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Gli 80 euro in busta paga anche agli incapienti. Ecco le misure del Def

aprile 9, 2014 Chiara Rizzo

Confermato il taglio dell’Irpef per i redditi fino a 25 mila euro, la misura sarà estesa anche ai 4 milioni di italiani sotto gli 8mila euro annui. Sconto Irap del 5 per cento ancora senza timing

L’ha chiamata «operazione quattordicesima» Matteo Renzi, ieri dopo il Consiglio dei ministri, presentando il Def 2014 e le varie novità. Ma la più importante sicuramente resta questa per ora: «Con gli 80 euro in più in busta paga gli italiani avranno la 14esima grazie all’operazione di questo governo. È giustizia sociale: in questi anni alcuni hanno preso tanto. Troppo. Ad esempio i manager pubblici. Che ora non potranno prendere più di quanto prende il Presidente della repubblica».

ANCHE GLI INCAPIENTI. La novità interessante di ieri è che la misura, finora sicuramente destinata ai redditi dei lavoratori dipendenti o assimilati (co.co.co) fino ai 25mila euro lordi annui (1.500 circa mensili), sarà estesa anche a quella larga fascia di italiani che ha un reddito annuo sotto gli 8mila euro lordi. Sono gli “incapienti”, che attualmente sono esentati dalle tasse, quindi anche dall’Irpef, la voce a cui il governo vuole agganciare gli 80 euro in busta paga. Ma Renzi ha detto che nel decreto legge che verrà approvato dal Cdm il 18 aprile ci sarà un intervento anche per questi circa 4 milioni di italiani. L’ipotesi è o che il contributo venga anticipato dal datore di lavoro, che poi lo riceverebbe indietro dallo stato come credito d’imposta, o che il contributo arrivi tramite taglio dei contributi Inps in busta paga, dato che anche gli incapienti versano questi contributi.

FINANZIAMENTO DEL TAGLIO. La sforbiciata al cuneo fiscale complessiva sarà di 10 miliardi (considerando gli incapienti un miliardo di euro in più): da maggio 2014 a fine anno serviranno 6,7 miliardi. Ieri Renzi ha spiegato, confermando che «le coperture ci sono da 20 giorni», da dove arriveranno questi soldi: 4,5 miliardi dalla spending review, altri 2,2 miliardi arrivano in piccola parte dall’aumento del gettito Iva e – questa una novità tenuta nascosta ai media sino all’ultimo – in maggiorparte dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione di Bankitalia, che viene raddoppiata, passando dal 12 per cento previsto dal governo Letta e dall’ex ministro Saccomanni (con un gettito di un miliardo), al 26 per cento del governo Renzi e del ministro Padoan (si arriva al gettito di 2 miliardi). Tanto che, semplificando, ieri Renzi presentando la copertura al taglio del cuneo fiscale ha dichiarato che «arriverà dalle banche».

SCONTO IRAP ALLE IMPRESE. L’altra notizia arrivata ieri dal Def è sullo sconto Irap per le imprese. L’Irap è una tassa legata al lavoro, che viene pagata tanto più quanto più si assumono dipendenti: ora il governo la sconterà del 5 per cento per il 2014, e «di almeno il 10 per cento» per il 2015. Il Def però non specifica i tempi, e vi si legge solo che “verrà introdotto uno specifico provvedimento a breve”. Questa voce sarà finanziata dall’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (ma non i Bot) che dal primo luglio passerà dal 20 al 26 per cento.

GLI STIPENDI DEI MANAGER PUBBLICI. Ieri Renzi, presentando la misura degli 80 euro in più in busta paga, ha sottolineato che «Non è demagogia elettorale, ma giustizia sociale, con questa operazione comincia a pagare chi non l’ha mai fatto e a riscuotere chi non ha mai riscosso e chi in questi anni ha preso troppo». Il riferimento è stato fin troppo esplicito, «i manager pubblici», ad eccezione di quelli di società quotate in Borsa (come Enel o Eni). Renzi ha presentato così un’altra misura, che prevede un tetto massimo agli stipendi dei dirigenti nella Pa: «Ora non potranno prendere più di quanto prende il presidente della Repubblica, 239mila euro (lordi, ndr.) è più che sufficiente, in questi anni si è totalmente sforato». Renzi ha stimato un risparmio «tra i 350 e i 400 milioni di euro, una bella cifra, ma conta anche il valore simbolico». La seconda misura legata ai dirigenti pubblici è che una parte del loro stipendio, che il premier per ora stima intorno al 10 per cento, sarà legata all’andamento economico dell’Italia: se il Pil crescerà, questa percentuale verrà pagata; se il Pil al contrario avrà il segno meno, lo Stato la tratterrà, perché «Non è possibile che un manager prenda un premio massimo, se il Paese va a rotoli».

I NUMERI DEL PIL.  Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ieri ha spiegato che con il Def il governo ha preferito fare una stima «per prudenza» sul Pil, con una crescita prevista per il 2014 ribassata allo 0,8 per cento. È stato Renzi ad aggiungere che «spero sarà smentita in positivo». Il deficit in rapporto al prodotto interno lordo resterà fermo al 2,6 per cento. Questi dati verranno inviati a Bruxelles a riprova che l’Italia manterrà l’impegno di rimanere al di sotto del 3 per cento nel rapporto deficit/Pil.

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