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Dopo 70 anni di ateismo di Stato, il 68 per cento dei russi si dichiara cristiano. Nel 1989 erano il 17

gennaio 9, 2014 Leone Grotti

I russi che si dicono cristiani sono quadruplicati a 25 anni dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, pochissimi vanno a Messa. Resta critica la situazione della libertà religiosa negli ex Stati satellite dell’Urss

Se nel 1989 solo il 17 per cento dei russi si diceva cristiano ortodosso, oggi la percentuale è quadruplicata fino a 68. Lo rivela un’indagine condotta dall’indipendente Levada Center, che tra il 15 e il 18 novembre scorsi in 130 città ha intervistato a riguardo un campione di 1.603 persone.

CRISTIANI QUADRUPLICATI. Pochi mesi prima che l’Unione Sovietica si dissolvesse, quando l’ateismo era ancora l’ideologia propugnata dallo Stato, il 75 per cento dei russi affermava di essere ateo. Nel 1991 questa cifra è calata al 53 per cento, fino al 19 per cento del 2013. Oltre ai cristiani ortodossi, cresce anche la percentuale dei musulmani: dall’1 per cento del 1991 al 7 per cento del 2013.
Nonostante i numeri siano impressionanti, 70 anni di comunismo e ateismo di Stato hanno lasciato un segno indelebile nella società russa, come spiegava nel dettaglio a tempi.it lo storico e politologo russo Andrej Zubov. Lo stesso sondaggio rivela che solo il 4 per cento dei credenti si reca a Messa una volta alla settimana, il 35 per cento non si è mai recato in chiesa nella sua vita e appena il 17 per cento va a Messa due o tre volte all’anno. Il 62 per cento, inoltre, dichiara di non avere mai ricevuto la Comunione, contro l’83 per cento nel 1991.

LIBERTÀ RELIGIOSA A RISCHIO. Se l’appartenenza religiosa rinasce in Russia, in molti Stati satelliti dell’ex Unione Sovietica la situazione della libertà religiosa resta critica. In nome della “sicurezza nazionale”, nel 2011 il Kazakistan ha ristretto la libertà religiosa ai gruppi registrati o approvati dallo Stato, prevedendo pene severe per i trasgressori, ha imposto la censura sulle pubblicazione religiose e sulla costruzione di chiese.
Così, solo nel 2013, come riporta il gruppo Forum 18, 148 cristiani hanno ricevuto multe pari a due mesi di stipendio per aver commesso il «delitto» di partecipare a funzioni religiose “non riconosciute”. Decine di librerie sono state chiuse, bibbie, icone e altro materiale religioso è stato confiscato e messo al bando in quanto «estremista».

CARCERE PER I FEDELI “NON RICONOSCIUTI”. Anche in Uzbekistan la situazione della libertà religiosa è critica, la popolazione a maggioranza musulmana e in minoranza cristiana subisce diverse restrizioni nella pratica della propria religione. L’anno scorso, cristiani e musulmani hanno denunciato che perfino in carcere viene vietato ai detenuti di leggere il Corano o la Bibbia.
In Turkmenistan, infine, dove i cristiani sono la prima minoranza, non tutte le confessioni religiose sono riconosciute dallo Stato, che compie spesso retate in case private per arrestare chi viene trovato a professare un culto non riconosciuto. Attualmente, almeno sei testimoni di Geova si trovano in prigione per questo motivo.

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