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«Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta quindi congruo rispetto alle IVG effettuate»

dicembre 18, 2014 Assuntina Morresi

Obiezione di coscienza e interruzione volontaria di gravidanza. Marina Terragni ci aveva detto che la 194 è inapplicata a causa del numero di obiettori. Lettera di precisazione

Gentile Redazione di Tempi, in riferimento all’intervista a Marina Terragni, pubblicata nel vostro sito lo scorso 17 dicembre, è opportuna qualche precisazione sull’applicazione della legge 194 in relazione al diritto all’obiezione di coscienza.

È un aspetto affrontato dettagliatamente nella recente relazione del Ministero sull’applicazione della 194, trasmessa al Parlamento lo scorso 15 ottobre.

Dopo aver rilevato anche per il 2013 un calo del ricorso alle Ivg, che si verifica costantemente in Italia dal 1982, riguardo l’obiezione di coscienza si può leggere: “Il 18 luglio 2013 – facendo seguito agli impegni assunti dal Ministro della Salute, nel dibattito dell’11 giugno 2013 presso la Camera dei Deputati su alcune mozioni inerenti l’applicazione della Legge n.194/78 – è stato attivato presso il Ministero della Salute un “Tavolo tecnico” a cui sono stati invitati a partecipare tutti gli Assessori regionali e l’Istituto Superiore di Sanità. Tale Tavolo ha avviato un monitoraggio sulle attività di IVG e sull’obiezione di coscienza a livello di singola struttura di ricovero e nei consultori familiari, per individuare eventuali criticità nell’applicazione della legge. Le Regioni hanno inviato i dati richiesti, sebbene in ritardo e con alcune carenze di tipo qualitativo. Per sintetizzare i dati del monitoraggio rilevati sulle singole strutture di ricovero sono stati identificati tre parametri che permettono di inquadrare l’offerta del servizio in funzione della domanda e della disponibilità di risorse strumentali e professionali:

parametro 1: Offerta del servizio IVG in relazione al numero assoluto di strutture disponibili;

parametro 2: Offerta del servizio IVG in relazione alla popolazione femminile in età fertile e ai punti nascita;

parametro 3: Offerta del servizio in relazione al diritto di obiezione di coscienza degli operatori (carico di lavoro medio settimanale di IVG per ogni ginecologo non obiettore)”.

Il dettaglio dei risultati è illustrato nel cap. 4 della relazione, consultabile nel portale del Ministero della Salute, al seguente link:

Sintetizzando: il primo monitoraggio capillare sui punti IVG e l’obiezione di coscienza, effettuato su tutto il territorio dall’approvazione della L.194/78, conferma quanto osservato nella precedente relazione al parlamento: su base regionale non emergono criticità nei servizi di IVG. In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 64% delle strutture disponibili, con una copertura soddisfacente, tranne che in due regioni molto piccole. Il numero dei punti IVG, paragonato a quello dei punti nascita, mostra che mentre il numero di IVG è pari a circa il 20% del numero di nascite, il numero di punti IVG è pari al 74% del numero di punti nascita, superiore, cioè, a quello che sarebbe rispettando le proporzioni fra IVG e nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 3 strutture in cui si fa IVG, ce ne sono 4 in cui si partorisce. Infine, considerando le IVG settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, ipotizzando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale ogni non obiettore ne effettua 1.4 a settimana, un valore medio fra un minimo di 0.4 (Valle d’Aosta) e 4.2 (Lazio). Il numero dei non obiettori nelle strutture ospedaliere risulta quindi congruo rispetto alle IVG effettuate. Il numero degli obiettori di coscienza nei consultori, pur nella non sempre soddisfacente copertura dei dati, è sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato nelle strutture ospedaliere.

il Ministero invita le Regioni a procedere a un dettagliato approfondimento dei dati del monitoraggio per individuare i bisogni del territorio, utilizzando possibilmente gli stessi parametri individuati per il monitoraggio al fine di avere dati comparabili fra le diverse aree territoriali prese in considerazione, fra le regioni e all’interno delle regioni stesse, e per distinguere meglio le cause di eventuali criticità”.

Il Ministero della Salute ha comunque già convocato, per il prossimo mese di gennaio, il suddetto “Tavolo tecnico”, per continuare il lavoro di monitoraggio sull’applicazione della legge 194, nel rispetto delle reciproche competenze di Ministero e Regioni.

Cordialmente

Assuntina Morresi,

Consulente del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin

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13 Commenti

  1. Toni scrive:

    Non importa che il numero sia congruo… le nostre adorabili creaturine (Filò Lu’…. e ninì tirabusciò ) li vogliono TUTTI non obbiettori. TUTTI meravigliosamente come loro….. o licenziati

  2. lcll scrive:

    No, mi sono esplicitamente e ripetutamente espresso contro il licenziamento e contro il superamento dell’obiezione di coscienza per gli operatori già assunti.
    Quindi nessuno licenziato e tutti i nuovi assunti disponibili a svolgere tutte le operazioni previste e consentite dal servizio sanitario.

  3. filomena... scrive:

    Nel solco tracciato dall’art. 9, comma 3 l. n. 194 del 1978, il cui tenore letterale non lascia adito a dubbi («l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione della gravidanza, e non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento»), la Cassazione in Italia ha tracciato un confine netto: l’obiezione può essere invocata solo con riguardo alla fase propriamente causativa dell’aborto – e sempre che la partoriente non corra pericolo di vita – ma non nelle fasi che precedono e seguono l’intervento di interruzione della gravidanza; diversamente, il medico incorre – come nella specie – nel delitto di rifiuto d’atti d’ufficio.

    • Toni scrive:

      Si lo sappiamo, se chi abortisce, nella conseguenza di quest’atto d’amore verso se stessa, rischia di morire , bisogna salvarla. E’ ovvio, ci mancherebbe che bisogna farla morire, la vita di tutti è sacra per un obbiettore…. non è una canaglia, non è come gli abortisti di professione.

  4. Filomena... scrive:

    Prendo atto della tua affermazione e preciso che salvare la vita della donna non è una gentile concessione del medico ma attiene al suo mandato di professionista connesso all’assunzione in qualità di sanitario. Viceversa in qualità di medico NON è tenuto a dare giudizi moralistici sui comportamenti dei suoi assistiti ma solo ad assisterli. Non sarebbe quindi per esempio accettabile che un medico sconsigli l’uso di preservativi per contribuire a prevenire le MST o una gravidanza indesiderata, a prescindere da quello che gli detta la sua morale, visto che questo tipo di contraccezione dal punto di vista sanitario non ha controindicazioni per la salute. Quindi benché non offra una copertura del 100%, è sempre meglio farne uso che non farlo e se la morale personale del medico gli impedisce di farne uso personalmente, questo non deve riflettersi sui consigli medico sanitari connessi alla sua attività professionale.

    • Toni scrive:

      “Prendi atto” un c…..! Storpi sempre ….storpi…. maledizione storpi le parole degli altri. Dove hai letto che è una “gentile concessione”. Il medico per questo nasce: salvare la vita, e conservare in salute….le persone. Non è un salumiere (con tutto il rispetto per la categoria) con suoi criteri di quest’ultimo : “ecco un etto di salame” (tradotto …”prego signora l’aborto è servito”). Ci sono “indegni” medici ( per me, secondo il mio pensiero, un medico abortista è un indegno) … godeteveli (sono pure in numero sufficiente ….. gli zozzi), ma lasciate in pace gli altri.

      Quest’oggi, non mi voglio impegnare troppo. Quindi non indaco su quello che un medico obbiettore può o non può fare e consigliare. Ti dico solo che se fossi io medico lo consiglierei a tutte le donne. A tutte perché solo chi ha una anima sterile….quasi morta, può ritenere che “dal punto di vista sanitario “non ha contrindicazioni per la salute”. Chi pensa all’uomo come una condizione permanente “sub- animale” (perché all’abortista di professione non è concessa la “dignità” animale) può ritenere che la salute è solo un meccanismo di funzionamento degli organi e che non investa una essenza dell’essere “invisibile agli occhi”.

      Proprio non ci arrivi sulla “morale personale” ….non ci arrivi che non è questione morale!!!

  5. Filomena... scrive:

    Prima di perdere le staffe in questo modo leggi bene quello che ho scritto. Non ho detto che tu ritieni salvare una donna che ha scelto di abortire sia una gentile concessione, ho solo precisato questo perché la tua affermazione era di carattere generale. Probabilmente ci sarà qualche benpensante che ritiene di salvare la donna, MALGRADO abbia volontariamente abortito perché a differenza di lei non è una canaglia. E questo è un giudizio morale bello e buono che il medico non dovrebbe far trasparire alla donna assistita. Poi ti assicuro che se un medico a cui mi dovessi rivolgere per avere consigli sulla contraccezione mi viene a dire che non devo praticarla perché bisogna essere aperti alla vita, pena l’astinenza come unico modo per evitare gravidanze o una MST, lo mando letteralmente al diavolo visto che con ogni probabilità ci crede.

    • Toni scrive:

      Il fatto che un medico deve salvare una donna in pericolo di vita è un dato acquisito. Nessun medico si può trincerare dietro qualcosa perché sarebbe immorale oltre che un reato. Ma di più, credo che la tua sia un ipotesi poco reale, buttata cosi per fini denigratori ( e ci aggiungi “il trasparire” della donna). Per quanto riguarda il resto, senza sforzo, ti dico che se una come te venisse da me (ipotesi io medico) per avere consigli sull’aborto (tu chiami “contraccezione”) io confermarsi che è una portata. Tu mi mandi al diavolo? Me ne frego …meglio perdere una paziente, pardon, una cliente come te.

  6. filomena scrive:

    Allora fai finta di non capire, chi ha parlato di aborto? Per quello vai dal medico del consultorio già decisa se ci devi andare. Io parlavo di scelta di metodi contraccettivi che tu confondi con l’aborto mescolando tutto nello stesso calderone. Nel post precedente parlavo esplicitamente di consigli sulla prevenzione delle MST.

    • Toni scrive:

      Cara Filomena, capisco benissimo. Ricordo quello che scrivi anche dopo molto tempo. ricordo che per te l’aborto è contraccezione anche se come estrema ratio in caso di condom rotto. Capisci che la mia avversione o se preferisci la mia fissa questa è l’abominio normalizzato.
      Per quanto riguarda il mio post precedente puntualizzo che in nessun caso un cristiano, un cattolico, un medico credente o no ma obbiettore, può lasciare morire una donna. In questo non c’è “gentile concessione”, non c’è morale che lo consenrte.Credere contrariamente è uno stravolgimento di pensiero e lecitamente si può ritenere la mala fede di chi lo sostiene. Sono stato chiarissimo?

  7. filomena scrive:

    In questo contesto dei post precedenti, non ha molta importanza quello che penso io dell’aborto o quello che pensi tu. Si stava parlando di contraccezione e non di aborto. Conosco bene l’uso dei termini e l’aborto in questo caso non c’entra. Perché invece di cambiare discorso non rispondi a questo quesito: secondo te un medico che sconsiglia l’uso del preservativo è un medico responsabile? Io penso di no.

    • Toni scrive:

      @ Cara Filomena

      Di certo quello che pensi tu sulla contraccezione ha un range molto ampio che include l’aborto. Lo hai detto . E ti assicuro che per me ha una sua importanza.

      Sulla domanda posta è difficile formulare una risposta dalla scarnita (e solita) generalizzazione da cui parti. L’essere umano non è ridotto soltanto all’opportunità di fare una scelta tra condom “sì o no” senza che questo non investe il tutto della sua persona. E conseguentemente Indicare il preservativo implica qualcosa di più del dare delle “precauzioni”. Non è una questione, intendo, che si risolve tutta la.

      Consigliare il “preservativo” implica lo sposare una visione della vita con una idea di se stesso e degli altri. Ed i rischi sono grandi se si diventa nell’animo come tuo o di Lucillo o come la vostra espressione più alta, nobile e vera …. Shiva 101.

      Come medico cattolico, a questo ipotetico fanciullo ignaro sul cosa serve il preservativo e che ha bisogno di un “consiglio” (è credibile? Hanno bisogno del medico? … è la solita estremizzazione sul tipo stupro rende lecito l’aborto…. malato terminale .. lecita eutanasia? ) direi di prendere più sul serio la propria vita, di non fare e cercare le esperienze che sponsorizzano i pornografi odierni con la loro divinizzazione dell’impulso genitale. Si renderà conto di poter essere 100 volte più libero e cosciente di se stesso di quanto riescono ad esserlo quelli che la pensano come te.

      PS : mi aspetto, se rispondi, una marea di banalità. Ma sono qua per te.

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