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Giappone spegne l’ultimo reattore nucleare. «Disastro per economia e ambiente»

maggio 5, 2012 Leone Grotti

Il Giappone spegne il suo 54mo reattore: pagherà la sua scelta 1.500 mila miliardi. Disastro anche per l’ambiente.

Oggi l’ultimo dei 54 reattori del Giappone è stato ufficialmente spento. Il Giappone godeva dei vantaggi dell’atomo dal 1966 e fino all’incidente di Fukushima l’energia atomica forniva al paese un terzo del suo fabbisogno energetico. Il governo non ha «una politica energetica chiara, manca una strategia», ha detto Tetsuya Endo, ex diplomatico giapponese, ma si prevede un forte aumento del prezzo dell’energia. Tra l’altro, è di questi giorni la notizia che la Germania, dopo la decisione di fare a meno del nucleare, si è ritrovata con un deficit di 10 gigawatt. Grennpeace ha chiesto al governo di «cogliere l’opportunità di un Paese denuclearizzato per ascoltare finalmente i suoi stessi esperti e il popolo giapponese che chiede di tenere spenti i reattori e di concentrare ogni sforzo per aumentare l’efficienza energetica e l’uso delle energie rinnovabili».

Il Giappone però non ha mai dichiarato ufficialmente, a 14 mesi dal terremoto e dal conseguente maremoto che ha sconvolto il paese, di volere rinunciare all’atomo. Molti dei reattori sono stati chiusi per manutenzione o per controlli di routine, anche se ancora nessuno è stato riattivato. Rinunciare al nucleare per il Giappone significa spendere almeno 1.500 miliardi di euro in più all’anno e non è chiaro se il paese può permettersi queste cifre. Molti analisti riprendono il ragionamento che era stato fatto negli anni ’70, quando la politica nucleare subì un’accelerata enorme: «Abbiamo capito che se continuiamo a importare petrolio, il paese collasserà. Ciò di cui abbiamo bisogno è di un sistema nuovo, cioè il nucleare».

Preoccupazione arriva anche da molti ambientalisti. Infatti, l’arresto del nucleare non può che portare all’aumento dell’utilizzo del super inquinante carbone fossile. Diceva così un mese fa a tempi.it Michael Shellenberger, direttore del Breakthrough Institute, un importante think tank ambientalista: «Un sacco di gente è convinta che il mondo potrebbe andare avanti solo con l’energia eolica ma questo è assolutamente ridicolo. Se vogliamo davvero ridurre le emissioni di gas serra, abbiamo bisogno del nucleare. Ma a questo la gente non pensa».

E sulla scelta di spegnere tutti i reattori nucleari afferma: «Il Giappone ha reagito in modo troppo emotivo. Nell’ultimo anno, le emissioni di gas serra del paese sono aumentate del 4 per cento, nonostante il paese abbia consumato il 10 per cento di energia in meno rispetto all’anno prima. Questo perché hanno usato più gas naturale e petrolio, non potendo più sfruttare l’energia generata dai reattori nucleari. Così, non solo il Giappone sta spendendo molto di più ma crea anche più danni per la pubblica salute, incrementando l’inquinamento. Quindi ha decisamente sbagliato».

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