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Clima. Roboanti annunci a parte, lo «storico accordo» tra Cina e Usa ha «poche» possibilità di andare in porto

novembre 13, 2014 Leone Grotti

Sia Pechino che Washington dovranno affrontare resistenze difficilmente superabili, senza contare che siamo ancora al livello delle promesse e non dei fatti

Cina e Stati Uniti hanno raggiunto uno «storico accordo» per ridurre le emissioni di gas serra: Washington ha promesso di ridurre le emissioni del 25-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025, mentre Pechino di fermarne l’aumento entro il 2030. E fin qui siamo ai roboanti annunci e alle promesse di belle speranze.

«POCHE PROBABILITÀ». Ma quante probabilità ci sono che questo «storico accordo» veda davvero la luce? Poche, sostengono all’unanimità gli esperti americani contattati da Time, New York Times e Los Angeles Times. Gli Stati Uniti dovrebbero «ridurre le emissioni al doppio della velocità» di quanto stiano facendo in questo momento, cercando di intervenire oltre che sulle fabbriche anche sulle emissioni di macchine e camion.
Ma per prendere questi provvedimenti servono «nuove leggi» e il Congresso è ormai saldamente nelle mani dei Repubblicani, che non hanno alcuna intenzione di sostenere il piano annunciato trionfalmente da Barack Obama. Quindi? «Sarà molto molto dura», sintetizza Michael Levi del Council of Foreign Relations.

INQUINAMENTO CINESE. La Cina, invece, nonostante abbia la strada spianata dal punto di vista politico, «essendo uno Stato autoritario», non ha mai dato prova di far seguire fatti alle parole. Visto il livello di inquinamento che ammorba le città cinesi, la popolazione è sicuramente favorevole ad ogni mossa volta a migliorare l’atmosfera. Ma l’economia cinese si basa per quasi il 90 per cento sui combustibili fossili e la crescita economica è uno dei requisiti indispensabili ai mandarini locali per ottenere una promozione nel partito comunista.

«RESISTENZA LOCALE». Se anche il governo centrale volesse ridurre le emissioni, dunque, «incontrerebbe la resistenza dei burocrati locali e tutto dipende dagli incentivi che verranno dati», afferma Xu Chenggan dell’università di Hong Kong. Non solo, Pechino ha anche promesso che la produzione totale cinese entro il 2030 dipenderà per il 20 per cento da fonti di energia pulita.
Per raggiungere questo secondo obiettivo, secondo Greenpeace, dovrà produrre in soli 15 anni mille gigawatt di energia, cioè il doppio di quanti ne produce ora. Tutto è possibile, ovviamente, ma la Cina non si è mai distinta per la solerzia nel mantenere le promesse.

SFORZO INUTILE? Infine, la domanda chiave: se anche Usa e Cina, che da soli producono il 45 per cento delle emissioni mondiali, mantenessero le promesse, si riuscirebbe a raggiungere l’obiettivo stilato dagli ambientalisti, cioè contenere il riscaldamento globale a 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali? «In una parola, no». Soprattutto perché India, Russia e Giappone (terzi, quarti e quinti nella classifica delle emissioni) non hanno partecipato allo «storico accordo».

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