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Di Stefano (CasaPound): «Repubblica manipola le notizie. Quella frase ci ripugna e non ci riguarda»

gennaio 25, 2013 Francesco Amicone

«Casapound minaccia “violentiamo l’ebrea”» titola oggi Repubblica, a proposito dell’inchiesta che coinvolge alcuni militanti. Il leader di Casapound risponde

«CasaPound minaccia “violentiamo l’ebrea”» titola oggi Repubblica, in prima pagina. La frase che il quotidiano addebita al movimento di destra estrema è la parafrasi sintetica di un’invettiva, intercettata nel 2011, di un ventenne napoletano appartenente al blocco studentesco napoletano contro una sua compagna di corso dell’università. Questa e altre intercettazioni sull’indagine che coinvolge una decina di persone della destra estrema partenopea, fra cui tre candidati al parlamento, sono state pubblicate a pochi giorni dall’iscrizione alle elezioni da parte di CasaPound. L’accusa dei pm è che i militanti napoletani del movimento abbiano formato una “banda sovversiva”.
Simone Di Stefano, leader di CasaPound, è disgustato dal comportamento della giustizia e della stampa. «E se scrivessero “Magistratura va a trans in procura”? “Pd stupra in garage”?». Il capolista alla Camera dei deputati di CasaPound aggiunge: «Perché con noi si sentono legittimati a manipolare le notizie e addebitarci la responsabilità dei singoli?».

La stampa ha puntato il dito contro di voi soprattutto per alcune frasi pronunciate dai vostri militanti. Repubblica scrive che «tra i progetti da sviluppare» avevate quello di «violentare una studentessa perché ebrea». 
Agghiacciante manipolazione. Quella frase sullo stupro, che non riguarda CasaPound in alcun modo, ci ripugna: è detta da un ragazzino in un momento di evidente idiozia, non c’è nessun proposito per commettere violenza, che infatti non è stata commessa.

«Regola numero uno» a CasaPound, scrive sempre Repubblica, è «conoscere il Mein Kampf, di Adolf Hilter» per poterlo discutere e commentare positivamente. Siete razzisti e antisemiti?
Razzismo e antisemitismo ci fanno vomitare. Lo diciamo da tempo. Chi nel movimento non l’ha capito, non ha capito chi siamo e dovrebbero andarsene. Noi non vogliamo zone d’ombra. Ma la conoscenza non è un reato.

Sorpresi del fatto che vi contestino di indottrinare i militanti con il Mein Kampf?

Certo che no. L’indottrinamento lo fanno quei giornali che scrivono queste cose. E nemmeno onestamente.

Siete sovversivi?
Assolutamente no. Altrimenti non ci saremmo affidati al sistema democratico per farci eleggere.

Ad accusarvi di essere pericolosi non ci sono soltanto i magistrati di Napoli, ma sopratutto alcuni media nazionali, come Repubblica e Corriere della Sera.
La distorsione dell’informazione e della giustizia in Italia ha raggiunto livelli indecenti. La politicizzazione dei magistrati fa schifo. E fa schifo anche l’informazione italiana. C’è un codice deontologico dei giornalisti che viene fatto rispettare solo ad alcuni. Ma con che coraggio si può sopportare di leggere articoli artefatti, non solo incompleti e scorretti, ma privi di contesto, fondando la notizia esclusivamente sulla base dei virgolettati tratti da intercettazioni di anni fa, e contestando le parole usate non al responsabile ma a un movimento di cui fa parte? Questa è propaganda, non informazione.

Siete appena entrati in corsa per le elezioni. Non ve lo aspettavate quello che molti, soprattutto nel centrodestra, dicono da anni, sulla giustizia a orologeria?
Francamente no. Anche se i magistrati hanno fatto sequestrare persino i testi scolastici, non sospettavamo che si potesse arrivare a tanto. La tempistica è più che sospetta. Un’indagine aperta da quattro anni che vede altri gruppi coinvolti oltre il nostro. Tutto questo esce alla luce, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, in un momento in cui Casapound sta raccogliendo molti consensi.

Un’ultima accusa che vi si contesta è il negazionismo (privato) nei confronti della Shoah.
Che non è un reato, ma un’opinione personale senza alcuna rilevanza penale. Se l’opinione rappresentasse un problema non sarebbe stata protetta dalla Costituzione italiana, no? Il fatto che alcuni giornali arrivino a contestare un reato d’opinione, e che lo imputino non al singolo ma a una collettività non rappresentata dalle sue dichiarazioni, è uno dei pericoli che corre l’Italia. Non solo si promuove l’idea che possa esistere un reato d’opinione, ma anche che le eventuali colpe del singolo ricadano su chi gli sta attorno. Ripeto: chi sono i fanatici del Mein Kampf? Noi o chi crede a queste cose e le mette per iscritto? Le opinioni, per quanto stupide, non vanno contro la Costituzione, contro la legge o contro lo stato di diritto. I veri “sovversivi” sono quelli che vogliono tappare la bocca a chi ha un’opinione diversa dalla loro. Non c’è nessuna rilevanza penale in quelle intercettazioni, eppure ne vengono riprodotti gli stralci, con lo scopo di mettere alla gogna un movimento e inquinare delle libere elezioni.

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