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Grecia, il lato disumano della crisi: le madri abbandonano i figli perché non possono sfamarli

gennaio 26, 2012 Chiara Sirianni

Un documentario della Bbc racconta i tragici risvolti che la crisi ha prodotto in Grecia. Madri e padri senza lavoro sono costretti ad abbandonare i figli all’asilo o sull’uscio dei centri d’accoglienza perché non sono più in grado di mantenerli. E intanto ad Atene la disoccupazione continua ad aumentare

«Non verrò a prendere Anna oggi, perché non posso permettermi di prendermi cura di lei. Per favore, abbiatene cura. Mi dispiace. Sua madre». È il biglietto trovato nel cappottino di una bimba di 4 anni dalla sua maestra d’asilo. Lo racconta la Bbc, in un reportage sulla capitale greca che descrive come è cambiata la situazione nei centri giovanili per indigenti. Le associazioni che si occupano di bambini abbandonati lanciano l’allarme: non più famiglie disastrate, in cui si vive il disagio di alcool e e droga, ma anche madri con una vita normale, spesso sole, che a causa della crisi non riescono a occuparsi dei propri figli. L’emittente televisiva inglese ha incontrato padre Antonios, giovane sacerdote ortodosso che gestisce il centro Kivotos. Negli ultimi due mesi, dietro la porta di casa, ha trovato quattro bambini infagottati. Alcune chiedono aiuto, ma poi spariscono. Come nel caso della madre della piccola Natasha, due anni: il religioso le aveva trovato un’occupazione, ma la giovane se n’è andata abbondonando la figlia. Ci sono anche due neonati gemelli, trovati denutriti e ricoverati immediatamente in ospedale: la madre non riusciva più ad allattarli a causa della sua malnutrizione.

«Nell’ultimo anno abbiamo avuto centinaia di casi di genitori che ci hanno lasciato i loro figli perché ci conoscono e si fidano di noi. Dicono che non hanno più soldi, non hanno un riparo, né cibo. Noi cerchiamo di dar loro quello che gli occorre», racconta il sacerdote. Separare i bimbi dai genitori è l’ultima soluzione: ci sono 30 appartamenti destinati a ospitare famiglie bisognose, ma purtroppo non bastano più. Un quadro che mette i brividi nella Grecia conosciuta principalmente come meta vacanziera, che ora si trova a fare i conti con un negozio su quattro chiude e una crisi che continua a crescere giorno dopo giorno. Il tasso di disoccupazione ha toccato il picco record del 17.7% nel terzo trimestre di quest’anno, contro il 12.4% dello stesso periodo del 2010 e il 16,3% del secondo trimestre 2011, mentre il numero totale dei disoccupati sta rapidamente puntando verso il milione di unità. I settori più colpiti sono quello edilizio, il manifatturiero, la vendita al dettaglio e all’ingrosso, che solo nell’ultimo anno hanno perso quasi 180.000 posti di lavoro.

Fra le conseguenze, il fenomeno drammatico del reportage Bbc: molti genitori non hanno più le risorse per occuparsi dei figli, soprattutto ad Atene. Come Maria, madre single che ha affidato la figlia di otto anni alle cure di un centro per bambini in difficoltà. Dopo il licenziamento ha passato un anno senza lavoro, nonostante cercasse un impiego «ogni giorno, da mattina a sera». All’inizio la lasciava alla mensa dei poveri della chiesa, ma la bambina passava ore e ore da sola. Così Maria (che ha perso 25 kg) ha deciso di affidarla a Sos Children, un ente di beneficenza: la va a trovare quando può, ma non riesce a mantenerla, anche se nel frattempo è riuscita a trovare lavoro in un bar, ma guadagna solo 20 euro al giorno. L’associazione in passato si occupava di bambini vittime di abusi o dipendenza da droga e alcool dei genitori, ora la causa principale è diventata la povertà. Anche il quotidiano greco Kathimerini conferma che nelle case gestite da Sos Children sono arrivate 500 richieste di inserimento. Nella sola regione di Atene si è registrato un aumento di domande del 100% e anche le richieste di sussidi aumentano: non si tratta più di famiglie a basso reddito, ma della cosiddetta classe media, che ha visto le sue aziende e i suoi negozi chiudere.

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