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Hunger Games, una trilogia su ideologia e potere

luglio 3, 2012 Letizia Mariani

Recensione de Il Canto della Rivolta, terzo e ultimo libro della trilogia Hunger Games scritta da Suzanne Collins

Il quindici giugno è stato pubblicato in Italia Il Canto della Rivolta, terzo e ultimo libro della trilogia Hunger Games scritta da Suzanne Collins. Best seller mondiale di ventisei milioni di copie, la trilogia è ambientata in un Nord America post-apocalittico rinominato Panem, settantacinque anni dopo la rivolta dei dodici distretti contro l’opprimente Capitol City e la presunta distruzione del Distretto 13. Per ricordare al popolo che esso è proprietà di Capitol City, quest’ultimo crea gli Hunger Games: ogni anno tutti i distretti sorteggiano due tributi (un ragazzo e una ragazza) tra i dodici e i diciotto anni, che vengono portati a Capitol City e presentati a Panem come celebrità prima di essere rinchiusi in un’arena dove dovranno combattere ed uccidere finché rimarrà un solo vincitore; tutto questo viene proiettato live in televisione e seguito come un reality show. Katniss Everdeen, la protagonista dei libri, prende il posto della sua sorellina Prim quando questa viene sorteggiata, e si trova nell’arena con Peeta Mellark, il ragazzo che, qualche anno prima, le aveva salvato la vita.

La realtà degli Hunger Games è senza dubbio violenta e crudele ed ha scatenato molte critiche, tuttavia non è altro che una versione romanzata del ruolo del potere nel ventunesimo secolo. «Il mio intento è far riflettere i lettori su quali aspetti della storia riconoscano o abbiano a che fare con la loro stessa vita», ha spiegato Collins a Libreriamo.it. «Se trovano questi aspetti inquietanti, spero che si chiedano cosa fare per cambiarli». Questi “aspetti inquietanti” si vedono specialmente nei media che vengono sfruttati per manipolare sottilmente il pubblico, proprio come Capitol City manipola i suoi abitanti attraverso lusso materiale e sfilate eleganti dei tributi, per distrarli dalla crudeltà degli Hunger Games. Durante un’intervista con Scholastic, la casa editrice del suo libro, Collins parla del nesso che c’è tra il marketing di vari film, videogiochi e prodotti, e il comportamento passivo della società che lei ha voluto comunicare attraverso i suoi libri. «C’è un potenziale per anestetizzare il pubblico così che quando vedono una vera tragedia, questa non ha l’impatto che dovrebbe avere».

Nella serie è evidente la battaglia tra «la purezza del proprio “io”», ed il potere che manipola, riassunta da Peeta quando dice: «Non voglio perdere me stesso, non voglio che mi trasformino in una specie di mostro che non sono. Continuo ad augurarmi di trovare un modo di dimostrare a quelli di Capitol City che non sono una loro proprietà. Che son più di una semplice pedina». In quella scena inizia la resistenza contro il potere che cancella l’“io”, perché Katniss si accorge che «ci sono giochi peggiori» della morte nell’arena di cui era così preoccupata; quello che importa realmente è non perdere se stessi. Nell’arena la ragazza si affeziona alla dodicenne Rue e quando la bambina viene uccisa, Katniss, piena di dolore, copre il corpo dell’amica di fiori così che tutta Panem possa vedere il suo gesto e riconoscere che Rue è un essere umano; questo suo gesto accende la prima scintilla di ribellione che parte dal Distretto 11, dove viveva Rue. Anche il rapporto che Katniss instaura con Peeta alimenta la fiamma della rivolta perché, al posto di essere percepiti dal popolo come parte dei Giochi, i due ragazzi sono visti come due giovani che si vogliono bene e che morirebbero piuttosto che uccidere l’altro. La battaglia finale che Katniss combatte contro il potere è nell’aiutare Peeta a ritrovare se stesso quando, essendo stato particolarmente torturato da Capitol City, una volta rilasciato non ricorda più la ragazza. Questo fatto mostra la crescita umana di Katniss che capisce che combattere per quello che si ama è più importante e più potente rispetto a combattere per un ideologia.

Nell’ultimo libro la Collins si concentra molto, invece, sull’uomo che perde se stesso davanti al potere. Gale Hawthorne (miglior amico di Katniss), ragazzo di animo libero e un po’ rivoluzionario, acquisisce potere tra i ribelli grazie ai suoi ideali convinti contro Capitol City e alla sua personalità da leader. A differenza di Peeta, Gale non combatte per il proprio “io” o per il bene di qualcun altro, ma combatte per vendetta; così il ragazzo si perde nella sua ideologia che diventa violenta al punto che, per dare il colpo finale a Capitol City, Gale crea delle bombe che uccidono gran parte dei bambini di quella città.

La trilogia Hunger Games è una lettura veloce e ben scritta che fa riflettere sul significato di mantenere il proprio “io” e su quanto è facile perdersi davanti alle lusinghe di ideologia e potere.

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1 Commenti

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