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L’Inghilterra ha il suo “caso Englaro”. Donna condannata a morire di fame e sete

novembre 25, 2015 Leone Grotti

A un’ex parrucchiera di 68 anni, malata di sclerosi multipla e in stato di minima coscienza, verranno sospese alimentazione e idratazione. Piccolo dettaglio: lei non l’ha mai chiesto. Lo ha fatto la figlia

eutanasia-malato-ospedale-terminale-shutterstock

Per la prima volta in Gran Bretagna un giudice ha autorizzato i medici a far morire di fame e di sete una donna «in stato di minima coscienza» sospendendole idratazione e alimentazione. La «storica» sentenza, che assomiglia a quelle dei casi Terri Schiavo ed Eluana Englaro, emessa settimana scorsa, è stata definita «un’evoluzione del diritto» dal momento che va contro la decisione del Parlamento inglese, che appena due mesi fa ha bocciato a stragrande maggioranza l’eutanasia.

LA MALATTIA. I dettagli del caso non sono stati rivelati alla stampa per motivi di privacy ma secondo quanto riportato dalla Bbc, la donna condannata a morire di fame e sete ha 68 anni, viene curata nel nord dell’Inghilterra e soffre di sclerosi multipla. La signora non ha lasciato volontà specifiche e non ha mai espresso il desiderio di morire, neanche nei primi stadi della malattia.

TESTIMONIANZA DELLA FIGLIA. Il giudice ha deciso basandosi sulla testimonianza della figlia della donna, che ha dichiarato, pur non avendone le prove, che la madre avrebbe voluto morire. «Mia madre lavorava come parrucchiera», ha testimoniato, «il suo aspetto immacolato, l’importanza che per lei aveva il mantenimento della dignità e il modo in cui ha vissuto la sua vita al pieno delle sue possibilità, tutto questo costituiva il suo sistema di credenze. Lei ha vissuto per questo ma ora è tutto finito ed è davvero triste che mia madre soffra in modo indegno e profondamente umiliante da così tanti anni».

NEL DUBBIO. «Se fosse in grado di esprimersi», ha aggiunto la figlia, «non c’è dubbio» che chiederebbe di essere lasciata morire. Peccato che la donna non possa esprimersi e che quindi nessuno possa sapere quale sia la sua reale volontà. Nel dubbio, però, il giudice della Corte di protezione ha deciso di autorizzare la sua morte per fame e sete. Mentre l’avvocato della figlia ha esultato per la «decisione storica», che (piccolo dettaglio) è in contrasto con la stessa legislazione britannica, il dottor Peter Saunders, direttore del gruppo in difesa dei malati e disabili, Care Not Killing, ha protestato: «Purtroppo non conosciamo tutti i dettagli del caso, ma questa sentenza mette in luce tutte le debolezze contenute nella legge».
Infatti, continua, «sulla base discutibile del “miglior interesse” del paziente, un giudice per la prima volta ha autorizzato la sospensione di alimentazione e idratazione a una persona che non è né malata terminale, né ha mai espresso la volontà di porre fine alla sua vita. Questa sentenza crea un pericoloso precedente che potrebbe mettere a rischio le vite di molti malati vulnerabili e disabili».

Foto malato tratta da Shutterstock


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30 Commenti

  1. Fabio scrive:

    Nel dubbio , la si lascia vivere.
    Nel dubbio si ritiene inattendibile ill parere della figlia e si verifica lo stato psicologico della figlia con una perizia tanto per cominciare.
    Troppo spesso le decisioni vengono prese per accontentare i parenti motivati o provati , senza certezze sulla volonta’reale del malato.

  2. SUSANNA ROLLI scrive:

    Ma può un giudice DECIDERE della vita o della morte altrui?
    Ha questo potere?
    Ma di FAME e di SETE non si lascia morire nemmeno più un canarino!!!
    Mettere a morte una persona così, per sentito dire che lei lo avrebbe desiderato -e anche per non sentito dire- è troppo gravissimo, inaudito; di FAME e di SETE (che problema c’è, lei non può gridare dal dolore!) è…………………(metto i puntini perchè non trovo la parola adatta).
    Ecco, sì, BESTIALE.

  3. Sebastiano scrive:

    Roba da preistoria.
    Se l’avessero fatto ad un cane, sai quante manifestazioni dei sostenitori dei “diritti degli animali”.

  4. lucillo scrive:

    Concordo totalmente con gli interventi precedenti.
    Bisogna rompere al più presto con le ipocrisie, con pratiche aberranti, con l’inazione crudele – e proclamare il diritto totale alla autodeterminazione, compresa la scelta dell’eutanasia attiva, senza la quale scelta si intende che la persona (unica titolare dei diritti su se stessa ed il proprio corpo) intende accettare tutte le cure e i possibili sistemi di sopravvivenza fisica, indipendentemente da come la pensino figli e giudici.

    • Sebastiano scrive:

      Lucillo, nell’esca avvelenata che hai preparato mancano:
      a) il diritto, per chiunque viaggi in automobile, a non mettere più la cintura di sicurezza, giacché ogni persona (“unica titolare dei diritti su se stessa ed il proprio corpo”) ha diritto di morire anche per un banale incidente stradale;
      b) il divieto assoluto, esteso a chiunque, di cercare di far desistere un potenziale suicida (per esempio quelli che si buttano da un ponte) dal proprio intento, soprattutto se questi presenta apposita certificazione;
      c) il principio che, una volta firmato il papello, se hai cambiato idea nel frattempo (magari il giorno prima, magari un’ora prima, o magari cinque minuti prima) ma non sei potuto andare dal notaro, sei irrimediabilmente fottuto.
      Indipendentemente da come la pensino figli e giudici.
      Stammi bene.

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        :)

      • lucillo scrive:

        L’articolo parlava in termini (prevalentemente) giuridici, e mi sembra che nella tua risposta ci siano degli errori di logica giuridica.
        a) L’obbligo della cintura di sicurezza non è a tutela della morte del conducente, ma a tutela della collettività e precisamente a diminuzione delle spese sanitarie e di invalidità
        b) Il tentativo di far desistere quello sul ponte non può essere attuato, per esempio, con un sequestro di persona in quanto esso costituirebbe una violazione di un diritto, quello alla libertà, di rango maggiore. Si può quindi tentare di convincerlo, ed anche fermarlo, ma non mettere in atto azioni e/o condizioni che glielo impediscano in modo permanente. Uno dei problemi nel vedere uno sul ponte sta proprio nel fatto che come singolo e come collettività non si è in grado in quella situazione di sapere in quali condizioni è stata presa quella decisione, e per principio di cautela si interviene. Ne consegue che impedire a quello di buttarsi giù è in realtà un’argomentazione a favore dell’autodeterminazione, del testamento biologico per il rispetto delle proprie volontà sul fine vita che dovrebbero essere non solo legittime ma da rispettare obbligatoriamente, e a favore dell’eutanasia attiva se presente la condizione di cui sopra.
        c) Applicando ancora il principio di precauzione – che si applica all’insieme dei diritti del cittadino/persona, e non solo al diritto alla sopravvivenza biologica – ci si deve riferire all’ultimo dato certo, e se questo è questo è l’espressione di volontà eutanasica, questo è ciò che deve essere fatto. Bisogna tuttavia prevedere sistemi teorici e pratici per accertare con il massimo rigore possibile – possibile, che assoluto non lo sarà mai – quale è l’ultima e quindi vigente volontà del cittadino/persona; attenzione però, questo deve valere qualunque sia la volontà precedentemente espressa, compresa la richiesta di cure ad oltranza che potrebbe essere mutata in richiesta di interruzione dei trattamenti sanitari e/o di eutanasia attiva.
        Si tratta quindi di togliere al massimo la potestà ad altri, compresi figli e giudici, ma anche dottori e quant’altro e consegnarla al massimo del possibile al titolare del diritto, cioè il soggetto.
        Io sto bene, stammi bene anche tu.

        • Sebastiano scrive:

          Lucillo, che mi combini, una fesseria dietro l’altra…

          “L’obbligo della cintura di sicurezza non è a tutela della morte del conducente, ma a tutela della collettività e precisamente a diminuzione delle spese sanitarie e di invalidità”

          Quindi se muore sul colpo siamo tutti a posto…Ma cosa vai ad inventarti, la cintura serve nella stragrande maggioranza dei casi a salvare la vita, mica a risanare i bilanci delle ASL. Ed è stato con questo principale e fondamentale intento che è stata inserita come obbligatoria nel codice della strada. Alla stessa stregua delle cinture di sicurezza per chi opera nei ponteggi (ma saresti pure capace di sostenere che quella l’hanno messa per evitare di danneggiare il manto stradale, nel caso qualcuno ci caschi sopra…).

          Del pistolotto a difesa dei suicidi dai ponti (inframmezzato dai sequestri di persona, che non si capisce che ci azzecchino), ho capito che tu, una volta accertato che lui sia perfettamente cosciente di quello che sta per fare, lo lasceresti tranquillamente buttar giù, anzi ho il sospetto che se ti chiedesse una spintarella, gliela daresti volentieri per agevolare il “rispetto del suo diritto”. Incommentabile. E vomitevole.

          Sul principio di precauzione, sul quale spendi ben otto righe per non dire nulla se non un generico ricorso a “sistemi teorici e pratici per accertare con il massimo rigore possibile” (per dire subito dopo, parandoti il didietro, che questo massimo rigore è una chimera impossibile), hai fatto una girata di frittata degna di Masterchef.
          Ti ho posto un esempio chiaro, tratto dalla tua stessa posizione sul “testamento biologico”: se una persona ha fatto “testamento biologico” e, pur avendo cambiato idea ma impossibilitata nel frattempo ad andare a cambiarlo, subisce un grave incidente, è fregata?
          Hai risposto sì. Asetticamente e velatamente, si intende (“questo è ciò che deve essere fatto”).
          Si vede che un briciolo di ribrezzo per questa “procedura” ce l’hai pure tu. Tant’è che subito dopo ti affretti a sostenere ipotesi fantasiose al contrario: nessuno, da nessuna parte, fa “testamenti” o “richieste” di “cure ad oltranza”. Questa te l’hai inventata alle 16:25 di oggi.
          Stammi ancora bene.

          • giovanna scrive:

            Ehi, trollona “Lucillo”, il direttore Amicone sta ancora aspettando la definitiva dissertazione sulla imprendiscibilità dell’eutanasia che avevi preannunciato con squillo di tromba, dopo averci ammorbato con le solite tiritere per mesi.
            Tu devi essere accorta che col tuo copia e incolla da fatto quotidiano e odifreddi avresti rimediato una magra figura e sei sparita per alcuni mesi, con questo horror-nick, non è che puoi fare a meno di trollare comunque.
            Ma siccome sei notoriamente sprovvista di senso del ridicolo, hai avuto il coraggio di presentarti ancora col meschino e piccino e squallido “lucillo”.
            Da parte mia, ti consiglio di non perorare ulteriormente la causa mortifera : un soggetto che ne possa “usufruire ” meglio di te è difficile da trovare, non faresti in tempo ad aprire bocca che in Olanda già saresti morta.
            Che non hai nemmeno un parente accanto che possa vigilare.
            Comunque a me dispiace che hai questi desideri suicidi, ti dico solo di stare attenta : all’aborto sei scampata, non tentare oltre la sorte.

          • Quelo scrive:

            La ratio dell’obbligo di cintura in auto e sui ponteggi è del tutto differente. La prima è per il beneficio della comunità, la seconda per la tutela del lavoratore nei confronti dell’impresa, tanto è vero che è innanzitutto essa che viene sanzionata in caso di non rispetto degli obblighi di sicurezza anche da parte del singolo dipendente.
            Sulla procedura del testamento biologico non ho affatto ribrezzo, ma concordo che è un terreno assai delicato – molti meno problemi, o nessuno, per esempio in un caso Welby. Si potrebbe almeno in parte ovviare ai problemi del testamento biologico rendendolo obbligatorio. A 18 anni ognuno viene chiamato da un funzionario dell’anagrafe con un questionario a cui deve rispondere SI o NO ad ogni domanda (non è contemplato NON SO, o DECIDERO’ POI). Da quel momento sa che può cambiare in ogni momento le sue scelte, ma sa anche che in assenza di modifiche in caso di problema varrà l’ultima espressione di volontà.
            Il problema sta tutto nel fatto che due “gruppi” di beni, entrambi meritevoli di tutela giuridica, possono entrare in conflitto nei casi concreti, e cioè da una parte il bene della vita, del diritto alla cura, del diritto alla sopravvivenza biologica – e dall’altra il bene della libertà e del diritto all’autodeterminazione. Bisogna quindi trovare il miglior modo per tenere insieme queste due famiglie di beni. In questo tentativo va anche tenuto presente che mentre la “sopravvivenza biologica” del corpo è un dato tecnico materiale, il concetto di “vita” – e nel nostro caso specificatamente di “vita umana” – è un concetto biopolitico; qui bisogna anche domandarsi che cosa realmente stanno curando le azioni mediche volte alla salvezza/sopravvivenza del paziente, e se producano esiti di vita o di sopravvivenza. Bisogna domandarsi anche e soprattutto quali sistemi attuino meglio la tutela della vita umana, e se essa è meglio tutelata negando per via di legge i diritti di libertà ed autodeterminazione in generale, e specificatamente qui sulle scelte di fine vita.
            Siccome la legge inevitabilmente si occupa del generale, e siccome altrettanto inevitabilmente i casi concreti non sono generali ma specifici, credo che nessuna regolazione sarà mai esente da rischi di negazione di diritti, o di loro insufficiente e/o imperfetta tutela.
            Ma non può non esserci una normazione di questi temi per via di legge, sia essa espressa con norme positive quali che siano, o tramite l’assenza di norme specifiche.
            A mio parere la tutale migliore – ripeto: non perfetta, ma a mio giudizio migliore – è dare il maggior protagonismo possibile alle scelte del cittadino – perché dico cittadino e non persona? esattamente perché il concetto di vita è biopolitico. Gesù stesso lo dice ben chiaro quando definisce se stesso come Vita insieme a Verità e Via, cioè l’umano non è corpo vagante nel nulla ma soggetto attivo ed interattivo, cioè si ha l’umano nella relazione (religione stessa è un re-ligo, cioè un legame con un altro, non una definizione teorica e bloccata di norme per un presunto bene assoluto).
            Alla fine la domanda, pur con tutti i dubbi e le incertezze – e proprio perché dubbi ed incertezze sono riducibili ma non azzerabili – è: CHI ALTRI SE NON IO ?

            • Sebastiano scrive:

              Caro Lucillo/Quelo/ecc.ecc. (ma che gusto ci provi poi a cambiare nome più velocemente delle mutande, mah…), continui a spararle grosse:

              1) “La ratio dell’obbligo di cintura in auto e sui ponteggi è del tutto differente. La prima è per il beneficio della comunità, la seconda per la tutela del lavoratore nei confronti dell’impresa”
              False entrambe. Come è facile intuire, anche a lume di buonsenso prima ancora che in punta di diritto, hanno la funzione di tutelare la salute e la vita di chi le adopera. Infatti così è scritto nei decreti che la impongono. Fatti una cultura leggendoti il DL 81/08, a cominciare dal titolo: “Tutela della Salute dei lavoratori sul luogo di lavoro”, mica c’è scritto tutela dell’impresa; le sanzioni sono una conseguenza di questo mancato rispetto e non una causa, come fraudolentemente e maldestramente hai cercato di camuffare.

              “Si potrebbe almeno in parte ovviare ai problemi del testamento biologico rendendolo obbligatorio. A 18 anni ognuno viene chiamato da un funzionario dell’anagrafe con un questionario a cui deve rispondere SI o NO ad ogni domanda (non è contemplato NON SO, o DECIDERO’ POI). Da quel momento sa che può cambiare in ogni momento le sue scelte, ma sa anche che in assenza di modifiche in caso di problema varrà l’ultima espressione di volontà.”
              E questa sarebbe la (non)soluzione? questa è semmai l’imposizione, il che è ancora più imbecille della proposta originaria.

              Del resto del pistolotto pseudogiuridico colgo quest’altra perla che ripeti anche appresso:
              “…il concetto di “vita” – e nel nostro caso specificatamente di “vita umana” – è un concetto biopolitico…”
              Tradotto in pillole, significa che a tuo modo di vedere, la dignità della vita la stabilisce la norma giuridica e, ultimamente, la politica.
              Capisco perché tu e il dottor Mengele siate pienamente d’accordo con l’eliminazione fisica di chi è storpio, handicappato o con malattia neurologica invalidante: siccome la dignità della vita pretendete di stabilirla voi, chi non ne rispetta i parametri è giusto che vada accoppato (oltretutto ammicchi e non poco al risparmio di soldini, il che non guasta mai). Mica male come teoria, però è vecchia: si chiamava eugenetica e, nel caso in esame, la vorresti applicare anche a posteriori.
              La cosa ancora più imbecille, fra tutte quelle che scrivi, è infine quella di mettere in bocca questo strampalato concetto a Gesù Cristo, che al contrario di te era favorevole a guarirle le persone, mica a staccargli la macchinetta.
              Ad ogni buon conto sono anch’io, come Giovanna, in attesa del tuo mirabile articolo promesso un anno fa. Su, che Luigi Amicone te lo pubblica volentieri.

              • lucque scrive:

                Caro Sebastiano, il nome cambia per eludere la sorveglianza speciale.
                Sulla legge 81 forse mi son spiegato male; intendevo esattamente quello che dici. La tutela è per il lavoratore. Obbligando lui e l’impresa al rispetto delle norme, e incaricando l’azienda di farle rispettare, si cerca di evitare che si facciano risparmi sulla sicurezza e che gli operatori siano più o meno tacitamente evitati ad essere efficienti e veloci e produttivi mettendo a rischio salute e sicurezza.
                Il testamento biologico obbligatorio non è LA soluzione, ma uno strumento per risolvere almeno alcuni dei problemi che tu avevi evidenziato prima, e sui quali concordo
                Sul concetto di biopolitico insisto. Non si tratta affatto di mettere in capo alla legge o alla politica il concetto di dignità della vita. Si tratta di riconoscere che non vi è nessun aspetto dell’umano, sia soggettivo che sociale, che prescinda dalla cultura. Si può discutere come si è arrivati a ciò; si può ritenere sempre così sia stato oppure no, si possono operare scelte valoriali differenti ed anche in conflitto; ma credo non si possa negare che il concetto di vota umana è biopolitico. Anche ritenendo che l’uomo sia stato creato ad immagine e somiglianza di Dio, non se ne può cogliere e tantomeno trasmettere il significato se non utilizzando categorie culturali sviluppate nel sistema relazione fra gli umani – lo stesso Moeller in “Saggezza greca e paradosso cristiano” per raccontare il paradosso cristiano non può fare a meno di ricorrere continuamente alle categorie ed al linguaggio dei greci. Anche senza approfondire ulteriormente il concetto di biopolitico, credo sia facile riconoscere per tutti che vi è una differenza fra esistenza biologica e vita umana, e che la seconda è un concetto più ampio che ha a che fare con la relazionalità. Anzi, cristianamente, è proprio la relazionalità a costituire l’umano – e specificatamente la relazione con il creatore e salvatore.
                Gesù era favorevole a guarire le persone ma “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. “Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco”. Per salvare il “valore” (la vita, il regno dei cieli, come lo si voglia chiamare) si può (si deve, eventualmente) rinunciare a mani, piedi, occhi, alla stessa sopravvivenza biologica. Qui non c’entra niente l’eutanasia; quello che voglio significare è che negli stessi insegnamenti di Gesù vi è una evidente differenza fra il dato materiale cellulare biologico, ed il concetto di vita umana.
                Trovo stupido, gratuito e volgare accostare ciò che ho scritto sopra e qui con le idee e le pratiche naziste. Quello che ho scritto è l’esatto opposto di una pretesa di essere io a stabilire parametri che identifichino la dignità della vita, e tanto meno ritengo che nessuno vada accoppato. Al contrario dico che nessuno può stabilire al posto mio cosa io ritengo degno per la MIA vita; ne i nazisti ne la chiesa ne lo stato. Compito della legge dovrebbe essere, a mio avviso, consentirmi di scegliere io. E quindi ripropongo la domanda con cui ho chiuso prima. “pur con tutti i dubbi e le incertezze – e proprio perché dubbi ed incertezze sono riducibili ma non azzerabili – CHI ALTRI SE NON IO ?”
                PS: articolo. Ringrazio Amicone. Giustamente un articolo va firmato. Due giorni dopo aver fatto quella proposta mi è successo un fatto – nient’affatto positivo per me – che mi impedisce di farmi riconoscere personalmente da alcune persone, per cui ho rinunciato.

                • To_Ni scrive:

                  Io invece ritengo che l’ipocrisia è negare che avete tratti comuni con i nazisti. Non ti offendere è la verità.

                  Tratto da un Film “Io accuso ” (Ich Klage An) del 41 premiato al festival di Venezia

                  Film nazista, non si può non notare che la soppressione i nazisti la motivavano con lo stesso sentimento d’umanità” . Nota come ricorrono parole come “dignità” “amore” ecc.. ( credo che non sia necessario dilungarmi su questo aspetto)

                  Segue:

                  “Hanna (protagonista malata di SLA) all’amico Bernhard

                  Io non ho paura della morte, ma non voglio restare così, per anni senza più compagnia, un corpo inerte, con Thomas che si dispera per il mio degrado. Quando ripenserà a me, quando sarò morta, sarà contento e io non voglio che questo accada. Tu sei il mio migliore amico; allora dimenticati di portare via la bottiglietta (quella con cui si dosava la morfina con il contagocce)”

                  “Il professor Kriebelmeyer maestro di Thomas (marito soppressore della moglie Hanna) in tribunale:

                  Per la straordinaria moglie del mio collega la vita fisica e spirituale si era trasformata in una agonia insopportabile, l’ho visto io stesso. A questo si è aggiunta la preoccupazione nel vedere il suo amatissimo marito soffrire profondamente a causa della sua malattia. Non poteva nemmeno liberarsi da sola dal dolore essendo paralizzata. Altrimenti l’avrebbe fatto lei stessa, perché era una donna determinata, piena di vita, intelligente e per amore del marito sarebbe stata capace di compiere un simile atto… Per la legge come medico ha esagerato ma lasciatemi esprimere la mia opinione personale. Un ordinamento giuridico che pretenda che un malato terminale debba soffrire sino alla morte senza che egli possa scegliere una fine caritatevole è un ordinamento contro natura e disumano.”….. ” La medicina è amore. Io so che il professor Heyt (il marito era pure medico) ha agito solo per amore.”

                  Non c’è una sola parola delle citazioni proposte che non si armonizza alla perfezione con i tuoi discorsi.

                  Avevano allora il concetto biopolitico sviluppatissimo

                  Per quanto ci si possa riempire la bocca di belle parole (e in nazisti sapevano dirle le belle parole) le intenzioni contano. In quest’epoca amore e carità stanno a zero. Efficienza, fisico perfetto, acquisto cellulari, uteri in affitto, ecc (inutile dilungarmi) sono al top, Tutto è una conseguenza.

                  Sono d’accordo con chi dice:
                  “Al contrario dico che nessuno può stabilire al posto mio cosa io ritengo degno per la MIA vita; ne i nazisti ne la chiesa ne lo stato. Compito della legge dovrebbe essere, a mio avviso, consentirmi di scegliere io. E quindi ripropongo la domanda con cui ho chiuso prima. “pur con tutti i dubbi e le incertezze – e proprio perché dubbi ed incertezze sono riducibili ma non azzerabili – CHI ALTRI SE NON IO ?”

                  Ok, c’è il suicidio, e non c’è bisogno di uno Stato, dei boia preposti, un apparato per farlo. Basta assumersi le proprie responsabilità invece che pretendere una condizione che sicuramente scivola a condurti a modalità adottate in certi Stati canaglia che ti accoppano pure per una depressione.

                  • lulu scrive:

                    Sul nazismo o non capisci o non vuoi capire. Io sto seguendo una logica assolutamente opposta a quella nazista, e le tue citazioni non ci azzeccano per nulla con quello che ho detto.
                    Interessante “apertura” sul suicidio – da qui il passo al suicidio assistito (che non c’entra un tubo con gli stati canaglia e le altre sciocchezze) è breve. Dai, insisti e vedrai che ci puoi arrivare anche tu.

                    • To_Ni scrive:

                      Lulu,
                      Io capisco benissimo, al punto che vedere l’evidenza che si possono dire le stesse cose, fare stese cose dei nazisti con la differenza di piccole sfumature.
                      Protagonista delle mie citazioni è la tua “autodeterminazione”.
                      Quindi trovo corretto sostenere che a fronte di gente che con veemenza sostiene “autodeterminazione” trattasi di nazisti mal riusciti, privi delle temerarietà e di un dittatore sanguinario, ma con la condivisione di gran parte del patrimonio emotivo. C’è una citazione di Hannah Arendtche calza alla perfezione: “I crimini contro i diritti umani, che sono diventati una specialità dei regimi totalitari, possono sempre venir giustificati con l’affermazione che diritto è quanto è bene o utile per il tutto, tenuto distinto dalle sue parti (la massima hitleriana “Diritto è quel che giova al popolo tedesco” è solo la forma volgarizzata di una concezione della legge che si trova diffusa ovunque…). PERCHÉ È PERFETTAMENTE CONCEPIBILE, E IN PRATICA POLITICAMENTE POSSIBILE, CHE UN BEL GIORNO UN’UMANITÀ ALTAMENTE ORGANIZZATA E MECCANICIZZATA DECIDA IN MODO DEMOCRATICO, CIOÈ PER MAGGIORANZA, CHE PER IL TUTTO È MEGLIO LIQUIDARE CERTE SUE PARTII.”. Alla tua radice c’è questo.

                      Aggiungo, per altri aspetti e con grande certezza che non troverai ragione per spiegarmi il perché ci deve essere una “autodeterminazione” per farsi sopprimere e non per vendersi un rene, un occhio, un testicolo .

                      Non ho aperto al suicidio, per me è un peccaato, ma constato che è il triste diritto che non può toglierci nessuno. Diverso da quello che vuoi tu, che in nome del suicidio assistito, pretendi gente messa a disposizione per sopprimere. Scommetto, inoltre, che essendo un diritto, lo pretendi anche vietando l’obbiezione di coscienza così come si vuole con l’aborto. Pretendi medici-boia-assassini di Stato.

                      Io non mi sforzo per capire la tua banalità, “ci arrivo subito”, il problema è tuo che ti sopravvaluti.

                    • To_Ni scrive:

                      Ho insistito, sono in moderazione , ed invece ad arrivare dove arrivi tu, mi sono reso conto che tu sei talmente banale, ma talmente tanto, da sembrare difficile. Proprio vero che spesso si usano tante parole per dire non solo pochissimo, ma qualcosa di scontato in un contesto di banalità. Ma pensa un po’ .. Lulù !

                • Sebastiano scrive:

                  “Sulla legge 81 forse mi son spiegato male; intendevo esattamente quello che dici. La tutela è per il lavoratore.”
                  E fin qui ci siamo.

                  “…Obbligando lui e l’impresa al rispetto delle norme, e incaricando l’azienda di farle rispettare, si cerca di evitare che si facciano risparmi sulla sicurezza e che gli operatori siano più o meno tacitamente evitati ad essere efficienti e veloci e produttivi mettendo a rischio salute e sicurezza…”
                  A ridaje con il risparmio: questa è una conseguenza, ma la ratio della legge è la tutela della salute e della vita del lavoratore. Ti entra in testa si o no?

                  “…Il testamento biologico obbligatorio non è LA soluzione, ma uno strumento per risolvere almeno alcuni dei problemi che tu avevi evidenziato prima, e sui quali concordo…”
                  Ma non è mica detto che questo tuo “strumento risolva il problema anziché aggravarlo, carissimo.

                  “…Sul concetto di biopolitico insisto…credo non si possa negare che il concetto di vota umana è biopolitico…”
                  Io (e non solo) lo nego, eccome. Sostengo perfino che ancorare il concetto di “dignità della vita” a quanto stabilito da leggi e politica sia un errore che in passato ha portato a immense tragedie, anche perfettamente “democratiche”.
                  Del resto del pistolone evangelico non commento perché ultimamente contraddittorio e confusionario (a momenti anche Gesù risulta favorevole all’eutanasia…): mentre tu vuoi distinguere (e ultimamente sezionare) tra ciò che è l’uomo-biologia e ciò che è l’uomo-anima, io sono per il tutt’uno.

                  “…Trovo stupido, gratuito e volgare accostare ciò che ho scritto sopra e qui con le idee e le pratiche naziste. Quello che ho scritto è l’esatto opposto di una pretesa di essere io a stabilire parametri che identifichino la dignità della vita, e tanto meno ritengo che nessuno vada accoppato…”
                  E invece la tua proposta del “testamento obbligatorio” va proprio in quella direzione, guarda un po’.

                  “…PS: articolo… per cui ho rinunciato”.
                  Peccato, se ci ripensi, avvisa.

            • Sebastiano scrive:

              Redazio’, sarebbe ora di sbloccare, non credete?

      • Emanuele scrive:

        Grande!

        Poi “l’eutanasia attiva” già esiste… si chiama suicidio. Evidentemente cambiando le parole credono di addolcire la pillola…

    • giovanna scrive:

      Ecco, immagino , cara “lucillo”, che concordi con degli interventi che sono stati censurati, fatti da te stessa, oltre alla puzze tta che hai fatto col nome di orkonza !
      Eh, concordare con se stessi, è la cosa migliore…per nulla impegnativo, vero, trollona orkonza ?
      Eppure, sapessi come dà più soddisfazione discutere con lealtà…ma tu dirai, che è ?, roba che se magna ?

  5. lucia scrive:

    accidenti.Meno male che non sono tipo molto curato,A volte ho i capelli in disordine e non mi piace truccarmi.E se capita esco anche con le ciabatte.I miei figli non potranno eventualmente dire che siccome ero una persona curata,ci tenevo alla mia dignità e quindi è giusto che muoia per non essere in disordine.Ma vi rendete conto di quello che stanno combinando questi deficienti?

    • lucillo scrive:

      Approvo!

      • giovanna scrive:

        Ecco lo scambio tra la trollona “Lucillo” ( ancora non si era certi al 100% che fosse un troll, pur avendo già il vizietto degli hrror-nick, infatti nei commenti intervenne anche come nino, filomena, shiva ):

        ” Lucillo 4 novembre 2014 alle 17:07
        Caro Luigi, visto che anni fa già ci siamo conosciuti de visu, anche se allora eri già un astro nascente e probabilmente ora non ti ricordi di me, mi metto a disposizione per un articolo (non un commento) firmato di piena confutazione di Aldo Vitale: se mi dai un po’ di tempo e mi assicuri la pubblicazione (ti assicuro fin da ora che non conterrà nessun tipo di insulto o volgarità) mi ci dedico.

        Luigi Amicone 4 novembre 2014 alle 17:48
        A occhi chiusi, a patto che accetti eventuale nostra o del Vitale controdeduzione, non essendo noi ovviamente la buca delle lettere. Grazie ”

        E allora, è passato UN ANNO !!!!
        Che fine ha fatto il tuo pappone , trollona Lucillo ?

        Si può anche notare l’abitudine inveterata di vantare la conoscenza con Amicone . Con l’horror-cafon-nick “paolab” si è spinta persino a sparare di aver conosciuto don Giussani !

        Vabbè, mi sa che per l’articolo ci dobbiamo rassegnare ! :-) :-) :-)

        • paolab scrive:

          gentile giovanna, visto che mi porta sempre nel cuore, le dedico queste parole del papa e le lascio alla sua riflessione. se vuole leggere tutto il discorso di Firenze del 10 novembre, lo trova sul sito di famiglia Cristiana.
          “Una seconda tentazione [della chiesa] da sconfiggere è quella dello gnosticismo. Essa porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale però perde la tenerezza della carne del fratello. Il fascino dello gnosticismo è quello di «una fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nell’immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimenti» (Evangelii gaudium, 94). ”

          p.s. confermo: essendo stata di cl a Milano dal 1978 al 1985, ho conosciuto don giussani (quando ero universitaria) e prima don negri, quando ero al liceo, e poi da don pontigia che lo sostituì nella guida di g.s. cosa le fa pensare che sia impossibile? e perché deve passare il suo tempo a fare dietrologie sull’identità delle persone? perché deve dare del cafone, dell’untuoso, del trollone, del fallito, del malato a chi la pensa diversamente da lei? non crede di essere un tristissimo esempio non dico di mancanza di carità ma di semplice educazione? cosa le rende impossibile accostarsi a chi pensa diversamente da lei? scusi se parlo con lei direttamente, molti si comportano in modo simile al suo su queste pagine. tuttavia lei mi cita così spesso – e mi fa impressione vedere con quanta non curanza discioglie la mia persona in un unicum con un certo numero di altri… chissà se riesco a farla riflettere sul suo stile di relazione in questi thread. stia bene

          • To_Ni scrive:

            Paolab
            Non capisco perché hai tirato in ballo lo gnosticismo con il rischio di “una fede chiusa nel soggettivismo” ( poi c’è da dire chel’E.G. segnala il pericolo del neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico ….) . C’è una relazione con l’essere contro l’eutanasia?
            Cosa vuoi dire in definitiva?

            • SUSANNA ROLLI scrive:

              “neopelagianesimo autoreferenziale e prometeico” (da Prometeo?)..Suvvia, spiegami per favore, dirada le nebbie che occludono la mia mente, che se mi metto ad aprire le finestrelle arrivo a mezzanotte e poi GOOGLE stavolta mi depenna!! HELP ME, PLEASE!

              • giovanna scrive:

                “Paolab”, ma com’è che spunti sempre come un fungo, eh, vecchia trollona che non sei altro…..sei patetica con tutta la tua carrellata di horror-nick che citi a memoria, naturally.

                Se magari qualcuno legge per la prima volta, vorrei ricordare che la nostra trollona preferita si avvale di nick trucidi , pluricensurati, con cui vomita di tutto e di più contro la Chiesa,contro i cattolici, contro qualsiasi cosa sia lontanamente bella e vera.

                E poi, coi nick untuosi alla “paolab”, cita a sproposito Vangelo e affini, scrivendo, da grande maleducata e cafona il nome di Nostro Signore con la minuscola.

                Vergognati, trollona.

                • giovanna scrive:

                  E già che ci sei, untuosa “paolab”, mi sapresti dire che fine ha fatto il prezioso articolo sull’eutanasia minacciato dal tuo altro horror-nick “Lucillo” più di un anno fa ? :-)
                  Tu sei capace di tutto, basta che lontanamente puzzi di falso, di imbroglio, di manipolazione, di cattiveria.

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