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Egitto, tremila salafiti bruciano case dei cristiani. «È finito il tempo di chiuderci nelle chiese»

febbraio 11, 2012 Leone Grotti

In un villaggio vicino ad Alessandria, sulla base di false accuse, tremila salafiti bruciano le case dei cristiani e obbligano molte famiglie a scappare. Intervista al capo ufficio stampa della Chiesa cattolica in Egitto, padre Rafic Greiche: «È gravissimo e il governo non fa niente. Ma c’è speranza, è venuto il momento di lottare per i nostri diritti in Parlamento».

«Le accuse sono assolutamente false. Non c’è nessuna foto, è solo un pretesto per minacciare i cristiani, bruciare le loro case e farli scappare». Così padre Rafic Greiche, capo ufficio stampa della Chiesa cattolica in Egitto, commenta quanto avvenuto nelle ultime due settimane a Kobry-el-Sharbat, piccolo villaggio vicino ad Alessandria. Qui una folla di tremila salafiti ha dato fuoco a case e negozi di cristiani sulla base di false accuse. Un barbiere musulmano, Toemah, ha accusato un sarto copto di 34 anni, Mourad Samy Guirgis, di avere sul cellulare foto “erotiche” di una donna musulmana. Mourad ha negato le accuse e si è consegnato alla polizia, temendo per la sua vita. La sua famiglia però è stata obbligata a lasciare il villaggio insieme a molte altre famiglie, espulse di fatto a forza dalla violenza degli estremisti islamici.

Quante famiglie copte ci sono nel villaggio?
Sono più di 60 e rappresentano il 35% della popolazione del villaggio. Già tante sono state costrette a scappare. E voglio far notare che il governo e il ministro degli Interni non hanno fatto niente per proteggere i copti, si sono disinteressati di questa situazione gravissima. Quel villaggio è molto piccolo, abitato da gente povera, e per questo i salafiti sono riusciti ad entrare così facilmente. Vogliono prendere il potere al di là della legge.

Come mai hanno attaccato i cristiani copti?
Ogni volta inventano una scusa diversa. A volte è perché un cristiano si accompagna a una donna musulmana, a volte perché una donna cristiana ha problemi con un uomo musulmano. Questa volta hanno accusato il sarto di avere delle foto erotiche di una donna musulmana nel cellulare. Ma è tutto assolutamente falso. La verità è che i salafiti usano questi pretesti per cacciare i cristiani usando la forza e la violenza: Stanno sparando e bruciando le case dei cristiani.

Perché il governo e il Parlamento non fanno niente per fermarli?
In parlamento è composto per il 23 o il 24 per cento da salafiti e nessuno vuole scontrarsi con loro. Il ministro degli Interni, invece, è assolutamente debole.

Voi non avete chiesto di intervenire?
Abbiamo chiesto a papa Shenouda, capo della Chiesa ortodossa copta e patriarca di Alessandria, di provare a intervenire dietro le quinte per aiutare il villaggio. Ma la situazione è molto difficile e non so se si riuscirà.

Si sono svolte le prime elezioni democratiche dell’Egitto. Un buon segno anche se hanno vinto i musulmani?
Il 45 per cento del Parlamento è occupato dai Fratelli Musulmani, il 23 o il 24 dai salafiti. Quindi possiamo dire che il 70% è islamico. Però l’aspetto positivo è che ci sono anche sette cristiani ed è la prima volta che vengono eletti dal popolo. Non era mai successo con Sadat o Mubarak. In più, il Consiglio supremo delle forze armate ne ha nominata un’altra. Quindi sono otto. Il partito liberale e il blocco egiziano, poi, in queste prime tre settimane si sono comportati molto bene. Fino ad ora hanno lottato per la laicità e la libertà. Ma bisogna anche dire che i Fratelli Musulmani stanno cercando un terreno comune con i liberali e non vogliono assolutamente associarsi ai salafiti.

Non siete spaventati dalle minacce dei salafiti e da un Parlamento a stragrande maggioranza islamico?
Per i cristiani è finito il tempo di essere difesi da un dittatore. Ora vogliamo un presidente civile e vogliamo fare politica, non dobbiamo nasconderci tra le mura delle chiese. Siamo in Parlamento e dobbiamo combattere per i nostri diritti.

Che speranza ci può essere per i cristiani in un Egitto dove tremila salafiti possono bruciare case e negozi di copti senza che nessuno intervenga?
L’Egitto è casa nostra, è la nostra terra. Ora siamo nel mezzo della tempesta e ci vorranno quattro o cinque anni perché si calmi. Ma si calmerà, c’è sempre speranza.
twitter: @LeoneGrotti

 

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1 Commenti

  1. paolo delfini says:

    LA COSA CHE FA INCAZZARE E’ CHE I SALAFITI PRENDONO ORDINI E SONO SOVVENZIONATI DA UN FAMOSO PAESE ARABO “ALLEATO” ED “AMICO” DELL’OCCIDENTE.

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