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Francia. Doppio blitz: uccisi gli attentatori di Charlie Hebdo e il terrorista di Parigi. «Morti quattro ostaggi»

gennaio 9, 2015 Redazione

I fratelli Kouachi sono usciti dalla tipografia dove erano rinchiusi sparando: sono stati uccisi, così come il terrorista che ha preso diversi ostaggi a Parigi. Cinque agenti feriti

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È finita, ma in tragedia. Dopo due giorni e mezzo di fuga e una gigantesca caccia all’uomo durata oltre 50 ore, con 88 mila membri della sicurezza coinvolti, i due presunti attentatori che hanno compiuto la strage alla redazione di Charlie Hebdo sono stati uccisi. Allo stesso tempo, è stato ucciso anche il terrorista che si era rinchiuso a Parigi con diversi ostaggi, in un negozio di alimentari kosher. Ma quattro ostaggi sono morti, mentre altri sono riusciti a salvarsi.

TERRORISTI UCCISI. L’azione coordinata della polizia e dell’antiterrorismo francese ha portato all’uccisione dei fratelli Kouachi, che da stamattina si trovavano asserragliati in una tipografia di Dammartin-en-Goele, piccola cittadina nel nord-est della Francia. I due fratelli Said e Chérif, che avevano preso in ostaggio il 26enne titolare dell’impresa, sono usciti dalla tipografia sparando e sono stati uccisi. L’ostaggio è stato tratto in salvo, probabilmente i terroristi non si sono mai accorti che si trovava all’interno dell’azienda. Un agente è rimasto ferito.

francia-parigi-blitz-charlie-hebdoQUATTRO MORTI A PARIGI. Contemporaneamente, la polizia ha fatto irruzione nel negozio Hyper Cacher, frequentato da ebrei nella zona della stazione di Porte de Vincennes, nel XX arrondissement di Parigi. Qui Amedy Coulibaly, lo stesso terrorista che ieri ha ucciso una poliziotta, Clarissa Jean-Philippe a Montrouge, si era chiuso nel negozio insieme a diversi ostaggi. Potrebbe essere stato aiutato dalla compagna, Hayat Boumeddiene, che per il momento non è stata rintracciata.
L’uomo aveva minacciato la polizia di «liberare i fratelli Kouachi», altrimenti avrebbe ucciso gli ostaggi. Intervenendo in contemporanea a Dammartin-en-Goele e Parigi, le forze francesi hanno ucciso i tre terroristi ma quattro ostaggi a Parigi sono rimasti uccisi. Nella capitale, quattro gli agenti feriti gravemente nell’operazione. Sia i fratelli Kouachi che Coulibaly avrebbero avuto a che fare, secondo le prime informazioni, con Al Qaeda in Yemen.

L’INTERVISTA. Il canale Bfm-tv è riuscito a intervistare i terroristi alle 9.45 di questa mattina. Chérif Kouachi ha detto ai giornalisti di essere stato mandato da Al Qaede in Yemen e di essere finanziato dall’imam Anwar al Awlaky (che, nota Le Monde, è stato ucciso nel 2011 da un drone americano). Alle 15 Coulibaly ha chiamato in redazione per chiedere di essere messo in contatto con la polizia. Ha spiegato di aver ricevuto istruzioni dallo Stato Islamico e rivelato che la sua azione era coordinata con quella dei fratelli: «Loro dovevano occuparsi di Hebdo io dei poliziotti», avrebbe detto. Coulibaly avrebbe anche affermato: «Ci sono quattro morti». Questo significa che i quattro ostaggi non sono stati uccisi nel raid della polizia ma in precedenza dall’attentatore.

CHARLIE HEBDO. La Francia spera di aver chiuso oggi un capitolo nero della sua storia, durato tre lunghi giorni da incubo. Domenica è stata organizzata una grande manifestazione per commemorare le 12 vittime dell’attacco a Charlie Hebdo, la poliziotta uccisa a Montrouge e le quattro vittime del Hyper Cacher. Oggi, intanto, si sono riuniti i componenti sopravvissuti della redazione del settimanale nella sede di Libération. Il giornale uscirà regolarmente in edicola mercoledì in versione ridotta di otto pagine ma con la tiratura aumentata a un milione di copie, contro le usuali 60 mila. Il presidente della Repubblica François Hollande parlerà alla nazione alle 20.

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24 Commenti

  1. FoKauld scrive:

    Come da copione della solita false flag operation all’occidentale :

    DI FEDERICO DEZZANI

    Com’era facilmente prevedibile i due fratelli Kouachi sono stati entrambi uccisi durante un blitz delle teste di cuoio, portandosi nella tomba le risposte a molti interrogativi sull’attentato a Charlie Hebdo, che ha tutte le fattezze del terrorismo ascrivibile alla “strategia della tensione.”

    Si tratta quindi di un attentato falsa bandiera in stile New York 9/11?

    No, a ragion veduta è un’operazione di infiltrazione e sovversione in stile anni ’70, dove i fratelli franco-algerini rappresentano i brigatisti di basso rango che premono il grilletto e chi si occupa dalla pianificazione, organizzazione e logistica, il BR Mario Moretti del caso, probabilmente non sarà mai preso perché legato ai servizi. L’intelligence francese esce quindi sconfitta secondo i media che leggono il copione, vincente in base agli obbiettivi programmati e marcia fino al midollo per chi analizzi a fondo la vicenda in divenire.

    I terroristi perfetti

    Said e Cherif Kouachi, franco-algerini di 32 e 34 anni, sono terroristi talmente perfetti che sembravano coltivati in vitro: nati e cresciuti a Gennevilliers, banlieu a Nord di Parigi, rimangono orfani, poi sono dati in affidamento e suonano un po’ di rap crescendo nel mondo della piccola criminalità; il maggiore è arrestato nel 2008 in quanto affiliato alla rete Buttes-Chaumont che recluta volontari da spedire in Iraq. Sono perciò da almeno cinque anni nei radar delle forze di sicurezza. Dopodiché, in base alle informazioni che piovono a catinelle a distanza di 24 ore dall’attacco, sarebbero passati nei campi di addestramenti di Al Qaida in Yemen e avrebbero partecipato alla guerra in Siria. Il primo grande quesito da porsi è: come possibile che non fossero pedinati a vista? Le informazioni in possesso dei giornali dopo un giorno dall’attentato non erano negli archivi dell’intelligence? Sembra assurdo anche perché i due fratelli erano nella lista nera compilata dal Terrorist Screening Center statunitense.

    L’attentato ed il ruolo della carta d’identità abbandonata.

    Il 7 gennaio i due fratelli fanno irruzione della sede di Charlie Hebdo ed uccidono dodici persone, urlando i nomi dei vignettisti. L’assalto avviene durante la riunione di redazione del giornale quando tutto il personale è concentrato: assumendo che la riunione di redazioni duri un’ora e che la settimana lavorativa conti 40 ore, le probabilità che sia una coincidenza sono di 1/40, ossia il 2,5%. È quindi altamente probabile che l’attentato sia stato accuratamente pianificato, gli orari della redazione studiati, memorizzati i nomi ed il viso delle vittime. Forse per dare un tono di dilettantismo all’operazione, è diffusa la notizia che gli attentatori non conoscessero il numero civico della redazione. Ma è possibile che chi conosce il nome dei vignettisti e gli orari della riunione settimanale della redazione non sappia dov’è la sede dell’attentato? Nessuno dei fratelli ha mai fatto un sopralluogo? Altra incredibile leggerezza per un efficiente commando che si sarebbe formato nei campi Al Qaida, dimenticano la carta d’identità nell’auto che abbandonano dopo l’attentato. I due fratelli franco-algerini non sanno che la regola base per qualsiasi rapinatore o terrorista è di liberarsi di documenti, telefoni , orecchini o qualsiasi mezzo di riconoscimento per non essere identificati? Perché indossare i passamontagna per poi dimenticare il documento in auto?

    Probabilmente il documento è stato aggiunto sulla scena del crimine dall’intelligence su soffiata della mente dell’operazione, il BR Mario Moretti del caso, che conosce il nome ed il piano degli attentatori, perché è stato lui a progettarlo. Con il ritrovamento della carta si desiderava quindi instradare rapidamente la polizia sui colpevoli per liquidarli in poche ore. Tutta la vicenda ha un triste e fresco precedente che stranamente pochi ricordano: nel marzo del 2012 il franco-algerino Mohamed Merah uccide sette persone, sparando da uno scooter, prima di asserragliarsi in un appartamento dove è ucciso durante il blitz delle teste di cuoio. Si scoprirà che anche lui era nei radar dell’intelligence francese da tempo, essendo stato un collaboratore della DGSE per cui si era recato in Afghanistan raccogliendo informazioni sugli islamisti francesi.

    Gli ultimi sviluppi

    Nella mattina del 9 gennaio i fratelli Kouachi si barricano insieme ad un ostaggio in una tipografia di Dammartin-en-Goële, nord-est di Parigi, dopo un includente peregrinare nelle campagne del dipartimento Senna e Merna. Perché uscire in fretta da Parigi nelle ore successive all’attentato per poi trascorre 36 ore da latitanti nella campagna francese e finire asserragliati in una piccola azienda? Era previsto un punto di raccolta dove avrebbero dovuto essere prelevati e portarti in salvo, mentre sono stati ingannati ed all’appuntamento non c’era nessuno?
    Eliminandoli si è persa ogni traccia per risalire ai vertici dell’organizzazione, dove si annida probabilmente il collegamento con i servizi d’informazione.

    Nel frattempo un altro presunto terrorista, Amedy Coulibaly, è stato liquidato dopo aver preso cinque persone in un negozio kosher di Porte di Vincennes: sarebbe l’assassino della vigilessa uccisa l’8 gennaio. Una rete quindi di tre o più terroristi, molti dei quali noti da anni alle forze dell’ordine, avrebbe tenuto in scacco Parigi per tre giorni quando i servizi algerini avrebbero allertato il 6 gennaio le autorità francesi che era in preparazione un attentato. Perché nessuno ha agito? A chi fa comodo quanto sta avvenendo?

    Come diceva Giuliano Ferrara questa mattina ai microfoni di La7: “Questo non è terrorismo, è guerra santa contro l’Occidente cristiano e giudaico. Se lo negate siete un branco di coglioni!”
    E se lo dice un ex-informatore CIA…

    Federico Dezzani

    9.01.2015 (h.18.20)

    • Menelik scrive:

      Ma perché non ti fai un blog per i cavoli tuoi, e lì copi/incolli tutte le cazzate che ti pare?

      • Raider scrive:

        Giusto, Menelik! Perché questi paranoici complottisti, che si danno il cambio alternandosi nel faticoso lavoro del riporto tartufesco, vengono qui a piazzare il prodotto d.o.c. delle dietrologie internettiane? Perché, oltre al fatto di non avere argomenti, ma solo deliri di cui chiamano gli altrei a rispondere, possono delegittimare il blog che ne accoglie le farneticazioni. Mentre il significato di questa sistematica azione di boicottaggio è evidente e del tutto equivalente a quella dei militanti genderisti che manifestano contro le Sentinelle In Piedi sia nelle piazze che online: impedire che uno dei pochi blog e riviste che non è allineato al Pensiero Unico possa dare spazio a opinioni non conformi.
        Dico questo a quanti, in ragione della diversità delle motivazioni fra gli uni e gli altri, perdono di vista l’omogeneità di metodi e intenti che accomuna i genderisti che linciano on line e aggrediscono en plein air le Sentinelle In Piedi: e i cialtroni come questo scicallo paranoico e pazzo furioso che si è messo, da muezzin della dhimmitudine, prima degli altri a predicare la guerra santa contro la “triade diabolica”, divenuta nel frattempo – ma, forse, non è sicuro: quello che gli fa dire la testa o la prossima citazione può essere l’ennesimo ribaltamento acrobatico dell’aria fritta – una diade per riabilitazione dell’Arabia Saudita vista la sconfessione dell’Isis di un muftì, per grande che sia.
        Ci sono tanti altri siti che potrebbero ospitare vaneggiamenti ripostati da contemplare con loro soddisfazione; nessuno gli contesta o nega, neppure qui, il diritto di opinare come credono, ma quello di copincolllare come gli attacchini di una volta, che cioprivano con i manifesti del proprio partito qeullidegli altri partiti. Quello che conta, se vengono a fare quello che accusano – mistificando una volta di più – gli altri di fare, cioè i contromanifestanti trolleggianti, è perchè, se solo potessero, con un ddl Scalfar8 o un analogo ddl anti-islamofobia, farebbero chiudere questo blog e metterebbero fuori legge chi non la pensa come loro. Per non dire quello che succedrebbe a tutti noi se questi sciacalli potessero contare su un islamismo a pieno regime shariatico.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Non mi stupirei se gli IP di certi ameni personaggi che farciscono i siti con ipotesi di complotti strampalati, evidentemente con invereconde intenzioni apologetiche del terrorismo islamico, finissero “attenzionati” dalla DIGOS, anzi, a dire il vero mi stupirei del contrario.
          Chissà che un giorno non lontano non se ne legga qualcosa sulle cronache giudiziarie.

  2. Leo scrive:

    @Redazione

    Il momento, comunque la si pensi e quale sia la lettura che se ne dà è drammatico e credo sia giusto dare spazio a chi vuole contribuire a fare chiarezza per costruire un mondo migliore.

    Come già fatto notare in precedenza, oltre a violare la regola messa in evidenza di non usare commenti offensivi, non credo che sia molto costruttivo inveire con infamanti insulti e financo velate minacce di staliniane delazioni nei confronti dei partecipanti ad una discussione.

    Credo sia giusto puntualizzare questa cosa. Poi la redazione si regoli come crede.

    Intanto da parte mia continuo a dare il mio contributo ai gravi fatti di Parigi annotando alcune osservazioni di altre cose strane di questa drammatica vicenda, fatte dal giornalista Maurizio Blondet fatte oggi poco prima dei due blitz in cui avrebbero trovato la morte i tre sospettati :

    Amchai Stein, vice-direttore della tv israeliana Channel 1 per combinazione si trovava sul posto ed ha catturato le immagini dei due commandos in nero che hanno fatto la strage a Charlie Hebdo.
    Perché Stein fosse lì, non è stato spiegato. L’ha fatto col telefonino? Forse. Solo che nel video ad un certo punto la scena sembra tagliata e in dissolvenza: c’è stato un montaggio, per un motivo sconosciuto si è voluto sorvolare su una scena. Forse allora non era uno smartphone, ma una telecamera? Piazzata su treppiede, visto come è ferma la ripresa, senza i tremolii di uno smartphone tenuto in mano?
    Fatto sta che il giornalista Stein si trovava sul tetto proprio mentre, sotto di lui, gli assassini uscivano e uno di loro finiva il polizotto a terra.
    Indicativa la presenza di un furgone a nolo parcheggiato proprio lì: un consueto posto d’osservazione perfettamente mimetizzato per i servizi, quali che siano.

    La catena televisiva i24 (l’equivalente israeliano di SkyNews 24), ha annunciato che i due assalitori erano francesi di origine algerina fin dalle ore 15, molto prima di tutti gli altri media. Il sito JSS, un web magazine ebraico che dà notizie in francese dà addirittura i nomi dei due ricercati franco-algerini, prima che lo facciano i media francesi. E adesso sappiamo che sono proprio loro, i due fratelli Kouachi, franco-algerini, piccoli delinquenti ora braccati dalle preponderanti forze di polizia….

    In una foto scattata a Reims un franco tiratore della polizia è circondato da giovani curiosi ed oziosi. Non ci dev’essere tanto pericolo che qualche terrorista spari rispondendo al cecchino, se la folla non viene fatta sgombrare.

    Tante, troppe cose strane.

    • ochalan scrive:

      Ma la cosa più strana di tutti è la circonvoluzione che compie la mente di voi complottisti, che riuscite a complicare il semplice e lampante dato della realtà pur di dire sempre è stata lAmerica.

    • Cauannos scrive:

      Peccato che sia una balla. 1) Si chiama Amichai Stein, non Amchai. 2) Il video è stato girato da Jordi Mir. 3) La bufala nasce perché qualche fesso ha letto male su sito di RT. com dove usavano i retwitt di Stein come fonte, ma da nessuna parte dicono che sia lui l’autore degli scatti e del video.

  3. rosso porpora scrive:

    Questa vicenda, come direbbe fury, puzza come una sc….ggia in un ascensore. Se l’ostaggio della tipografia non era in realtà tale e anzi dava informazioni col cellulare ai poliziotti perché uccidere i due fratelli? Sarebbe stato necessario solo il blitz di Parigi che, come in molti analisti hanno detto, è stato condotto in modo pessimo. Poi avrebbero potuto prendere i due rimasti.

    • Menelik scrive:

      Vorresti dire che hanno fatto male ad ucciderli?
      La polizia francese si sarebbe comportata in modo ….”non democratico” ?
      C’era una sola ragione per provare a prenderli vivi: fargli vuotare il sacco.
      Ma l’avrebbero fatto?
      E’ andata meglio così, partita chiusa una volta per tutte.
      Mi dispiace per l’altra assassina del mercato ebreo che è purtroppo riuscita ad uscirne viva e sfuggire alla cattura approfittando della confusione e del parapiglia.
      Quello che mi fa schifo è che quella gentaglia ha la faccia di bronzo da sentirsi nel giusto adducendo il fatto che noi attaccheremmo il loro paradiso in terra.
      Ma noi sappiamo bene che il loro paradiso in terra si regge sullo sterminio di chi si piega ai loro voleri, sulla schiavitù istituzionalizzata delle donne giovani prese prigioniere, sulla crocifissione e la decapitazione lenta con un coltellaccio per far soffrire di più il condannato.
      Un equivalente storico sono le SS, che uccidevano anche con la tortura gli internati dei campi di sterminio.

      • rosso porpora scrive:

        Non travisare le mie parole. Nel caso di situazioni con ostaggi l’unico obiettivo è la loro salvezza con ogni mezzo ivi compresa la neutralizzazione (uccisione) del sequestratore. Nel caso della tipografia se fosse stato possibile prenderli vivi non sarebbe stato un male ai fini delle indagini. Non mi riduco al loro livello per cui li ucciderei tutti dato che il martirio (dal loro punto di vista chiaramente) è il loro obiettivo. Ergastolo e buttare via la chiave. Comunque i poliziotti che entrano nel supermercato impiegano un tempo tale che il sequestratore poteva uccidere altri ostaggi.

  4. Gabriele scrive:

    L’islam è una religione di pace e il corano è il suo libro.
    leggere per farsi un’idea

    [Corano 2:191] “Uccideteli ovunque li incontriate, e scacciateli da dove vi hanno scacciati: la persecuzione è peggiore dell’omicidio. Ma non attaccateli vicino alla Santa Moschea, fino a che essi non vi abbiano aggredito. Se vi assalgono, uccideteli. Questa è la ricompensa dei miscredenti.”

    [Corano 4:89] “Vorrebbero che foste miscredenti come lo sono loro e allora sareste tutti uguali. Non sceglietevi amici tra loro, finché non emigrano per la causa di Allah. Ma se vi volgono le spalle, allora afferrateli e uccideteli ovunque li troviate. Non sceglietevi tra loro né amici, né alleati.” [Corano 4:91] “Altri ne troverete che vogliono essere in buoni rapporti con voi e con la loro gente. Ogni volta che hanno occasione di sedizione, vi si precipitano. Se non si mantengono neutrali, se non vi offrono la pace e non abbassano le armi, afferrateli e uccideteli ovunque li incontriate. Vi abbiamo dato su di loro evidente potere.” [Corano 5:33] “La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l’ignominia che li toccherà in questa vita; nell’altra vita avranno castigo immenso.” [Corano 8:12]

    “E quando il tuo Signore ispirò agli angeli: “Invero sono con voi: rafforzate coloro che credono. Getterò il terrore nei cuori dei miscredenti: colpiteli tra capo e collo [decapitateli], colpiteli su tutte le falangi!” [Corano 8:17] “Non siete certo voi che li avete uccisi: è Allah che li ha uccisi. Quando tiravi non eri tu che tiravi, ma era Allah che tirava, per provare i credenti con bella prova. In verità Allah tutto ascolta e conosce.” Altrimenti detto è l’assoluzione anticipata per un omicida, perché uccida un infedele in nome d’Allah. [Corano 9:5] “Quando poi siano trascorsi i mesi sacri, uccidete questi associatori ovunque li incontriate, catturateli, assediateli e tendete loro agguati. Se poi si pentono, eseguono l’orazione e pagano la decima, lasciateli andare per la loro strada. Allah è perdonatore, misericordioso.” [Corano 17:33] “E non uccidete, senza valida ragione, coloro che Allah vi ha proibito di uccidere. Se qualcuno viene ucciso ingiustamente, diamo autorità al suo rappresentante; che questi però non commetta eccessi [nell’uccisione] e sarà assistito.”

    • Raider scrive:

      Parla di puzza chi gli escrementi ce li ha sotto il naso, per non dir altro. La paranoia va avanti con sospetti, ombre e dubbi che si alimentano di sospetti, ombre e dubbi. Se si dovesse (s)ragionare come fanno i complottisti che accorrono numerosi dove sentono di stare peerdendo la loro battaglia, ogni evidenza, comprese quelle scaturite dal sospetto, si ribalterebbero in altrettante ombre:
      – perché è così se non fosse cosà?
      – E se appare cosà, non sarà perché questo è stato fatto apposta per attirare i sospetti?;
      – e questo sospetto attirare i sospetti, non è fatto apposta per stornare i sospetti?
      E così via delirando.
      Se avessero preso vivi i due assassini, ecco la prova che gli garantivano l’impunità
      – se li avessero condannati alla fucilazione, erano kamikaze come altri, prezzolati in cambio di denaro per gli eredi
      – se i due avessero ammesso di essere quello che erano, si sarebbe trattato di una manipolazione estorta con torture psicologiche, se non fisiche;
      – se i due non avessero ammesso niente, era la prova che il loro silenzio mostrava le colpe dell’Occidente;
      e così via vaneggiando.
      Fino al culmine. che il mistificatore contribuisce alla discussione su un blog che, fosse per la gente come lui e gli islamisti che volevano vedrere condannato in tribunale Charlie Hebdo, sarebbe da chiudere, né più né meno di come farebbero che altri fanatici che non disturberanno le paranoie complottisitche come i mistificatori nulla hanno da copincollare sui temi del gender.

      • Menelik scrive:

        Si, hai ragione.
        E’ una cosa disgustosa.
        E’ lo specchio palese di quanto l’Occidente sia invaso di cretini, e i nostri nemici laggiù in Medio Oriente si fregano le mani e gli dà la certezza che, presto o tardi, saranno qua a governarci e vivere mantenuti dal nostro lavoro di schiavi, e sollazzarsi e farsi servire dalle nostre figlie, schiavizzate.
        Ma meglio così, almeno li conosciamo e sappiamo prenderci le difese dai loro deliri allucinatori.
        Quello che giudico abominevole è lo sfruttare una situazione che ha generato morti ed una catena di eventi che ha coinvolto molte migliaia di persone, per propagandare tesi che confinano col delirio paranoide.
        In fin dei conti le scie chimiche, le fusioni fredde e i tubi Tucker erano giochi.
        La posta in gioco è molto più alta: qua c’è di mezzo il futuro dell’Occidente e la sua capacità di difendersi.
        Questo è il momento di fare quadrato e difenderci con le unghie e con i denti.
        Come diceva una scritta su un muro diroccato 97 anni fa: DI QUA NON SI PASSA, O IL PIAVE O TUTTI ACCOPPATI.
        Oggi bisogna rientrare in quell’ottica.
        Non siamo noi che abbiamo scelto la guerra, sono loro che l’hanno scelta e noi abbiamo il dovere di difenderci.
        Incominciamo a non mostrarci smidollati.

  5. fabio g scrive:

    Se il vice-direttore (Amchai Stein) della tv israeliana Channel 1 si trovava proprio sul posto (al sicuro in un luogo alto) al momento giusto, con molta probabilità qualche servizio segreto d’Israele lo ha informato, senza però informare la polizia francese come ritorsione per il fatto che l’europa vuole riconoscere lo stato palestinese.

    • yoyo scrive:

      Anche se fosse?

    • Raider scrive:

      Non c’è dubbio: i complottisti che ci vedono doppio, triplo, quadruplo e in ordine esponenziale, si sono dati appuntamento qui. Non sopportano che ci sia gente che ha la mente sgombvra dalle dietrologie complottiste fresche di giornata da accatastare con quelle a lunga conservazione; non gli basta che hanno milioni di siti in cui spararsele in faccia e con cui farcirci il cervello: no. Quello che non possono permettere è che esista gente che non è vittime delle loro stesse paranoie. E vengono qui a postare e copincollare perché non possono fare chiudere “Tempi.it.”, finché in un’Europa dhimmizzata provvederà qualche tribunale islamico.
      Perciò, sperano tanto, ma tanto in Scalfar8, che gli risolverebbe il problema dandogli modo di defilarsi; e infatti, evitano di congestinare e sabotare i siti genderisti; d’altronde, non si sognano nemmeno di intervenire su questi temi neppure in questo blog. Non gli interessa minimamente “contribuire al dibattito” su queste cose: è molto meglio venire qui a santificare Saddam Hussein, spargere sospetti e seminare un po’ di zizzania. Vigliacchi.

    • K_Leo scrive:

      @Fabio G

      Se le può interessare e conosce il francese, le segnalo questo articolo del giornalista Thierry Meyssan :

      http://www.voltairenet.org/article186427.html

      Il titolo è :

      « Selon McClatchy, Mohammed Mehra et les frères Kouachi seraient liés aux services secrets français »

  6. giuliano scrive:

    i 4 ostaggi assassinati sembra che siano ebrei. E’ il risultato della criminalizzazione degli ebrei da parte delle bestie islamiche supportate dai comunisti nostrani. L’Europa tifa per Hamas, quindi non illudiamoci su cosa succederà anche qui da noi

  7. X_Leo scrive:

    Marcello Foa si fa anche lui le semplicissime, ma importanti domande che ormai girano in rete :

    “…Perché i fratelli Kouachi, due terroristi che hanno sterminato i redattori di Charlie Hebdo, sono stati uccisi?

    Mi spiego: mentre l’assalto al negozio Kocher era impegnativo e rischioso a causa della presenza di ostaggi e pertanto rendeva quasi inevitabile l’uccisione di Amedy Coulibaly, il blitz contro i fratelli Kouachi è avvenuto in condizioni ben diverse, quasi ideali per catturali vivi. Ora lo sappiamo con certezza: erano asserragliati nella tipografia senza ostaggi. C’era un solo dipendente quando hanno fatto irruzione, il quale ha avuto la prontezza di riflessi di nascondersi in uno scatolone e i fratelli Kouachi non si sono mai accorti della sua presenza, che è stata provvidenziale per le forze di sicurezza. Via sms costui ha inviato alle forze dell’ordine importanti indicazioni sulle mosse dei due terroristi.

    Le condizioni erano ottimali per catturarli vivi. E invece sono stati entrambi uccisi. Secondo le ricostruzioni di stampa i due sarebbero usciti dalla tipografia, nella quale si erano asserragliati, sparando all’impazzata contro le forze di polizia dopo che queste – probabilmente – avevano iniziato a lanciare lacrimogeni nel locale. Un contesto difficile e confuso ma di certo non insolito per delle teste di cuoio altamente preparate a questo tipo di eventi e addestrate sia ad uccidere sia a neutralizzare tenendo in vita.

    Ed è evidente che la cattura è altamente preferibile all’eliminazione, tanto più in assenza di ostaggi. Vivi, i due sarebbero stati interrogati, si sarebbe potuto scoprire la loro rete di contatti, i loro mandanti, approfondire la storia del reclutamento nello jhadismo, E invece sono stati uccisi entrambi. Era davvero indispensabile?

    A queste domande se ne aggiungono altre, sempre riguardanti la sicurezza e in parte già segnalate da alcuni nei giorni scorsi. Queste:

    – Fino a poche settimane fa la redazione di Charlie Hebdo era sorvegliata da una camionetta 24 ore su 24, poi la misura è stata revocata e a proteggere è rimasto un poliziotto. Nonostante proprio prima di Natale le autorità fossero in allarme per possibili attentati, la protezione di uno dei siti più ovvi, sensibili e prevedibili di Francia non è stata aumentata, con una leggerezza inspiegabile e imperdonabile. E’ il più grande regalo che si potesse fare a dei terroristi jihadisti. Chi risponde di questa scelta? Quali le motivazioni?

    – Com’è possibile che due terroristi altamente addestrati, in grado di compiere con straordinaria freddezza e professionalità una strage come quella del Charlie Hebdo, si rechino sul luogo dell’attentato con la carta di identità e per di più la dimentichino nell’auto usata per la fuga? Nella mia vita ne ho viste tante, ma una doppia leggerezza così sciocca da parte di guerriglieri che da settimane preparavano l’attentato è davvero molto insolita.

    – Che fine ha fatto il terzo complice? Perché le forze dell’ordine hanno additato, sin dalle prime ore, un giovane che in realtà è risultato completamente innocente (al momento del blitz si trovava a scuola)? C’era o no? E se sì chi era? E’ ancora in fuga?

    – Dalle immagini dell’assalto a Charlie Hebdo si nota che l’auto, una Citroën, era ferma in mezzo alla strada. Com’è possibile che sia stata lasciata lì durante il blitz, col rischio di bloccare il traffico e di attirare l’attenzione? O era parcheggiata altrove?

    – Cos’è successo quando, subito dopo la strage, l’auto dei terroristi è stata bloccata da un’auto della polizia nella via di Charlie Hebdo?

    E infine:

    – I fratelli Kouachi erano noti da tempo ai servizi di sicurezza francesi, a quelli americani, persino a quelli italiani. Com’è possibile che il loro ritorno in Francia sia passato inosservato? Qualcuno monitorava le loro mosse? Li controllava? Se no, perché? Se sì, perché non sono stati fermati in tempo?…”

  8. Raider scrive:

    Dedicarsi alle trame complottistiche prima ancora che una indagine finisca, anzi, prima ancora che cominci, in modo da chiarire la dinamica di un fatto, è uno delle occupazioni e ragioni di vita dei complottisti: i quali ritengono, per giunta, di contribuire così a un discorso che riguarda i temi della convivenza, dell’identità, dell’immigrazione, le reazioni alla strage avenuta nella sede di Charlie Hebdo dirottandolo verso gli enigmi polizieschi, risolti con una serie di “perché…”, di “se…”, di “allora…”, che si possono opporre l’uno all’altro all’infinito per essere sicuri di non uscire mai dalle trame in cui certa gente ama imprigionare tanto la popria mente, che vorrebbe che anche altri cadessero nella stessa rete. Manca solo da tirare fuori la tesi dell’autocomplotto editoriale: siccome Charlie Hebdo navigava in cattive acque, i geni della promozione pubblicitaria hanno confezionato come un gadget l’attacco, d’accordo o meno con i servzi segreti di una terna o quaterna, cinquina e tombola diabolica di Paesi interessati all’affare per avere un formidabile ritorno d’immagine. avendo la certezza, peraltro, che un attentato così spettacolare e altamente simbolico sarebbe servito alla causa multiculturalista, immigrazionista e gauchiste.
    La reazione degli islamici di tutto il mondo alla notizia della pubblicazione delle vignete dello Jyllads-Posten e di Charlie Hebdo, come alle notizie, spesso, falase, di roghi o profanazioni del Corano, dimostra ampiamente qual è il problema in ordine alle cose prima richiamate: convivenza, integrazione, multiculturalismo, tolleranza.
    Un motivo di discussione seria, senza bisogno di sostituirsi a inquirenti e polizia, è, per es, che Liberation, il quotidiano della Gauche che ha offerto ospitalità momentanea alla superstite Redazione di Charlie Hebdo, non ah perso tempo a accollare la strage di Parigi alla Destra e alla non sufficiente azione di integrazione della République.
    Che dire? Che esporsi offrendo ospitalità a quel che rimane di Charlie Hebdo rischia di apparire come un avallo alla satira anti-islamica: e allora, per non incorrere nell’ira funesta di altri pazzi, isolati o in gruppo, a Libé hanno pensato bene di mettere in chiaro che loro sono dalla parte di chi accusa sempre e comunque l’Occidente, la Francia, la Destra, Charlie Hebdo.

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

“All for freedom, freedom for all”. La prova della nuova gamma Softail comincia così, all’insegna di un motto indiscutibilmente americano. Oltre alle suggestioni culturali, però, c’è altro: otto modelli del tutto inediti, progettati ex novo per essere attuali oggi e soprattutto domani. Nel futuro di Harley-Davidson, infatti, ci saranno 100 nuovi modelli in 10 anni. […]

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È un dato di fatto: la mobilità a pedalata assistita è in costante crescita. A confermarlo sono i numeri: nel 2016 in Italia sono state acquistate 124.400 e-bike, prentemente mountain bike, con un incremento del 120% rispetto allo scorso anno. In sella alla bici elettrica il divertimento raddoppia, potendo contare sull’aiuto che il motore è […]

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