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«In Egitto gli islamisti uccidono i cristiani per vendetta». Allarme del New York Times

luglio 12, 2013 Redazione

Registrati attacchi in tutto paese: omicidi, chiese bruciate e razziate, case violate. «I Fratelli Musulmani credono che i cristiani abbiano un ruolo nel colpo di Stato»

Per ora le vittime tra i cristiani sono 5. Uno è un sacerdote, mentre altri quattro uomini sono stati uccisi in un villaggio a colpi di coltello e machete. Dopo la caduta del presidente Mohamed Morsi tornano ancora a galla le tensioni tra musulmani e cristiani nei dintorni del Cairo. Sono moti di ripicca e vendetta: tanti estremisti islamici della Fratellanza vedono nella minoranza cristiana un nemico che ha portato al colpo di Stato e alla caduta del loro leader. Ci sono stati attacchi  in tutto il Paese, soprattutto nella penisola del Sinai, a Port Said e in alcuni villaggi sulla costa mediterranea.

«È LA LORO VENDETTA». «Sono convinti che i cristiani abbiano giocato un ruolo importante nelle proteste, e nell’intervento armato che ha portato al rovesciamento di Morsi. Questa è la loro vendetta» spiega al New York Times Ishaq Ibrahim, che ha documentato queste violenze per l’Egyptian Iniziative for Personal Rights, associazione che opera al Cairo per tutelare i diritti delle persone. Gli episodi citati dal quotidiano americano sono molteplici: diversi negozi di proprietà dei cristiani sono stati segnati minacciosamente con una X nera, mentre nel villaggio di Dagala gli estremisti islamici hanno depredato una chiesa, dato fuoco ad alcuni edifici di una struttura religiosa e attaccato le case dei cristiani: hanno rotto le finestre con sassi e mazze. «La polizia è arrivata il giorno dopo l’accaduto, ma non ha fatto nulla», dice ancora Ibrahim al New York Times. Episodi simili si sono avuti nel villaggio di Naga Hassan: anche qui le abitazioni delle minoranze cristiane sono state incendiate. La polizia ha protetto le donne facendole evacuare dalle case, ma nulla ha potuto fare per difendere gli uomini, quattro dei quali sono stati pugnalati a morte.

«LA POLIZIA NON CI HA MAI PROTETTO». Di paura quindi ce n’è ancora tanta. Anche se sono diverse le voci cristiane che si levano per accogliere con un filo di speranza i cambiamenti politici. «Siamo felici che l’esercito abbia preso il controllo», spiega ad Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) il vescovo copto ortodosso Thomas, pastore di Qussia e Mair nell’Alto Egitto. «I cristiani hanno sofferto molto durante la presidenza dei Fratelli Musulmani». Il riferimento non è soltanto ai tanti attacchi violenti, aumentati notevolmente nell’ultimo anno, ma anche al moltiplicarsi delle accuse di blasfemia.«La polizia non ci ha mai protetto, né ha cercato di assicurare i colpevoli alla giustizia. Ma ancor più grave è il fatto che tali crimini avessero il consenso dei Fratelli Musulmani». «Spero che il nuovo governo garantisca pari diritti ad ogni cittadino», ha dichiarato invece Ibrahim Isaac Sidrak, patriarca copto cattolico. «Non dobbiamo dimenticare però che il nostro è un paese dominato dalla religione, in cui la popolazione è composta quasi interamente da fedeli musulmani e copto ortodossi». Per Sidrak le dimissioni forzate di Morsi vanno salutate come un bene: «Non era realmente a capo del paese, si limitava unicamente a seguire le istruzioni impartite dalla guida generale dei fratelli musulmani, Muhammad Badi, e da altri esponenti della Fratellanza».

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5 Commenti

  1. Giulio scrive:

    Vabbè, un po’ di martiri veri ogni tanto ci vogliono, si potra mica tirare avanti il martirilogio sempre a suon di infermiere costrette a tenere crocifissi sotto il camice, farmacisti costretti a vendere anticoncezionali e albergatori costretti ad affittare matrinoniali a coppie di omosessuali.

    • Giulio Dante Guerra scrive:

      Caro omonimo, questa tua ironia la trovo proprio di cattivo gusto. Qui c’è gente che viene ammazzata, solo perché la sua esistenza contraddice da sola un’affermazione a priori dei Fratelli Mussulmani, che l’Egitto sia un paese “totalmente islamico”. I copti – antica pronuncia locale del greco “Aigyptioi” – sono i discendenti del popolo dell’Egitto faraonico e tolemaico, ed esattamente di coloro che, nei primi secoli dell’Era Cristiana, abbandonarono Iside, Osiride e Serapide, per convertirsi a Cristo. Erano lì quando Maometto non era ancora nato, non sono un “residuo del colonialismo europeo”, che era, piuttosto, masson-laicista.

      • giuliano scrive:

        sig Dante credo che lei non abbia capito affatto l’ironia del suo omonimo, in essa viene rimarcato amaramente quello che sta avvenendo in Europa contro i Cristiani e afferma che ormai siamo ad un passo dalle persecuzioni vere e proprie. Saluti

        • Giulio Dante Guerra scrive:

          Mi scuso con l’altro Giulio, per avere frainteso il suo intervento. Il problema è che, in questa Europa in mano all’ultimo padrone, ci sono intellettuali, che affermano proprio questo: i cristiani del mondo arabo, e islamico in generale, sarebbero, secondo loro, un “residuo del colonialismo europeo”, in cui includono, ovviamente, anche le crociate. Peccato che proprio una crociata, la quinta, fu fatta fallire dal legato pontificio, lo spagnolo cardinal Pelayo, perché, in Egitto, il medesimo – mentre il re titolare di Gerusalemme, Giovanni di Brienne, stava costringendo i mussulmani a trattare la restituzione di Gerusalemme in cambio dell’evacuazione del paese del Nilo – avendo scoperto l’esistenza dei copti, decise che bisognava liberare anche loro, oltre i cristiani di Terrasanta! Risultato, restarono tutti quanti sotto la dominazione islamica.

  2. Andrea Tedesco scrive:

    Il mio caro amico Sherif Azer, Cristiano Copto, cittadino italiano e padre di famiglia, ieri a Torino verso le 17:30 è stato aggredito e picchiato selvaggiamente con alcune catene da un gruppo di islamici per essersi rifiutato di celebrare il Ramadan.

    http://www.imolaoggi.it/?p=56584

    Forse come cristiani cattolici e cittadini italiani dovremmo prepararci all’eventualità di subire la stessa sorte, a meno che non vogliamo difenderci o comportarci da bravi dhimmi?
    Se, infatti, questi fossero i “frutti spirituali del Ramadan”, allora ne vedremo delle belle…
    Se questi attacchi, della stessa natura di quelli subiti quotidianamente dai cristiani in Egitto e altri paesi a maggioranza islamica, non fossero i “frutti spirituali del Ramadan”, allora, tanto per cominciare, non dovrebbero accadere neppure in quei paesi, dovrebbe esserci una durissima condanna dell’aggressione da parte di tutta la comunità islamica, e forse non guasterebbe qualche condanna anche da parte di qualche membro del nostro clero cattolico.
    Se invece questi fossero proprio i “frutti spirituali del Ramadan”, allora dovremmo prepararci ad assistere ad ulteriori e più gravi atti di violenza.
    Forse le discriminazioni e la violenza islamiche contro i cristiani sono sbarcate con gli immigrati islamici che abbiamo generosamente accolto?
    Forse il messaggio d’amore di Papa Francesco è stato frainteso dai musulmani che hanno voluto “punire” l’amico Sherif Azer come avrebbero fatto a casa loro?
    Chissà se il nostro ministro dell’integrazione Kyenge riuscirà dove le bellissime parole del nostro amato Papa Francesco sembrerebbero per ora essere state fraintese, almeno dagli aggressori di Azer, e aver fallito?
    In attesa di conoscere le risposte a tutte queste domande, mi auguro che almeno Tempi voglia pubblicare la notizia dedicandole lo spazio che merita, se non l’ha già fatto.
    Andrea Tedesco

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