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«Dante è considerato offensivo perché oggi giudicare è un tabù»

marzo 14, 2012 Daniele Ciacci

Intervista a Paolo Valentini, insegnante e presidente dell’associazione Centocanti, sull’importanza dell’insegnamento della Divina Commedia a scuola: «L’Alighieri fa esempi, e questo è un rischio nella società del politicamente corretto. Soprattutto per il lettore contemporaneo, abituato a pensare che dare un giudizio sia un tabù».

A seguito delle dichiarazioni avanzate dall’associazione Gherush92 di togliere la Divina Commedia dai programmi ministeriali – perché omofoba, razzista e antisemita –, tempi.it, dopo averne parlato con Camillo Langone, ne discute con Paolo Valentini, insegnante e presidente di Centocanti, un’associazione «nata da un’attrattiva. Abbiamo visto, da alcuni nostri professori che la lettura della Commedia spiegava tanti punti oscuri della nostra vita. E, con alcuni amici, abbiamo deciso di unirci. Non per salvare Dante da un qualche nemico. Ma perché ci affascinava».

Perché va studiato Dante?
La Divina Commedia a scuola – almeno secondo i programmi ministeriali – è rimasta uno dei pochi testi studiati continuativamente negli ultimi tre anni. È una lectio continua, l’unico testo che si legge senza seguire la storia della letteratura. Nel frattempo, si studiano autori sempre più recenti, ma la Commedia rimane un punto fisso. Questo affiancamento è plusvalore, perché Dante diventa un criterio per giudicare tutto il resto.

Come viene spiegato Dante a scuola?
In generale, ci sono due rischi. Il primo è dare una lettura tecnica: le rime, gli enjambement, le figure retoriche. D’altra parte, invece, vi è una visione sentimentale e romantica. Con questa si riesce bene a spiegare la prima cantica, ma bisogna soprassedere sulle altre due, più “fredde”. Tuttavia, nell’Inferno vi sono posti problemi che si risolvono soltanto nelle altre cantiche. È un percorso che va spiegato nella sua completezza. Invece, solitamente, a scuola si spiega solo l’Inferno. È in voga, c’è anche Benigni che lo legge. Poi si fa un po’ di Purgatorio e i canti canonici sul Paradiso, perché negli ultimi anni è uscito due volte all’esame di maturità. Tuttavia, molto si gioca nell’organizzazione dei professori. C’è chi in un mese, in terza, fa tutta la Commedia, chi ci impiega tre mesi, eccetera. Io propongo una lettura continuata per tre anni.

Eppure, sembra che ci sia una certa ritrosia alla spiegazione da parte di molti professori.
Dante rimane uno dei pochi testi verso cui le persone si confrontano continuamente. I giudizi che il poeta fiorentino dà interrogano il lettore, e i ragazzi rimangono stupiti dalla certezza con cui Dante li afferma. Non ti lascia indifferente, provoca discussioni. La forza con cui afferma certe idee può mettere in difficoltà i professori, soprattutto quelli più influenzati dal relativismo e dall’ideologia del politically correct.

Invece, Dante è tutto fuorché ideologico.
Si possono dare tante letture di Dante, ma bisogna scendere in campo. È difficile spiegare il Paradiso quando non ti senti implicato in quello che dice la Commedia. Per questo dico che il relativismo mette i bastoni tra le ruote per una corretta interpretazione. Il problema fondamentale da capire è che se Dante fa nomi e cognomi, come Maometto, lo fa perché quello che scrive sia comprensibile. Altrimenti, avanzerebbe per astrazioni. Soprattutto, la formazione di Dante è in divenire con il suo percorso nel testo. Se si estrapola un giudizio senza ricordarsi il percorso nel quale esso si inserisce, è facile travisarlo.

Quale percorso?
Dante lo chiarisce all’inizio. In quanto personaggio, si è perso. Si è ritrovato in una “selva oscura” nel culmine del suo successo. Lì incontra Virgilio, al quale chiede di riportarlo alla luce. Durante questo percorso, Dante deve capire per sé che cosa vale, che cosa è valso e cosa vuole. Impara a distinguere il bene dal male. Tutta la tensione di Dante, però, è verso il bene. Perché Dante autore ha già visto che esiste un lieto fine. Intanto, però, descrive i suoi momenti di difficoltà, in cui mette in discussione tante sue certezze. Impara per errori. Fa esempi e questo è un rischio. Soprattutto per il lettore contemporaneo, abituato a pensare che dare un giudizio sia un tabù.
twitter: @DanieleCiacci
 

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3 Commenti

  1. Block says:

    Vadano al diavolo, con questa storia dell’antisemitismo e del razzismo ci siamo stancati.
    Stupidi paranoici pazzi comunistoidi

  2. Block says:

    Ogni scusa e buona per tirare in ballo razzismo antisemitismo e quant’altro, sono inattaccabili e fanno sempre ciò che vogliono senza rispetto per nessuno.

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