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«Erdogan silenzia l’opposizione. È il peggior momento della storia della Turchia»

aprile 14, 2017 Redazione

Oget Oktem Tanor ha 82 anni ed è la prima neuropsicologa della Turchia, ma è stata licenziata per «propaganda di terrorismo» per aver firmato un appello per la pace

Oget-Oktem-Tanor-bbc

Oget Oktem Tanor ha 82 anni ed è la prima neuropsicologa della Turchia. Docente emerito presso l’università di Istanbul, autore di decine di pubblicazioni, è stata da poco cacciata malamente e licenziata. L’accusa è grave: «propaganda di terrorismo».

LA LETTERA APERTA. Che cosa ha fatto? Mentre l’aviazione turca bombardava a ripetizione città curde con una forte presenza di elementi del gruppo terroristico Pkk, ha firmato l’anno scorso una lettera aperta insieme ad altri 1.400 professori e docenti chiedendo al governo della Turchia di fermare il «massacro deliberato e la deportazione del popolo curdo». Molti di questi«cosiddetti accademici», così li ha definiti il presidente Recep Tayyip Erdogan, sono stati arrestati, altri licenziati a causa del loro «atto di tradimento verso la patria».

«DEPRESSA PER LA PRIMA VOLTA». «Insegnare è la mia vita», dichiara Oktem Tanor alla Bbc, «è un momento molto duro per me perché non posso più stare con i miei studenti. Forse è la prima volta nella mia vita che per sette, otto ore sono stata davvero depressa». Ora la docente sta cercando di abituarsi alla sua nuova vita, anche se il governo le ha tolto pure alcuni diritti civili e le vieta di espatriare. Dopo il fallito colpo di Stato di luglio la sua sorte è stata condivisa da molti altri professori: 130 mila persone infatti sono state licenziate e 47 mila arrestate con l’accusa di “Gulenismo”. Tra queste molti professori universitari.

«PEGGIOR MOMENTO DELLA TURCHIA». Alla vigilia del referendum (si vota domenica) che darebbe ad Erdogan ancora più poteri, la neuropsicologa è preoccupata: «È assurdo. Cosa posso dire? È assurdo. Cercano di silenziare chiunque si opponga. Questo è quello che stanno facendo». Lei, che dopo il colpo di Stato del 1971 era brevemente scappata all’estero insieme al marito, ora ricorda quei tempi come «decisamente migliori rispetto ad oggi»: «Questo è il peggior momento della storia della Turchia perché prima almeno i tribunali erano indipendenti ma oggi non c’è più separazione dei poteri, come dovrebbe accadere in una democrazia. Quindi non si può più fare affidamento neanche nella giustizia. È molto molto peggio di prima».

PERSECUZIONE ALL’ESTERO. Per vincere il referendum costituzionale che trasformerà il paese in una repubblica presidenziale e conferirà così poteri inediti a Erdogan, l’attuale presidente non ha solo condotto una serie inedita di arresti dei suoi oppositori in patria. Si è dato da fare anche all’estero in Germania, Olanda, Belgio e Italia. Ha dichiarato infatti a tempi.it Fatih Camlica, presidente turco dell’Associazione interculturale Alba, nata a Milano nel 2003: «Ogni giorno tramite i media o i social siamo testimoni di ingiustizie. Qui il consolato turco nega ai sostenitori di Gülen ciò che spetterebbe loro di diritto: fare le procedure più semplici e basilari per i passaporti o registrare i figli nati in Italia è diventato impossibile. Pur non essendoci alcun procedimento legale nei confronti di queste persone, viene loro negata qualsiasi procedura consolare. È ingiusto e illegale».

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