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Con l’Imu il no profit è in ginocchio. Bonacina (Vita): «Per lo Stato il Terzo settore non esiste»

novembre 14, 2012 Emmanuele Michela

«Il nostro codice civile riconosce solo Stato e mercato», ci spiega il fondatore della rivista. «Chi butta il dibattito sulle esenzioni alla Chiesa è ideologico». E i sindacati? «La loro voce è assente».

Ha un sapore decisamente amaro la bocciatura di ieri del Consiglio di Stato: il testo del governo relativo alle esenzioni dallImu è stato bocciato dalla Sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio. E se la misura verrà accolta in toto dal governo, costringerà a pagare questa imposta qualsiasi ente no-profit che compia un’attività economica, proprio come richiesto dall’Unione Europea. La notizia è stata accolta con molta rabbia da parte di tutto il terzo settore, che, non è una conclusione affrettata, rischia seriamente di vedere ridimensionate le sue dimensioni e le sue attività. Ne abbiamo parlato con Riccardo Bonacina, fondatore del magazine Vita No Profit, che si occupa ogni settimana del terzo settore.

Bonacina, ci aiuti a fare chiarezza. Imu esteso davvero a tutti?
Anche oggi l’ho scritto ironicamente su Twitter: “Pagherete tutti, pagherete caro”. È così. Tutti gli enti dovranno pagare, qualsiasi attività economica sarà considerata commerciale. Il vero inghippo sta qui.

Ci spieghi meglio.
Già lo scrivevamo mesi fa: quando a giugno si discuteva dell’Imu e di questa richiesta europea, era chiaro che si entrava in un labirinto, ossia capire che cosa s’intenda per ente non commerciale. Qui è il nodo giuridico della vicenda. Di questa storia ci occupiamo ormai da 18 anni: ogni volta che si toccano gli enti non commerciali si fa enorme confusione. Il problema è che abbiamo un codice civile, il codice Rocco del 1942, che nel libro I titolo II definisce le figure che operano all’interno della società, e parla solo dello Stato e del mercato. Esistono quindi sono gli enti pubblici e le spa. Tutto ciò che sta in mezzo, ovvero cooperative, associazioni e tutto quello che fa parte di questo settore, per lo Stato non esiste. Questo è quindi un tema antico, è da almeno 20 anni che discutiamo di ciò: quando c’era al ministero Alfano si era arrivati a una proposta valida per cambiare questo punto, poi però il governo è caduto. Ecco, finché non si sistema questo punto non se ne esce. Poi, certo, anche il mondo del no-profit ha qualche responsabilità, non avendo mai capito fino in fondo il problema, e dividendosi sulle possibili soluzioni: ci sono voluti vent’anni per arrivare ad un testo credibile. Però il nocciolo della questione è proprio capire cosa sia un ente non commerciale.

La Consulta si dimentica così della straordinarietà che è il terzo settore in Italia, una vera anomalia sullo scenario europeo. Quanto rischia di essere indebolito il mondo del no-profit?
Il Terzo settore vive o di donazioni o dei servizi che produce. Le misure di Monti hanno aggravato entrambe i fronti: dalla parte delle donazioni nessuna legislatura ha mai brillato, ma nello specifico il governo Monti è riuscito a fare peggio, con detrazioni, deduzioni… solo ora si intravede un po’ la famiglia. Però non dimentichiamoci che 16 milioni di italiani fanno più di due donazioni l’anno, 15 milioni scelgono l’otto per mille, un milione di bambini nel mondo sono adottati a distanza con un totale economico che si aggira intorno al miliardo di euro… Tutto questo va valorizzato, non penalizzato. Per quanto riguarda invece la produttività, questa bocciatura del consiglio di Stato è una vera pietra tombale. Se in Inghilterra un’opera che assiste e dà da mangiare ai poveri crea un supermercato per raccogliere soldi per sostenere la sua attività può farlo, anzi, sarebbe strano se non lo facesse. In Italia chi fa così rischia di andare in galera: per raggiungere il tuo scopo non puoi produrre.

Quanta influenza ha sul dibattito, secondo lei, la facile retorica sull’esenzioni troppo larghe alla Chiesa cattolica in Italia?
L’influenza di questa retorica è grande. Chi butta tutto il dibattito sull’ideologico sbaglia, lasciandosi andare solo a chiacchiere da bar.

Dalla bagarre di questi giorni c’è un grande assente: i sindacati. Perché crede stiano in silenzio nonostante queste misure tocchino anche loro?
È vero. Non so dirle perché: forse c’è paura, o forse non si rendono conto di quanto penalizzanti siano queste misure del governo. Oppure i sindacati non vogliono passare come difensori dell’Imu alla Chiesa. Una cosa è certa: la loro voce è assente.

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3 Commenti

  1. Carlo Candiani says:

    Egr. sig Sarti, possibile che siamo così sclerotizzati in questo benedetto Paese da non sapere cosa si sta commentando? Bonacina è il direttore di un periodico che tratta del Terzo Settore, cioè di tutto l’orizzonte di iniziative di volontariato che comprende sia il campo di tradizione laica di sinistra , sia di quello laico cattolico.
    Lei vuole quindi buttare a mare TUTTE le esperienze che la società civile mette in campo per l’aiuto a chi è meno fortunato e ha bisogno di assistenza?

  2. paolo says:

    caro emanuele sarti ho capito solo ora andando a cercare cosa vuol dire top commentator,: appartenere alla nullità del presente, se solo per avere visibilià!!, lo conferma a mio avviso la vuotezza e banalità del tuo commento.

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