbero, condotti dalle stesse forze (speciali), ciò che priverebbe i suoi militari del solo vantaggio di cui godono in rapporto all’ISIS”. Così confermando che il motivo del Progetto d’invasione Usa è proprio aiutare l’ISIS, che da solo non ce la fa’.

    • Menelik scrive:

      Tutte balle, chiaramente, come tutte le altre che hai copiaincollato.
      Almeno li avessi scritti te, gli interventi, ci avresti messo qualcosa di tuo.
      L’esercito americano non interverrà, perché se la fa addosso solo a pensarci.
      In Russia la guerra non la farà, nè convenzionale nè tanto meno nucleare.
      Di sconfitte ne hanno collezionate fin troppe, si sono fati anche insacchettare da bande di banditi violentatori e schiavisti che vanno sotto il nome di daesh, una fanteria leggera che non ha mai combattuto una vera battaglia campale fino ad ora, ma solo scontri di pattuglie un po’ più numerose.
      Ti piace proprio l’isis, per scrivere questi tuoi logorroici interventi copiaincollati da chissà quali siti.

  4. UZibbibbu scrive:

    @Babbaluciu

    E intanto negli USA la candidata Hillary Clinton ha detto in una riunione selezionata al Dartmouth College per raccogliere fondi della nota lobby, senza il favore e i soldi della quale nessun candidato ha la minima speranza di vincere le elezioni in Usa. lobby ovviamente contrarissima (come Netanyahu) all’accordo sul nucleare iraniano che Obama cerca di firmare prima della sua scadenza :

    “Anche se un tal accordo si produce, noi avremo sempre dei problemi maggiori con l’Iran. Sono gli sponsor in capo del terrorismo mondiale…una minaccia esistenziale all’esistenza di Israele”.

    Poi, alzando la voce e scandendo le parole:

    “Voglio che gli Iraniani sappiamo che, io presidente, attaccheremo l’Iran. Nei prossimi 10 anni durante i quali potrebbero stupidamente considerare di lanciare un attacco contro Israele, noi saremo capaci di obliterarli totalmente”.

    Insomma, da una parte alla Hillary l’ISIS gli “scappa di mano” e dall’altra si ripromette di riportare all’età della pietra una Nazione che l’ISIS lo combatte veramente.

    • Menelik scrive:

      Gli Americani non attaccheranno mai e poi mai l’Iran.
      Non sono così scemi.
      L’isis non c’entra assolutamente niente con gli Americani.
      Ha molto più le mani in pasta con l’isis la Boldrini dei presidenti USA.
      E’ gente come la Boldrini, infatti, che favorisce l’isis.
      E l’isis non andrà mai da Israele, perché lì non sono mica come l’Italia: lì, dell’isis non resterebbero nemmeno le ossa per terra; gli Israeliani polverizzano anche quelle.
      Da noi, invece, l’antiterrorismo li arresta, e i giudici del tribunale del riesame li liberano.

    • Raider scrive:

      ll multinick paranoico in siciliano che smista balle selezionate, ci infila pure questa dell’Ira miacciato anziché minaccia a tutta l’area, non al solo Israele:
      – l’Iran che ha minacciato apertamente l’Occidente:
      – e apertamente ha dichiarato di voler annientare uno Stato riconosciuto dall’O.N.U.:
      – l’Iran che ha sostenuto le milizie libanesi anti-siriane e armato Hezbollah sotto il naso dell’O.N.U.:
      – che firma trattati in cui si impegna a non dotarsi di atomica per i prossimi dieci anni e beato chi ci crede – mr. Obama, l’ambiguo e vanesio amico dell’Islam, anche da lui esaltato come “religione di pace”, così da farsi promotore e sponsor presidenziale di un Islam “moderato e democatico” a cui non credono nemmeno i compottisti filo-islamici:
      ecco, un Iran così è quello che sta bene a chi odia l’Occidente.
      Allora, anche se Hillary Clinton presidente degli U.S.A. sarebbe una iattura di proporzioni obamiane, meglio lei che gli ayatollah e gli Hezbollah.

  5. U&Zibbibbu scrive:

    Gilad Atzmon ha diagnosticato come “Sindrome di Stress pre-Traumatico” (PreTS) la classica affezione mentale giudaica che consiste nel farsi stressare da un evento traumatico “prima” che accada, che probabilmente non si verificherà, e spesso del tutto immaginario, onde giustificare l’aggressione preventiva del nemico immaginario fino alla sua totale obliterazione – allo scopo d placare la Pre-TS), ossia lo stress immaginato provocato da un nemico esistente nella fantasia ebraica. Hillary Clinton ha vellicato al massimo tale sindrome della nota lobby, promettendo che se essa le dà i quattrini per farla presidenta, farà la guerra a Teheran.

    Perché, ha giurato, “gli Stati Uniti sono al fianco di Israele oggi e per sempre. Abbiamo interessi comuni. Idee comuni. Valori comuni”. Poi, quasi temendo che potessero non crederle: “Io ho una volontà di ferro per mantenere la sicurezza di Israele. Le nostre due nazioni lottano contro una minaccia comune, la minaccia dell’estremismo islamico. Io sostengo fermamente Israele e il suo diritto all’auto- difesa e penso che l’America dovrebbe aiutare questa difesa. Io sono coinvolta ad assicurare che Israele mantenga un vantaggio militare per far fronte a queste minacce (immaginarie, ndr.). Io sono profondamente preoccupata della minaccia crescente che rappresenta Gaza e la campagna di terrore condotta da Hamas”.

    • Babbaluciu scrive:

      E’ il triste destino di chi è colpito da Stress pre-Traumatico: più Israele distrugge Gaza, dove la gente vive ancora fra le macerie dell’ultimo bombardamento di anni fa, e più sente che “la minaccia di Gaza cresce”. Per questo bisognerà eliminare ogni singolo abitante di Gaza, altrimenti non ci si sente tranquilli..
      Immagino che Hillary sia poi passata col cappello fra gli astanti. Che gliel’avranno riempito generosamente di fondi. Anche se la competizione in ebraismo degli altri candidati è scatenata, con questo Do di petto la signora sembra aver superato in diapason gli strilli della concorrenza: fatemi presidente, e io vi annichilisco l’Iran. Così, tanto per piacervi.

      • Raider scrive:

        Stress “taumaturgici” sono qelli che colpiscono islamici e filo-islamici, che sviluppano forme di paranoia sempre più stravaganti. Hamas ha bombardato Israele a colpi di mortaio per due anni, poi, è passata agli attacchi ai civili attraverso i tunnel: Israele ha reagito, Hamas ha cantato vittoria lo stesso, i filo-islamici hanno esultato: poi, hanno pianto le rovine: ma quali? Vittime e danni collaterali sono cosa diversa dallo sparare nel mucchio, come fa Hamas: tanto è vero che il complottista multinick ha casuato Hamas di essee emanazione del Mossad. La sindrome complottista colpisce alla cieca solo chi ne è afflitto: e se la prende con lo stress che proietta sugli altri. La cura è una sola:
        W ISRAELE!

    • Raider scrive:

      ll paranoico multinick che falsifica in siciiliano dopo aver sosteuto che i siciliani sono “africani”, “levantini” e “dalla mentalità mercantile”, diagnostica a un inteo Paese i tatti di quella follia che non riconsoce in se stesso. Si chiama tansfer: fenomeno psico-patologico che fa il paio con l’interiorizzazione del nemico assumendone – fasidficandoe – il nickname e il dialetto.
      Il paranoico inventa Piani da cui si butta a capofitto e nega l’evidenza delle minacce ianiane a Israele e all’Occidete dallo stesso multinick riportate: e dunque,
      W ISRAELE!

  6. AlZbib scrive:

    @Babbaluciu

    I presidenti USA sono sempre stati dei burattini in mano alle lobbies ed hanno sempre seguito un’agenda dettata da qualcun altro. Quelli che hanno alzato la cresta, tipo Kennedy, hanno fatto una brutta fine.
    Conosciamo bene l’abilità americana di creare pretesti per la guerra. Se vorranno attaccare l’Iran, non avranno problemi a creare un altro attentato false flag che faccia da casus belli, come è nella loro tradizione.

    • Menelik scrive:

      Adesso che ti sei sfogato, la fai una peretta di Largactil?
      Cloropromazina, riduce l’ideazione per una ventina di ore.
      Anche un butirrofenone come il Serenase ti farebbe bene.
      Qui la paranoia impera.

  7. U_Babbaluciu scrive:

    @AlZbib

    Agli attentati false flag aggiungiamo pure le rivoluzioni colorate.
    A proposito, attualmente gli USA hanno un paio di rivoluzioni colorate in corso (in Armenia e in Macedonia) nell’intento di replicare una Maidan anche là ed è in corso la militarizzazione di tutti i paesi dell’Est confinanti con la Russia carri d’assalto, veicoli vari e munizionamenti posizionati in modo permanente (ha detto Ashton Carter), una forza d’intervento rapido di 40 mila uomini.
    Ricordiamo che gli Usa, dopo la crisi del ’29, non uscirono dalla Depressione che nel ’39, entrando in guerra, grande consumatrice industriale.

    • Raider scrive:

      Uno che gioca a ping-pong con se stesso fingendo di essere un altro e lo fa, perché sia chiaro di chi si tratta, utilizzando nickame siciliani in omaggio alla sua meravigliosa ossessione, cos’altro è, se non un paranoico frustrato sotto ogni punto di vista? Questo, per l’aspetto clinico: in modo che sia chiaro in che conto tenerne le coazioni a ripetere i deliri ideologici.
      La guerra come soluzione alle crisi, posto ci sia del vero ed è cosa più volte discussa, non vale solo per gli U.S.A e ovviamente, non vale solo per ieri, spiega tutto e quindi, non spiega granché: e siamo sempre alle ragioni economiche: che è come la scoperta dell’acqua fresca. E le abbiamo sentite tutte, dai complottisti filo-islamici: col petrolio alla gola e agli sgoccioli e il nucleare “civile” convertibile anch’esso per la guerra: mentre gli U.S.A. di mr. Obama ci fanno la pace con l’Iran, i cui parlamentari, non come potrebbero fare su commissione del regime cortei di esagitati come i complottisti paranoici fili-islamici in servizio qui, gridano “Morte all’America!” E Hitler aveva altre e più nobili ragioni? E fu per l’oro o per il sangue che si prese la Cecoslavacchia? Con questi chiari di mezzaluna sterile in testa, vedete se i filo-islamici possono discettare di geo-politica. Offrano da bere un rosso catarratto o carricante ai loro mandanti islamici: e lo mettano in conto all’ayatollah Alì Khamenei.

  8. Babbaluciu2 scrive:

    «Non è una sorpresa che ex ufficiali come Robert McNamara e Paul Wolfowitz abbiano continuato a dirigere la Banca Mondiale», rileva il “Washington’s Blog”. «Il debito di questi paesi verso le banche internazionali assicura agli Stati Uniti il loro controllo, forzandoli in un certo senso ad entrare nella “coalizione dei volenterosi”, quella che ha contribuito attivamente all’invasione dell’Iraq, o ad acconsentire all’insediamento nel loro territorio di basi militari statunitensi». Piccolo dettaglio: «Se quei paesi si rifiutassero di “onorare” i loro debiti, la Cia o il Dipartimento della Difesa farebbero in modo da fargli rispettare la volontà politica degli Usa, provocando colpi di Stato o compiendo azioni militari». Unica consolazione, per dirla col blog: «Sono sempre più numerose, ormai, le persone coscienti della stretta connessione tra il mondo bancario e il mondo bellico». Oggi, l’orizzonte delle armi americane si spinge ad Oriente, dalla Russia alla Cina, dove si sta dislocando la forza di proiezione navale statunitense. Qualcuno, a Wall Street, avrà già fatto i suoi piani. Ai dettagli, poi, penseranno Obama, Biden, Kerry e le altre comparse della politica.

    • Raider scrive:

      Banca Mondiale o no, con ex generali o ex Ministri (due: non tantissimi) a dirigerla, con i debiti non scherzano neppure gli altri: e infatti, le banche e gli affari propri provano a farseli, non certo per regalare o vednee sottocosto il petrolio e il gas all’Ucraina, come, per ragioni strategiche, ha fatto la Russia per tenere sotto controllo l’ex repubblica sovietica. E la politica dei prezzi del petrolio obbedisce agli interessi economici e politici dei despoti arabi: non esattamente benefattori. Mutando i regimi, non solo i governi, non cambiano esigenze, strategie, interessi.
      Allo stesso modo, mutando nickname, i filo-islamici nemici dell’Occidente non cambiano ritornelli e ossessioni. ll multinick falsario di professione si maschera nel guscio di un escargot come dentro la jellaba o il chador in cui ha infilato il cervello: e in fondo alla bottiglia trova il cattivo genio del Corano, nemico del vino e del vero.

  9. Luciu_Babba scrive:

    «Non è una sorpresa che ex ufficiali come Robert McNamara e Paul Wolfowitz abbiano continuato a dirigere la Banca Mondiale», rileva il “Washington’s Blog”. «Il debito di questi paesi verso le banche internazionali assicura agli Stati Uniti il loro controllo, forzandoli in un certo senso ad entrare nella “coalizione dei volenterosi”, quella che ha contribuito attivamente all’invasione dell’Iraq, o ad acconsentire all’insediamento nel loro territorio di basi militari statunitensi».

    Piccolo dettaglio: «Se quei paesi si rifiutassero di “onorare” i loro debiti, la Cia o il Dipartimento della Difesa farebbero in modo da fargli rispettare la volontà politica degli Usa, provocando colpi di Stato o compiendo azioni militari». Unica consolazione, per dirla col blog: «Sono sempre più numerose, ormai, le persone coscienti della stretta connessione tra il mondo bancario e il mondo bellico».

    Oggi, l’orizzonte delle armi americane si spinge ad Oriente, dalla Russia alla Cina, dove si sta dislocando la forza di proiezione navale statunitense. Qualcuno, a Wall Street, avrà già fatto i suoi piani. Ai dettagli, poi, penseranno Obama, Biden, Kerry e le altre comparse della politica.

    • Raider scrive:

      Il multinick falsifica se stesso per ottemperare il programma “Occupy Tempi.it”: e si ripete a pappagallo. Falsificazioni, citazioni dai blog cui attinge – il re dei re dei troll multinick che svolge questa attività a tempo pieno e dà dell’hacker al sito che lo ospita e lo rimuove quando sproloquia mostrandosi in tutto lo squallore nazi-islamico – a tutta tastiera e cervello debitamente svuotato, coazione a ripetere, paranoie (“i Piani di Wall Street”: e Yinon?): c’è tutto tale e qual è, sotto un nickname o un altro.
      Figurarsi l’apologia di guerre e banche, ingredienti basilari della storia – insieme a altre cose, però: secondo la regola per cui vale tutto. Da queste miserie umane sarebbero indenni i musulmani: e per simpatia, tutte le forze anti-occidentali, i cui interessi sarebbero purificati dal contrapporsi agli interessi occidentali. Sarà un caso, non è un dettaglio, non da poco: ma proprio per questo, al di là di crisi, trucchi della diplomazia, luci della ribalta e scenari dietrologici, ai nemici dell’Occidente in cerca di sponde si può rispondere in un solo modo:
      NO ALL’ISLAM!

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