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I coniugi ruandesi testimoni davanti al Sinodo: «La crisi della famiglia? Abbiamo visto accadere cose grandi a chi si affida a Dio»

ottobre 21, 2014 Benedetta Frigerio

Otto figli di cui quattro adottati dopo il genocidio. La clinica per aiutare le donne incinte in difficoltà. L’educazione delle coppie verso il matrimonio. Dopo la testimonianza davanti ai vescovi, i Gatsinga raccontano la loro storia a tempi.it

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Secondo loro la Chiesa ha solo un modo per superare la crisi della famiglia e l’individualismo che minaccia la vita, basterebbe «rimettere al centro Gesù». Così i coniugi ruandesi Jean Dieudonné e Emerthe Gatsinga hanno parlato davanti ai vescovi riuniti a Roma in occasione del Sinodo sulla famiglia. Vent’anni di servizio alle donne con gravidanze difficili, agli sposi in crisi e alla vita «ci hanno fatto giungere a una sola conclusione: le famiglie hanno bisogno che la Chiesa le aiuti ad approfondire la fede in Gesù Cristo, a cui nulla è impossibile», racconta Jean Dieudonné, 57 anni, a tempi.it.

LA PROMESSA. Jean Dieudonné ed Emerthe si incontrarono nel 1979 nell’ambito del movimento dei Focolari, al quale appartengono entrambi. «Capimmo che Dio ci chiamava a vivere la nostra vocazione nel matrimonio, che eravamo donati l’uno all’altra per servirlo». Nove anni dopo, nel 1988, i due coniugi sposandosi capirono di «voler vivere per gli altri e in particolarmente per le famiglie. Avevamo lo stesso desiderio di dedizione totale a Dio, volevamo lavorare per Lui, testimoniandolo in famiglia. Insomma, entrambi desideravamo una dimora in cui Dio si vedesse, si vivesse e si potesse donare agli altri». Con il matrimonio i due giovani si promisero «di non rimanere mai chiusi su noi stessi e di donarci agli altri».
Dopo le nozze la famiglia si trasferì in Francia, dove Jean Dieudonné avrebbe concluso gli studi in medicina. Fu così che la coppia scampò a uno degli eventi più drammatici del XX secolo. «Era il 1994 quando ricevemmo notizia del genocidio che sterminò un milione di persone, fra cui i miei fratelli e i loro coniugi, lasciando orfani quattro dei miei nipoti». I Gatsinga scelsero quindi di tornare in Africa e di adottare quei bambini: «La ferita e il dolore erano indescrivibili, ma capimmo che in quella sofferenza Dio ci chiamava».

LE DONNE IN DIFFICOLTÀ. Un anno dopo Jean Dieudonné e Emerthe decisero anche di aprire in Ruanda una clinica con oltre venti posti letto, dove accogliere le persone ferite fisicamente e moralmente: «Io sono medico e mi occupo della salute delle donne in condizioni anche difficili, mentre mia moglie è economa e gestisce la clinica, le accoglie: ognuno fa il suo lavoro, senza invadere il campo l’uno dell’altro, ma siamo uniti nel servizio costante».
Negli anni sono aumentate anche in Africa le donne che davanti a una gravidanza inattesa pensano ad abortire, così «quando arrivano – continua il medico – facciamo di tutto per trovare il tempo per loro. Prima le ascolto e cerco di capire perché hanno paura o perché non vogliono il bambino, poi parlo loro dell’amore di Dio, spiegando che il figlio in grembo è un dono del Signore e che tenerlo è una ricchezza anche se in quel momento non sembrerebbe». Non è mai semplice, certo, «ci vuole tempo. Alcune di loro pian piano iniziano a fidarsi, altre no purtroppo, ma la maggioranza cambia idea». Infatti Jean Dieudonné oggi è padrino di tantissimi bambini nati con il suo aiuto.

«LUI PUÒ TUTTO». Insieme i coniugi Gatsinga si occupano anche della formazione delle giovani coppie sposate e fidanzate: «Condividiamo i problemi e le sfide principali, come l’assenza del lavoro o la difficoltà di accedere agli studi, e spieghiamo loro che c’è un solo modo di superarle: bisogna che Dio sia messo al centro, perché Lui può davvero tutto. È stato lo stesso per noi quando abbiamo scelto di allevare otto figli anziché quattro in un momento economicamente e spiritualmente duro, quando le ferite del genocidio hanno colpito il nostro paese. Ed è così ancora oggi, quando emergono le nostre diversità o i nostri limiti». Nella vita dei figli, che hanno dai 31 ai 15 anni, la dedizione ai bisognosi di Jean e Emerthe non ha mai inciso negativamente, «perché non siamo due che si dividono fra la famiglia, il lavoro e gli impegni sociali, ma sia una famiglia unita che cerca di serviLo ovunque si trovi».

L’OPERA DELLA GRAZIA. I Gatsinga sono convinti che è proprio grazie alla fede se le famiglie ruandesi hanno retto «a tutte le difficoltà presenti nel nostro paese» ed è «quando la famiglia si è indebolita che sono cominciati i divorzi e le separazioni, anche se non siamo certo ai livelli occidentali». Senza contare il diffondersi delle convivenze, «che molti scelgono a causa del costo del matrimonio». Per questo i due ruandesi ci tengono a ricordare «a chi si deve sposare o a chi lo è già che occorre aggrapparsi alla grazia donata da Dio nel sacramento, semplicemente pregando insieme, partecipando ai sacramenti, condividendo l’educazione dei figli e l’economia familiare». E funziona, stando alla testimonianza dei Gatsinga: «Sono tanti i giovani che, facendo un percorso di fede consapevole, decidono per il matrimonio cristiano, magari rinunciando ai regali e scegliendo una festa nuziale sobria, in genere sostenuta dalla comunità».

LA FORZA DELLA FEDE. Anche di matrimoni salvati, continua Jean Dieudonné, «ne abbiamo visti molti. Penso a Charles, che poteva chiedere l’annullamento delle nozze con Beatrice quando lei scappò di casa in preda a una malattia psichiatrica, e invece decise di esserle fedele come promesso, nella salute e nella malattia. In seguito Beatrice, tornata a casa, è stata riaccolta e ora i due sposi vivono un’unione più forte e felice».
Insomma la grazia di Dio non tradisce mai? «Dovrebbe domandarlo a Pierre, che ha voluto credere di poter essere felice nonostante la moglie non potesse dargli figli e sua madre cercasse in tutti i modi di convincerlo a trovarsi un’altra donna: “Io la amavo, ma solo chiedendo la forza a Gesù sono riuscito a non cedere alle pressioni”, mi disse». È in forza di questi e altri esempi ancora che venerdì scorso i Gatsinga hanno voluto dire al Sinodo che «è semplicemente con la fede in Gesù che si guadagnano le forze per superare questa crisi di cui tanto si parla».

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