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Centrafrica, Chiesa cattolica: «Se l’Onu e le altre forze non difendono i civili, che senso ha la loro presenza qui?»

giugno 5, 2014 Leone Grotti

Monsignor Cyriaque Gbate Doumalo, segretario generale della Conferenza episcopale del Centrafrica, afferma: «Erano dispiegate di fianco alla parrocchia attaccata e hanno permesso che questo atto orribile avesse luogo»

Dopo l’attacco letale a una parrocchia cattolica di Bangui, che ha causato la morte di almeno 14 persone e un sacerdote, insieme al rapimento di altre, la Chiesa cattolica del Centrafrica si è esposta chiedendo alle Nazioni Unite di fare di più perché le sue forze dispiegate sul campo siano efficaci nel riportare pace e stabilità.

«L’ONU NON DISARMA LE MILIZIE». «Le forze internazionali che sono già qui e i rinforzi che sono attesi hanno ricevuto da una risoluzione Onu il mandato di disarmare le milizie irregolari, usando tutta la forza necessaria», ha ricordato monsignor Cyriaque Gbate Doumalo, segretario generale della Conferenza episcopale del Centrafrica. «Ma i soldati mostrano di non essere interessati e noi non capiamo a che gioco stiano giocando».

«NON CI HANNO DIFESO». Le truppe africane, ad esempio, «erano dispiegate di fianco alla parrocchia [Nostra Signora di Fatima, dove è avvenuto l’attacco] e hanno permesso che questo atto orribile avesse luogo. Se non proteggono la popolazione civile, qual è il senso della loro presenza qui?». Non è chiaro chi sia stato a lanciare una granata nel cortile della parrocchia lo scorso 28 maggio, ma secondo il segretario generale «è chiaro dalle testimonianze di chi c’era che sono stati i musulmani», probabilmente le milizie Seleka, che si stanno riorganizzando dopo aver dato il via alla guerra civile nel marzo del 2013.

«PAURA TRA I CATTOLICI». «Abbiamo avvertito ripetutamente le più alte autorità che mercenari del Ciad e del Sudan si nascondono in questo distretto. Anche se non siamo così terrorizzati da abbandonare la pratica della nostra fede cristiana, c’è paura e tensione tra i cattolici ora, insieme a rabbia e costernazione». Monsignor Doumalo sottolinea infine che ad ogni modo «il conflitto non è religioso ma politico, altrimenti vedreste i cristiani sollevarsi guidati in testa dai loro pastori. Invece i leader religiosi cristiani e musulmani devono continuare a lavorare insieme per riportare la pace nonostante questi attacchi deprecabili».

CONTINUE VIOLENZE. Il Centrafrica oggi è a «rischio genocidio» ed è in guerra dal marzo 2013, quando la coalizione di ribelli Seleka guidata da Djotodia ha deposto il presidente Bozizé. Sono seguiti otto mesi di violenze e persecuzioni di cristiani. Dopo l’intervento della comunità internazionale, Djotodia è stato deposto ma milizie animiste e in minima parte cristiane, gli  anti-balaka, che significa “antidoto”, hanno cominciato a vendicarsi sui musulmani delle violenze ricevute. Oggi anche i Seleka si sono riorganizzati e gli scontri non sembrano avere fine.

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3 Commenti

  1. Raider scrive:

    A scatenare guerre sante nell’ex Terzo Mondo, sia dove la presenza musulmana è insignificante, sia dove è maggioritaria, è il complesso di forze – di diversa matrice e a volte, rivali, ma unite dallo stesso fine, l’espansione dell’Islam, la restaurazione del Califfato e l’instaurazione della Umma mondiale – riconducibili all’Islam politico. Che, dove è neccessario o dove se lo può permettere, ricorre alla violenza, al terrorismo, alla guerriglia; e dove non serve, ricorre all’immigrazione. Con la complicità ‘oggettiva’ – si sarebbe detto un tempo – del politicamente corretto. E (per tutti) di Alfano.

  2. politicamente scorretto scrive:

    Ha ragione, l’ONU torni a casa.

    Però non rompano le tasche a noi “occidentali”, sono loro che devono decidere il loro destino.

    Le nazioni europee, gli stati uniti, tutto l’occidente: non c’è paese che non abbia avuto la sua guerra civile, il suo risorgimento, la sua rivoluzione. E senza quelle non sarebbero quello che sono.

    La democrazia e il rispetto della vita umana non te la fornisce l’ONU, è ora gli afgani si arrangino e combattano loro i talebani, idem per siriani, egiziani, africani, etc. etc. etc.

    Pensiamo all’Iraq: gli americani ci sono andati per il petrolio, ma loro (iracheni) potevano almeno approffittarne della caduta di Saddam; invece stanno persino peggio e viene da pensare che un dittatore se lo meritano. Stessa cosa per Siria, Egitto, Libia… etc. etc.

    E se l’islam ne esce vittorioso significa allora che alla loro cultura sta bene così.

    Perchè mandare i “nostri” a crepare per combattere le LORO battaglie?

  3. augusto scrive:

    Infatti, l’onu è attualmente inutile, anzi dannoso.

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