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Giustizia e magistrati. Caro Renzi, o schiacci la testa del serpente o ti vai a schiantare

settembre 10, 2014 Luigi Amicone

Caro presidente del Consiglio, non ti devi limitare all’ironia. «Brr… che paura» devi dirlo sul serio. Dice niente il segnale che ti viene dall’Emilia? Dice niente la minaccia che ti viene dagli organi delle procure?

Franco Sebastio fa il magistrato a Taranto dal 1976. Da capo della Procura di Taranto ha quasi chiuso l’Ilva. Fin che era statale, l’acciaieria non ha mai fatto male a nessuno. Da quando è stata privatizzata e ha cominciato a produrre ricchezza invece che debiti, non fa altro che ladrare, corrompere, inquinare, uccidere. Domanda: ma quale legge italiana prevede l’inamovibilità di fatto di un magistrato quando è evidente che, radicandosi in un certo territorio, egli può facilmente cadere vittima o diventare artefice di suggestioni e condizionamenti ambientali di ogni risma?

Però questo succede in Italia e la riforma Orlando non riavvita nemmeno un bullone di quella fabbrica divenuta simbolo della via giudiziaria alla deindustrializzazione. A Varese c’è un procuratore della Repubblica, Agostino Abate, già titolare del “caso Uva”, che ha indagato per omicidio un prete. Passati ventisette anni, veniamo a sapere che quel prete non è neanche mai stato iscritto nel registro degli indagati. Eppure, mai è uscito dalla cerchia dei sospettati e mai è stata archiviata la sua posizione. In 27 anni. Scusate, quale legge consente una prassi del genere? Però questo succede in Italia e la riforma Orlando non fa altro che annacquare la responsabilità civile del magistrato.

A Palermo, c’è un battaglione di magistrati che esercitano tutte le parti in copione. Fanno i poliziotti, i pm, i giornalisti, gli storici, i sociologi, i professori, i tenutari di convegni. Qualcuno ha fatto pure un partitino finito alle cozze. Però questo succede su un’isola dove va in onda all’infinito il processo stato-mafia mentre lo stato continua a finanziare all’infinito un sistema clientelare al collasso nonostante il 100 per cento delle tasse siciliane restino in Sicilia.

Cos’altro? All’Aquila un magistrato appena andato in pensione dopo aver indagato la parte politica avversaria del sindaco dell’Aquila diventa il principale collaboratore del sindaco dell’Aquila. Il quale, a sua volta, essendosi scudato con l’ex magistrato, non si dimette più, nonostante l’avesse annunciato tonitruante e nonostante la sua giunta sia stata travolta da uno scandalo per tangenti da terremoto.

Lasciamo pure stare il buon dottor Guariniello che indaga su tutto. Ma com’è che, per decisioni opposte della magistratura, in Piemonte la cura Stamina è illegale, in Abruzzo è obbligatoria?
A Milano c’è stata una guerra tra il capo procuratore e un sostituto procuratore. Con dichiarazioni di magistrati della Procura a sostegno dell’uno e dell’altro. E intanto Trani indaga le società di rating a New York, e Napoli, se possibile, indaga il mondo. Un datore di lavoro, un dirigente scolastico, una onlus eccetera: se non sono a norma con tutte le leggi, certificazioni di sicurezza, carte antimafia, toilette per disabili, ascensori eccetera, arriva la Gdf e li decapita.

Ma cosa c’è a norma di legge anche solo nei palazzi del potere giudiziario? Altro ancora? Ma certo, i magistrati applicano la legge. La legge? Non c’è giorno in cui un giudice non si inventi un sofisma per gabbare le leggi e la sovranità popolare. Sentenziando a capocchia, a seconda di come gira il vento e di quanto si sente protetto dalla fiera delle vanità planetaria. Democrazia? Stato di diritto? Sovranità popolare? Ma beccatevi i matrimoni e le adozioni gay. Beccatevi le fecondazione ogm e l’eutanasia. Beccatevi le sentenze di politica del lavoro e di politica industriale. Quelle sugli scienziati che non prevedono i terremoti e quelle sui medici a cui i magistrati spiegano cos’è la medicina.

Su quali leggi della Repubblica e sovranità popolare sono basate le sentenze che adesso pure la Corte Costituzionale si è messa a riscrivere a capocchia? Non si sa. È tutto frutto della farina bizantina di una corporazione resa potente, autoreferenziale, impenetrabile, in cima alla piramide del sistema-Italia (che infatti è a pezzi), contro cui nessun altro potere (che pure è il sale della democrazia, do you remember la storia dell’equilibrio dei poteri?) può azzardarsi di muovere obiezione. Pena la morte civile.

Fai una modesta riforma? «Punitiva». Tagli loro le ferie? «Un insulto». Polemizzi con loro? Ti denunciano a un collega e il collega ti condanna a pagare grosse somme – e pure esentasse – in riparazione alla diffamazione al collega. Insomma, città e paesi che vai in Italia, dittatura giudiziaria che trovi. Però il ministro della giustizia Orlando ci scodella un pannicello caldo. E pure per questo ammennicolo l’Associazione magistrati “insorge”.

Caro Renzi non ti devi limitare all’ironia. «Brr… che paura» devi dirlo sul serio. Dice niente il segnale che ti viene dall’Emilia? Dice niente la minaccia che ti viene dagli organi delle procure? Scommettiamo che se per la prima volta in vent’anni non s’è vista per tutta l’estate sui giornali una sola intercettazione politicamente sensibile, adesso che si avvicinano le elezioni regionali ricomincia il Truman Show del circo mediatico-giudiziario?
Compagno Renzi, o schiacci la testa del serpente – che non è il magistrato Tizio o Caio, ma è il ventennale apparato ricattatorio simbolico rappresentato dalla canna del fucile mediatico-giudiziaria piantata alla schiena della politica per renderla paurosa e inetta – oppure ti vai a schiantare. E con te si schianta l’Italia intera, visto che il fucile è servito a una sola cosa in questi vent’anni: a impedire ogni riforma e a consegnare il Paese alla speculazione internazionale. Siamo diventati una colonia anglo-americana e tedesca. Ringraziamo per questo anche la magistratura.

Vogliamo rialzare la testa e sciogliere il sistema-paese dalle catene? Tagliamo le unghie ai pm e sottoponiamo anche loro a controlli. Separiamo le carriere dei magistrati (e dei giornalisti da quelle dei magistrati). Ed estirpiamo la logica correntizia e politica dal Csm. Frantumiamo l’ipocrita obbligo dell’azione penale che serve solo a imporre l’obbligo di discrezionalità e arbitrio delle indagini. E impediamo che le intercettazioni siano le pallottole del plotone di esecuzione giornalistico prima e fuori di ogni processo. Solo riportando la corporazione dentro l’alveo di uno Stato di diritto si può evitare la condizione di fine vita in cui si dibatte l’autorità politica e ogni altra gerarchia non giudiziaria della società italiana.

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4 Commenti

  1. Antonio Rivolta scrive:

    SANTE PAROLE

  2. alessandro scrive:

    Sarebbe da fare proprio come dice Dott.Amicone, ma, secondo me, Renzi è anche lui sotto ricatto e quindi l’unica cosa che saprà fare sarà l’ennesimo inchino davanti a lor signori.
    Purtroppo la questione è seria e l’unica cosa che auguro all’Italia è di trovare alla svelta una Margaret Italiana.

  3. eucervo scrive:

    Si può far avere a Travaglio?

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