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Per il titolo può bastare un’azione

maggio 26, 1999 Perrone Roberto

La volata di Milan e Lazio sta decidendo uno dei campionati più incerti degli ultimi anni. Ma quella per lo scudetto non è la sola partita in corso: la sfida di Cragnotti alla Borsa (perso il campionato quanto perderebbero i titoli del presidente biancazzurro?) che sta per inaugurare una nuova era per il football italiano e la grande corsa all’affare del calcio pay-per-view? Unica costante: se perdi dagli all’arbitro…

Che pomeriggio, quel pomeriggio. Da tempo il campionato più bello del mondo non si concludeva all’ultima giornata, con due squadre (Milan e Lazio) separate da un punto. Ricordiamo una volatona analoga nel 1977 (nel 1982, tra Juve e Fiorentina, appaiate, la situazione era leggermente diversa). Il Torino in casa col Genoa già salvo, la Juventus impegnata a Marassi con la Sampdoria (un minuto di raccoglimento per la dipartita dei simpatici “ciclisti” appena retrocessi) che doveva assolutamente vincere per salvarsi.

La stessa situazione odierna, con la Lazio in casa col Parma già sollazzato di successi e vistato per la Champions League e il Milan a Perugia con una squadra con le gambe in campo e l’orecchio alla radiolina. Campionato giallo, tendente al nero, per i tanti discorsi attorno a un calcio che cambierà talmente tanto, alla fine di questa breve estate calda (il 3 luglio parte l’Intertoto, a metà agosto la Champions League), da sembrare irriconoscibile. Alcuni elementi di dibattito, tra presente e futuro.

La partita della Borsa Dopo la Lazio, altre società dovrebbero quotarsi in borsa, il Parma in testa. L’ingresso a Piazza Affari, finora, è stato usato solo come strumento di pressione sugli arbitri. Lo specialista in questo campo si è rivelato il presidente della Lazio Sergio Cragnotti, più volte intercettato mentre sibilava: “Non ci avete dato quel rigore, e adesso dovete risponderne di fronte ai nostri azionisti”. Vero, ma fino a un certo punto. I picchi delle azioni laziali vengono registrati il lunedì e il venerdì, dopo e prima delle partite. Ma, come chi bazzica di borsa sa, i guadagni non sono legati unicamente a gol, rigori, sviste arbitrali, per quanto importanti. In Inghilterra quasi tutti i club sono quotati, però il mercato non risente solo del risultato. Ci sono diverse variabili, tipo le sponsorizzazioni più o meno importanti o il merchandising.

Comunque con la Borsa non si scherza, spazziamo via l’equazione assoluta vittoria=guadagno. Allora sarebbe troppo facile. Col calcio, come con la Telecom o con le Fiat privilegiate, incassa chi sa di Borsa e non solo di pallone.

Perdi? Arbitro venduto! È stata una stagione in cui è crollato il mito dell’urna girevole. Sia quella del Lotto, sia quella degli arbitri, hanno dato numeri truccati. Socialmente è stato più grave il tradimento della prima: la Smorfia era una certezza, invece c’era un gruppetto di mascalzoni che hanno tradito sogni, artriti, visioni, incidenti, nascite. La seconda ha causato la solita solfa annuale di trasmissioni Tv in cui tutti attaccavano tutti, riuscendo, compatti, a prendersela solo con gli arbitri. È un grande teatro: quelli che chiedono novità (moviole, sensori, laser, l’ingaggio di George Lucas), sono quelli che sperano che nulla cambi, come quel tale incontrato, distrutto, dopo le comunali del 1975. “Che hai?”. “Hanno vinto i comunisti”. “E non sei contento? Hai sempre votato comunista”. “Sì, ma non credevo che vincessero”. L’anno scorso sembrava che l’unica cura possibile a un anno di contestazioni fosse il sorteggio integrale. Torneranno di corsa al vecchio caro designatore, un uomo in carne e ossa da bersagliare in Tv. Ci avete mai pensato? Il giorno che mettono veramente la moviola a bordocampo Mosca s’ammazza. La verità, anche qua, sta nei soliti giochi di potere. Nizzola ha scelto il designatore Gonella, adesso lo immolerà per difendere la sua poltrona. Gli arbitri continueranno a sbagliare, fiutando il vento, like always. La Lazio è stata guardata con simpatia fino a quando ha dominato, al primo accenno di crisi c’è stato un brusco calo dei sentimenti arbitrali. Un classico. Gli arbitri sbagliano, ma vale sempre il grande assioma di Eraldo Pizzo, il “caimano” della pallanuoto, sport dove il direttore di gara può risultare realmente determinante. “Gli arbitri devi metterli in condizioni di non nuocere”. La Lazio si lamenta, come fece l’Inter l’anno scorso, ma senza l’inopinato pareggio di Empoli e le sconfitte con Roma e Juve, adesso la classe arbitrale sarebbe in paradiso e non si urlerebbe al complotto demoplutocratico delle grandi potenze del nord. Con sette punti di vantaggio Cragnotti, a Firenze, neanche ci sarebbe andato, altro che vedere il rigore su Salas. Il Milan, tra l’altro, è sempre stato estraneo ai grandi aiuti arbitrali, vinse tre campionati di seguito praticamente senza un rigore: se entri in area e segni non ne hai bisogno. E non apriamo gli archivi ricordando quel famoso Milan-Lazio della stagione 1972-73 con Concetto Lo Bello che condizionò il potere rossonero. Per favore. Leggere Giobbe: l’arbitro ha dato, l’arbitro ha tolto. Alla fine i conti sono (quasi) sempre pari. Il Milan ha un punto in più e va a Perugia, tutte le chiacchiere stanno a zero. Se vale lo scudetto vincerà, altrimenti ciccia. Tecnicamente è stato meno brillante della Lazio, ma più regolare, ha fatto come uno scalatore, non ha perso contatto col gruppo di testa nel tratto pianeggiante, è scattato in salita, mentre l’avversario cominciava ad ansimare. Lo scudetto lo merita chi lo vince, i discorsi sulla fortuna sono veri, ma fino a un certo punto. Se è l’anno buono ti va tutto bene, ma non fai 67 punti solo con un tiro di Ganz deviato da Castellini al ’94.

Calcio catodico L’universo telematico condizionerà il futuro. Dalla prossima stagione avremo due pay-per-view (Tele+ e Stream) ma fortunatamente un solo decoder. Da una parte Juve, Milan, Inter e minori, dall’altra Parma, Fiorentina, Lazio eccetera. Oltre al posticipo, che esiste dal campionato 1993-94, ci sarà l’anticipo. Si giocherà di sabato (per via delle partite infrasettimanali) e di domenica, di pomeriggio e di sera. Si giocherà di martedì e di mercoledì per la Champions League e di giovedì per la Coppa Uefa. Un minuto di raccoglimento per la Coppa delle Coppe, simpatica competizione abolita perché c’era da allargare la torta (in franchi svizzeri) della Champions League. Qualche gnoccolone ha urlato allo scandalo perché quest’anno si è avuto già un assaggio di questa frammentazione per cui ci sarebbero state squadre favorite dalla conoscenza dei risultati altrui. Qualche Cassandra sta già alzando la voce in vista del prossimo campionato. A costoro e a tutti noi, figli di una cultura anti-sportiva per cui c’è sempre un disegno, un inciucio, Andreotti, dietro ogni malefatta, va ricordato l’esempio del campionato inglese. Da loro, in alcuni aspetti, abbiamo da imparare. Tranne l’ultima giornata in cui tutte le partite sono cominciate alla stessa ora, la Premier League è stata sempre spezzettata. Addirittura la penultima si è spalmata su quattro giorni: sabato, domenica, lunedì, martedì. Nessuno si è strappato le vesti, ha vinto lo United. Invece per una settimana, qua non si faranno che calcoli e previsioni su: 1) quanto è appagato il Parma che va a Roma; 2) quanto è forte il Perugia in casa (molto forte, 33 punti su 39); 3) quanto gli arbitri hanno falsato il campionato; 4) chi se lo merita e chi ha avuto fortuna. Perché per chi perde c’è sempre il trucco. Come sarebbe bello che qui ci fossero il Manchester United e l’Arsenal, anziché Milan e Lazio. Viva, viva, viva l’Inghilterra, ma perché non sono nato lì (calcisticamente parlando).

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