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Il pollivendolo ricco della Campania (storia di una parità scolastica negata)

giugno 28, 2016 Anna Monia Alfieri

Se mandi tuo figlio in una scuola non statale, le ore di sostegno te le paghi. Una sentenza del Tar Campania assai significativa

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Cari amici, non sempre succede, ma a volte il passaparola aiuta a scoprire alcune iniquità nascoste… ma non troppo. Mi viene segnalata da un amico la sentenza del Tar Campania, sez. IV, del 20 giugno 2016, n. 3089, sul tema dell’assistenza scolastica degli alunni H.
Si tratta di una spettacolare dimostrazione di come le contraddizioni vengano al pettine in modo inesorabile. E tragicomico.
Immaginiamo la scena: il genitore pollivendolo di un alunno H – per il bene del proprio figlio, prendendo sul serio la libertà di scelta educativa garantita dalla Costituzione – decide di iscriverlo in una scuola pubblica paritaria, facente parte del Sistema Nazionale di Istruzione a norma della L. 62/2000.

Al bambino, per l’anno scolastico, vengono assegnate alcune ora di sostegno, in misura minima rispetto al necessario. “Possibile?”, si chiede la famiglia. Il gestore della scuola conferma, sulla base del D.M. 25/2011. Qui si ribadisce che la scuola paritaria è una scuola pubblica, ma si afferma anche che il bambino H ha diritto al (minimo) sussidio solo se inserito in una scuola “senza scopo di lucro”. Notare il lucro: il costo standard per ciascun alunno di una scuola pubblica paritaria a scopo di pseudo-lucro risulta la metà di quanto lo Stato spende, sempre per alunno, in una propria scuola. Chissà chi lucra.

La famiglia insiste: “Non vedo la differenza, davanti alla legge, tra il mio bambino spastico pubblico paritario e il bambino spastico pubblico statale. Non hanno entrambi lo stesso diritto a studiare?”.

Il gestore è in difficoltà: “Io non c’entro! Se volete il sostegno come si conviene, pagate! Anche lo Stato ha i suoi limiti di spesa con i bambini H!”. E cita la L. 244/2007, art. 2, cc. 413 e 414 sui limiti che lo Stato pone ai posti di sostegno e all’assunzione dei docenti in deroga… Ma il padre del bambino spastico – pollivendolo, ma casualmente amico di un avvocato – tira fuori dal cappello la sentenza n. 80/2010 della Corte Costituzionale che dichiara illegittimi quei commi dell’art. 2 della L. 244/2007… e inoltre fa notare al gestore che, per la L. 62/2000, la scuola pubblica paritaria è tenuta ad accogliere alunni H.

“Già – dice il gestore -, accoglierli pagando i docenti di sostegno a spese dei genitori dei bambini frequentanti: un pollivendolo, un venditore di patate, una vedova con figli a carico, un carabiniere, un operaio di Pomigliano… Ma che giustizia è?”.
Tira e molla, si finisce davanti al Tar Campania. Il quale sentenzia come segue.

La sentenza 80/2010 della Corte Costituzionale a favore, in sostanza, dell’assegnazione di tutti i docenti di sostegno che occorrono agli alunni H vale solo per le scuole pubbliche statali.

Caro genitore, hai scelto la scuola pubblica paritaria per tuo figlio, come la legge ti concede? Arrangiati! La sentenza della Corte Costituzionale non vale per le scuole pubbliche paritarie perché tu e i tuoi compari cittadini che l’avete scelta siete ricchi!
La desideravi, questa scuola pubblica, perché il suo progetto educativo era adeguato per tuo figlio spastico? Te la paghi, anche se la Costituzione dice che hai il diritto a scegliere l’educazione per tuo figlio H (o non H) nell’ambito del servizio pubblico (in un pluralismo educativo, si intende: sennò che scelta sarebbe?).

La scuola pubblica paritaria fa un servizio pubblico, come dice la L. 62/2000? Bene, lo Stato sfrutta questo servizio pubblico a tue doppie spese, caro cittadino pollivendolo, genitore dell’alunno spastico! Doppie, perché paghi la retta e perché paghi le tasse.

Oppure lo Stato sfrutta questo pubblico servizio a spese del compagno di tuo figlio, il cui padre – venditore di noccioline di S. Giuseppe Vesuviano al mercato – è ricco. “Poche storie” – dice il Tar Campania – “chi sceglie la scuola pubblica paritaria, perché è nel suo diritto umano il farlo, è sicuramente ricco. Anche l’eventuale figlio H è ricco! Dunque paghi il suo diritto a istruirsi!”.
Per il Tar Campania il pollivendolo, fedele contribuente, che vuole mandare il figlio H alla scuola pubblica paritaria deve essere ricco. Se il padre non fosse ricco, il figlio H del pollivendolo non avrebbe il diritto costituzionale di scegliere la buona scuola pubblica che desidera! Paritaria o statale.

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12 Commenti

  1. viccrep says:

    e molti pensano che la magistratura non sia politicizzata, questa mostra sempre di più il peggio

  2. Bigio says:

    La scuola paritaria NON è una scuola pubblica perché non ha gli stessi principi nè le stesse finalità ed è discrinatoria.
    Inoltre è a scopo di lucro ed è privata ed è ideologica e non pluralista.

    Pertanto in queste condizioni mai e in nessun caso potrà essere considerata scuola pubblica.

    Lo Stato non è un privato e quindi il termine “lucro” non ha significato.

    • Giannino Stoppani says:

      Soprattutto è “discrinatoria”.
      Mi sa che anche te hai fatto la scuola pubblica come me…

      • Lela says:

        La scuola paritaria è discriminatoria. Perchè è discriminatoria? Perchè ci vanno i ricchi, chi se lo può permettere. Perchè ci vanno i ricchi? Perchè bisogna pagare le tasse e in più una retta per pagare la struttura e gli insegnanti della scuola, che dallo stato non prendono un centesimo, quindi non tutti se lo possono permettere. Perchè non tutti se lo possono permettere? Perchè lo stato non vuole concedere detrazione fiscale per chi non usufruisce della scuola di stato, anche se è un diritto del cittadino. Perchè non vengono concesse le detrazioni? Perchè l’italia è piena di tromboni che non vogliono concedere le detrazioni a chi sceglie la scuola paritaria perchè…la scuola paritaria è discriminatoria. Perchè è discriminatoria? Perchè ci vanno i ricchi….

    • giovanna says:

      Trollona, qui “biagio”, nonostante ti fiondi ogni volta come un falco, e sono anni, sui commenti sotto agli articoli sulla libertà d’educazione, non hai ancora capito un tubo di niente !
      E se qualche volta, invece di postare a macchinetta sempre, sempre, sempre le stesse frasette insulse e discusse milioni di volte, ti fermassi a leggere gli articoli, invece che leggere solo il titolo e dare un’occhiata sommaria qua e là ?
      Anche una trollona multi-nick come te, dovrebbe rispettare le regole minime di un confronto.
      Certo, se avessi le rotelle a posto non saresti la trollona.
      Chissà, se magari avessi frequentato una scuola pubblica paritaria, in cui ti avessero guardato integralmente come persona, magari oggi non saresti ridotta così, abbandonata così a te stessa.

      • recarlos79 says:

        forse non aveva abbastanza soldi per la retta. alla fine la questione di fondo sono i soldi. e i cattolici non si fanno certo scrupoli a chiudere le porte a chi non paga.

        • Bob says:

          Pecunia non olet

        • Lela says:

          Già, che schifo, devono pagare gli stipendi agli insegnanti, le tasse e gestire una struttura…Ma che, non potrebbero lavorare tutti gratis, questi cattolici, e accontentarsi del dormitorio e della mensa della caritas?

    • beppe says:

      BIGIO, lo ha stabilito la legge BERLINGUER – forse l’unico della stirpe che si salva…- togliti i paraocchi, respira aria fresca e rilassati. e quello dello STATO se non è LUCRO è PARASSITISMO, CLIENTELISMO, RICATTO POLITICO SINDACALE…continua tu…

      • Bigio says:

        Lo Stato non può parassitare se stesso!!

        La legge Berlinguer non cambia la natura delle scuole private è una legge voluta dalla chiesa che ingerisce e si approfitta di politici corrotti.

        Per questo l’Italia più volte ha ricevuto richiami e condanne anche dall’UE.

        Il clientelismo è tipico dri diplomifici delle scuole private come ha dimostrato l’esperienza del ministro Moratti del governo Berlusconi più volte indagata per tangenti e voto di scambio con gli istituti privati, campus e scuole cattoliche.

        — Soprattutto è “discrinatoria”

        Eh si infatti pochi giorni fa un istituto cattolico è stato multato proprio per discriminazione.

        — “sempre le stesse frasette insulse e discusse milioni di volte”

        alle quali non avete mai ridposto se non con i soliti vuoti e sterili insulti utili però a dimostrare che non avete argomenti e che è stato colpito il segno.
        Siete su un binario morto!

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