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La capriola della sinistra Pd. Ora vuole le preferenze. Ma l’anno scorso non diceva che erano il male assoluto?

gennaio 25, 2014 Redazione

I bersaniani fino alle scorse elezioni consideravano le preferenze un pericolo per la democrazia. E ora? «Sono diventate improvvisamente popolarissime». Ma solo per fare uno sgambetto a Renzi

Pur di sgambettare Matteo Renzi, l’ala sinistra del Pd guidata da Gianni Cuperlo farebbe un patto con il diavolo. Non con Berlusconi, ma con le preferenze elettorali. Affidare ai cittadini votanti l’indicazione dei candidati di partito era, fino all’anno scorso, una scelta talmente invisa agli allora bersaniani, da portarli a opporre alla sua introduzione gli scenari più catastrofici. Guerre interne di partito, infiltrazioni mafiose e voti di scambio sarebbero stati la norma in una democrazia dominata da centinaia di Franco Fiorito, er batman di Anagni (nonché recordman di preferenze, finito nei guai con l’accusa di essersi pappato svariati milioni in rimborsi pubblici).
I piddini erano, fino a poco tempo fa, così ostili alle preferenze che oggi la loro conversione suscita l’imbarazzo finanche di Dario Franceschini, ministro per i Rapporti con il Parlamento ed ex segretario del partito: «Vedo che le preferenze sono diventate improvvisamente popolarissime – ha detto Franceschini – ma io, che ho iniziato a prenderle, e molte, a vent’anni, sento il dovere morale di dire che oggi sarebbe un errore enorme reintrodurle».

CONVERSIONE A U. È improvvisa e diffusa nella sinistra Pd l’esigenza di dotare di preferenze la nuova legge elettorale. I listini bloccati dell’Italicum, frutto dell’accordo di Renzi, Berlusconi e Angelino Alfano, vengono osteggiati anche da Enrico Letta, il quale oggi, da presidente del Consiglio, è favorevole alle preferenze, mentre ieri, da braccio destro del segretario Pd, Pier Luigi Bersani, le aveva implacabilmente osteggiate. Ieri su Repubblica era però Gianni Cuperlo a far capire quanto a lui e a i suoi le preferenze stiano a cuore. Forse non sono pronti a fare le barricate, ma certamente chiederanno al Parlamento di «lavorare per evitare le liste bloccate». Non ricorda Cuperlo che fino alle elezioni del 2013 il Pd di Bersani, con il quale è stato eletto, ovvero nominato, in Parlamento, lavorava esattamente al contrario? Il Pd lo scorso inverno proponeva collegi maggioritari e listini bloccati. Bersani sosteneva che non avrebbe mai «dato l’ok una riforma elettorale con le preferenze». «Il caso Fiorito insegna», soleva dire. Già perché il caso di “er batman” fu ampiamente usato dall’ex segretario per mettere alla berlina le proposte di legge elettorale di chi, come il Pdl, in testa il segretario Angelino Alfano, ne proponeva l’introduzione.

NO ALLE PREFERENZE. Il 10 dicembre 2012, all’indomani del voto sulla bozza di legge elettorale in Senato, l’allora capogruppo del Pd Anna Finocchiaro spiegò alla stampa il motivo che aveva portato il Pd a votare contro il testo, cioè che «pur essendo simile a quello che abbiamo presentato noi, prevede come strumento per scegliere gli eletti le preferenze». Che cosa è cambiato da allora? Forse non si leggono più gli editoriali di Repubblica di un tempo, quando sotto il titolo “come cambiare la democrazia malata”, il direttore Ezio Mauro rispondeva: «Cambiando la vergogna del Porcellum», ma impedendo il «mercato delle preferenze» con le quali il voto «rischia di non essere libero e trasparente». Facendo lo stesso ragionamento di Bersani, Mauro aggiungeva: «Come si può pensare di riportare sulla scheda elettorale le preferenze, dopo lo spettacolo di Fiorito a Roma e di Zambetti a Milano»? Sul tema, Repubblica condusse un ampio dibattito nel quale si espresse anche l’attuale avvocato del Pd Gianluigi Pellegrino che parlò di «ingannevole sistema delle preferenze». Secondo Pellegrino esse comportano «frotte di candidati, in guerra l’uno contro l’altro all’interno degli stessi partiti», ed evocano «non un voto d’opinione» ma «piuttosto un appiccicoso rapporto clientelare».

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13 Commenti

  1. beppe scrive:

    non tengono vergogna. e trovano sempre qualche milione di caproni che li votano ad occhi chiusi. e poi i retrogradi e con l’anello al naso saremmo noi( cioè chi non vota a sinistra). smettiamola anche di pompare renzi come un a mongolfiera. possibile che la cosiddetta stampa libera non faccia mai un meaculpa. non ricorda la vergognosa montatura di monti? ma si guardano allo specchio prima di lanciare un articolo.

    • dondolo scrive:

      Oh Beppe, ma quando uno fa parte di un partito (si fa per dire) che lascia tutto all’ interesse di uno solo, che cambia posizione ogni giorno a seconda della convenienza del momento, si mette a giudicare un Partito composto da gente che PUO’ esprimersi, PARTECIPA alle scelte?
      Ma ti sei dimenticato il Brunetta che alle 12.30 annuncia trionfante “VOTEREMO CONTRO” e alle 13 interviene il padrone a dire “VOTEREMO A FAVORE”.
      Se quelli sono caproni, esiste una specie animale per descrivere quelli come te?

  2. Andrew scrive:

    Avendo anche il passaporto italiano ultimamente mi sto interessando alla politica italiana, una cosa non mi é chiara: come fa una nazione a dichiararsi democratica se non puó decidere i propri parlamentari? rendetevi (rendiamoci) conto che tutti i leader di partito NON sono parlamentari (Renzi, Berlusconi e Grillo), gli ultimi due governi (Monti-Letta) sono stati imposti dalla Germania! Nulla contro la mrs Merkel ma se cari connazzionali se non siete capaci di trovare un buon politico su 60.000.000 di italiani be allora questa situazione ve la meritate proprio.

  3. Giulio Dante Guerra scrive:

    Riporto pari pari un mio commento, a favore delle preferenze, ad un articolo precedente in cui si magnificava l’Italicum.
    Mi spiace per gli entusiasti di questo sistema, ma io le liste bloccate non le sopporto. E spiego perché. La deriva radicaleggiante della nuova Forza Italia è evidente per tutti. Mettiamo un collegio elettorale con 5 candidati, in cui la direzione di FI imponga 4 radicaloidi, e, per ultimo, come contentino di noi poveri difensori della vita e del sesso definito dai cromosomi di ciascuno, un affermatore dei “princìpi non negoziabili”. Con le liste bloccate costui sarà quasi certamente escluso dal parlamento. Con le preferenze sarà possibile – anche mediante i siti come questo di Tempi – fargliene avere abbastanza da fargli scavalcare un “raccomandato di partito”. E’ l’aritmetica che, ai miei tempi, si studiava in seconda elementare.

    • dondolo scrive:

      FI potrebbe avere convenienza con le preferenze al Nord per i voti dei Cattolici di Destra, e pure al Sud per i voti di scambio, dove la contiguità tra territorio e politicume è più forte.
      Solo che a Berlusconi importa soprattutto di poter controllare i suoi Parlamentari e perciò un Parlamento di nominati gli fa più comodo.

      • Giulio Dante Guerra scrive:

        Luogo comune infondato, quello sui voti del Sud. In Sicilia, alle ultime regionali, il mancato apporto del voto dei cattolici di destra – che è stata una causa non secondaria delle astensioni record – dovuto alla candidatura d’un noto esponente dell’Arcigay locale in una lista collegata col candidato del centro-destra, ha contribuito alla mancata elezione del medesimo. La verità sembra un’altra: che Berlusconi s’illuda che la deriva radicaloide anche programmatica di FI – la rivoluzione sessuale teorizzata da Wilhelm Reich la pratica da sempre! – possa far retrocedere la pressione mediatico-giudiziaria nei suoi confronti…

        • dondolo scrive:

          Interessante la sua ultima considerazione.
          Ma inquietante quando , prima, lei dice che la mancata adesione al PDL alle ultime elezioni è dovuta alla presenza di un esponente del’ Arcigay.
          Come dire che prima la contiguità col malaffare andava bene (61 parlamentari su 61!) , mentre quella con un gay (magari onesto) NO!
          Se parlo di una destra bigotta e quantomeno ambigua, vado troppo lontano?

          • Giulio Dante Guerra scrive:

            Durante la formazione delle liste, i gruppi di cattolici impegnati, fuori dei partiti, nel campo politico-sociale – difesa della vita, della famiglia, del dato scientifico che il sesso è determinato dal patrimonio cromosomico – avevano chiesto ai candidati alla preferenza della regione un impegno scritto a favore di questi princìpi non negoziabili. I candidati di sinistra e centro-sinistra come minimo ignorarono la richiesta, mentre quello del c.d. “centro-destra”, dopo aver tergiversato in maniera ambigua, uscì, a spregio, con l’accettazione della lista “filo-arcigay”, la quale, fra l’altro, non gli portò neppure un numero considerevole di voti, sicuramente meno di quelli finiti nel crogiolo delle astensioni. E finiamola, per favore, una buona volta, con questa “leggenda metropolitana”, invenzione di “sodomofili” e “omocrati”, secondo cui chi difende la vita e la famiglia naturale sarebbe, non si sa per quale connessione logica, in “contiguità col malaffare”!

            • dondolo scrive:

              Non sarò certamente io a dire che: “chi difende la vita e la famiglia naturale sarebbe, non si sa per quale connessione logica, in “contiguità col malaffare”.
              Penso piuttosto che chi difende la vita eccetera, tenda a cadere troppo spesso nel tranello di furbetti e furboni che raccontano di “difendere la vita” SI, ma soprattutto la “loro bella vita” e comunque, non aggiungono alle vite da difendere, anche quelle dei meno fortunati fino agli “ultimi” della Società, che stanno tanto a cuore a Papa Francesco, ma ben poco a tanti Cattolici, ma soltanto nella forma.

              • Giulio Dante Guerra scrive:

                Non cambiamo le carte in tavola. Firmare un impegno scritto, con tanto di autorizzazione a diffonderlo nell’elettorato, e ad usarlo pubblicamente, a elezioni avvenute, per “rinfacciare” un eventuale “voltafaccia”, non si addice ai “furbetti”. Tant’è vero che il candidato “furbetto” da me portato come esempio, prima di “scoprirsi” con la candidatura dell’omocrate, non aveva firmato un bel nulla, aveva solo “menato il can per l’aia” con “parole rigirate”, di quelle che dicono tutto e il contrario di tutto. Quanto alla coerenza personale dei pochi politici che godono della mia fiducia, posso portare l’esempio d’una mia carissima amica, e vedova d’un mio carissimo amico, il grande storico medievalista cattolico pisano Marco Tangheroni, l’ormai ex-parlamentare Patrizia Paoletti Tangheroni. “Ex-“, perché la china verso il neo-radicalismo, su cui – forse in Toscana prima che altrove – si stava incamminando l’allora PDL, l’ha subdolamente “messa da parte” già un paio di legislature fa. Patrizia non se l’è presa, ha ripreso il suo lavoro nel dipartimento di sociologia di Pisa, e, a quello che mi ha detto suo cognato, con un “mandato” del medesimo, s’è recata al Cairo, sua città natale, per vedere di far muovere le organizzazioni internazionali a favore dei cristiani d’Egitto, che rischiano di fare la classica fine dei vasi di coccio in mezzo a quelli di rame. Tornando al discorso di prima, Patrizia anni fa aveva ricevuto – dalla Santa Sede, non dal “Circolo Pinco Pallino”! – la Commenda della Rosa d’Oro, una delle massime onorificenze pontificie concedibili anche ai laici, proprio per la sua azione politica a favore della vita e della famiglia. Ancora prima, quando Marco era ancora vivo, aveva, insieme col marito, adottato come figlie tre ragazze tutsi rwandesi, la cui famiglia era stata sterminata negli scontri interetnici di quel paese africano. Credo che ci sia una bella differenza con la retorica terzomondista di tanti politici “progressisti”: per l’esattezza, quella che intercorre fra le chiacchiere e i fatti.

                • dondolo scrive:

                  Lei porta l’ esempio di una persona che non conosco ma che non dubito serissima e coerente tra il detto e il praticato.
                  Ma io mi riferìvo alle masse.
                  Da tenti anni è passato il messaggio per cui ideologie che si riferiscono al relativismo più becero e che esibiscono comportamenti da furbetti e furboni, poi si salvano in corner professandosi difensori della Famiglia e omofobi.
                  Io, eterosessuale senza altre tendenze, preferisco avere a che fare con omosessuali onesti che con etero disonesti.
                  Le persecuzioni ai Cristiani nel mondo, mi disturbano in quanto persecuzioni ad esseri Umani in quanto tali, non soltanto perchè Cristiani.

                  • Giulio Dante Guerra scrive:

                    Due chiarimenti: “le masse” non esistono. Sono solo aggregati di persone concrete ed individuali: se si lasciano “massificare” è tutta colpa loro. Che significa, poi, “ideologie che si riferiscono al relativismo più becero e che esibiscono comportamenti da furbetti e furboni, poi si salvano in corner professandosi difensori della Famiglia e omofobi.”? Il candidato presidente della Sicilia non si è salvato per niente! Nomi e cognomi, per piacere. Io ho citato una persona, ne posso citare anche almeno altre due: Alfredo Mantovano, che, di fronte ai rimescolamenti e intrallazzi fra partiti e partitini ha preferito tornarsene a fare il magistrato e il giornalista; Alessandro Pagano, che, con l’aiuto della sola Eugenia Roccella (che non conosco personalmente, per cui ne taccio), è riuscito a far “tornare indietro” la quasi maggioranza dei deputati dell’allora PdL, e a farli votare contro la “legge Scalfarotto”. Per quali ragioni l’abbiano fatto non interessa né ad Alessandro, né tantomeno a me: l’importante è che l’abbiano fatto.
                    Una precisazione ancora: un gay non è un semplice omosessuale; è un omosessuale lieto (lett.: “gaio”) dei suoi “atti […] intrinsecamente disordinati” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2357), e li ostenta con orgoglio (“gay pride”). Di più, propugna l’ideologia del “gender”, e ne impone l’insegnamento nelle scuole, e pretende il riconoscimento legale del c.d. “matrimonio” fra persone dello stesso sesso. Questo, a casa mia, non si chiama un comportamento onesto. Certo, gli omosessuali onesti esistono; ma, prima o poi, rifiutano – magari, con la “scusa” della paura dell’AIDS – lo stile di vita “gay”.

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