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“Fuori dal buio”, la dolorosa storia di una bambina cresciuta con un padre gay

giugno 27, 2012 Benedetta Frigerio

La canadese Dawn Stefanowicz ha pubblicato la sua biografia: «Anche se avrei potuto stare zitta e non rivelare i nostri segreti familiari. Ma ho deciso di difendere i bambini dalle leggi ingiuste di questo paese».

«La mia speranza è che, leggendo la mia storia, tutti i lettori, e in particolare quelli che occupano posizioni influenti o autorevoli, siano meglio informati e guidati nell’assumere decisioni che possono incidere profondamente sulle nostre famiglie e sui nostri bambini, che sono il futuro e la speranza delle prossime generazioni». A parlare è Dawn Stefanowicz, che ha scelto coraggiosamente di scrivere un libro sulla sua vita di ragazzina cresciuta con un padre omosessuale. Fuori dal Buio, la mia vita con un padre gay (edizioni Ares, 240 pagine, 14 euro) è una storia che condanna l’omosessualità in quanto pratica accettata come normale e che al tempo stesso critica non solo coloro che ne parlano come di una tendenza innocua, ma anche chi la considera solo come una scelta da condannare e non un disagio da alleviare. Per l’autrice questi due atteggiamenti sono entrambi facce della stessa medaglia. Quella di chi non vuole affrontare il problema, accontentandosi di un sentimento superficiale: «Non conosco molti omosessuali o ex omosessuali che sceglierebbero una Chiesa come il luogo più confortevole e accogliente in cui aprirsi», scrive infatti la donna, che ugualmente condanna chi per cercare consensi o «bisogno di fondi è deciso a negoziare sui princìpi fondamentali».

Sfogliando il libro si capisce il perché e si rimane impressionati dal coraggio dell’autrice che ha messo sul piatto una storia di sofferenze indicibili «per difendere i bambini innocenti che non possono difendersi da soli», come scrive nella dedica del volume, e per lottare, come si legge nella prefazione, «contro una nuova, inaudita forma di abusi sui minori, legalizzata e promossa dagli Stati che hanno abbracciato un’ideologia del tutto falsa, per la quale ogni tipo di vissuto e ogni forma di convivenza vengono considerati leciti ed equivalenti». Dawn, infatti, racconta di un’infanzia che le rovinerà per sempre la vita, in cui «senza un attaccamento sicuro a lui (il padre, ndr) non riuscii per anni a relazionarmi a nessun uomo (…), a non ricordare nulla di alcune spiegazioni; mi ritrovai del tutto incapace di gestire la tensione quotidiana, sia a scuola sia a casa».

La ragazza descrive poi un’adolescenza fatta di «doppi sensi in tutte le amicizie. Vivevo una situazione familiare tanto incerta che davo per scontato e insieme temevo che sessualmente avrei dovuto fare esperienze diverse per scoprire quale fosse la mia identità (…). Non riuscii a legare con nessuno, maschio o femmina (…). Con papà, naturalmente, non c’era scampo: se uscivo con le femmine diceva che ero lesbica (…), la promiscuità mi sembrava la cosa più normale». Crescendo la ragazza si accorge di avere «un’autostima bassissima, e avevo cominciato a non mangiare (…) volevo essere libera e indipendente da qualsiasi legame affettivo». Essere in compagnia di papà aumentava i miei conflittuali sensi di curiosità e di colpa in campo sessuale (…), i suoi occhi (del padre, ndr) erano alla continua ricerca di qualcosa in più da possedere e da toccare mentre io cercavo solo il suo amore (…). Ciò che importava era stare insieme a papà, nonostante tutti gli ambienti degradanti nei quali mi portava e verso i quali mi toglieva sensibilità». Perché anche «se ne vede e se ne sente abbastanza di qualsiasi cosa, si finisce per crederci e accettare tutto come parte della convenzione». Ma a peggiorare le cose fu «l’audacia di papà nella sua condotta omosessuale sempre più evidente», dovuta al fatto che «non c’era più nessuno a cui sentiva di dover rendere conto (…) una nuova aria di permissivismo permeava la società».

Ma come può l’omosessualità portare a tutte queste conseguenze negative, che hanno segnato profondamente anche i fratelli dell’autrice? Per Dawn la società preferisce «fermarsi all’apparenza». Invece la frustrazione profonda del padre che «cercava di colmare con i rapporti omosessuali», era enorme, «sebbene quella che presentava al mondo fosse un’immagine di sicurezza, intelligenza, efficienza e benessere economico». «Era una persona insicura», perché l’omosessuale, spiega l’autrice raccontando dei tantissimi incontrati con il mondo gay, è come suo padre: «Narcisista, concentrato su se stesso e tanto bisognoso di conferme e di affetto da parte di altri uomini». Infatti, «lui portava dentro una grandissima rabbia irrisolta, che ribolliva e traboccava in scene spaventose». Anche se «riteneva di avere sempre ragione. Il problema era sempre di qualcun altro, non suo». «Di tanto in tanto – scoprirà la Stefanowicz – lottava anche contro la depressione e qualche volta pensava al suicidio (…). Viveva una vita tormentata, il suo modo di affrontare il proprio disagio era seppellirsi negli straordinari di lavoro e poi la sera e nei fine settimana, fuggire verso attività sessuali compulsive».

L’autrice racconta anche dei tanti uomini del padre, «molti dei quali si suicidarono» perché incapaci di colmare «la frustrazione che vivevano quando lui li lasciava» e dello psichiatra del padre che peggiorò le cose spronandolo a continuare per la sua strada di «automedicazione». L’autrice parla di due incontri che le hanno donato speranza. La sua vicina di casa, da cui spesso si rifugiava da piccola e che «mi aiutò a discernere». La donna, infatti a differenza di tutti gli adulti che «in nome dell’ideologia politically correct fingevano di non vedere (…), parlava delle cose così com’erano, non come apparivano», spiegando alla piccola che «il papà fa delle cose che non dovrebbe fare perché sono sbagliate». Il secondo incontro di Dawn è con la famiglia di un altro vicino di casa, che la aiutò durante gli anni della adolescenza in cui viveva stati depressivi importanti: «Conoscendo i suoi genitori ebbi finalmente un’idea di quello che dovesse essere una famiglia», intuendo che l’amore eterosessuale era possibile, non era una chimera.

Oggi se Dawn Stefanowicz è sposata lo deve «alla fede in Dio», che si è palesata nella sua vita in modo affascinante («gli affidai la vita»), grazie anche «all’incontro con mio marito», un pastore protestante. Anni di analisi, invece, l’hanno aiutata a sentirsi finalmente donna e ad avere due figli e, grazie alla fede, Dawn è riuscita anche a perdonare il padre, convertitosi prima di morire di Aids: «L’inferno che vivo è molto reale (…) Gesù è tutto quello di cui ho bisogno. Lui ha spezzato le mie catene e mi ha liberato». Leggendo questo libro non si trova un filo di rancore o di odio (anzi si parla di perdono e di riscatto), ma solo il tentativo di spiegare a «chi governa» che è necessario «fare del bene ad altri bambini che hanno subìto famiglie come la mia». Purtroppo, come è successo ai suoi fratelli, troppo spesso i figli hanno paura di parlare e semplicemente «sopportano per anni la tensione di non dire praticamente niente a nessuno (…). Anche ora mi sento in colpa come se tradissi i miei genitori e i miei fratelli rivelando a tutti i nostri segreti familiari. Ma ho ponderato le conseguenze del mio voler dire la verità, ponendole sul piatto della bilancia di un obiettivo più alto: quello di mostrare a tutti quanto le strutture parentali e familiari possano incidere negativamente sullo sviluppo dei bambini».

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48 Commenti

    • Alex Galvani scrive:

      hahahahahaha.
      Mi faccia capire: lei cita un presunto psicologo che è stato marginalizzato dalla comunità medico-scientifica internazionale (forse non in Iran e Sudan) perchè le sue ricerche (cito letteralmente) “lack of evidence and scientific critiria”?
      Uno che è famoso per aver scritto un libruncolo pubblicato da non si sa bene chi (sia l’editore olandese sia quello italiano non hanno alcuno skill scientifico)?
      Uno i cui articoli vengono rifiutati per “lack of methodology”?
      Uno che ha inventato una terapia anti-gay e che scrive l’introduzione – guarda caso – a un libro non scientifico che si connota per gli stereotipi anti-omosessuali?
      Ah bè, se questo è il livello, a quando la citazione dell’epistolario di Biancaneve?

  1. paolo scrive:

    sig Canella scusi una domanda lei ha letto il libro? io lo comprerò i prossimi giorni quindi non posso ancora dare giudizi,ma lei lo ha letto? dato che è così certo nello stroncare l’articolo di tempi, non sarà lei ad avere pregiudizi’ cosa centra poi la cei? e poi basta con questa menata dell’omofobia appena si tocca in modo non politicamente corretto l’omosessualità

    • lu8051 scrive:

      Paolo, e allora, serenamente, basta con i “serial”. L’articolo fa parte di una successione che ovviamente combatte l’olmosessualità. Uso la parola “combatte” perchè il titolo di uno degli ultimi articoli conteneva la frase “la battaglia è cominciata” (non l’ho scritto io l’articolo). I cattolici e tempi sono ovviamente “contro” l’omosessualità .. non volete che sia chiamata omofobia ? chiamatela come volete, mala sostanza non cambia..

      Nel merito, può anche darsi che la storisa sia vera non ho letto il libro e non mi interessa leggerlo, e quindi ? Potrei raccontarle storie di famiglie cattoliche (“supercattoliche” potrei dire, se mi passa il termine) con i flgli che hanno gravi problemi di comportamento: cosa vogliamo dedurre da questo ? ogni storia è diversa.

      E spero che adesso nessuno salti fuori a lamentarsi che qualcuno si indigna – personalmente sono ben lungi da tale sentimento.

      Saluti

      • gmtubini scrive:

        Caro Lu8051, evidentemente, anche se a Lei la cosa non aggrada, qualcuno ancora considera la pratica dell’omosessualità un peccato mortale causato da un grave disordine interiore. Sulla base di questa legittima e fondata opinione (le opinioni possono benissimo essere fondate e legittime anche se non vanno per la maggiore!) è logico che una simile piaga possa essere “combattuta” dalle persone che la considerano tale, in primo luogo facendo conoscere il proprio punto di vista anche rischiando di andare incontro al disappunto, il dileggio e a volte la sopraffazione esercitati da chi non lo condivide (e magari predica ipocritamente la tolleranza).
        Saluti.

        • lu8051 scrive:

          GMTubini salve,

          va tutto bene, esercitate pure il vostro disappunto, ma non indignatevi se qualcuno parla poi di omofobia, cò che per voi è un grave disordino interiore, per altri non lo è.Un’opiione è legittima così come un’opinione avversa. La fondatezza poi è tale solo se è condivisa, altrimenti resta una opinione di parte.

          Perchè “combattere” chi non la pensa come voi ? Francamente. è questo che non mi aggrada..

          • gmtubini scrive:

            Esimio Lu8051, 1) a dire il vero il disappunto io lo avevo riferito a chi si inalbera nel sentire opinioni diverse dal politicamente corretto, ma fa lo stesso. 2) Un opinione può essere fondata anche se non condivisa da molti: in effetti, se ci si pensa bene, i termini “fondata” e “condivisa” non sono affatto sinonimi. 3) Il verbo “combattere” era riferito alla perversione dell’omosessualità e non alle persone: il fatto è che noi cristiani abbiamo la fissazione di voler distinguere tra peccato e peccatore.

            • Pippo scrive:

              voi cristiani poi avete un sacco di begli esempi da portare su famiglia e amore oltre alla pedofilia di cui siete grandi esperti:

              Argentina, mons. Bargallo si è dimesso Era stato pizzicato con una donna al mare
              Dopo le foto scandalo, il religioso ha ammesso di avere una relazione sentimentale

            • lu8051 scrive:

              Sa GMTubini, in molti casi, parlare di distinzione fra “peccato” e “peccatore” (uso i suoi termini senza condividerli ovviamente) rischia di essere una foglia di fico.

            • Alex Galvani scrive:

              hahahahahahaha.
              siamo ancora alla definizione delirante di peccato vs peccatore, omosessualità vs omosessuale?
              vabbè, io di discutere sotto il minimo insindacabile intellettuale, non me la sento, però…

        • Alex Galvani scrive:

          hahahahahaha.
          opinione legittima e FONDATA.
          questa è bellissima.
          lei ha un’opinione FONDATA (fondata su cosa?) sull’orientamento omosessuale come una PIAGA (grazie per aver paragonato la mia relazione d’amore alla peste)?
          hahahahahaha.
          E poi lei fa le prediche sulla tolleranza? dopo aver definito un rapporto affettivo adulto e responsabile una PIAGA?
          hahahahahaha.

    • Matteo Canella scrive:

      Sig. Paolo, non articolo la mia risposta perchè condivido pienamente i commenti scritti da Lu8051.

    • Alex Galvani scrive:

      hahahahaha.
      Le piacerebbe cancellare l’omofobia, eh?
      così può permettersi di esprimere senza alcuna responsabilità etica tutte le peggiori schifezze sulla relazione affettiva di due adulti che si amano.
      Troppo comodo vivere nel suo mondo senza etica, soprattutto quando si tratta di parlare della dignità degli altri.

  2. Willy22 scrive:

    è evidente che Dawn Stefanowicz ha avuto una vita traumatica e piena di sofferenza. Non ho intenzione di mettere in dubbio questo. Posso anche pensare che il padre adottivo della signorina non sia stato un genitore modello, con una vita sregolata, un numero elevato di partner e che non sia stato in grado di dare quella stabilità affettiva di cui i figli necessitano.
    Mi sorge però una domanda: tutti i bambini affidati a genitori omosessuali subiscono gravi traumi come quelli raccontati da Dawn Stefanowicz? Tutti gli omosessuali conducono una vita sregolata? Tutti gli omosessuali non riescono ad avere rapporti duraturi e devono continuamente cabiar compagno di letto?
    Perchè basta anche un caso, un singolo caso, di adozione andata a buon fine i cui genitori affidatari sono omosessuali e il castello di carte cade, perchè dimostrerebbe che l’omosessualità non è una condizione necessaria e sufficiente per portare ad un fallimento adottivo.

  3. Franco scrive:

    Caro Matteo, come è triste non riconoscere i fatti per cieco pregiudizio ideologico…
    Occorrerebbe amare la verità più di se stessi.
    Con amicizia

    • viccrep scrive:

      dimentichiamo sempre la realtà: l’uomo nasce uomo con le sue caratteristiche fisiche biologiche e psichiche così la donna e le caratteristiche sono profondamente diverse. il percorso ideale per ognuno è uno sviluppo armonico del proprio essere che l’uomo diventi pienamente uomo e la donna pienamente donna.
      In questo sviluppo compare e cresce il desiderio sessuale e il suo sviluppo non è armonioso se l’uomo desidera l’uomo o la donna la donna. correggere questi desideri in modo armonico sarebbe più che necessario, mentre lasciarsi definire da essi impoverisce la persona. Definire poi il desiderio sessuale amore mi sembra sbagliato il desiderio sessuale è parte dell’amore che è dono totale di sé Questo dono totale di sé è generante nasce un altro amore cioè un altra persona.

      • lu8051 scrive:

        questa “realtà” che descrive lei, Vicrep, è la definizione che da la chiesa.
        La realtà “reale” è diversa.

        • viccrep scrive:

          la chiesa prende questa realtà così come è e poi ci aggiunge altro, come la redenzione l’aiuto didio ecc.In che cosa è diversa la realtà che tu non dici? infatti la realtà dice che la donna è donna e l’uomo è uomo tutto il resto è mistificazione o corruzione

          • lu8051 scrive:

            la realtà dice: “la donna è donna e l’uomo è l’uomo”.
            “mistificazione e corruzione” lo aggiunge la chiesa

            • Antonio scrive:

              Innanzitutto credo che se lei ha a cuore questa tematica credo voglia significare che si interessa degli altri. E questo lo trovo assolutamente bello. Tuttavia non condivido la sua posizione.
              Faccio una breve premessa, il detto “fate quel che i preti dicono, non fate quel che i preti fanno” deriva dalla Bibbia, libro in cui io come cristiano credo. Leggere la Bibbia pedestremente rischia solo di creare danni. Quella citazione sta semplicemente a dire che per quanto gli uomini di chiesa possano indicare una strada, basandosi su ciò che Cristo ha donato, non sono esenti dallo sbagliare o dal commettere addirittura azioni lontanissime dall’amore. Sono essere umani. Aggiungo comunque che purtroppo non vengono portati alla luce invece i consacrati che fanno della loro vita un dono d’amore.
              La Chiesa ama gli omosessuali in quanto esseri umani, non ne condivide il comportamento sessuale, tutto lì. Espressioni diverse di alcuni preti o attribuite da persone che ce l’hanno con la Chiesa non trovano riscontro nel pensiero ufficiale della Chiesa e della maggior parte del clero e dei cristiani. Allargo il discorso: la Chiesa condanna anche pratiche sessuali, tra eterosessuali, non ecologiche. Il sesso orale non è ecologico, perchè la bocca non è fatta per ospitare i genitali altrui, così come non lo è il sedere. Ma questo vale per tante cose. Per esempio la chiesa condanna anche chi beve e beve alcolici (tralascio di spiegare il perchè). La chiesa condanna (condannare vuol dire semplicemente che esprime, visto che è libera di dirlo, che certe cose non sono un bene per l’uomo).
              Dopo questa lunga premessa passo al tema in oggetto; non sono psicologo, ciò che scrivo deriva da corsi, libri, conferenze, ecc. ecc.
              Non esiste ad oggi una risposta sull’origine dell’omosessualità. C’è da rilevare che le società dove non vi è benessere sono praticamente prive di persone omosessuali. Quindi c’è da rilevare come prima cosa che c’è una correlazione tra estremo benessere ed omosessualità. Anche nella nostra società i casi di omosessualità sono più localizzati nel ceto più benestante.
              Si rileva comunque la presenza di tendenze omosessuali anche prima dei 2 anni, rare ma vi sono e quindi in alcuni casi si sa che non sono le condizioni ambientali a suscitare lo sviluppo di una tendenza omosessuale. Nella maggior parte dei casi si rileva che invece le origini siano legate a cause ambientali.
              Spostando l’attenzione sulla questione educativa: libri e libri di psicologia dicono che un bambino deve fare dei “movimenti” particolari da madre a padre. Fino ai 3 anni è più legato alla madre, dopodichè il padre deve “strapparlo” (in senso figurato), cioè deve prendere il figlio più con sè (anche contro il desiderio del bambino, un bambino non è in grado di sapere che cosa gli fa bene….. i genitori si). Poi, a un certo punto le femmine tornano alla mamma e i maschi restano al padre. Sono fasi ben precise che ci devono essere.
              Il problema di oggi è l’omosessualità? No, non solo gli omosessuali non sono in grado di poter crescere i bambini (non possono perchè non incarnano le due figure di padre e madre), ma purtroppo anche molti genitori non sono attrezzati (perchè non sono “formati”) per crescere in equilibrio i figli.
              Le famiglie cristiane fanno purtroppo parte di questo gruppo, ma semplicemente perchè sono cristiane di nome ma non di fatto. Essere cristiani vuol dire amare, donarsi totalmente. Un genitore che accontenta di continuo il figlio, non lo fa perchè lo ama, ma perchè non vuole che il figlio gli rompa le palle…….
              Spero di averle trasmesso il fatto che l’omosessualità è solo un aspetto piccolo di un qualcosa di molto molto più vasto.

              • Alex Galvani scrive:

                Signor Antonio,
                lei sta leggendo testi scritti da eterosessuali su di noi omosessuali, in genere negli anni ’50. Sono un po’ vecchiotti, e per lo più, sbagliati.
                La prego, legga qualcosa di più aggiornato. Perchè queste notizie che ha trovato, sono sia sbagliate, sia offensive:
                “C’è da rilevare che le società dove non vi è benessere sono praticamente prive di persone omosessuali”.
                Ci soon subculture omosessuali nell’India rurale, come c’erano nei nativi americani, come in Africa.
                “Quindi c’è da rilevare come prima cosa che c’è una correlazione tra estremo benessere ed omosessualità. Anche nella nostra società i casi di omosessualità sono più localizzati nel ceto più benestante.”
                No. questi ceti sono talvolta meno ossessionati dal mito procreativo, per cui fanno meno pressione perchè gli omosessuali si nascondano. Tutto qua.
                Davvero, se proprio vuole leggere qualcosa di contemporaneo e accreditato (accademicamente parlando) legga Marzio Barbagli e Asher Colombo, “Omosessuali Moderni” edizione il Mulino. Uno è il padre della sociologia della famiglia in Italia, l’altro è un grande ricercatore e docente all’Uni di Bologna sulle minoranze sociali.
                Grazie.

          • Willy22 scrive:

            Viccrep
            Cosa significa essere uomo o donna?
            E cosa lo dermina?
            Bisogna distinguere quello che è il sesso, dal genere. Il sesso è determinato dal corredo genetico e dai caratteri biologici, fisici e anatomici che producono un binarismo maschio/femmina,
            il genere invece è un costrutto culturale, l’insieme dei comportamento che determinano lo status di uomo o donna.
            Una lesbica non smette di esser donna se sta con un altra donna. Lei è, si sente una donna a cui semplicemente piacciono le altre donne.

            • gmtubini scrive:

              Il conflitto tra desideri e realtà dei fatti che tu descrivi parlando di “sesso” e di “genere” è veramente illuminante. Al mio medico che ogni volta che mi vede mi consiglia di perdere peso, dirò che pur essendo grasso io non mi sento affatto tale, anzi, e se ci penso bene ritengo di avere anche il sacrosanto diritto di giocare come difensore centrale in Nazionale.

              • Alex Galvani scrive:

                e infatti il suo psichiatra la lascia tranquillamente delirare, così come facciamo qua noi.
                parli parli parli pure. si si si si.

          • Alex Galvani scrive:

            Caro signore o signora che sia,
            ma lo sai che LEI E’ D’ACCORDO CON IL MOVIMENTO GAY?
            l’uomo è l’uomo, la donna è la donna.
            Infatti le persone omosessuali non hanno niente da contestare al fatto di essere sintonici col proprio genere.
            Un uomo eterosessuale e uno gay sono uomini in corpi maschili, integrati e contenti.
            Le donne eterosessuali e quelle lesbiche sono donne in corpi femminili, integrate e contente.
            Alla stessa maniera, con la stessa intensità. Dagli anno ’60 del XX secolo, la psicologia ce lo ha cantato in ogni stile musicale. Sono certo che anche lei lo sa.
            E sono certo che intendesse riferirsi alle persone transgender, che non hanno niente a che vedere con le persone omosessuali. Giusto? si, giusto, non può aver fatto l’errore di parlare di un argomento che non conosce. Giusto? Sarebbe un peccato di arroganza intellettuale molto poco cristiano, giusto?!?
            Grazie. Cordiali saluti

    • Matteo Canella scrive:

      Sig. Franco, ha ragione. La cosa che mi turba maggiormente è che queste ideologie alimentano l’odio e creano una giustificazione ai violenti.

  4. valentina scrive:

    Caro Sig. Canella, mi permetta di suggerirle l’ipoptesi che Benedetta Firgerio, io, il Dalai Lama, e quant’altri possano esprimere una posizione simile all’autrice del libro, non abbiamo pregiudizi; solo stiamo esprimendo un giudizio su un argomento. Si chiama liberta’ di pensiero e parola. Putroppo sembra che sempre piu’ spesso chi giudica l’omosessualita’ come comportamento intrisecamente disordinato – con tutte le conseguenze del caso, come l’inadeguatezza di una persona omosessuale ad allevare ed educare dei figli – venga automaticamente bollato come omofobo, ingorante, etc, e le sue convinzioni come pregiudizi.
    Colgo l’occasione per ringraiare Benedetta per il lavoro prezioso che svolge. Continua cosi!

    • Matteo Canella scrive:

      Cara Sig.Valentina, qui si sta parlando di chi è o non è adeguato ad allevare dei figli e mi sembra un comportamento ignorante e pregiudizievole valutare la cosa solo ed esclusivamente dall’orientamento sessuale, senza prendere in considerazione nessun altro elemento.
      Non so se il Dalai Lama si è mai espresso in tal senso, ma come lei, Benedetta Firgerio, e il Dalai Lama potete godere del diritto di libertà di pensiero e di parola, bollando delle persone come inadeguate ad allevare dei figli, solo ed esclusivamente per il loro orientamento sessuale, ne posso godere anche io e tutti quelli che la pensano come me, bollando come omofobi, ignoranti e prevenuti tutti quelli che la pensano in un certo modo.

    • Alex Galvani scrive:

      hahahahahahahaha.
      lei esprime GIUDIZI sulla mia competenza genitoriale ed educativa SENZA conoscermi, partendo da non si sa quale competenza, e LEI pensa di non avere pregiudizi? hahahahahahaha.
      Lei sta GIUDICANDO la competenza adulta educativa e relazionale di esseri umani di una minoranza sociale del 5-7% e la chiama libertà di parola?
      hahahahahahahaha.
      Si si, ringrazi la signora Benedetta, che ho già mostrato in parecchi articoli quando tace alcune verità che le fanno poco comodo. Se questa è la sua etica, prego, si accomodi…

  5. Antonio scrive:

    Innanzitutto credo che se lei ha a cuore questa tematica credo voglia significare che si interessa degli altri. E questo lo trovo assolutamente bello. Tuttavia non condivido la sua posizione.
    Faccio una breve premessa, il detto “fate quel che i preti dicono, non fate quel che i preti fanno” deriva dalla Bibbia, libro in cui io come cristiano credo. Leggere la Bibbia pedestremente rischia solo di creare danni. Quella citazione sta semplicemente a dire che per quanto gli uomini di chiesa possano indicare una strada, basandosi su ciò che Cristo ha donato, non sono esenti dallo sbagliare o dal commettere addirittura azioni lontanissime dall’amore. Sono essere umani. Aggiungo comunque che purtroppo non vengono portati alla luce invece i consacrati che fanno della loro vita un dono d’amore.
    La Chiesa ama gli omosessuali in quanto esseri umani, non ne condivide il comportamento sessuale, tutto lì. Espressioni diverse di alcuni preti o attribuite da persone che ce l’hanno con la Chiesa non trovano riscontro nel pensiero ufficiale della Chiesa e della maggior parte del clero e dei cristiani. Allargo il discorso: la Chiesa condanna anche pratiche sessuali, tra eterosessuali, non ecologiche. Il sesso orale non è ecologico, perchè la bocca non è fatta per ospitare i genitali altrui, così come non lo è il sedere. Ma questo vale per tante cose. Per esempio la chiesa condanna anche chi beve e beve alcolici (tralascio di spiegare il perchè). La chiesa condanna (condannare vuol dire semplicemente che esprime, visto che è libera di dirlo, che certe cose non sono un bene per l’uomo).
    Dopo questa lunga premessa passo al tema in oggetto; non sono psicologo, ciò che scrivo deriva da corsi, libri, conferenze, ecc. ecc.
    Non esiste ad oggi una risposta sull’origine dell’omosessualità. C’è da rilevare che le società dove non vi è benessere sono praticamente prive di persone omosessuali. Quindi c’è da rilevare come prima cosa che c’è una correlazione tra estremo benessere ed omosessualità. Anche nella nostra società i casi di omosessualità sono più localizzati nel ceto più benestante.
    Si rileva comunque la presenza di tendenze omosessuali anche prima dei 2 anni, rare ma vi sono e quindi in alcuni casi si sa che non sono le condizioni ambientali a suscitare lo sviluppo di una tendenza omosessuale. Nella maggior parte dei casi si rileva che invece le origini siano legate a cause ambientali.
    Spostando l’attenzione sulla questione educativa: libri e libri di psicologia dicono che un bambino deve fare dei “movimenti” particolari da madre a padre. Fino ai 3 anni è più legato alla madre, dopodichè il padre deve “strapparlo” (in senso figurato), cioè deve prendere il figlio più con sè (anche contro il desiderio del bambino, un bambino non è in grado di sapere che cosa gli fa bene….. i genitori si). Poi, a un certo punto le femmine tornano alla mamma e i maschi restano al padre. Sono fasi ben precise che ci devono essere.
    Il problema di oggi è l’omosessualità? No, non solo gli omosessuali non sono in grado di poter crescere i bambini (non possono perchè non incarnano le due figure di padre e madre), ma purtroppo anche molti genitori non sono attrezzati (perchè non sono “formati”) per crescere in equilibrio i figli.
    Le famiglie cristiane fanno purtroppo parte di questo gruppo, ma semplicemente perchè sono cristiane di nome ma non di fatto. Essere cristiani vuol dire amare, donarsi totalmente. Un genitore che accontenta di continuo il figlio, non lo fa perchè lo ama, ma perchè non vuole che il figlio gli rompa le palle…….
    Spero di averle trasmesso il fatto che l’omosessualità è solo un aspetto piccolo di un qualcosa di molto molto più vasto.

    Leggi di Più: Fuori da buio, la mia vita con una padre gay – La recensione | Tempi.it

    • Alex Galvani scrive:

      Gentile signor Antonio,
      ecco dove sta il VIZIO DI FONDO, dove sta una differenza PAZZESCA che invalida tuta l’antropologia cristiana, che a questo punto si rivela più andrologia cristiana…
      La cito direttamente: “La Chiesa ama gli omosessuali in quanto esseri umani, non ne condivide il comportamento sessuale, tutto lì”.
      Non sapendo nulla di omosessualità, Santa romana Chiesa sfugge il punto principale.
      Cioe’ che questa distinzione tipicamente cristiana tra PECCATO e PECCATORE non esiste. e’ ARIA FRITTA.
      Aria fritta che ovviamente, come al solito, fa del male solo ed esclusivamente alle vittime di questa condanna, che finge di essere benevola costruendo delle categorie che sono semplicemente ridicole (e dato che si tratta della mia vita, perdonerà questa definizione).
      Secondo lei ha senso scrivere che NON si condannano i MANCINI ma SOLO il MANCINISMO?
      Se lo dicessi, mi guarderebbe negli occhi come si guarda un pazzo e mi direbbe: “Ale, ma hai bevuto? il mancinismo non esiste, se non si scrive con la sinistra, cosa che noi chiamiamo i mancini”.
      E avrebbe ragion lei, perchè il mancinismo e’ il comportamento che le persone mancine mettono in pratica PER ESSERE mancine. Se le persone non scrivono con la sinistra, non esiste alcun mancinismo sulla terra. Il mancinismo è il concetto che usiamo per categorizzare il comportamento dei mancini. Punto. Niente altro. Esistono le persone, non i concetti.
      Cosa vuol dire allora che si condanna l’omosessualita’ ma non gli omosessuali? Niente.
      L’omosessualita’ non esiste senza gli omosessuali che mettono in pratica questa cosa (affetto, desiderio, relazione, coppia).
      Quindi cosa diavolo vuol dire che la chiesa condanna quello che fanno ma non loro stessi? L’omosessualita’ e’ l’attrazione sentimentale e affettiva verso una persona col mio stesso genere sessuale. Cosa condanna la chiesa? L’atto? L’atto e’ possibile perche’ c’e’ l’attrazione. Senza l’attrazione l’atto non ha alcun senso, e soprattutto non e’ omosessualita’ (come l’eterosessualità: senza attrazione, è ginnastica o stupro). Quindi è come se le dicessi che la pulsione mancina (che non esiste nella realtà) è disordinata (eh?!?), ma dobbiamo capire e accettare un mancino che non scriva con la sinistra (cioè uno che praticamente non è mancino!!!).
      Ma, ci rendiamo conto della follia di questa aria fritta, fatta a spese nostre sulla dignità dei nostri affetti più personali?
      E ci rendiamo conto della follia di qualcuno che quando dice di condannare il comportamento, sta invece squalificando la dignita’ dell’amore che prova una persona omosessuale reale?
      Mi perdoni, io non accetto questo trucco linguistico. Non sono rimasto a una mentalità magica che se non chiami la cosa col suo nome, quella cosa non esiste. Questo è un trucco creato per denigrare, per insultare il mio sentimento piu’ personale e intimo, operazione messa in atto da persone che non vogliono assumersi la responsabilità di gettare del letame sul mio affetto per prezioso. Ed è eticamente inaccettabile.
      Se inizio a fare domande su questa famosa antropologia cristiana, come vede, inizia a barcollare presto.
      Cordiali saluti

      • Alex Galvani scrive:

        Non ho finito il primo pensiero, signor Antonio. Quando scrivo “invalidare tutta l’antropologia cristiana”, significa in verità solo quella parte che vivo e conosco perfettamente, cioè la parte sull’omosessualità, che incidentalmente investe anche quella etero, ma se mi concede, ho già abbastanza da fare con la parte gay. Il mio pensiero era incompleto, perchè non ho terminato la revisione delle frasi prima di inviare. Chiedo scusa.

      • Enny scrive:

        Alex,sei grande:hai le mie stesse idee: Volevo sapere se hai pubblicato qualcosa, io conto di farlo. Ci vogliamo sentire?Potremmo fare un lavoro a quattro mani.Ti saluto.Enny

  6. Antonio scrive:

    Vorrei aggiungere una cosa, quello di attaccare qualcosa o qualcuno di diverso fa parte della natura umana (va oltre l’omosessualità).
    In questo senso mi chiedo perchè miss universo possa essere un transessuale che anche volendo e facendo operazioni varie non può mai essere completamente donna (perchè non si può cambiare tutta la biologia del corpo) mentre una donna diventata mamma non può esserlo. Cosa vuol dire? che una mamma non è più donna? Direi che questo è veramente discriminatorio e grave.
    Non si può essere quello che si vuole. Io vorrei essere più alto, ma questo corpo mi è stato dato.
    Vorrei essere più intelligente ma questo cervello mi è stato dato.
    Vorrei essere meno emotivo, ma questo modo di reagire agli eventi mi è stato dato.
    Perciò se una persona si sente omosessuale quello che dico è che non è che solo perchè si sente di voler essere in un certo modo che vuol dire che sia giusto che lo sia.
    Volere non è potere!!!!! Che ci piaccia o no è così. Il nostro corpo ha delle caratteristiche e dei limiti che non possiamo assolutamente cambiare solo perchè lo “sentiamo”.
    Sennò creiamo una società dove tutto ciò che vogliamo deve anche essere….. e non è che funziona sempre così.

    • Alex Galvani scrive:

      Signor Antonio,
      la prego di manifestare un po’ di rispetto per le donne di cui sta scrivendo a sproposito.
      Per quanto la sua visione grettamente sessista sia onnipresente nella sua vita, le donne non sono il loro utero o il loro seno o entrambe. Sono donne perchè sentono di esserlo, perchè sanno di esserlo, a dispetto di ogni cosa che possa esser capitata loro. Loro non sono donne perchè appartengono a un corpo con delle caratteristiche sessuali primarie, secondarie e terziarie. C’è ben di più.
      Lo chieda a qualsiasi donna che abbia speso più di tre secondi a pensare alla sua condizione femminile.
      Quindi per favore, eviti le predicozze sul “noi siamo il nostro corpo”. E’ roba da medioevo. Non attacca più.

      • Antonio scrive:

        Guardi, se a lei è arrivato questo mio messaggio relativamente al mio pensiero sulle donne le dico tranquillamente che non è così (senza stare a cercare di capire se mi sono espresso male io o ha capito male lei, poco importa).
        Non voglio neanche fare predicozzi. Secondo me noi siamo il corpo che abbiamo (difficile pensare per me che non siamo il corpo che abbiamo), se lei la pensa diversamente non c’è problema. Io non la conosco e magari lei è una persona che può farmi notare aspetti che io non ho mai osservato in vita mia.
        L’unica vera critica che le faccio è però sul suo modo di esprimere disappunto, mi scusi, spero di non offenderla ma lei ha poco tatto nello scrivere le cose.

        • Alex Galvani scrive:

          Ma certo che lei la pensa così!!!! E che scoperta!!!
          E’ esattamente una cosa fatta su misura per il suo caso. Vorrei ben vedere il contrario.
          Mi faccia indovinare? Lei è eterosessuale, vero? Lei è cis-gender, vero?
          Oh guarda caso, le regole sul corpo, il genere di appartenenza, l’orientamento, sono tutte esattamente come lei è nella realtà. Che fantasia, eh? E lei stesso dice che “ovviamente” sono queste. “Ovviamente” noi siamo il corpo che abbiamo…
          Ma dai?!?!?!? Non lo avrei mai immaginato che una persona suo agio nel proprio corpo pensi che la regola sia di essere il proprio corpo Straordinario, no?
          Non è che lei non capisca. E’ che lei non riesce a immaginare un mondo che sia diverso dalla sua esperienza. E infatti scrive queste cose che fanno impallidire un secolo di psicologia dello sviluppo e di sociologia delle differenze di genere.
          Abbiamo un corpo, ovvio. Ma siamo il corpo che abbiamo? Per lei, si. Non ci crederà ma persino per me è così. Io sono gay, e non sono disforico, non ho alcuna disforia dell’identità di genere (DIG). E “guarda caso”, essendo come lei in sintonia col mio corpo biologico, penso che “ovviamente” noi siamo il nostro corpo.
          Poi però mi si presenta una persona transgender e mi dice: io non ho mai provato cosa significhi essere una donna, avere un corpo femminile, perchè sono nato in un corpo maschile. Ma da quando avevo 4 anni, ho saputo di essere una donna.
          Ops, e qua, sia lei che io crolliamo miseramente! Come fa un bambino di 4 anni a intuire qualcosa che non può sperimentare? non ha ancora sperimentato cosa vuol dire essere un uomo, figuriamoci una donna! Ecco, qua io mi fermo e cerco di capire come sia possibile che un bambino di 4 anni menta, o come mai sia così sicuro che anche il Testo Rorshach gli offre completo appoggio (quella roba delle macchie, ha presente? ecco, quello strumento psicometrico serve a questo). E si scopre che questo bambino sa quel che dice. e quando è adulto, vuole modificare il corpo affinchè quello che sente e quel che vede nello specchio siano identici. e alla fine, guardi un po’ che strano, è felice.
          Si, ho poco tatto, ha ragione. E sa perchè? Perchè purtroppo per me ho perso amici e amiche transgeder, circondate da persone con moooooooooooolto tatto, che hanno negato la realtà delle persone trangender, trattandole come gente storta, malata, viziosa, schifosa, depravata. In genere da persone che esprimevano le proprie opinioni senza sapere quanto male stessero facendo.
          Ma resta il fatto che lie abbia ragione e io sia stato rude. Le domando scusa.

          • Antonio scrive:

            Le chiedo scusa, al di là della mia opinione, purtroppo qua non traspare la storia di una persona (ne la mia, ne la sua di cui ora ho percepito qualcosa).
            In parte da ciò che ha accennato posso un pò immaginare il perchè….. Non si preoccupi, non ho pena (sarebbe sminuirla).
            Sa, ero tentato di risponderle male, di dirle che lei criticava chi la giudicava come genitore in questi post (senza conoscerla) e che allo stesso tempo lei faceva lo stesso errore con gli altri (me compreso).

            Ma poi mi sono fatto un pò di fatti suoi (non so perchè, ma lei mi ha incuriosito) e alla fine quel minuto perso a cercarla altrove mi ha portato ad ammirare delle meravigliose foto. Complimenti davvero, lei sa cogliere il bello (particolari, forme, volti e talvolta semplici foto di vacanze).

            Sa, io di persone gay ne ho incontrate alcune. Tolto quelle che mi hanno cercato per certo tipo di approccio in modo poco delicato (non si preoccupi non sono così ottuso da non sapere che anche gli etero lo fanno) ne ho incontrate alcune di una delicatezza e sensibilità meravigliose (come mi disse una volta anche un prete parlando di persone con una spiccata sensibilità che gli eterosessuali non possiedono). Il mio modo di mettermi in relazione con loro è lo stesso che ho con altre persone. Posso non accettare un modo di essere di quella persona, ma almeno all’inizio cerco di tenerlo per me perchè so che urterei la sensibilità di chi ho affianco a me che desidera quanto me mettersi in una relazione amicale. Solo molto dopo, se credo di non ferire troppo quella persona e se capita l’occasione posso esternare il mio pensiero ma solo con lo scopo di una maggiore autenticità e verità nel rapporto e con la sicurezza che il mio pensiero non ferisca, viceversa piuttosto preferisco apparire un pò falso. Una di queste è stata una persona molto importante nella mia vita.
            Perciò dopo tutto questo le dico non era mia intenzione ferirla. Più ci penso e più constato che internet non è il luogo adatto per il dialogo e l’incontro.
            Per ciò che riguarda le sue critiche mosse al mio modo di intendere il mondo femminile le faccio solo un esempio. Per conquistare la mia attuale fidanzata (e futura moglie) ci ho messo circa 9 mesi, passando da “mi stai sul culo” (che non mi disse quando ci conoscemmo, ma mi riferì solo dopo averla “conquistata”) a “il lato di te che mi ha conquistata è stata la tua delicatezza nell’avvicinarti alla mia storia”. Non penso quindi lei abbia ragione quando mi ha etichettato rispetto al mondo femminile. Credo in generale che mi abbia etichettato proprio male (non si preoccupi, non faccio l’offeso, che mendica pietà. Sono ampiamente sereno in ogni caso).

            Al di là delle ragioni credo che sia immensamente più importante perdonarsi (non si preoccupi, non sono il tipo del “volemose tutti bbene” e non si può piacere a tutti) e donare ciò che si può a chi è vicino. Io a lei, perfetto sconosciuto, posso solo donare il mio gradimento per i suoi meravigliosi scatti e chiederle scusa se l’ho ferita.

            Le faccio i miei migliori auguri per la sua vita.

            • Alex Galvani scrive:

              Signor Antonio,
              grazie per le sue parole. Ma io vorrei puntare, anzichè sulle mie foto (mooooolto mediocri), sul fatto che non sono gli omosessuali ad esser più sensibili degli etero. Quella è una aspettativa sociale verso le donne, cioè uno stereotipo legato al genere: ci hanno insegnato un modello di comportamento che “femminilizza” la persona omosessuale come uomo non completo (le donne sono sensibili, gli uomini sono forti, i gay sono sensibili, le lesbiche sono forti).
              Intervisti i miei amici, vedrà quale quadro di arroganza maschile, aggressività greve e disumanità, in uno scontro con etero o con gay aridi e arroganti, loro hanno visto in me. Mooooolto poco gay. Non sono fiero di essere così, ma sono contento che questa parte del carattere mi abbia permesso di salvarmi da depressione e pressione sociale.
              Perchè le scrivo questo? Perchè la gente cresce sensibile non per l’orientamento sessuale, ma per le esperienze (in genere le minoranze, ma anche gli uomini bullizzati, o le donne cresciute a sentirsi “meno” di un uomo) e per l’incontro con persone che ti danno gli strumenti per comprendere che questa non è debolezza, ma capacità di controllare un pochino di più gli stereotipi. Tutto qua.
              Sapere che lavoriamo con stereotipi pre-consci è fondamentale. Io per botta di fortuna ho incontrato persone che mi hanno educato a vedere quando scattano. Tutto, tristemente qua.
              E’ poco romantica, la mia visione, ne convengo. Molto meno della sua. Anche perchè io mi vedo e mi sento quando incontro uno psicoterapeuta omofobo in una Asl o un docente omofobo in un liceo. E le assicuro che alla fine dello scontro, restano solo le ossa sul pavimento (e in genere non sono le mie). E, mi creda, non vorrei mai incontrare (da omofobo) uno come me, sulla mia strada.
              Grazie per i suoi auguri. Li ricambio di cuore.

  7. Emanuele Garbelli scrive:

    Ma la signora non sarà un po’ miope e un po’ plagiata dai bravi vicini di casa cristiani che l’hanno aiutata? Come mai un cattivo padre gay, palesemente psicologicamente disturbato, diventa automaticamente la prova vivente che un gay non può essere un buon padre, mentre a nessuno sano di mente salta in mente di scrivere un libro del genere a riguardo di un padre eterosessuale e attribuire tutti i problemi alla sua eterosessualità? Ma nemmeno al suo essere idraulico, o dai capelli rossi, o ebreo… Questo uso strumentale di una triste normalissima ordinaria vicenda familiare e’ deprecabile e risibile allo stesso tempo.

  8. Alex Galvani scrive:

    Gentile (e poco onesta) signora Frigerio,
    non smetto di RIDERE per quel che ha scritto: “la ricerca… ha due caratteristiche nuove: è la prima condotta su un campione molto numeroso e, in secondo luogo, è stato redatto da un istituto laico e da un professore che non avrebbe mai pensato di arrivare a tali conclusioni…”
    E’ FALSO che sia un istituto laico. infatti i due enti che hanno “casualmente” finanziato la ricerca sono cristiani fondamentalisti (Witherspoon Institute e Bradley Foundation, entrambe con titoli in home page sulla LORO ricerca che alla sola Bradley è costata 800.000$).
    E’ FALSO che il ricercatore sia gay friendly. Infatti è famoso in tutto il Texas (stato iperconservatore) per le sue ricerche e le sue prese di posizione anti-gay. C’è persino una INDAGINE ETICA (si chiama così) dentro l’Università per il comportamento tenuto da questo signore, di cui lei ovviamente non ha fatto cenno.
    Direi che come inizio del suo articolo non c’è male.
    Tralascio il fatto che in tutti gli Stati Uniti, stanno morendo dal ridere TUTTE le facoltà di sociologia, e TUTTI i dipartimenti di sociologia della famiglia.
    Persino la rivista che ha pubblicato l’articolo ha ricevuto proteste per la violazione di regole etiche nella peer-review e nella pubblicazione di questo articolo, che è stato “rivisto e corretto” da persone che non hanno alcuna competenza sul campo trattato.
    Si, decisamente, direi che non riesco a smettere di ridere.

  9. Alex Galvani scrive:

    Mi scuso, ho duplicato per errore mio un messaggio su un altro articolo scorretto e non onesto della signora Frigerio. questo è il mio commento sulla sua… chiamiamola… onestà intellettuale…

    Gentile dottoressa Frigerio,
    la seguo da tanto tempo, e sono felice di vedere che SEMPER IDEM.
    Questa volta ha iniziato la sua settimana con un po’ di bell’aria fresca. Un po’ di ODIO, di RANCORE ANTI-OMOSESSUALE sul sito, in prima pagina.
    Con tutti i SUICIDI adolescenziali dovuti a BULLISMO omofobo, con tutti i tentati suicidi e le DEPRESSIONI dovute all’eterosessismo come pratica sociale, con il 42% di SENZATETTO gay minorenni cacciati di casa dai loro GENITORI CRISTIANISSIMI, il ritiro dalla scuola, la disperazione per sentire OGNI 17 MINUTI nei corridoi delle scuole un INSULTO OMOFOBO… bè, con tutto ciò, con tutto quel che c’è da fare per mettere un po’ di pulizia, un po’ di rispetto, un po’ di amore decente nel mondo, voi che fate? scrivete queste cose su una minoranza del 5-7%:
    “l’omosessuale… è… narcisista, concentrato su se stesso e tanto bisognoso di conferme e di affetto da parte di altri uomini”
    Grazie per mostrarmi la versione amorevole ed etico del rispetto che “è dovuto ad ogni omosessuale”.
    Ma nonostante tutto, sorrido. E quel che mi permette di sorridere nonostante tutto questo DISPREZZO DISUMANO che provate, davanti all’assoluta assenza di etica e di onestà intellettuale, quel che mi permette di sorridere, dicevo, è la visione del futuro che mi fa sperare in bene, sapendo che (sociologicamente parlando) voi state scomparendo e questi sono solo i vostri colpi di coda prima dell’estinzione.
    Nel frattempo, si, è vero, rendete la vita dei ragazzini gay un inferno, li portate alla disperazione come ogni ricerca sociale purtroppo per voi mostra. Ma anche la vostra vita, condita di tutto quest’odio, non dev’essere mica una passeggiata, eh? Non basta sorridere e dire “grazie, Signore”, per essere felici e contenti di questa vita, mentre le azioni dimostrano un odio assoluto ben maggiore di quello descritto in questo articolo. Dev’essere anche questo un segno della divina provvidenza…
    Cordialissimi saluti

  10. giulia scrive:

    Bisognerebbe prima di tutto interrogarsi sull’ omosessualità in sé…Proust, omosessuale dichiarato, non parlava molto bene della condizione dell’omosessuale. Cos’era, omofobo pure lui?

    • Alex Galvani scrive:

      Eccerto che si.
      Scusi, lei pensa che le persone omosessuali siano animali creati in laboratorio dove non esiste l’omofobia?
      O sono persone che vivono in città, lavorano con colleghi eterosessuali, vanno nelle stesse scuole, leggono gli stessi libri, guardano gli stessi film? ecco, questa descrizione si chiama cultura. E’ il magma sociale in cui siamo immersi.
      E tecnicamente quella a cui si riferisce lei, non si chiama omofobia ma eterosessismo. E’ un concetto psico-sociologico.
      Siamo immersi in una cultura del genere? Una cultura dove la maggioranza eterosessuale del 93-95% detta le regole, detta i modelli culturali, crea persino gli stereotipi sulle minoranze? E’ la comunità gay quella minoranza del 5-7% che ha un solo termine neutro per definirsi (gay, che ha scelto autonomamente) e tutti gli altri che sono solo insulti (creati indovini da chi?).
      Ecco, allora se lei e io siamo dentro la stessa cultura, questa specifica cultura, significa che siamo tutti e due sotto l’influenza dell’eterosessismo. Le uniche persone che possono non sentirsi toccate dalla cultura nella quale vivono si chiamano, psichiatricamente parlando, sociopatici.

      Quindi, risposta finale: certo che gli omosessuali sono omofobi, come quasi tutti gli eterosessuali.

  11. lori scrive:

    Non è questione di buono o cattivo signori miei,
    è questione che un essere umano dotato di un determinato sesso ha bisogno di una relazione familiare improntata al confronto con i due sessi. Maschio e Femmina!
    Semplicemente questo!!! (al di là che i due siano dei teppisti o dei santoni!)

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