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In Nord Dakota c’è così tanto petrolio che non si trovano abbastanza lavoratori (e un operaio guadagna 100 mila dollari)

ottobre 31, 2014 Redazione

Il fracking ha portato la rivoluzione in questo piccolo Stato americano. Grazie allo shale oil, i salari sono saliti anche del 40 per cento e un acro di terra da un valore di 500 dollari è passato a 200 mila

Mentre l’Italia regala il petrolio dell’Adriatico alla Croazia per timore dei danni ecologici, dall’altra parte del mondo c’è chi si arricchisce trivellando senza remore. È il caso del Nord Dakota. Nel piccolo Stato di 700 mila abitanti, grazie al petrolio l’economia va a gonfie vele. La disoccupazione quasi non esiste e i salari sono da favola.
Il merito del boom, iniziato a metà degli anni 2000 e ora in ascesa vertiginosa, è dovuto alla tecnologia rivoluzionaria di perforazione del fracking. La tecnica di frantumazione idraulica dei terreni argillosi è stata applicata non più soltanto all’estrazione di metano ma anche a quella del petrolio e ora sta facendo decollare l’economia di uno Stato fino a poco tempo fa specializzato soltanto per la produzione della colza ogm.

nord-dakota-petrolioUN OCEANO DI PETROLIO. Lo shale oil in Nord Dakota è presente «in quantità oceaniche», secondo l’American Enterprise Association, e garantirà al paese un boom economico che «durerà per decenni».
Bakken Shale, il principale serbatoio di greggio dello Stato, da solo contiene 18 miliardi di barili di greggio, di cui la metà recuperabili con le odierne tecnologie. Grazie all’immensa riserva di Bakken, che si estende per 200 mila miglia quadrate fra gli Stati Uniti e il Canada, all’inizio del 2014 il Nord Dakota è diventato il secondo Stato produttore di petrolio della nazione, superando Alaska e California. In meno di 10 anni, le trivelle si sono moltiplicate a perdita d’occhio e la produzione di petrolio è decuplicata, passando dai 100 mila barili al giorno del 2005 a 1 milione nel 2014.

TROPPI POSTI DI LAVORO. Il piccolo Stato americano ha oggi il più alto tasso di milionari degli Stati Uniti, poco meno di uno ogni mille abitanti, e le casse pubbliche sono in attivo di un miliardo di dollari. I cittadini del Nord Dakota, che nel 2006 erano annoverati fra i più poveri tra gli americani (quarantesimo posto per reddito pro capite), sono diventati nel 2013 più ricchi di quelli di New York e del Maryland, balzando in un solo anno (2013) dal sesto al secondo posto, con un reddito medio di 57 mila dollari, superati per ora soltanto dagli abitanti del Connecticut. L’economia dello stato nel 2013 è cresciuta del 7,6 per cento, il triplo rispetto alla nazione. La disoccupazione cronica non esiste (il tasso è al 3 per cento) e i posti offerti sono più numerosi di chi cerca lavoro: all’inizio del 2014, gli uffici statistici federali hanno contato 40 mila offerte di lavoro, rispetto a 20 mila lavoratori.

OPERAI MILIONARI.  Ad arricchirsi nel Nord Dakota sono le multinazionali ma anche le imprese di “pionieri” del XXI secolo che hanno investito tutto sul fracking. Per non parlare dei proprietari di terreni privati che, affittandoli alle compagnie petrolifere, possono guadagnare fino a 80 mila dollari al mese, come racconta il New York Times. Grazie a una legge federale del 2005 le imprese che estraggono con il fracking sono immuni dalle regolamentazioni dell’Epa, l’agenzia americana di controllo ambientale, e ciò ha consentito agli imprenditori americani di trivellare senza preoccupazioni.
L’estrazione del petrolio nel Nord Dakota porta benefici a tutti. Ogni pozzo petrolifero genera circa 20 milioni di dollari: 4,4 milioni vanno in tasse, 1,6 milioni in stipendi e 7,6 milioni in royalties. La febbre dell’oro nero ha fatto schizzare la domanda di manodopera e la Fed ha calcolato che dal 2009 nell’area di Bakken i salari sono cresciuti del 40 per cento. Lo stipendio di un operaio alle trivelle può superare i 100 mila dollari all’anno. Un dipendente di Mac Donald’s a Fargo, capitale dello Stato, guadagna 14 dollari l’ora, rispetto ai 7 nel resto del paese.

IL MIRACOLO DI WILLISTON. Williston fino a dieci anni fa era una tranquilla cittadina agricola con una popolazione di 12 mila abitanti. Oggi, il numero di residenti è raddoppiato e la cifra continua a crescere del 10 per cento all’anno. Non solo «abbiamo un sacco di soldi grazie al petrolio», ha spiegato Terry Olson, preside del Williston State College ad Associated Press, ma il boom economico «ha creato posti di lavoro altamente remunerativi per gli adulti normodotati rendendo necessaria l’assunzione di infermieri, manager, commercialisti». Un acro di terra a Williston, fino a poco tempo fa, valeva attorno ai 500 dollari. Oggi ne può valere 200 mila.

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5 Commenti

  1. recarlos79 scrive:

    si! e le frecce girano gli angoli.

  2. Tommaso scrive:

    Chissà cosa si mangeranno i figli di questi operai dopo che il North Dakota sarà ridotto a un deserto !

  3. Tommasodaquino scrive:

    il fracking è un metodo di estrazione assolutamente distruttivo del territorio. Occorre considerare bene le conseguenze dell’implementazione di questi metodi.

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