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«I figli delle coppie gay sono più felici e in salute degli altri». Qualche dubbio scientifico sulla ricerca

luglio 12, 2014 Giuliano Guzzo

Repubblica ha dato ampio risalto ai risultati di uno studio dell’Università di Melbourne. Che, però, ha molte pecche e carenze

Tratto dal blog di Giuliano Guzzo «I figli delle coppie gay sono più felici e in salute degli altri». A dare credito a Repubblica e ai suoi sempre pacatissimi titoli non vi sarebbe da discutere ancora neppure un solo minuto sull’opportunità di consentire o meno le adozioni gay, ma solo da approvarle al più presto, possibilmente anche incoraggiandole per il bene dei bambini. Ad osservare invece i dati di fatto – in questo caso, il contenuto di uno studio scientifico a cura di un team di ricercatori dell’Università di Melbourne – ci si accorge che le cose, tanto per cambiare, non solo non sono come sembrano e come sono stata presentate, ma sono quasi l’opposto.

Infatti, a parte che leggendo questo studio [1] traspare, da parte degli autori, una prudenza assai diversa dai toni riservatagli dal quotidiano fondato da Eugenio Scalfari [2], non sono né poche né irrilevanti le criticità che, anche ad una lettura superficiale, emergono. Il lavoro in questione, anzitutto, non si basa su un campione enorme – 500 bambini – e fra l’altro ottenuto attraverso un campionamento di convenienza anziché probabilistico [3], e quindi dagli esiti di ricerca non generalizzabili; il che non è poco se si pensa che è stato proprio sulla base di analoghe carenze che è stata formulata una dura critica [4] ai 59 studi che l’American Psychological Association aveva selezionato per cercare di sdoganare le cosiddette famiglie omosessuali.

Un reclutamento non probabilistico del campione, sia ben chiaro, non implica che lo studio effettuato su di esso sia automaticamente carta straccia; impedisce però – questo è il punto – di trarre qualsivoglia conclusione generale come quella rilanciata da Repubblica. Anche perché la raccolta del materiale successivamente impiegato nello studio risulta effettuata tramite dati self report da parte dei genitori sulla salute del loro bambino; non quindi quello che si dice un parametro assolutamente oggettivo e incontestabile. Inoltre rimane da chiarire la composizione del campione di confronto: si trattava di figli coi genitori sposati, conviventi, separati, single o solo? Senza altre informazioni, l’eterosessualità del genitore parametro insufficiente.

Non va infine trascurato come la situazione economica di molti dei bambini di “famiglie omosessuali” considerati – oltre 400 – fosse caratterizzata da un reddito familiare tutt’altro che comune, precisamente fra i 60.000 ed i 250.000 dollari, contro un reddito medio delle famiglie confrontate di 64.000 dollari; e pure i titoli di studio dei genitori gay reclutati sono risultati mediamente superiori a quelli degli altri. A ciò si aggiunga che questo studio esce proprio mentre in Australia divampa il dibattito su una ridefinizione del matrimonio che includa anche le coppie omosessuali, il che da un lato spiega come mai questa ricerca goda di tanta visibilità e, d’altro lato, alimenta l’ipotesi che le stesse persone omosessuali interpellate possano essersi impegnate per apparire genitori all’altezza.

Del resto non sarebbe la prima volta che la letteratura su questi temi risulta condizionata da posizioni, per così dire, pro-gender [5]. Le numerose e feroci voci critiche sollevatesi solamente pochi mesi or sono contro l’ormai famoso studio ad opera del sociologo Mark Regnerus [6] (che pure, coinvolgendo 3.000 giovani dai 18 ai 39 anni, si avvalse di un campione assai più vasto dando voce direttamente a loro, ai figli cresciuti da genitori omosessuali, ma fu da taluni giudicato poco credibile) per questo lavoro dei ricercatori dell’Università di Melbourne, benché come abbiamo visto esso sia ben distante dall’essere inattaccabile, non si stanno per il momento ancora sentendo. Avranno, immaginiamo, altro di cui occuparsi oppure, più semplicemente, si scagliano solo contro quello che disturba i loro schemi. O forse sarebbe meglio dire i loro pregiudizi.

Note: [1] Cfr. Crouch S.R. –Waters E. – McNair R. – Power P. – Davis E. (2014) Parent-reported measures of child health and wellbeing in same-sex parent families: a cross-sectional survey. «BMC Public Health»; Vol.14:635; [2] «I figli delle coppie gay sono più felici e in salute degli altri», «Repubblica.it», 8/7/2014; [3] Viene chiamato campionamento di convenienza perché «legato alla semplicità dell’estrazione, o al basso (inesistente) costo di estrazione»: Levine D.M. – Krehbiel T.C. – Berenson M.L., Business Statistics, Pearson 2006 (trad.it Statistica, Apogeo 2006, p.221); nello specifico, i partecipanti a questo studio, non scelti casualmente fra la popolazione, sono stati reclutati attraverso annunci, pubblicità, elenchi di indirizzi mail della comunità gay; [4] Cfr. Marks L (2012) Same-sex parenting and children’s outcomes: A closer examination of the American psychological association’s brief on lesbian and gay parenting.«Social Science Research»; Vol. 41 (4):735-751; [5] Cfr. Redding, R.E. (2008) It’s really about sex: Same-sex marriage, lesbigay parenting, and the psychology of disgust.«Duke Journal of Gender Law & Policy»; Vol.16: 127-193; [6] Cfr. Regnerus M. (2012) How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study.«Social Science Research»; Vol. 41(4):752–770.

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50 Commenti

  1. Giannino Stoppani scrive:

    Insomma la fiera del bias.
    Ma si sa che per sdoganare i “diritti dei gay” tutto fa brodo.
    Ogni volta che i commentatori attivisti gay in servizio permanente effettivo postano riferimenti a certi “studi scientifici” mi tocca far notare loro che si tratta di robaccia manipolata più o meno volontariamente dall’orientamento ideologico di chi la produce e che se non servisse come strumento di propaganda gay non la pubblicherebbe neanche il Vernacoliere.
    Del resto si sa che a dar retta agli “studi scientifici” del premio Nobel Al Gore la calotta polare si sarebbe dovuta sciogliere completamente entro questa estate.
    Del resto esistono autorevoli “studi scientifici” che “dimostrano” che non è certo l’amianto a causare il mesotelioma.
    E’ dura spuntarla con la realtà, eh cicci?

    • beppe scrive:

      hai ragione giannino, ma a furia di batti e ribatti, anche la gente più semplice subisce questo continuo lavaggio del cervello. non trascurare quella LAVATRICE quotidiana che è la televisione: credi che metterebbero a condurre i vari contenitori come vita in diretta e altri una con le idee di eugenia roccella? nei pomeriggi rai e mediaset passa un solo messaggio. è questo il vero POTERE che non riusciremo mai a scalzare.

    • Paolo scrive:

      Temo che sia dura per lei spuntarla con la realtà…sempre a proposito di robaccia spacciata per scienza. Coraggio, come ripeto sempre, se ne faccia una ragione e andrà meglio.

  2. Bifocale scrive:

    Il fatto che lo studio dei ricercatori dell’Univeristà di Melborune sia basato su dei self-report non inficia affatto la ricerca in quanto i risultati sono stati comparati su dati omogenei, ovvero altri self-report compilati da famiglie con genitori di sesso diverso. Viene poi un po’ da ridere che il signor Guzzo metta in dubbio la ricerca australiana e tiri in ballo lo strombazzatissimo studio di Mark Regnerus dicendo solo che “fu da taluni giudicato poco credibile”. Non scherziamo e diciamolo chiaramente: lo studio di Regnerus è totalmente screditato in quanto ha paragonato i figli di famiglie biologiche “intatte” non con i figli di coppie gay e lesbiche “intatte” ma quelli principalmente cresciuti da singoli oppure in nuclei familiari instabili, peraltro applicando un criterio assai vago sulla categorizzazione del genitore gay e lesbica. La rivista stessa che lo pubblicà ha ammesso che esso non dava risposte a tutte le “questioni di causalità”. Nella ricerca di Regnerus la falla fondamentale stava nel modo in cui i partecipanti sono stati assegnati nel gruppo dei bambini di madri lesbiche e padri omosessuali, ovvero dal modo in cui i avevano risposto alla seguente domanda: Da quando sei nato fino a 18 anni (o fino a quando hai lasciato casa per stare da solo), uno dei tuoi genitori ha mai avuto una relazione sentimentale con una persona dello stesso sesso? A questo domanda si poteva rispondere in tre modi: 1. Sì, mia madre aveva una relazione sentimentale con un’altra donna. 2. Sì, mio padre aveva una relazione sentimentale con un altro uomo. 3. No. Regnerus non ha mai fatto alcun raffronto con tutti coloro che, nella società, avrebbero potuto scegliere le due risposte ‘mancanti’, ovvero “Sì, mia madre aveva una relazione sentimentale con un altro uomo” e “Sì, mio padre aveva una relazione sentimentale con un’altra donna”. Dunque non bisogna essere dei geni per capire che i risultati della ricerca di Regnerus sono totalmente falsati da questo bias. Paul Amato, uno studioso rispettato nel settore, ha anche analizzato gli stessi dati e ha scoperto che le presunte differenze tra i bambini nello studio di Regnerus (classificati come essendo allevati da madri lesbiche e padri gay) scomparivano totalmente se venivanoi confrontati con quelli di bambini cresciuti in famiglie di divorziati, ricomposte, oppure da genitori single. Dunque la più ragionevole interpretazione delle differenze nello studio Regnerus è che, a livello di popolazione, i bambini che soffrono di molteplici transizioni fanno peggio di bambini che vivono in nuclei familiari stabili. Insomma l’incertezza e l’instabilità sono un male per i bambini, ma questo non c’entra niente col fatto se siano cresciuti da genitori dello stesso sesso o di sesso opposto. Oltre a questa gigantesca falla nelle fondamenta della ricerca naturalmente vi sono state anche critiche molto giustificate per quanto riguardava l’indipendenza dello studio di Regnerus, commissionato dall’Istituto Witherspoon e pagato insieme con le altre organizzazioni religiose conservatrici americane, che ne hanno poi utilizzati i risultati (ottenuti su false premesse) per giustificare la loro visione negativa su matrimonio tra persone dello stesso sesso e omogenitorialità.

  3. Paolo scrive:

    Tacciare questa solida dimostrazione circa l’assoluta adeguatezza delle famiglie omoparentali di scarsa oggettività e rilevanza quando fino a pochi mesi fa si conclamava la “ricerca” di Regnerus come valida e scientifica (“ricerca in parte ritrattata dallo stesso autore e fortemente ideologica) è veramente paradossale e grottesco….ma non é una novità

    • Cisco scrive:

      @Bifocale
      “figli di coppie gay e lesbiche “intatte” ? E dove sarebbero?
      Comunque se lo studio di Regnerus ha gravi limiti, questo e’ spazzatura allo stato puro: chiedere a delle coppie gay o lesbiche abbienti – presumibilmente militanti per il riconoscimento dei loro “diritti” – se i loro figli sono “felici” (e chi decide cos’è la felicità?) e’ estremamente esilarante. Dopodiché andate pure avanti, ci mancherebbe, quando i figli saranno adulti valuteremo direttamente (e dalla loro bocca) il loro grado di “felicità”…

      • Bifocale scrive:

        Cisco, a parte la ‘simpatica battutina’ sulle coppie gay e lesbiche intatte (che tu ne sia a conoscenza o meno ci sono tante coppie dello stesso sesso che stanno insieme da decenni) questa ricerca è stata condotta con la metodologia del self-report che è la stessa identica metodologia usata per i dati di raffronto, ovvero i self-report – con le stesse domande – delle famiglie tradizionali. Naturalmente per te quello che vale per le coppie etero improvvisamente diventa spazzatura quando la stessa identica cosa viene applicata alle coppie omosessuali, il che la dice lunga su quanto ti sia prevenuto e negativo nei loro confronti. Il limite è tutto tuo, temo, non della ricerca.

        • Alvaro il laido scrive:

          Figuriamoci se una coppia gay, che si è offerta volontaria per rispondere a un questionario sulla condizione dei minori con i quali convive, è disposta ad riconoscere che i suddetti minori si trovano male…
          Ma chi vuoi prendere in giro, oltre a te stesso?
          Una prece.

          • Bifocale scrive:

            Gli stessi dubbi allora dovrebbero esserci per le coppie etero che hanno compilato il questionario di raffronto dei dati. Guarda caso su questi non hai nessuna laida obiezione da fare. Ma chi vuoi prendere in giro?

            • Alvaro il Laido scrive:

              No, non ho obiezioni laide da fare perché lo capisce anche un perfetto cretino che le coppie eterosessuali non hanno niente da dimostrare a se stesse e al mondo e pertanto sono meno motivate di quelle omosessuali.
              Insistere su questo punto, che in un consesso non avvelenato dalle ideologie lo si definirebbe “pacifico”, serve solo a dimostrare la tua scarsa dimestichezza con queste problematiche e soprattutto la tua malafede cronica .

              • Bifocale scrive:

                Caro laido tanto per cambiare il tuo ragionamento non sta in piedi, in quanto le ricerche fatte sui nuclei familiari seguono tutte le stesse modalità e criteri, solo che tu vorresti che ai nuclei familiari con coppie dello stesso sesso fossero applicate metodologie diverse rispetto agli altri. Il problema sta nei tuoi personali pregiudizi, e forse anche in quella ‘malafede cronica’ che attribuisci agli altri, non certo nella metodologia della ricerca, che è la stessa per tutte le famiglie (il che rende per l’appunto i dati omogenei, e dunque comparabili).

                • anonimo scrive:

                  Beh comunque abbiamo raggiunto alcuni punti condivisi
                  1) Regnerus ha mostrato che le coppie stabili garantiscono una crescita migliore di quelle instabili
                  (da qui sarebbe interessante capire quali sono quelle piu’ stabili)
                  2) Quest’ultimo report, ha un campione minore, e invece di analizzare gli effetti dai diretti interessati chiedendolo a loro, lo chiede ai loro genitori: a qualsiasi conclusione si arrivi -pro-gay , anti-gay – questo report puo’ meglio definirsi come un report su “come si sentono i genitori di aver educato i figli”, e non sullo stato di salute dei figli

                  e sullo studio di regnerus, il fatto che “uno dei tuoi genitori ha mai avuto una relazione sentimentale con una persona dello stesso sesso?” si rispondesse “no, ha tradito” cosa cambia alla statistica ottenuta? anzi attribuisce il soggetto al campione eterosessuale, IN MANCANZA di altre domande
                  Su, tira fuori qualche frase di senso di obiezione a Regnerus – ma niente pipponi please

        • Maurizio scrive:

          Il self-report di una persona che sente di dover sostenere una “causa” all’interno di un contesto che percepisce ostile, almeno in parte (la questione delle adozioni per i gay è lungi dall’essere pacifica), è innegabilmente molto più esposto al bias rispetto al self-report di un’altra che non si trova in nella stessa condizione. E questo soprattutto in presenza di self-selection (ovvero la tecnica di reclutamento del campione nello studio in questione), che quindi fa pensare ad una maggiore inclinazione all’esporsi per sostenere le proprie idee.

  4. Galcian79 scrive:

    Ora che siete riusciti a dimostrare che i gay sono geneticamente superiori a tutti gli altri, concedete a noi omosessuali geneticamente inferiori il diritto di diventare eterosessuali, almeno per finta?
    Sapete, non vorremmo essere incidentalnente accusati di sporcare il tappeto.

  5. Giannino Stoppani scrive:

    Ah, ah, ah,
    Abbiamo trasmesso la scalata del K2 con Bifocale capo spedizione e due sherpa con le bombole d’ossigeno.
    Ma sì, è tanto tanto tanto “scientifico” chiedere agli abbonati del comunale di Firenze per quale squadra tifano e concludere che il 99,99% degli italiani tiene per la Fiorentina.
    Ah, ah, ah!

  6. Fileno scrive:

    L’articolo è veramente tiepido la “ricerca” che viene dall’Australia e’ vergognosa propaganda. Lo studio si basa su una relazione chiesta ai “genitori” omosessuali (e solo a loro) su come stanno i loro figli. I “genitori” omosessuali non sono stati reclutati su base statistica ma volontaria ( solo chi si proponeva faceva parte del campione). L’autore dello studio e’ un “genitore” omosessuale. In sintesi e’ una ricerca che nulla ha a che vedere con uno studio scientifico, in cui un “genitore” omosessuale ha chiesto ad altri “genitori” omosessuali se erano bravi genitori, loro sorprendentemente (e’ ironico) hanno risposto di si, e i risultati totalmente falsati sono stati messi a confronto con i dati statistici ufficiali generali del governo australiano. Come dice quella pubblicità? Gli piace vincere facile.

  7. Mappo scrive:

    Self report? Tutto da ridere, mi viene in mente il vecchio detto per cui non si doveva chiedere all’oste se il suo vino era buono.

    • GIovanna scrive:

      Eddai, perché non chiediamo alle varie Giuseppine come stanno i loro figli ? Sono stati concepiti uno per “moglie “, con seme maschile comprato al mercato e cresciuti con l’assoluta proibizione di dire la parola “padre “. E in alcuni casi a questi bambini non viene nemmeno detto chi sia l’unica madri: loro hanno “due” madri e guai a chi fiata.
      E chiediamolo ai vari Tommasi, come stanno i loro figli, che sono stati concepiti acquistando gli ovuli dalla madre genetica e impiantati dopo la fecondazione in un’altra madre in affitto, così che la stessa idea di madre fosse totalmente distrutta … certo che sono belle storie da raccontare ai figli, chissà se raccontano anche quanto sia costoso il tutto, con tariffari sbandierati con orgoglio ? Certo, un po’ caro, signora mia, una vera ingiustizia.
      Cosa potrebbero mai dire, i Tommasi e le Giuseppine ? Quello che hanno scritto su Tempi, che tutto il mondo è con loro e chissenefrega dei bambini scelti su catalogo , loro volevano il bambolotto e tanto basta. Direbbero che sono bambini che se soffrono, ma non soffrono, è solo perché qualche cattivone chiede loro del papà o della mamma, ma la questione è risolvibile, perché a casa loro è vietato dire parolacce e frequentare gente che dice parolacce simili.
      Poi, questi bambini hanno tutto di tutto, sono perlopiù biondi , con intelligenza elevata ( certo, per l’investimento i “donatori” qualche garanzia la devono dare ! ) , case bellissime col prato ( in foto fanno un figurone ! ), giochi a pacchi e gadget elettronici a profusione….l’unica cosa che manca loro è di crescere col loro papà e la loro mamma : sono i bambini più abbandonati del mondo.
      Quando sarà il momento di introdurre tali pratiche schaivistiche anche in Italia, quante belle interviste alle Giuseppine e ai Tommasi, un tripudio di felicità e salute e ricchezza per questi bambini.
      Spero solo che questi poveri figli saranno cresciuti abbastanza per raccontare il loro inferno e impedire che ci passino altri innocenti.

  8. augusto scrive:

    Quelli dell’università di melbourne non stanno bene…..

  9. Anonimo scrive:

    Interessante e argomentato il lungo intervento con il quale Bifocale smonta la ricerca Regnerus. Lo stesso Regnerus in un articolo apparso su Slate (googlate e troverete, se v’interessa) dichiarava chiaramente che i suoi risultati si basavano su quanto succedeva decenni fa (quando gli adulti intervistati erano bambini), che ora la situazione è diversa e che sicuramente esistono e sono esistiti omosessuali che fanno un ottimo lavoro come genitori.

    Sarebbe bello leggere risposte altrettanto argomentate da parte di chi sostiene che lo studio Regnerus dimostrerebbe l’inabilità di gay e lesbiche a essere dei buoni genitori.

  10. Giovanni Cattivo scrive:

    Se fau una ricerca sui forti fumatori anche se non usi un campione non statistico una percentuale più alta di cancro esce ugualmente. Se le famiglie omogenitoriali fossero l’abominio che dite voi succederebbe lo stesso, no?

    • Giannino Stoppani scrive:

      No.
      L’esempio che hai fatto è puerilmente fuorviante.
      E’ come se ai ristoratori fosse stato chiesto di mettersi da soli il numero di stelle sulla guida Michelin.
      Le coppie omosessuali, inoltre, sono ideologicamente fortemente motivate a rappresentare una situazione migliore di quella reale.
      L’unica cosa che lo studio in oggetto certifica scientificamente è quella che gli istituti e le organizzazioni schierate a favore del matrimonio gay e dell’adozione da parte di coppie omosessuali sono mossi da ragioni esclusivamente ideologiche.

      • Gio Kativo scrive:

        No è il tuo esempio che è fuorviante. Non gli hanno detto di mettersi le stelle, gli hanno dato un questionario articolato. Si fa nella maggior parte delle ricerche.

        Comunque il dato che l’osservazione di 500 coppie omogenitoriali non sveli problemi evidenti e terribili già smentisce la vostra tesi.

        • Giannino Stoppani scrive:

          E se sei “de coccio” fijo mio, che ce posso fa?

        • Giancarlo Romei scrive:

          Purtroppo per lei ha ragione Gianburrasca, l’attendibilità scientifica di certe iniziative è da premio ignobel.
          Per perorare la sua causa ricorrere a questo pattume è nientemeno che controproducente.

  11. Gio Cattvo scrive:

    Lo studio di Ragnerus voleva proprio dimostrare che avere genotiri di sesso diverso è un danno a prescindere dalle condizioni. Invece, bias a parte, ha prodotto dati che dicono che i figli di famiglie gay con problemi hanno gli stessi problemi di quelli delle famiglie etero con problemi,

    • GIO CATTIVO scrive:

      in questo caso anche il bias sociale contribuisce a confermare la tesi della ricerca. Le famiglie omogenitoriali sono colte e benestanti ed hanno fatto un enrome investimento emotivo e finanziario per avere un figlio, Normale che siano genitori particolarmente presenti e attenti. Questo è in linea con l’assunto stradimostrato che per essere buoni genitori contano solo qualità personali ed impegno. il sesso è inifluente.

      • Giovancattivo scrive:

        Aho, ma sta storia che due uomini possoano essere genotiri migliori di un uomo ed una donna (per motivi del tutto logici e contingenti, non in assoluto) proprio non la volete sentire. Prima me la bloccate, poi se la pubblico con un piccolo trucco :-) la cancellate. E vi lamentate di Scalfarotto.

        • Gio Kativo scrive:

          la ripropongo: il fatto che le coppie omogenitoriali maschili ottengano migliori risultati educativi delle coppie omogenitoriali femminili e di quelle etero risulta da diverse ricerche questa e una del Centro di ricerche sulla famiglia dell’università di Oxford. Probabilmente dipende dal fatto che le coppie formate da due uomini hano la strada più complicata e costosa davanti. Chi arriva on fondo èp particolarmente motivato. Questo è solo un vantaggio contingente che si annullerà quando questa strada sarà più facile. Ma mi sembra contribuisca a dimostrare che le sole cose che fanno la differenza per un bambino sono la cura e l’impegno dei suoi genitori a prescindere dal sesso.

          • Fran'cesco scrive:

            Oxford batte Melbourne 1-0. E poi dicono che su Tempi non danno spazio alle opposizioni.

          • giovanna scrive:

            Ma certo, caro Giovanni cattivo, per tua figlia la tua presenza, in quanto uomo, è assolutamente ininfluente ! Non si rapporta col tuo essere maschile per imparare a rapportarsi col maschile da grande, non impara dal rapporto uomo-donna che c’è (se nel frattempo non avete entrambi trovato di meglio ! ) tra te e la mamma… se fosse cresciuta da due donne per lei non cambierebbe nulla !
            Tu sei una figura assolutamente interscambiabile per lei, dunque insignificante, se c’erano due donne che la mantenevano, per lei non cambiava nulla ! Però la dovevano mantenere con affetto ! Un affetto incredibile che le ha portate ad eliminare il padre dalla vita di una bambina !
            Come non cambia nulla per l’altra bambina, che non vive col padre, perché la madre nel frattempo ha trovato di meglio, che differenza fa per lei vivere col padre, con te, con due donne, con due uomini ?
            Se la persona non conta nulla, ogni abuso è possibile, anzi incentivabile, dalla culla alla bara.
            (vabbè che il tuo è un lavoro a tempo pieno, non l’hai mai smentito, ma credere che un padre si ritenga così insignificante per la figlia, no. Piuttosto sono discorsi che si fanno per i figli altrui, quei bambini , i più soli al mondo, che nessuno difende )

            • Giovanni Cattivo scrive:

              Si a parità di impegno e capacità genitoriali non fa differenza. Dimostra il contrario

  12. pse scrive:

    pPossiamo aprire numerose discussioni sulla attendibilità o meno del lavoro citato dall’articolo (non su quello di Regnerus, la cui inaffidabilità è fuori discussione).
    Mi interessa capire però dai vari giornalisti e commentatori di questo sito un altro aspetto: sareste pronti a concordare ed accettare i risultati di una ricerca scientifica seria che smentisse il vostro punto di vista sull’omosessualità e sulle famiglie omoparentali (qualunque esso sia)? Perchè se così fosse questo rappresenterebbe un grosso passo avanti nella discussioni.

    • Anonimo scrive:

      Sì.

    • Fran'cesco scrive:

      Pse, dovremmo dire ok alla omogenitorialita’ e ritrovarci tra 20 anni a discutere come stanno i figli cresciuti senza mamma e con piu’ papa’??? Sulla base di cosa, del numero di disadattati o degli esauriti? Il problema e’ a monte, perche’ ad un bambino appena nato non devi dare la tetta della mamma che lo deve allattare?

      • pse scrive:

        Il punto, molto semplicemente è questo. O l’omogenitorialità in quanto tale è dannosa per i bambini (dobbiamo definire ovviamente che cosa si intende per dannosa, e misurarla bene: tu parli di disadattati o esauriti, concorderai che occorre avere qualche idea più chiara in merito) o non lo è.
        Nel secondo caso tutte le paranoie che si stanno sollevando sulle famiglie omogenitoriali sono destinate a scomparire, nel primo caso invece sarebbe corretto che lo stato tuteli i bambini e vieti l’omogenitorialità. Per inciso in una analisi del genere, andrebbero anche inclusi i bambini che stanno negli orfanotrofi.
        Detto fra noi: non abbiamo bisogno di aspettare 20 anni: le famiglie omogenitoriali esistono da tempo, la base dei dati già c’è.
        Ripeto ipotizza una ricerca che tenga conto dei vari bias (sociale, di stabilità dei legami affettivi degli adulti, ecc. ecc.) e che pervenga alla conclusione che non vi sono differenze significative nel numero dei danni tra i tre gruppi di cui sopra. Saresti pronto ad accettarne il risultato?

        Ti comunico per concludere che il mondo è pieno di mamme che non possono allattare perchè non hanno abbastanza latte, e che il legame che si instaura col neonato quando lo allatti col biberon è comunque qualcosa di speciale … e si lo può provare anche un papà

        • Giancarlo Romei scrive:

          Se secondo lei allo stato attuale ci sono i dati sufficienti per una ricerca SERIA su un fenomeno come questo, è evidente che lei non sa di cosa parla.
          Sarebbe come dedurre un mutamento climatico da una osservazione di tre anni.
          La scienza è una cosa seria, non consideriamola una barzelletta.
          Se si vuol prendere una decisione POLITICA in un senso o nell’altro la si prenda, ma per favore non vendiamo fumo dicendo che è stata presa su basi scientifiche.

          • maboba scrive:

            La cosa di maggior buon senso che poteva esser detta

          • pse scrive:

            ci sono paesi in cui le realtà di famiglie omogenitoriali sono tali da anni … si vi sarebbero le possibilità per delle ricerche serie, se lo si volesse.

            • Giancarlo Romei scrive:

              Il fenomeno è troppo recente e circoscritto per fare un’indagine scientifica dotata di un minimo di autorevolezza.
              Al massimo se ne potrebbe fare una un po’ più indicativa di questa spazzatura che viene venduta per “scientifica” a patto di condurla senza pregiudizi ideologici e intenti propagandistici.
              Ma per dare la risposta scientificamente “SERIA” da cui trarre le conclusioni “definitive” che lei pretenderebbe ci vorrebbero letteralmente dei secoli.

        • Fran'cesco scrive:

          Pse,
          Scienza e Politica battono Umanita’ 1-0.
          I vitelli vengono allattati da robot, non c’e’ problema, avanti cosi’

  13. Anonimo scrive:

    Mi pare che l’attendibilità dello studio di Regnerus sia stata confermata, ma anche il fatto che Regnerus non ha scoperto quello che in molti gli fanno dire.

    Se si va aldilà dei titoli, infatti, si scopre che Regnerus ha intervistato adulti che sono cresciuti in famiglie disgregate dove c’era almeno un genitore omosessuale (250 in totale, la metà del campione della ricerca australiana), confrontando i dati adulti cresciuti in famiglie genitori eterosessuali e scoprendo che chi cresce in famiglie intatte sta meglio di chi cresce in famiglie disgregate (omosessuali o eterosessuali).

    Per sua ammissione, non è riuscito a trovare abbastanza adulti cresciuti in famiglie omosessuali intatte, aggiungendo che la situazione attuale di maggiore accettazione da parte della società può facilitare la presenza di famiglie omosessuali in questa generazione, cosa che non è successa nella generazione precedente che è quella studiata da Regnerus. Si può leggere tutto questo nell’articolo scritto da Regnerus su slate.

    Per riassumere: famiglia intatta, figli stanno bene. Famiglia disgregata, figli stanno meno bene. Ecco i risultati della ricerca di Regnerus.

    Ribadisco: sarebbe bello avere una risposta argomentata su questi punti.

    • pse scrive:

      concordo con lei … io ho liquidato brutalmente Regnerus, senza evidenziarne i particolari come ha fatto lei. Le mie riserve erano su quello che a Regnerus viene fatto dire. Penso anche io che probabilmente più che il sesso dei genitori conta la stabilità e la serenità del nucleo familiare …

  14. Nino scrive:

    Gli studi, di qualunque tipo, possono essere più o meno influenzati ed “indirizzati”, ma mi pare che a livello di studi condotti seriamente (pur con dubbi sul modo in cui essi sono stati indirizzati) non venga fuori nessun quadro sconvolgente, nè da una parte nè dall’altra.

    La verità, a mio avviso, è che ognuno di noi, a prescindere dal proprio orientamento sessuale, può essere un cattivo o buon genitore, e che esserlo ( o non esserlo) dipende da così tanti fattori che l’orientamento sessuale, seppure influenzasse questo essere o non essere, non è di certo un fattore prioritario.

    In generale io non sarei sorpreso dallo scoprire che i figli di coppie omosessuali siano mediamente almeno felici e sereni come i figli delle coppie etero. Senza entrare (per non buttarla in caciara) nel merito dei metodi utilizzati dalle coppie gay per avere un figlio, è abbastanza innegabile che:

    -un figlio di coppia omosessuale è senza alcun dubbio desiderato fin da prima del suo concepimento mentre questo non si può dire per tutti i figli di coppie eterosessuali

    -un figlio di coppia omosessuale vive mediamente (visti i costi) in una situazione di benessere superiore a quelle delle coppie eterosessuali

    Di contro è un figlio “diverso” e questa diversità ancor oggi può avere un peso negativo in specifici contesti

    Non ho numeri precisi, ma credo che oggi in italia ci siano diverse centinaia di coppie omosessuali con bambini, tutto sommato una base statistica su cui si potrebbe lavorare.

  15. beppino scrive:

    Questi studi sulla capacità genitoriale delle coppie omosessuali, indipendentemente dalla oggettiva validità scientifica o meno, non possono non lasciare aloni di perplessità. Da almeno 30.000 anni é principalmente la famiglia (uomo + donna + figli) che delinea i caratteri antropologici e sociali; allo stesso modo da migliaia di anni esiste una parte minoritaria dell’umanità che per motivi ancora non del tutto chiari si trova di necessità a vivere capacità relazionali affettive omorientate (qualcuno dice il 2% dell’umanità, qualcuno dice 4, altri il 10, sempre comunque percentuali “minoritarie”). Di questa particolare umanità (popolazione omosessuale) sicuramente una certa quota si é trovata, durante questi 30.000 anni, a “gestire” (da “single” ed a volte anche in coppia) la crescita di bambini, vuoi per aver “scoperto” successivamente l’orientamento sessuale, vuoi perché si é trovata di necessità ad “adottare” un bambino, o per mille altri motivi. Indipendentemente da esiti complessivamente positivi o negativi di queste evenienze resta il fatto che in 500 generazioni i fenomeni di omogenitorialità “ufficiosa” non sono sicuramente stati in grado di incidere significativamente sui citati caratteri antropologici e sociali, ne probabilmente potrebbero incidere se non altro per la legge dei grandi numeri. Conseguenza di questo ragionamento non può che essere il fatto che la validazione o meno di una possibile capacità genitoriale da parte di gay e lesbiche non può essere vista, esclusivamente o prevalentemente, in prospettiva di eventuale oggettiva valutazione di merito. Il vero problema semmai, alla luce delle fortissime spinte dei gay-friendly per aprire il matrimonio con figli anche alle coppie omosessuali, é di chiedersi se sia più importante dissertare sulle capacità genitoriali, e quindi sulla “resa genitoriale” degli adulti, o piuttosto sia più importante dissertare sulle effettive necessità/richieste dei nuovi nati. Tra le necessità ineluttabili di un nuovo nato non possiamo non inserire il “da dove vengo biologicamente” (valutazione soggettiva) e lo sviluppo psicologico equilibrato (valutazione oggettiva). C’é poi la valutazione dell’effetto dell’apertura al “matrimonio omosessuale” sul matrimonio naturale, ma questo é un altro discorso…

  16. mau scrive:

    ma quanto vi scoccia?????????? che qualcuno scentificatamente dice il vostro contrario, ma l’articolo leggetelo tutto, parla di figli nati per scelta………

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