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Il flop di Raggi e di un Movimento che ha finito per occuparsi (male) solo di poltrone

dicembre 19, 2016 Redazione

In questi sei mesi ci si è occupati in maniera quasi esclusiva di come piazzare, promuovere e al limite confermare questo o quel dirigente, questo o quell’assessore.

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Che disastro Virginia Raggi. Ma, in fondo, nessuna sorpresa. Che fosse impreparata e inadeguata lo si era capito fin dalla campagna elettorale. Poi, una volta che ha vinto, è riuscita a sorprenderci solo per l’inesauribile capacità di confezionare gaffe (mitica quella con papa Francesco) ed errori a una velocità senza pari. Ma, appunto, nessuna sorpresa: è tutto il Movimento cinque stelle a essere fuffa cosmica.

NON HANNO FATTO NULLA. E anche se per un attimo fingiamo di darle credito e di sospendere il giudizio su di lei e su quel “non-partito” che chiamano “movimento”, rimangono i dati di fatto, come scrive oggi Fosca Bincher (alias Franco Bechis) su Libero: «In questi sei mesi ci si è occupati in maniera quasi esclusiva di come piazzare, promuovere e al limite confermare questo o quel dirigente, questo o quell’assessore. (…) Intendiamoci, le persone contano. Ma sono il punto minimo di partenza, una cosa che dovrebbe essere risolta dopo un paio di settimane dalla partenza di una giunta o di un governo. Per sei mesi invece questo è stato il tema centrale e pressoché esclusivo delle attività della giunta Raggi. Non è un pettegolezzo che arriva dalle intercettazioni. Mentre la giunta comunale ha varato solo 6 delibere per approvare propri provvedimenti di cambiamento della vita della città, ne ha approvate ben 37 che avevano per oggetto solo nomine, promozioni e conferme di persone».

IL BUON LAVORO DI TRAVAGLIO. D’altronde, dei fatti ce ne si può anche fregare. Fa un po’ specie che a farlo sia stato un quotidiano che quel nome (Il Fatto) lo porta nella testata. Ma a tutto c’è una spiegazione, come sembra si possa dedurre dall’ultimo paragrafo dell’articolo di Carlo Bonini che oggi appare su Repubblica: «Marra e Romeo, del resto, sono ovunque. Decidono su chiunque. E parlano, parlano, parlano in continuazione. Con gergo da carbonari. Questo almeno si capisce in tre brogliacci di intercettazione sopravvissuti alle intere pagine di “omissis” che segnano il primo deposito di atti dell’inchiesta su Marra e in cui, tra l’ altro, evocano il Fatto Quotidiano e il suo direttore, Marco Travaglio. Come accade, per esempio, il 31 ottobre scorso. Scrivono i carabinieri: «Salvatore (Romeo) dice che ha notato Virginia (Raggi) molto forte e molto incazzata, mentre non si aspettava la non reazione di Massimo Colomban (assessore alle Partecipate). Marra dice che è lui che è andato da Grillo e aggiunge che un giorno gli racconterà tutto. Salvatore dice che anche lui deve parlargli, ma non per telefono. Salvatore ha sentito Marco Travaglio e dicono che ha fatto un bel lavoro. Marra dice che lui non può chiamare Travaglio».

Foto Ansa

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