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La Corea del Nord uccide i disabili perché improduttivi. Noi lo facciamo «per motivi compassionevoli»

dicembre 14, 2014 Leone Grotti

Un disertore del regime comunista racconta la vita dei disabili sotto la dittatura. Un filosofo tedesco giustifica «l’aborto post-natale» secondo la logica della qualità della vita

La Corea del Nord non è un Paese per disabili. Il ritornello della propaganda del regime comunista usa spesso frasi di questo tipo: «Non esistono persone con disabilità sotto il governo dei Kim», la dinastia dei dittatori, «tutti sono uguali e vivono bene». La diversità in un totalitarismo è una colpa ed è per questo che «i bambini disabili vengono sottratti alle madri e portati via, costretti a soffrire pene indescrivibili, quando non vengono uccisi».

SOTTO IL REGIME. Questa è la testimonianza resa da Ji Seong-ho, 32 anni, scappato dal Paese dopo l’amputazione della gamba sinistra sopra il ginocchio e della mano sinistra al polso in seguito a un incidente. Ji, come riporta il Telegraph, racconta che cosa succede alle persone con disabilità in Corea del Nord e le sue parole combaciano con precedenti testimonianze di altri disertori: «Il regime vuole fare le cose “legalmente”. O li porta via dopo il parto oppure si offre di comprare i disabili ai genitori, affermando che si prenderanno cura di loro. Chi rifiuta, viene minacciato. Una volta acquistati, i bambini vengono uccisi o usati per esperimenti con armi chimiche. La stessa sorte tocca agli adulti».

«DISABILI UMILIANO KIM». Ji ricorda quello che ha subito dopo aver ricevuto le amputazioni: «Le autorità mi dicevano che in quanto disabile urtavo la dignità della Corea del Nord e umiliavo [l’ex dittatore] Kim Jong-il. Mi dicevano che le persone come me dovevano morire. È orribile: durante la carestia degli anni Novanta, ai disabili non veniva più dato cibo perché non essendo capaci di lavorare, non erano ritenuti elementi produttivi della società. L’80 per cento di loro è morto di fame. Il regime ci considera inutili e questo è il messaggio che fa passare nella società».

IL FILOSOFO. «Questo bambino [disabile] ha la capacità di crescere in modo tale da avere una vita e non semplicemente essere vivo? Se capiamo che non ce l’ha, allora dovremmo concludere che la sua vita non è degna di essere vissuta». Quest’ultimo ragionamento non è stato fatto da un’autorità nordcoreana a Ji Seong-ho ma dal filosofo Udo Schuklenk (foto sotto) in un articolo dal titolo I medici possono a ragione fare l’eutanasia a certi bambini gravemente compromessi, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica The Journal of Thoracie and Cardiovascular Surgery.

“SOLO” QUATTRO NEONATI. Nell’articolo Schuklenk spiega che «il rispetto per la dignità umana richiede che si ponga fine alla vita dei bambini per motivi compassionevoli». L’infanticidio è legittimo una volta che si ragiona dal punto di vista della «qualità della vita». Per il filosofo, che segue le teorie di Peter Singer, più che di eutanasia bisognerebbe parlare di «aborto post-natale», sul quale i genitori devono «decidere liberamente» perché i bambini appena nati «sono più simili a un feto che a noi [adulti]». Schuklenk scrive infine che non bisogna aver paura che nel futuro i bambini vengano uccisi dopo la nascita in modo indiscriminato perché in Olanda, dove la pratica è già legale, sono stati uccisi “solo” quattro neonati in 15 anni.

Udo-SchuklenkQUAL È LA DIFFERENZA? I crimini e le atrocità commessi dal regime nordcoreano non possono in alcun modo essere paragonati tout court alla pratica dell’eutanasia. Ma qual è la differenza tra la concezione della dittatura comunista e il pensiero del filosofo tedesco, già a capo della commissione sul fine vita della Royal Society of Canada?

ABORTO POST-NATALE. Il regime nordcoreano ritiene che la disabilità offenda il leader supremo, mettendo in discussione la sua capacità di offrire una vita uguale e felice a tutti, il filosofo tedesco, la cui teoria è già applicata in pratica da Olanda e Belgio, ritiene che i bambini gravemente disabili offendano la dignità umana; il regime li considera inutili perché improduttivi, il filosofo li classifica inutili perché incapaci di «avere una vita»; il regime li toglie alle madri dopo la nascita promettendo che si prenderà cura di loro, il filosofo fa la stessa cosa per motivi compassionevoli; il regime finisce per ucciderli, il filosofo pure. Nel primo caso però si parla di crimini contro l’umanità, nel secondo di aborto post-natale. La Corea del Nord non è un Paese per disabili. Ma non è l’unico.

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14 Commenti

  1. Cisco scrive:

    Il fatto sconvolgente è che l’augenetica – e quindi l’eutanasia – è stata “inventata” dagli illuministi, gente che si definiva liberale (come appunto questo filosofo). Il primo congresso mondiale di eugenetica fu organizzato non in Corea del Nord, ma nel 1911 l’università di Oxford, nella cui commissione di presidenza sedeva Winston Churchill, non Kim Il Sung. Churchill promoveva la “segregazione sotto condizioni appropriate” di persone affette da disturbi mentali, “così da far morire insieme a se stessi anche la loro sciagura, invece di propagarla alle generazioni future”. Dopo la fondazione della Società Americana di Eugenetica, il presidente Roosvelt disse che “Il grande problema della civiltà è riuscire ad ottenere, nella popolazione, l’aumento degli elementi di valore rispetto a quelli di poco valore o che risultano addirittura nocivi”, attraverso l’obbligo di procreare per le famiglie razzialmente pure e agiate e la sterilizzazione forzata di quelle povere e con disabili (i programmi di sterilizzazione mediante vaccinazione delle donne africane hanno importanti basi storiche). Infatti gli USA furono il primo paese ad approvare, negli anni Venti del secolo scorso, delle leggi eugenetiche. La legge nazista sulla «Prevenzione della generazione di prole affetta da tare ereditarie» è invece del 1933, e l’anno dopo l’associazione eugenetica californiana prepara una presentazione del programma nazista di salute pubblica presso il congresso annuale dell’American Public Health Association, dove esso viene descritto come “la cosa migliore di questo tipo che sia mai stata prodotta”. Insomma, in Occidente la secolarizzazione riporta a galla quello che il cristianesimo aveva cercato di umanizzare, di rendere più corrispendente al desiderio profondo dell’uomo. Lo scandalo non è la Corea del Nord, lo ha detto anche un grande intellettuale come Salvini (forse pensando di applicare le leggi di Pyoingyang per eliminare il Trota), ma l’Occidente che, entrato in contatto con la bellezza del Cristinesimo, lo ha abbandonato.

  2. gabriele scrive:

    Hanno avuti buoni maestri.

    Le idee sulla razza e sull’eugenetica che nella Germania Nazista si trasformarono nella Shoah ebbero a
    lungo diritto di cittadinanza anche in altre nazioni. Fortunatamente gli anticorpi liberali e democratici impedirono che riuscissero a diventare maggioritarie o addirittura leggi. Ricostruendo questo clima di paura verso il diverso, a cui non furono completamente estranei nemmeno personaggi della levatura di Churchill o Roosevelt, Nori mette in luce come i germi del male siano nascosti dove non si immagina. Senza relativizzare in alcun modo le responsabilità della Germania nazista.
    Nel 1911 l’università di Oxford organizza il primo congresso mondiale di eugenetica e nella commissione di presidenza c’è, tra gli altri, Winston Churchill, che era allora ministro della marina militare, e Lord Alverstone, che era ministro della giustizia, e Charles Eliot, presidente dell’università di Harvard, e Alexander Bell, inventore del telefono. Churchill, un anno prima, nel 1910, in un suo discorso aveva richiamato l’attenzione sul fatto che vi erano, allora, nel Regno Unito, «circa centoventimila persone affette da disturbi mentali degne di tutto quello che la civiltà cristiana e scientifica può fare per loro, dato che ormai sono al mondo», e quello che la civiltà cristiana e scientifica poteva fare per loro, negli auspici di Churchill, era «la loro segregazione sotto condizioni appropriate, così da far morire insieme a se stessi anche la loro sciagura, invece di propagarla alle generazioni future». Tra i tanti interventi, di questo congresso, ce ne sono due, l’uno successivo all’altro, quello di un antropologo italiano, discepolo di Lombroso, che si chiamava Niceforo, e quello di due coniugi inglesi, i Whetham. Niceforo aveva centrato il suo intervento sulla predilezione dei ceti più bassi per le categorie criminali, aggiungendo che questi ceti, paragonati a quelli più alti, registravano la presenza di un minor sviluppo della capacità cranica, della sensibilità e della fatica mentale, e riconducendo tali anomalie fisiologiche all’inferiorità genetica dei ceti più bassi. Dopo Niceforo vanno a parlare i coniugi Whetham, che avevano pubblicato nel 1909 un libro sul problema razziale, che si intitolava The Family and the Nation, e ripropongono il tema principale del loro libro. Secondo loro gli europei si dividevano in tre categorie, i nordici, tra i quali gli inglesi, come loro, gli alpini, tipo gli svizzeri, e i mediterranei, come noi e come Niceforo. I nordici, secondo i Whetham, avevano una supremazia riconosciuta. Secondo loro la cosa più preoccupante, in Inghilterra, era l’immigrazione delle razze mediterranee che abitavano le parti più povere delle città, e la cui tendenza conigliesca alla riproduzione costituiva un serio problema per la nazione e per tutta l’Europa.
    Qualche anno dopo, nel 1916, un americano, Madison Grant, co-fondatore dell’associazione americana di eugenetica, pubblica un libro che diventa di gran moda, The Passing of the Great Race, e ispirandosi a The Family and the Nation dei Whetham sostiene l’esistenza di tre differenti razze europee, che sono, in ordine di valore, i nordici (dominatori, avventurieri, aristocratici, individualisti, fiduciosi in se stessi e come risultato protestanti), gli alpini (sottomessi all’autorità politica e religiosa) e i mediterranei (perfetti schiavi). Nel 1915, nel manuale A Civic Biology (Una biologia civica), che era il testo di biologia più diffuso nelle università americane, c’era scritto che fenomeni come l’alcolismo, l’immoralità sessuale e la criminalità erano da considerarsi come delle patologie senz’altro ereditarie, e si esortava di conseguenza all’applicazione di pratiche «scientificamente auspicabili» come la segregazione dei disgenici e la selezione degli individui adatti al matrimonio.
    Nei primi anni Venti, negli Stati Uniti d’America escono degli studi sul calo delle nascite nei ceti medio-alti, e il presidente Roosevelt dà il via a una grande campagna contro il «suicidio razziale», cioè contro il calo demografico della «gente migliore». Roosevelt sostiene che le donne del good stock che scelgono di non avere figli devono esser considerate come delle «criminali della razza». E ammonisce che «il primo dovere di ogni buon cittadino, uomo o donna, di giusta razza, è quello di lasciare la propria stirpe dopo di sé nel mondo»; e che, allo stesso tempo, «non è di alcun vantaggio consentire una simile perpetuazione di cittadini di razza sbagliata. Il grande problema della civiltà» dice Roosevelt «è riuscire ad ottenere, nella popolazione, l’aumento degli elementi di valore rispetto a quelli di poco valore o che risultano addirittura nocivi». Gli Stati Uniti d’America sono il primo paese che approva delle leggi eugenetiche. Nel 1924, una donna della vostra età, diciotto anni, Carrie Buck, che, secondo un medico, il dottor Bell, direttore della colonia per epilettici e deboli di mente della Virginia, era un caso evidente di imbecillità morale ereditaria, essendo figlia e madre di persone affette da disturbi psichici, viene condannata alla sterilizzazione. La donna fa ricorso alla corte della contea, e, perso il ricorso, fa appello alla corte suprema, denunciando la violazione del quattordicesimo emendamento, secondo il quale nessuno può essere privato della propria vita, della libertà o della proprietà senza un giusto processo. La corte dà torto alla donna, con queste parole, scritte dal giurista di fede progressista Oliver Wendell Holmes: «Abbiamo visto più di una volta come il bene pubblico possa richiedere ai migliori cittadini la loro vita. Sarebbe strano se esso non potesse ormai chiedere a coloro che hanno indebolito lo Stato un sacrificio minore, allo scopo di prevenire noi stessi dall’essere sommersi dall’incompetenza. Tre generazioni di imbecilli» scrive il giudice della corte suprema nella sentenza «sono sufficienti». La donna viene sterilizzata. Molte delle leggi in vigore in quegli anni, compresa quella sulla sterilizzazione, rimangono in vigore negli Stati Uniti fino ai primi anni Ottanta. La legge nazista sulla «Prevenzione della generazione di prole affetta da tare ereditarie» è del 1933. Questa legge viene definita legge contro gli Asozialen, che sono, secondo una definizione ufficiale: «Esseri umani con un atteggiamento mentale ereditario e irreversibile, i quali, a causa di tale natura, sono propensi all’alcolismo e all’immoralità, sono entrati ripetutamente in conflitto con enti statali e tribunali, e dunque si presentano privi di freni e minacciosi per l’umanità». Nel 1934, l’associazione eugenetica californiana prepara una presentazione del programma nazista di salute pubblica presso il congresso annuale dell’American Public Health Association, dove esso viene descritto come «la cosa migliore di questo tipo che sia mai stata prodotta». Neanche quando vengono approvate le leggi razziali di Norimberga (15 settembre 1935: «Il Reichstag, fermamente convinto che la purezza del sangue tedesco sia essenziale per il futuro del popolo tedesco e ispirato dalla inflessibile volontà di salvaguardare il futuro della nazione germanica, ha unanimemente deciso l’emanazione della seguente legge: Articolo I. I matrimoni tra ebrei e cittadini di sangue tedesco o affini sono proibiti. I matrimoni contratti in violazione della presente legge sono nulli, anche se per eludere questa legge venissero contratti all’estero. Articolo II. Le relazioni extraconiugali tra ebrei e cittadini di sangue tedesco e affini sono proibite. Articolo III. Agli ebrei non è consentito impiegare come domestiche donne di sangue tedesco o affini di età inferiore ai quarantacinque anni…»), con le quali leggi razziali di Norimberga si dà inizio alla sistematica persecuzione nei confronti degli ebrei, nemmeno allora gli eugenisti californiani fanno mancare il loro sostegno al Reich, confidando nel fatto che Hitler sarebbe stato ricordato come il primo capo di un moderno governo che ha messo in piedi una legislazione per eliminare gli inadatti al fine di realizzare un miglioramento biologico della razza.

  3. LU scrive:

    Al di la dei risultati, la tendenza ad eliminare gli elementi pericolosi percorre molte se non tutte le società nella storia. Mentre fra i nativi americani i “pazzi” erano particolarmente rispettati, in Europa bruciavamo le streghe, l’ultima in Italia a metà ‘800 in Valtellina, meno di 200 anni fa. Altri lo fanno in silenzio e senza troppe discussioni, come in nord Corea; altri ci fan su un sistema teoretico come i nazisti, come Lombroso, come molti anglosassoni dalle 2 parti dell’Atlantico fra fine ‘800 ed inizio ‘900.
    Laddove si sviluppano teorie, la cosa che appare subito evidente non è tanto il tipo di trattamento riservato ai “pericolosi”, quanto l’inconsistenza delle argomentazioni presunte scientifiche che si adottano.
    La cosa più importante è che la nostra cultura e la nostra civiltà ha saputo in massima parte – anche se con gravi e pesanti eccezioni – isolare queste posizioni e dare poco o nessun seguito pratico a queste teorie.
    Al di la del numero di morti, paradossalmente la prassi nord-coreana è preferibile alle teorizzazioni di Schuklenk, in quanto mira direttamente al (malinteso) bene del gruppo invece che basarsi su un’ipocrita compassione per le stesse vittime, tra l’altro con l’enorme contraddizione e crudeltà di mettere in capo ai genitori la decisione. Questo gran genio germanico dovrebbe prendere coraggio ed osare dire non che sono persone talmente infelici che vanno uccise per il loro bene, ma che esse non hanno acceduto al livello minimo per essere definite persone, assumendosi l’onere di definire che cosa è persona e cosa no. Anche l’argomentazione che usa a favore dell’eutanasia è debolissima – ed alla fine nociva per conquistare questo diritto civile – in quanto bypassa il punto fondamentale, che è la libera scelta dell’individuo per se stesso.

    • Toni scrive:

      Paragonare la caccia alle streghe all’eliminazione dei disabili. ….mah!
      “Isolare certe posizioni” ….mah ….. io direi che lo facciamo meglio, lo facciamo in silenzio… agendo a monte.
      Dileggiare Schuklenk ….mah…. mi sembra ingeneroso!

      • LU scrive:

        La storia delle streghe è del tutto paragonabile. Ancor più degli eretici, pericolosi ma in qualche modo “interni” al sistema di pensiero seppur gravemente divergenti, le streghe erano pericolose in quanto non omologabili, inclassificabili nelle categorie dell’umano esattamente in quanto prede e/o sacerdoti del diavolo e quindi da eliminare non solo isolandole dal gruppo, ma intervenendo sui loro corpi uccidendole con il fuoco liberatore e purificatore non solo e non tanto di loro, ma della stessa comunità. Difficile pensare qualcosa di più eugenetico: qui siamo addirittura alla ri-generazione.
        In occidente le posizioni teoretiche degli eugenisti moderni sono oggi isolate e totalmente minoritarie, hanno spazio pubblico solo perché c’è libertà di parola. Che poi lo facciamo in silenzio proprio non mi risulta, anche se è giusto rilevare come stia tornando la selezione di classe nell’accesso a servizi fondamentali quali la salute e l’istruzione; ma più che di eugenetica parlerei di oligarchia e di arretramento pratico dell’egualitarismo, cose gravissime ma differenti.
        Non conosco Schuklenk, ma per quanto riportato nell’articolo mi sento tranquillamente di dileggiarlo! E il titolo, ancora una volta, trae pesantemente in inganno. Noi non facciamo le cose nord-coreane, ne per motivi compassionevoli ne per altri: dire o far credere e pensare che sto germanico dia la linea teorica o pratica alla nostra civiltà è quanto meno ridicolo.

        • Toni scrive:

          Assolutamente no, la storia delle streghe non è rapportabile perché ha una dinamica religiosa-politica-sociale completamente diversa (inoltre noto già nelle tue considerazioni di partenza vistosi errori).
          Ma non mi preme questo adesso, dato che è una cosa che ci troveremo certamente ad approfondire in altre discussioni future. Ma il segnalarti il tuo vizio di metodo. Scrivi: “Mentre fra i nativi americani i “pazzi” erano particolarmente rispettati, in Europa bruciavamo le streghe, l’ultima in Italia a metà ‘800 in Valtellina, meno di 200 anni fa.”
          Hai richiamato i nativi americani con i suoi “pazzi ” rispettati per accostarle alle streghe, ma hai omesso che in occidente “pazzi” da quando c’è stata una società cristiana sono sempre stati tutelati e rispettati. Ne i cristiani potevano fare altrimenti, essendo stati loro stessi considerati pazzi per la loro fede. Non è un cavillo, ma una omissione significativa del tuo modo di ragionare e sul tuo mescolare, anche qui per dileggio, con altre cose (streghe ed eretici).

          In occidente la cognizione eugenetica si è talmente scritta nel nostro DNA da averne perso la consapevolezza di esserne portatori. Le posizioni “teoretiche degli eugenisti moderni” minoritarie sono solo quelle estreme. Dagli tempo.

          Su Schuklenk …penso semplicemente ad uno schiocco che grida in modo rozzo e diretto quello che è il vostro inconscio eugenetico.

          • Filomena scrive:

            Mi convinco sempre di più che vivi in un mondo ideale tutto tuo è che non solo non esiste, ma a questo punto non è neanche mai esistito se arrivi a negare anche la caccia alle streghe e ai metodi usati per eliminare i dissidenti rispetto a quella morale che altri come te condividevano.

            • Toni scrive:

              @ Filomena

              “Mi convinco sempre più” che tu vivi nella negazione dell’altro come persona ( e questo intendo dire quando certe scelte influiscono sul tutto) . Infatti mi attribuisci l’affermazione che nego la caccia alle streghe. Cosa che non è vera. Basta semplicemente leggere il mio post. (Lo rileggi per favore…. e mi sai dire dove hai trovato la “negazione?)
              Filomena… sui metodi e morale…lascia perdere, perché credo che vedi i termini della questione sotto il tuo furore ideologico e non storico.

              Conseguenza per Filomena: deforma il suo ideale in reale strizzare persone e cose e farle entrare nelle sue “formine” ideali.

              PS: (parte giocosa) Hai fatto una interpretazione assolutamente gratuita alla quale non potevi giungere neanche per via interpretativa.
              Se fossi nata nel 1500, tra calvinisti e luterani, naturalmente senza processi (come erano soliti fare)…mi avresti bruciato….come una strega.

  4. Pino silvestre scrive:

    E il fatto curioso è che a sostenere aborto e dintorni (ovvero la selezione genetica di hitleriana memoria) è la sinistra, con buona pace, peraltro, di quei cattolici confusi che la votano.

  5. Raider scrive:

    Ci ha pensato Michel Foucault, a dirozzarci sul modo di indiviiduare, considerare e trattare i diversi, gli alienati, i pazzi, i criminali da parte delle civiltà del passato: ne ha tratto conseguenze sul piano della definizione dell’umano che sono alla base di un’antropologia relativista che mette sotto accusa, anzi, sotto scacco l’idea stessa di normalità e di umanità. II decostruzionismo è uno degli elementi ideologici del transumanesimo; e d’altra parte, anche senza arrivare a teorizzare o auspicare il superamento delle concezioni “banalmente umanistiche”, noto la tendenza a trasformare in categorie ideologiche quelli che sono concetti formulati e conclusioni tratte in un ambito che può essere problematico delimitare: e tutti, allora, a dire o insinuare che la sopraffazione ha origine nel “pregiudizio cristiano”, laddove sarebbero stati più liberi e felici altrove.
    In effetti, maneggiare “categorie” così delicate è sempre un rischio: il confine fra sacro e esecrabile viene violato anche a difenderlo, facendo a chi tira di qua e chi tira di là. L’eugenetica è figlia dell’Iluminismo e del Positivismo: e quindi, tutti a cercare i padri di questi figli degeneri in assenza di un’eugenetica delle idee. E il fatto e il rischio conseguente è che si colpiscono non le idee superate o di ieri e di ritorno; ma che si finisca per censurare l’idea stessa di un limite anche alle indebite conclusioni che si possono trarre da un dibattito sugli “errori di ieri”. Insomma, che il probelma si riduca a questo: inviduare il prossimo reprobo: pertanto, meglio non esprimere timori che possono passare per suggerimenti. Anche perché a Foucault preferisco di gran lunga René Girard.

    • LU scrive:

      L’eugenetica è figlia dell’Iluminismo e del Positivismo:

      che poi erano le due grandi correnti di pensiero a Sparta

  6. Nemo scrive:

    Cara Lu credo che Toni abbia completamente ragione , tu sei troppo disinformata per poter parlare di Storia ….quella vera !
    Definire Sparta con le due grandi correnti di pensiero …. vuol dire conoscere Sparta attraverso 300 !
    Scusa ma i nostri problemi attuali nascono proprio da questo “la non conoscenza di molti e dalla presunta conoscenza di tanti” !

  7. Filippo scrive:

    sono d’accordo, se togliamo ipocrisia e ignoranza dobbiamo riconoscere che ci sono persone che possono essere curate e altre no, e farle vivere lo stesso è crudeltà. La natura stessa fa si che chi sta troppo male muoia e quindi cessi di soffrire.

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