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Discrimination Act. Renzi e quegli 80 euro assegnati come se non esistessero le famiglie monoreddito con figli

maggio 17, 2014 Alfredo Mantovano

Prendiamo due famiglie: la prima, marito e moglie senza figli, ha un reddito complessivo di 48.000 euro all’anno; la seconda, marito, moglie e tre figli minori, ha un reddito di 30.000 euro

80EUROrenziPiccolo esercizio di prevenzione della discriminazione. Prendiamo due famiglie: la prima, marito e moglie senza figli, ha un reddito complessivo di 48.000 euro all’anno; la seconda, marito, moglie e tre figli minori, ha un reddito di 30.000 euro. Quale delle due otterrà il bonus di 80 euro?

Attenzione prima di rispondere: la risposta al quiz va data non all’insegna dell’equità, bensì della normativa fiscale in vigore (della quale non è responsabile l’attuale esecutivo) per come viene esasperata da chi oggi assume le decisioni (e qui la responsabilità del governo Renzi c’è tutta).

Gli 80 euro aggiuntivi andranno alla prima e non alla seconda.

Come mai? Marito e moglie senza figli lavorano entrambi e il reddito di ciascuno è di 24.000 euro, quindi sotto il limite massimo per fruire del bonus; nell’altra famiglia la moglie ha scelto di seguire i tre figli e non lavora più: l’unico reddito, 30.000 euro, supera il tetto di legge e quindi preclude il bonus. Il primo nucleo, che gode pro capite di 24.000 euro, a fine anno avrà in più 1.280 euro (80 euro per 8 mesi, da maggio a dicembre, per 2 persone). La seconda, con reddito effettivo pro capite di 6.000 euro (30.000 diviso 5), a fine anno avrà euro aggiuntivi uguali a zero.

Zero: esattamente quanto la considerazione che, in epoca di inverno demografico, il governo Renzi mostra verso la famiglia con figli. Zero: esattamente quanto l’attenzione che a questa vicenda riserva il Parlamento, impegnato come è a votare leggi formalmente anti-discriminatorie, come quelle sull’omofobia o sulle unioni civili. Tutto ciò dando per certo che, quando sarà esaminato il decreto sugli 80 euro, verrà approvato qualche bell’ordine del giorno con impegni futuri in favore delle famiglie con figli. Sapete, quegli ordini del giorno che al supermercato riempiono le buste della spesa…

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31 Commenti

  1. filomena scrive:

    Se l’articolo avesse parlato di una famiglia con tre figli dove uno dei due genitori fosse rimasto senza lavoro, avrei capito il ragionamento sulla discriminazione, anzi avrei detto questa famiglia viene discriminata due volte: la prima perché viene perso il posto di lavoro e la seconda perché perde di conseguenza gli 80 euro.
    Se però si sceglie di rinunciare volontariamente a un reddito pur dovendo mantenere 5 persone con il reddito rimanente e anche relativamente basso, allora io non parlerei di discriminazione ma di irresponsabilitá. E questo senza entrare nel merito della dignità della persona che rinuncia oltre che all’autonomia economica anche a dare il proprio contributo economico al sostentamento della famiglia.
    Per queste famiglie lo stato dovrebbe dare servizi per l’infanzia se vuole aiutarle in modo tale che poi avendo due redditi da lavoro si ricada nella situazione del primo esempio citato nell’articolo.

    • Alvaro il Laido scrive:

      Ragionamento ridicolmente penoso.
      A una che pur di aver ragione ha scritto nero su bianco che non farebbe una piega sapendo che un vecchio si intrattiene sessualmente con una bambina purché la cosa sia ritenuta accettabile da una maggioranza democratica, non vale neanche la pena di spiegarne il perché.
      Una prece, anzi due.

      • filomena scrive:

        Sempre meglio di chi fa il moralista e poi vota il vecchio che va a minorenni

        • Alvaro il laido scrive:

          No, è cento volte peggio dire che è giusto e lecito rubare piuttosto che rubare qualche volta per debolezza o necessità.
          Altra prece, anzi due.

          • filomena scrive:

            Sulle debolezze o necessità del vecchio stendiamo un velo pietoso. Scommetto che non ci sarebbe tutta questa benevolenza se si fosse trattato di un “sinistroide” vero?

        • Fran'cesco scrive:

          Filomena, per te l’avere conta piu’ dell’educare?
          No, perche’ la moglie che sta a casa per far crescere i figli, lo fa proprio per non essere chiamata irresponsabile da quelli come te, perche’ i figli noi li desideriamo/accettiamo e quindi vogliamo per loro il meglio. Cioe’ il nostro amore, non quello delle baby-sitter o delle maestre di asilo. Quando si puo’.

    • Chiara scrive:

      Io sono una di quelle mamme che ha deciso di lasciare il lavoro per seguire i figli ed evitare di doverli far crescere a terze persone durante la settimana.
      Chissà perché una scelta del genere viene vista come un privilegio (ti puoi permettere di non lavorare e stare a casa), invece che un valore aggiunto…
      E sentire la parola irresponsabilità invece che coraggio ad andare controcorrente per il bene dei propri figli, mi lascia l’amaro in bocca…
      Considerando poi che, per esempio, la mia scelta è maturata grazie alla mia storia, credo che il fatto di scegliere di rinunciare a parte del reddito per potermi occupare dei miei figli non sia affatto una scelta irresponsabile, ma tutto il contrario.
      Forse se i genitori cercassero di ricordare quanto potrebbero aver sofferto a causa del distacco sistematico (fin da piccolini) dalla mamma che ha dovuto riprendere a lavorare, molti di loro rinuncerebbero volentieri, anche se con fatica (nessuno lo nega: badare ai figli 24 ore al giorno è molto faticoso; a volte non hai nemmeno il privilegio di una pausa caffè per fare due chiacchiere con una persona alta più di un metro…), ad uno dei due stipendi, ovviamente se si riesce a vivere decorosamente con quel che si porta a casa.
      I migliori servizi per l’infanzia non sono i parcheggi-asili nido, ma per esempio i luoghi di aggregazione per neo-mamme che possono sentirsi sole ed aver bisogno di un appoggio; i migliori servizi per l’infanzia sono i sostegni (anche economici) alle mamme, la possibilità di avere il part-time senza doverlo chiedere praticamente in ginocchio e vederselo negato (in modo che la madre possa lavorare per contribuire al sostegno economico della famiglia se ce n’è bisogno, se ne ha bisogno anche per il suo equilibrio psico-fisico, se teme che lasciando perderebbe il proprio posto di lavoro… ma nel contempo lei e i figli piccoli non siano costretti a rimanere separati per 8 o più ore al giorno).
      E non lo dico da madre conservatrice col grembiulino indosso, ma da figlia che ha tanto sofferto per aver dovuto rimanere lontana dalla propria madre che lavorava.

      • Alvaro il laido scrive:

        Ti rammento che stai interloquendo con un essere che non avrebbe nulla da ridire nel vedere una bambina costretta a un rapporto sessuale da un vecchio.

      • Giuliano scrive:

        Chiara ti adoro.

  2. mike scrive:

    si può interpretare così: il governo vuole stimolare a fare figli chi i figli non li fa, a prescindere dal reddito. poi, con tutto il rispetto, se una donna non lavora e fa tre figli non si deve lamentare se i soldi non bastano o se il governo dà meno aiuti. faccia un figlio in meno o vada a lavorare. forse il governo vuole dare il messaggio che le donne che pensano solo al lavoro potrebbero pensare un po’ più alla famiglia, e senza lasciare il mondo del lavoro.

    • Ugobagna scrive:

      Mike, non sono sussidi, sono sgravi fiscali, semplicemente andrebbero assegnati sull’effettivo reddito, ora il calcolo e’ assurdo…

    • Chiara scrive:

      A me sembra che il messaggio che passa, invece, sia che viene considerato più “degno” chi lavora fuori casa e produce reddito che non chi sceglie di lavorare senza produrne.
      Sai, se hai figli lavori e quindi poi devi prendere la tata o pagare il nido e anche comprare vestiti adatti per l’ufficio, spendere in benzina e tutti gli annessi e connessi, allora fai girare l’economia. Tutti ad applaudire.
      Se invece scegli di crescere i tuoi figli non fai lavorare le educatrici del nido o le tate, non hai soldi da spendere perché pur lavorando (in casa) non hai un reddito tuo… quindi visto che non spendi non “aiuti” l’economia.
      A parte gli 80 euro (che possono essere un aiuto come possono essere un di più, se uno alla fine del mese ci arriva comunque), quello che preoccupa è il mancato valore sociale che viene riconosciuto a chi fa una scelta che viene vista come da élite, mentre dovrebbe essere la cosa più naturale di questo mondo.

      • filomena scrive:

        Cara Chiara,
        io non conosco ovviamente la tua storia personale che ti ha spinta a fare la scelta che hai fatto e con tutto il rispetto per la tua vicenda di dolore, non si può però dire che sia necessariamente rappresentativa di tutti i figli le cui mamme lavorano.
        Ci sono paesi che hanno molto sviluppato i servizi per l’infanzia che non sono verto asili/parcheggio e queste esperienze sembrano ottenere ottimi risultati. Se poi a questo aggiungi il fatto che il congedo parentale è obbligatorio per i papa, tutto questo fa si che le donne abbiano la concreta possibilità di non rappresentare più quel vecchio stereotipo che le vedeva a casa con il grembiule e da cui tu stessa in qualche modo prendi le distanze dicendo di non essere una madre conservatrice. In realtà poi anche i bambini ne giovano se possono stare con gli altri bambini e il fatto di inserirli molto presto in comunità sembra da studi fatti, che li aiuti ad essere più autonomi e intraprendenti prima degli altri.
        Se una critica allo stato va fatta a mio parere è che in questi servizi si investe poco e comunque anche quando sono a pagamento vale la pena di spendere magari parte dello stipendio guadagnato lavorando fuori casa perché non bisogna mai dimenticare che a prescindere da come viene speso offre la possibilità di pagarsi una pensione. Non entro poi nel merito del fatto che guadagnarsi da vivere per se e per i propri figli a mio parere è motivo di orgoglio maggiore rispetto al dover dipendere economicamente da un’altra persona, sia pure il consorte.
        Sul fatto poi che rinunciare a se stesse e al proprio lavoro (ti ricordo che i mariti generalmente manco ci pensano), più che un fatto naturale è un fatto culturale come lo dimostrano le esperienze dei paesi nordici dove al di fuori della gravidanza e dell’allattamento, i ruoli dei genitori sono intercambiabili. E questo lo dico per esperienza personale in quanto parte della mia famiglia vive in Inghilterra dove questi ragionamenti fanno ormai parte della cultura e i figli non risentono dell’assenza dei genitori perché sanno fin da piccoli che essi devono lavorare. Se tu chiedi a un bambino anche piccolo a scuola dove è la sua mamma ti risponde che insieme al papa è al lavoro e questo non lo turba: è una cosa normale come quando invece da noi lo stesso bambino ti dice la mamma è a casa e il papa al lavoro.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Tanto per fare un esempio, dalle mie parti, a chi ha un reddito isee superiore a 19.000 euri e spiccioli un figlio all’asilo PUBBLICO costa 460 euri al mese escluso la mensa.
          Tra l’altro stima che i lavori domestici, a farli fare a qualcun altro diverso dalla mamma o dal papà, costerebbero alla famiglia la modica cifra di 83.000 euri (il plurale è sbagliato ma l’ho fatto apposta) all’anno.
          Dunque nel caso riportato nell’articolo la mamma che si incarica di svolgere tali compiti prende uno stipendio figurativo ben superiore a quello del babbo.
          In sostanza, chi sostiene che il ruolo di mamma sia secondario per la società e per l’economia è uno che non sa cosa dice.
          E se c’è qualcuno che deve essere chiamato “irresponsabile” è il nostro amato governo, il quale preferisce rimpinguare le tasche delle categorie che gli assicureranno il successo elettorale piuttosto che fare il bene del Paese.
          Ci sarebbe poi da fare un bel ragionamento su come questi trasferimenti dello Stato a persone dal reddito non certo di sopravvivenza servano gira e rigira a dare l’ennesimo aiuto surrettizio alle nostre amatissime banche, ma questa non mi pare la sede adatta.

          • Lela scrive:

            Giannino Stoppani, 83.000 euro per la colf? Se mi pagano così vengo io! :-) scherzo, è vero che è una spesa, ma non così onerosa…

            • Giannino Stoppani scrive:

              Hai ragione, sono io che ti ho indotto nell’errore usando l’espressione riduttiva “lavori domestici” che richiamano l’idea dei compiti di una normale colf.
              Io avrei dovuto dire che TUTTI i compiti svolti dai genitori nell’ambito di una famiglia standard costerebbero quella cifra se fossero appaltati a personale esterno retribuito.
              In tali compiti andrebbe infatti comprese le attività di accudire, educare e sorvegliare i figli nonché accudire curare gli anziani per ventiquattro ore il giorno.
              Tutto sommato gli 83.000 euro stimati l’anno sono ancora pochini.

        • Ale scrive:

          Infatti ci sono i lavori part time dichiarati e non dichiarati.

      • mike scrive:

        io sono favorevole a riconoscere come lavoro quello della donna che sta a casa e si occupa della famiglia. però mi pare che buonissima parte del mondo cattolico, compreso questo sito, sia contrario. usano la scusa che è difficile calcolare la retribuzione di un lavoro come quello della casalinga.
        per carità anche io capisco che se il marito con 30.000 euro deve mantenere moglie e 3 figli dovrebbe lui prendere gli 80 euro. è solo che questo insistere sulla donna che sta a casa mi infastidisce. conosco coniugi che lavorano entrambi e che sono ben sotto i 48.000 euro in due. ma nell’articolo si considera il caso della moglie a casa. dopo se i laici accusano il cristianesimo di non valorizzare la donna non si lamentino, dato che pare si avalli l’idea della donna deve stare per forza a casa.

        • Ale scrive:

          Io sono per fare più scuole e asili a tempo pieno, con possibilità di far stare i bimbi anche fino alle 18:00 per sport e attività artistiche e lingue straniere nel pomeriggio. Questo e’ un COSTO che UNA SOCIETÀ CiVILE dovrebbe sostenere. E naturalmente sono a favore del fatto che tutti abbiano un lavoro o che siano messi nella possibilità di cercarlo. Nei Paesi del Nord Europa fanno più figli degli italiani e lavorano entrambi. Lavoro dichiarato. Se poi si e monoreddito con un lavoro ufficiale e uno ufficioso allora capisco tante cose e tante pretese.

          • mike scrive:

            i paesi del nord europa sono fra quelli che dominano il mondo anche se non pare per cui non si danno la zappa sui piedi da soli. in italia abbiamo un problema: non vogliamo affrontare i problemi che ci sono e perché certe cose non vogliamo metterle in discussione. esempio: io parlo di retribuire le casalinghe, tu sposti il discorso parlando di scuole ed asili nido in più. ma vi dà così fastidio che una casalinga guadagni? e perché? mettiamo nero su bianco. poi scuole ci sono se i figli ci sono e così gli asili, ma se i soldi non bastano (e si esclude a priori uno stipendio alle casalinghe) certamente no. poi il costo della società civile di cui parli potrebbe essere quello dello stipendio alle casalinghe, perché no? te lo dico io che sono un uomo e non maschilista anche se il femminismo ultimamente non lo sopporto. lo ripeto: in italia i problemi si sanno quali sono ma non si vuole risolverli e spesso perché ciò porterebbe a mettere in discussione cose che devono restare immutate. NB: non sono un progressista, a scanso di equivoci.

    • Fran'cesco scrive:

      Mike. ma l’hai letto l’articolo? Hai capito di cosa si parla???

  3. domenico b. scrive:

    Renzi dà sempre di più l’impressione di essere dello stesso stampo dei governi monti/letta/Napolitano voluti dalla nostra cara Europa, con la differenza che parla bene, ma in realtà non fa niente per risollevare il nostro paese. All’europa non importa nulla della famiglia e fa di tutto per distruggerla.
    Alle europee votiamo per I candidati che si sono espressi a favore delle politiche per la famiglia

  4. Ale scrive:

    Forse perché in Italia abbonda il lavoro in nero?? Ma chi volete prendere in giro? Conosco decine di splendide mamme ,casalinghe per il FiSCO, che fanno capelli e unghie a domicilio o altri lavoretti. Anche un signore diceva che i figli si arrangiano a dare ripetizioni..scommetto che fanno anche la fattura. Bella poi quella dello stipendio garantito dallo Stato alle casalinghe. Conosco casalinghe “disperate” di famiglie monoreddito che organizzano compleanni per i figli che sembrano ricevimenti a nozze. Sono le stesse che hanno il TEMPO per andare tutti i giorni in palestra quando i pargoli sono a scuola. Allora facciamo come dice Grillo e come fanno in Svizzera e diamo un reddito di cittadinanza a tutti, anche a chi non ha figli, ne’ lavoro, ne’ coniuge che lo/a mantenga e si “arrabatta” con mille lavoretti. Mi sembra più equo!!!!!!!

  5. filomena scrive:

    Certo nei programmi elettorali di sinistra non c’è la difesa della famiglia secondo la “legge naturale”, che ci vuoi fare noi pensiamo che prima vengano i bisogni delle persone ma si sa noi siamo presuntuosi perché o siamo sfidare le leggi di natura.

  6. Pietro scrive:

    Trovo un po’ assurdo pensare che lavorare e non lavorare sia la stessa cosa e possa avere conseguenze analoghe sulla stabilità finanziaria della famiglia. Stiamo parlando di tasse sul reddito di chi lavora, non di altro. Il lavoro in Italia è troppo tassato e bisogna innestare la retromarcia, pena il declino economico e l’uscita del paese dall’area delle economie avanzate.
    Piuttosto che nei confronti di chi irresponsabilmente fa figli e li sfrutta per mettersi a casa a non far nulla, ho molta più stima per donne come mia madre, che ha sempre lavorato mentre cresceva i figli, senza venir meno a nessuna responsabilità e senza l’aiuto di nessuno.
    Ovviamente l’articolo fa propaganda, e la donna che lavora la fa risultare senza figli. Altrimenti sarebbe insostenibile l’idea di premiare fiscalmente la casalinga in panciolle invece della lavoratrice. Ma la realtà è ben diversa.

    • Ugobagna scrive:

      Mah, non e’ proprio cosi’. Intanto fare tanti figli non e’ mai un affare dal punto di vista economico, anche se ci fossero sgravi fiscali meno ridicoli di quelli oggi in Italia per i figli a carico. Secondo le casalinghe in panciolle le conosci solo te, a meno che non parliamo di famiglie ricche con la servitu’ (in tal caso non le chiamerei casalinghe…). Ma qui il discorso non e’ tanto quello di promuovere o meno modelli ma, nella liberta’ di ciascuna famiglia su come crescere i figli, riconoscerne l’effettiva capacita’ reddituale in quanto famiglia, non come singoli individui, visto che parliamo di un istituto riconosciuto e anzi messo in vetrina dalla nostra costituzione…

      • Ale scrive:

        Anch’io non conosco casalinghe in panciolle comunque i figli crescono e vanno all’asilo e a scuola e la mattina si libera per fare altro. Per altro intendo non lavori di casa. E sinceramente pensare che signore che hanno lavori non dichiarati al fisco prendano anche l’aiutino mi sembra un po’ troppo. Purtroppo l’Italia e’ fatta anche di tanti, troppi furbi e fin quando non permetteranno un regime fiscale diverso che faccia scomparire il nero io sono assolutamente contraria a sgravi e aiuti.

        • Giannino Stoppani scrive:

          Al di là del fatto che il ragionamento per cui siccome ci sono i delinquenti gli onesti ci debbono rimettere non è che sia condiviso proprio da tutti, sarebbe il caso che qualcuno spiegasse agli italiani il senso di una mossa di politica economica consistente in soldoni nel favorire i nuclei familiari con reddito medio alto rispetto a quelli con reddito medio basso.
          Erano infatti queste famiglie, dalla maggiore propensione al consumo, che si dovevano aiutare se si volevano erano i consumi e dunque la nostra asfittica domanda interna che si voleva rilanciare.
          In realtà, anche se non ho tutti i dati sotto mano, secondo me si è voluto (in ordine di importanza):
          1) favorire gli elettori potenziali del PD e dei partiti moderati
          2) aumentare il risparmio e dunque i depositi bancari favorendo i nuclei familiari con una certa residuale propensione al risparmio (peraltro collassata con la crisi) in modo da aiutare, di straforo, le banche aumentando di un pochino anche i depositi.
          Scuse a coloro che si intendono di queste faccende per la superficialità e la frettolosità con le quali ho affrontato questo argomento, ma mi scappava!

  7. Filippo scrive:

    Credo che una valutazione vada fatta, soprattutto vadano considerati e quindi aumentati gli aiuti intesi come servizi per l’infanzia, aiuto nelle aziende, asili nido e scuole materne accessibili a tutti e non solo nel sistema privato. Detto questo credo che la scelta di rimanere a casa a curare i figli sia esattamente una scelta e in quanto tale sia stata ponderata con coscienza. Un conto è perdere il lavoro, un conto è scegliere di non averlo…ripeto SCELTA! Non discuto sui pochi aiuti e agevolazioni che, come detto prima, sono la mancanza più grave per una famiglia, ma rallentiamo…io sono cresciuto con genitori che lavoravano, senza nonni che aiutavano e non ho sofferto alcun distacco ne subito alcun trauma, all’estero in molti paesi i genitori riprendono il lavoro e a quanto pare non ci sono traumatizzati gravi tra i figli! Certo hanno aiuti agevolazioni e servizi, e su questo ripeto c’è da lavorare, ma non facciamo passare il messaggio che i figli di genitori che lavorano crescano peggio o male!

  8. Aku scrive:

    tanti si lamentano che gli 80 euro verranno restituiti in nuove tasse. Chi come me non li ha ricevuti (famiglia monoreddito, 3 persone, 26.000 euro da dividere in tre, moglie a casa non per sua scelta..) si ritroverà oltre a non prendere niente, a pagare le coperture della manovra di renzi.
    Non attacco chi li prende perchè non è una guerra tra poveri, ma permettetemi di fare questo esempio del mondo reale:
    un mio collega e amico, assunto nello stesso momento, ha pensato di più a se stesso e meno al lavoro (scelta che non critico, anzi..), quindi ha preso meno aumenti di me e guadagna 24.000 (i miei 2.000 euro/anno in più sono di superminimo guadagnato per buona produzione), è single e vive coi suoi: da ora ha 80 euro in più al mese e se anche gli aumentano le bollette se ne impippa perchè tanto sono pagate e in famiglia entrano 2 pensioni e uno stipendio.
    La morale promossa dal nostro governo è presto detta, pensa per te che campi cent’anni e fai il minimo indispensabile, tanto il merito non viene considerato.
    Il futuro è dei bamboccioni!

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