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La giustizia è “il” problema. Eppure i magistrati in gamba non mancano. Perché non parlano?

maggio 30, 2016 Emanuele Boffi

O un cambio di mentalità arriverà dall’interno stesso della magistratura o l’Italia rimarrà un paese immobile per altri cinque lustri

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Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti).

Per anni ci siamo raccontati che i mali dell’Italia discendevano dalle ruberie Psi-Dc («in questo mondo di ladri», cantava Venditti). Poi, per anni, giornali e film ci hanno narrato l’intreccio tra Stato e Cosa Nostra. Quindi è arrivato il tempo della calamita Berlusconi che ha attratto a sé ogni odio e livore, polarizzando lo scontro fra onesti e disonesti. E ora, che accade ora?

Accade che basti l’ipotesi di turbativa d’asta per essere arrestati (Uggetti a Lodi) e che nemmeno i campioni dell’onestà siano immuni da rogne giudiziarie (Nogarin a Livorno e Pizzarotti a Parma). Accade anche che Mannino – dopo venticinque anni – sia riconosciuto innocente. Accade che il generale Mori – a più di vent’anni dai fatti – sia scagionato da ogni sospetto malavitoso (ciaone Travaglio).

Cosa ci dicono queste pindariche chiose a margine di cinque lustri della nostra storia? Ci suggeriscono che la giustizia – e non solo quella che tocca la politica – non è uno dei problemi del nostro paese. È “il” problema, come si vede dalla titubanza degli investitori esteri che tergiversano a portare capitali nel paese dove ogni tribunale è un porto delle nebbie.

Bene, cioè male. A Palazzo Chigi abbiamo un presidente del Consiglio che iniziò la carriera grazie a uno scandalo che mise fuorigioco dalla corsa a palazzo vecchio Graziano Cioni (a proposito: è appena stato assolto). E all’Anm abbiamo Davigo, quello dell’assunto “politico-indagato-politico-colpevole”.

Male, cioè malissimo. O un cambio di mentalità arriverà dall’interno stesso della magistratura o rimarremo così per altri cinque lustri. Di magistrati in gamba ne esistono: perché non parlano? Alcuni di loro (Tony, Fiandaca, Nordio) non mancano di far sentire la loro voce. E tutti gli altri?

Foto Ansa


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4 Commenti

  1. CARLO says:

    I magistrati sono la vera e prima casta dell’Italia. Infatti cosa è una casta se non un gruppo di persone che può fare tutto ciò che vuole senza che nessuno possa efficacemente criticarla e contestarla? Altro che i politici, i quali sono quotidianamente messi alla sbarra (più o meno giustamente, dipende dai casi e dai soggetti). Avete invece mai visto un magistrato messo seriamente alla sbarra per una sentenza sbagliata che ha rovinato l’esistenza ad un povero cittadino? E purtroppo, le regole se le danno loro e quindi c’è poca speranza di cambiamento futuro! Certamente, qualche buon magistrato c’è ma, se la pensa diversamente da chi ha il potere (leggasi Magistratura Democratica), viene combattuto in ogni modo e messo nella impossibilità di operare. E quindi …

  2. Luca P. says:

    Ci hanno fatto il lavaggio del cervello per indurci a pensare che il male dell’Italia è la politica.
    Il M5S ha fatto di questo maldipancia il cuore della sua campagna elettorale.
    Ma il vero CANCRO dell’Italia è la pubblica amministrazione … dove la Magistratura costituisce la legittimazione ultima dello status quo.
    La pubblica amministrazione ha il potere (dato da una burocrazia che definire “borbonica” è dir poco), i numeri (migliai di persone) e la presenza (sulla si fa senza passare per il giogo della P.A.) tali da costituire la vera “piovra” del sistema Italia.
    E quelle poche volte che la politica ha cercato di riprendersi il potere che gli spetta mettendo l’apparato pubblico al servizio dei cittadini … apriti cielo. Dossier, scioperi, talkshow, manifestazioni di piazza.
    Ecco perchè i buoni magistrati, così come i tanti buoni dipendenti della P.A. non possono fare nulla … conoscono troppo bene la macchina del fango (degna del KGB) che li sputtanerebbe e li emarginerebbe.
    I loro pensieri verrebbero pubblicati sui trafiletti della pagina 20 dei quotidiani, non accederebbero a nessun talkshow, la P.A. lo fagociterebbe per relegarli a ruoli minori.
    Per mettere la propria faccia in piazza oggi bisogna essere dei veri “partigiani”, non temere per la propria vita e carriera, lottare per la libertà che il potere della P.A. in Italia detiene (e nessuno se ne accorgie).

    • Tommasodaquino says:

      Sfatiamo un mito, se sostituissimo la burocrazia borbonica con quella italiana, diventeremmo un paese tanto efficiente da far invidia alla Svizzera

  3. Sebastiano says:

    “E tutti gli altri?”

    Tutti gli altri stanno zitti, perché hanno capito da tempo chi ha in mano il bastone del comando. Vedi le ultime nomine, strombazzate con tanto di coriandoli e stelle filanti dai vari TG.
    Semplice.

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