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«I laicisti mi hanno sbranata. Ma io insisto: non è il momento per le coppie di fatto»

gennaio 30, 2012 Chiara Sirianni

Carmela Rozza, capogruppo Pd al Comune di Milano, è al centro delle polemiche per aver criticato l’idea della giunta giunta Pisapia di dare aiuti anti-crisi anche alle coppie omosessuali. «Il Pd è per il registro delle coppie di fatto. Ma vogliamo, con testardaggine, affrontare l’argomento con la giusta serenità».

«I laicisti mi hanno sbranata. Ma io resisto». Il capogruppo a Palazzo Marino Carmela Rozza è al centro delle polemiche che hanno investito il Pd dopo l’annuncio, da parte della giunta, di un provvedimento per aiutare le famiglie milanesi colpite dalla crisi, senza fare distinzione fra sposati, coppie di fatto e unioni gay. Si tratta di 4 milioni e 166 mila euro destinati a «un fondo unico flessibile per soggetti in difficoltà occupazionale e per spese connesse all’acquisto della prima casa e dell’affitto». Nello specifico, a persone con reddito Isee inferiore a 25 mila euro, sposate oppure legate da vincolo affettivo ai sensi dell’articolo 4 del DPR 223 («persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti e aventi dimora abituale  nello stesso comune») verrà versato un contributo fino a 5 mila euro. Conseguenza? Dall’opposizione si sono levati gli scudi. Per Riccardo De Corato (Pdl) si tratta di «un insulto, Milano ospiterà il raduno mondiale delle famiglie col Papa. I cattolici milanesi chiedono qualche risposta su questa indecente delibera, da chi dichiara di rappresentare in giunta il mondo cattolico». E anche il centro sinistra si è scompaginato. Certo, nessuno nel Pd pensa che un diritto si consumi se a goderne sono più persone: ma per molti (Rozza in testa) era un momento inopportuno per fare proclami. 

Rozza, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza: cosa c’entrano le coppie di fatto col Fondo Anticrisi?
Assolutamente nulla. È una forzatura. Qui non si tratta di definire la “famiglia”. Si tratta, nel rispetto della legge già in vigore, stabilire criteri di accesso ai contributi, dato che una delle difficoltà che la recessione porta con sé riguarda la difficoltà nel pagare un affitto, o le rate del mutuo. E nella Costituzione si riconoscono i “diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. Tra l’altro non si tratta di risorse nuove, bensì di bandi realizzati dalla precedente Giunta e rimasti inutilizzati. Per questo trovo le polemiche di questi giorni assolutamente fuori luogo. Non ricordo che l’ex assessore Mariolina Mojoli (Pdl) abbia mai sostenuto le coppie sposate discriminando quelle conviventi. Perché sarebbe demenziale: la tutela si dà all’individuo.

Le polemiche, però, ci sono state eccome. A posteriori, ritiene che l’accelerazione voluta dall’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino sia stata un errore?
Mi è sembrato il modo peggiore per raggiungere un obiettivo. Obiettivo con cui ovviamente io sono d’accordo: il Pd è per il registro delle coppie di fatto. Ma vogliamo, con testardaggine, affrontare l’argomento con la giusta serenità. E con un confronto, politico e culturale, all’interno del consiglio comunale, dove c’è una presenza di cattolici trasversale agli schieramenti politici. Lo dico da laica e da atea convinta, oltre che da facente parte di una coppia di fatto: il dialogo con i cattolici è doveroso. Auspichiamo di trovare un punto di sintesi. In questi sei mesi il nostro impegno deve andare al Forum per le famiglie. Intanto lavoreremo a costruire la traccia per il registro delle coppie di fatto da proporre al Consiglio comunale.

L’assessore alla Cultura Stefano Boeri ha affidato alla sua bacheca su Facebook queste parole: andremo avanti «senza dar ascolto alle banalità e ai pregiudizi di chi (anche abusando di un ruolo di capogruppo) sostanzialmente non ha capito l’importanza di questa discussione». 
Su Boeri non voglio rispondere

Qual è l’obiettivo del Pd? 
Lo esporremo al momento opportuno. Per ora posso dire che vogliamo dare sostegno sociale alla famiglia, a prescindere dal vincolo matrimoniale. Come accade già, ad esempio, rispetto alle assegnazioni degli alloggi popolari. Essi sono assegnati a coppie in difficoltà, che risultino sposate o meno. Lo stesso discorso dovrebbe valere per il quoziente familiare: lo applichiamo solo a chi è legato da un vincolo legale? No: in presenza di minori, ci muoviamo in base al principio della famiglia anagrafica. Le variabili sono tante. Stiamo preparando una bozza da presentare in aula, un’ipotesi di lavoro tra cattolici e laici, senza ideologie. Un testo aperto a tutte le modifiche del caso.

Insomma, tutto slitta a dopo l’Incontro mondiale delle Famiglie a Milano, previsto il 3 giugno. 
È necessario. Stabiliremo in consiglio i criteri per utilizzare il fondo anti-crisi. Non si tratta solo di tempistiche, ma di metodo. Avere fretta, come abbiamo visto, non fa che inasprire polemiche inutili. Avremo un risultato forse meno rapido, ma più collegiale.

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