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Il marito di Meriam, la donna sudanese condannata a morte perché cristiana: «Quel che posso fare è pregare»

maggio 20, 2014 Benedetta Frigerio

In un’intervista alla Cnn, Daniel Waniha mostrato tutto il proprio sconforto per la sorte della moglie. L’avvocato: «Meriam è molto forte e ferma. Crede che verrà liberata»

sudan-Meriam-Yehya-Ibrahim«Mi sento impotente. Posso solo pregare». Sono le parole di Daniel Wani, il marito della ventisettenne sudanese condannata a morte che si è rifiutata di abiurare la sua fede cristiana, intervistato dalla Cnn. Meriam Yehya Ibrahim, incinta di otto mesi e con un figlio di venti mesi, è stata accusata di apostasia settimana scorsa da una corte di Khartoum. La donna è stata condannata all’impiccagione e dovrà subire 100 frustate per aver sposato un cristiano, considerato dalla legge islamica come un vero e proprio adulterio. Ibrahim non sarà giustiziata finché non partorirà.

COSTI QUEL CHE COSTI. «Non so cosa accadrà… non so», è tutto quello che Wani è riuscito a rispondere alle domande sui possibili sviluppi della vicenda. Mentre Mohamed Jar Elnabi, il legale di Ibrahim che è ricorso in appello, ha raccontato al canale tv che la donna è «molto forte e ferma. Ha molto chiaro di essere cristiana e crede che verrà liberata», ma che l’attesa per il marito, in sedia a rotelle, è un’ulteriore pena perché «lui dipende totalmente da lei». A rischiare la vita è anche il legale, che mercoledì scorso, il giorno precedente alla sentenza, è stato minacciato di morte: «Ho paura – ha confessato Elnabi – ma non lascerò mai il caso. Devo aiutare chi ha bisogno, mi costasse la vita».

UN GRANDE SEGNO. Anche Chris Smith, presidente della commissione del Congresso americano che sovraintende i rapporti con l’Africa, è rimasto colpito dalla testimonianza della donna: «La volontà ferma della signora Ibrahim di affermare la sua libertà religiosa, anche di fronte alla morte, è un segno di grande forza e di un coraggio non comuni». Smith ha ricordato anche di un caso simile accaduto «18 mesi fa in Nigeria dove Boko Haram ha sparato a Habila Adamu, che si era rifiutato di tradire cristianesimo». Il presidente ha quindi condannato la «vergognosa lesione dei diritti umani fondamentali», per cui «gli stati Uniti e tutta la comunità internazionale devono pretendere che il Sudan ribalti immediatamente la sentenza». Aggiungendo che la guerra civile in Sudan è stata così lunga anche «per via del rifiuto del governo di proteggere la libertà religiosa».

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