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Chazan, il medico polacco licenziato per l’obiezione di coscienza: «Il mio ospedale è intitolato alla Santa Famiglia, non alla polizia sovietica»

luglio 22, 2014 Leone Grotti

Il dottore si è rifiutato di far abortire una donna, offrendo in cambio cure per il figlio. «Anche se malformati i bambini meritano il nostro amore»

bogdan-chazanMultato, licenziato e linciato pubblicamente sui giornali. È questa la sorte toccata al direttore dell’ospedale della Santa Famiglia a Varsavia, il dottor Bogdan Chazan, per essersi rifiutato di praticare un aborto invocando l’obiezione di coscienza. «Il mio caso non è l’unico in Polonia, dove non si può esplicitamente fare obiezione di coscienza», ha dichiarato a Lifesitenews.

DISCRIMINAZIONE. «Ad esempio, conosco il caso di una donna molto conosciuta a cui hanno negato un post-dottorato per le sue posizioni a favore della vita», continua il medico. «Di recente un candidato al posto di direttore del reparto di ginecologia presso la Medical University è stato scartato dopo aver ammesso che aveva firmato la Dichiarazione di fede e coscienza (insieme a migliaia di altri medici in Polonia, rigettando l’aborto, ndr)».

MULTA DI 17 MILA EURO. Chazan è finito nei guai per essersi rifiutato di abortire il figlio di una donna concepito con la fecondazione assistita. Chazan, contrariamente a quanto previsto dalla legge, non ha riferito la donna a un altro medico per l’aborto e lei lo ha denunciato. L’ospedale è stato condannato a pagare 17 mila euro di multa, misura che secondo Chazan «è punitiva. Soprattutto se si considera che in Polonia la maggior parte dei medici non pratica aborti per ragioni morali».
La norma che prevede di riferire chi vuole abortire a un medico disponibile è molto contestata in Polonia ed è attualmente oggetto di un ricorso al Tribunale costituzionale da parte del Consiglio nazionale dei medici.

«NON È L’OSPEDALE DZERZHINSKY». Il sindaco di Varsavia ha anche annunciato il licenziamento del medico, «anche se ancora non ho ricevuto nessuna comunicazione. È una punizione dolorosa e ingiusta visto che sotto di me l’ospedale si è sviluppato e modernizzato, diventando uno tra i più popolari di Varsavia». Un ospedale «in cui però io non voglio praticare aborti. Altrimenti al posto di Santa Famiglia, dovremmo chiamarlo Felix Dzerzhinsky (membro polacco della polizia segreta sovietica, ndr)».

«MERITANO IL NOSTRO AMORE». La madre del bambino aveva richiesto l’aborto perché il feto mostrava anomalie. Il bambino, che alla fine è nato, è morto pochi giorni dopo il parto. «I problemi del bambino non sembravano così seri allora e sembrava possibile operarlo», spiega Chazan. «Io penso che non dovremmo trattare le persone a seconda di come appaiono. Il dottor Debski (che si è recato in televisione per dire che il bambino non doveva nascere perché malformato, ndr) ha assunto un atteggiamento crudele verso il bambino, violando la sua umanità e dignità». Anche se i bambini presentano difetti, ha proseguito Chazan, «non significa che non dobbiamo amarli. Loro meritano il nostro amore».

L’OFFERTA DI CURE. Dopo che due ospedali si erano già rifiutati di fare abortire la donna, questa si era rivolta a Chazan. Il medico, pur opponendosi all’interruzione di gravidanza, aveva promesso alla donna di seguirla prima, durante e dopo il parto per cercare di curare il figlio.

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15 Commenti

  1. filomena scrive:

    Il ragionamento di questo medico che sostiene che i bambini vanno amati anche se disabili apparentemente non fa una piega. Il punto è però che i sentimenti non si comandano e in caso di malformazione del feto non è lui a poter decidere per la donna che non deve abortire. L’unica persona che ha titolo per farlo in quanto la gravidanza la coinvolge direttamente è la gestante. È evidente che se un medico si rifiuta di praticare fisicamente l’aborto non si può imporglielo perché trattasi di un intervento che mette in discussione la salute della donna e quindi non si può forzare. Ma è altrettanto vero che non si può obbligare una donna a portare avanti una gravidanza contro la sua volontà per lo stesso motivo. Indicare un altro medico che non ha difficoltà ad eseguire la pratica mi sembra la soluzione più di buon senso e la più praticabile.

    • Alberto scrive:

      “Non è il medico a poter decidere per la donna”. La donna, invece, potrà decidere per il bambino! Mi dici a che livello di logica sta questo ragionamento? La gravidanza non coinvolge direttamente la gestante, se ci ragioni solo un po’ forse ti accorgi che c’è anche qualcun altro ad essere coinvolto….

      • lucillo scrive:

        Peccato solo che quello non fa il prete ma il medico!
        Quindi oltre alle leggi generali, che devono essere rispettate anche dal prete, deve stare alle obbligazioni specifiche della sua professione, che nel caso specifico prevedono la tutela delle sue scelte consentendogli di non praticare aborti, ma lo obbligano ad indicare chi è disponibile. Non lo ha fatto ed è stato sanzionato, punto.
        Si può poi discutere, da un punto di vista della tutela del lavoratore (non del cattolico), se la sanzione sia adeguata o eccessiva, bisognerebbe anche sapere se è il primo caso o un comportamento ripeturo, se aveva già ricevuto dei richiami, ecc. Ma sicuramente una sanzione è non solo giustificata, ma anche doverosa.

        • Finn scrive:

          C’era una volta il Giuramento di Ippocrate…”tutela della vita” un cavolo!

          • lucillo scrive:

            Ippocrate stesso, per sua ammissione, ha praticato almeno un aborto.
            Quello che arriva a prescrivere è che esso non deve essere praticato da un medico, non che si debba fare; allo stesso modo vieta di intervenire operando i calcoli, per il semplice motivo che allora erano sentiti come profondamente distinte le opere del medico, quella della levatrice, e quella del chirurgo.
            Insomma: il divieto previsto nel giuramento non è all’aborto, ma al fatto che lo operi un medico.

    • Marturano scrive:

      Certo,
      prima con la fecondazione assistita si produce un bambino. Poi, siccome il prodotto non corrisponde ai gusti della cliente, lo si elimina. E questi sono i nuovi “diritti”? Povera, “non la si può obbligare a portare avanti una gravidanza”. E il bambino che questa qua voleva sbattere via dopo esserselo fabbricato a cosa non lo si può obbligare? Ma fatemi il piacere. Una voglia di maternità sub conditione, evidentemente.

      • filomena scrive:

        @ Marturano
        Allora provocatoriamente ti chiedo, visto che giudichi la donna in questo modo: come pensi di obbligarla a portare avanti la gravidanza?

    • Simone scrive:

      Grande Filomena,
      a favore dell’obiezione di coscienza! Finalmente hai cambiato idea!
      Vedi che frequentare Tempi ti fa bene.

  2. Flop scrive:

    Ma anche Dębski è un professore. E sono malformazioni e malformazioni. (Sono manipolazioni solo apparentemente insignificanti.) Questo bambino di cui si parla sopra è nato con metà cervello, mezzo cranio, con un bulbo oculare all’infuori e con la fenditura della faccia (non solo del labbro o del palato) ed è morto dopo 10 giorni. Non c’era niente da fare, tantomeno da curare.
    E per curiosità va aggiunto che il nome di Dzierżyński viene traslitterato in italiano come Feliks Dzeržinskij. Felix Dzerzhinsky è versione anglofona.

    • giovanna scrive:

      Con tutte le sue malformazioni, quel bambino era un essere umano o no ?

      La mia esperienza è che quelle tra le mie amiche che hanno dato alla luce il loro bambino, pur sapendo che non sarebbe sopravvissuto a lungo, sono molto, ma molto, ma molto più serene di quelle che hanno deciso per l’aborto, nelle stesse condizioni.

      Tra le prime, nessuna si è pentita della scelta di abbracciare il figlio malato , tra le seconde ci sono stati dei ripensamenti .

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