Google+

Cari medici, se passa il testamento biologico cercatevi un avvocato

marzo 20, 2017 Alfredo Mantovano

Ridurre il rapporto con il paziente a uno schema contrattuale vuol dire non solo mortificare il medico, ma anche limitarne l’operatività

testamento biologico

Articolo tratto dal numero di Tempi in edicola (vai alla pagina degli abbonamenti) – Il ruolo del medico è uno dei profili meno considerati nella discussione mediatica sulle cosiddette Dat – le disposizioni anticipate di trattamento, la proposta di legge sull’eutanasia giunta nell’aula della Camera dei deputati. Se approvata nei termini in cui è uscita dalla commissione, è una legge che stravolgerà una professione già largamente bistrattata e colpita negli ultimi decenni. Esagerazione? Partiamo dal consenso informato, di cui tratta l’articolo 1 del testo: esso richiama all’inizio le disposizioni costituzionali che sono il riferimento per disciplinare il consenso medesimo. Fra esse è menzionato l’articolo 13 della Costituzione, che fissa i fondamenti della libertà personale e impone che ogni sua limitazione sia vagliata da un giudice. Che senso ha in materia sanitaria agganciarsi a tale articolo? Forse che il medico che non esegue alla lettera le pregresse volontà suicide del paziente sia parificabile a un sequestratore di persona, dal quale difendersi più che farsi curare?

È l’unica anomalia? Pare di no, se termini come “terapia” e “cura” sono sovrapposti e non distinti: “terapia” è quel che cerca di guarire una patologia, ristabilendo le migliori condizioni di salute per il paziente e “misurandosi” sulla concreta situazione del malato, mentre “cura” chiama in causa l’assistenza al malato, indipendentemente dalle sue possibilità di guarigione e dall’esito della patologia. Sono dinamiche diverse, che qui invece sono pericolosamente confuse.

Il seguito è coerente con l’esordio: la nuova norma definisce il consenso informato “atto fondante” nel rapporto fra medico e paziente. Ora, il vero “atto fondante” del lavoro del medico è da sempre il perseguimento del bene del paziente, cioè lo sforzo – nei limiti del possibile – per recuperare la salute di chi si è rivolto al sanitario perché ammalato. Imporre per legge un canone di orientamento diverso significa ledere nell’essenza la professione: il medico è tenuto a un impegno maggiore nel far comprendere e accettare dal paziente ogni singolo passaggio della terapia o dell’intervento che gli propone, col rischio che una comprensione non perfetta – pur da lui non voluta – domani diventi oggetto di censura o di richiesta risarcitoria nei suoi confronti.

Una giustificazione inquietante
Intendiamoci: l’ammalato ha diritto di essere ben informato della patologia dalla quale è affetto, di ciò a cui il medico pensa di sottoporlo, delle controindicazioni e delle possibilità di riuscita. Ma il rapporto fra medico e paziente, se è di pari dignità quanto alle due persone, non è paritario quanto a conoscenze ed esercizio di responsabilità: ridurlo, come fa la proposta di legge in discussione, a uno schema contrattuale non significa soltanto mortificare il medico. Vuol dire pure limitarne l’operatività e rendere il medico stesso bisognoso, passo dopo passo, del parere dell’avvocato: per capire se e come il consenso si è validamente formato, e se e come nel percorso terapeutico sono rispettati i dettagli del consenso espresso, anche di fronte all’insorgere di emergenze o imprevisti. È qualcosa di non compatibile con le scelte che un professionista può essere chiamato talora a compiere nel giro di pochi minuti. Chi ne pagherà le conseguenze?

Ancora, per la legge in discussione, quando vi è una Dat «il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente», e così va «esente da responsabilità civile o penale». Se il testo sente la necessità di fissare una esenzione così ampia è perché la condotta che pretende dal medico è in sé contraria al codice penale e al codice civile. La proposta non dice però che cosa succede se, a distanza di tempo da quando le disposizioni sono state redatte, il medico colga la possibilità di curare il paziente con successo: prevarrà quello a cui indurrebbero professionalità e deontologia o quello che è stato scritto anni prima in un documento svincolato dalla attuale situazione, e tuttavia per legge vincolante? Perché costringere i medici a non scegliere, come invece suggeriscono scienza e coscienza? Peraltro in una legge che non prevede l’obiezione di coscienza. Cari medici, il Parlamento sta per assestare un colpo terribile alla vostra professione. Non pensate sia il caso di alzare in modo forte e chiaro la vostra voce?

Foto Ansa

Ricevi le nostre notizie via email:

Leggi gli articoli sull'app:

Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter per ricevere tutte le nostre notizie!

La rassegna stampa di Tempi

Tempi Motori – a cura di Red Live

Solida e ben fatta, la Seat Ateca 1.6 TDI Advance è il primo SUV della Casa spagnola. Si parte da meno di 24 mila euro chiavi in mano

L'articolo Prova Seat Ateca 1.6 TDI Advance proviene da RED Live.

La fortwo, l’utilitaria più corta sul mercato – è lunga solo 2,69 m – si aggiorna. La novità principale è rappresentata dalla disponibilità di serie, sin dall’allestimento entry level youngster, della frenata automatica d’emergenza e dei fendinebbia. Un upgrade in materia di sicurezza tutt’altro che marginale, esteso anche alla versione a quattro posti forfour. Tessuto […]

L'articolo smart fortwo e forfour 2018: danno di più proviene da RED Live.

Vi piace pedalare in collina? Se volete farlo in compagnia di migliaia di altri ciclisti, e con la possibilità di mettere alla prova il vostro spirito agonistico, l’occasione giusta è la 5° edizione della Granfondo Scott, in programma il 3 settembre 2017 con partenza e arrivo a Piacenza Expo. La manifestazione propone due percorsi, caratterizzati […]

L'articolo Granfondo Scott, al via il 3 settembre proviene da RED Live.

C’è qualcosa che non torna… Non dovevi cambiare radicalmente? Non dovevi votarti alla collocazione centrale del motore? Ah, manca ancora un anno? Questo, allora, significa che sei l’ultima versione della Corvette “tradizionale”. Il canto del cigno di una delle muscle car più apprezzate al mondo che, per festeggiare i 65 anni di carriera, debutta nella […]

L'articolo Chevrolet Corvette MY18: l’ultima volta proviene da RED Live.

“All for freedom, freedom for all”. È il nuovo motto di Harley-Davidson che intende sedurre anche chi non è (ancora) un motociclista

L'articolo Harley-Davidson, nuovo slogan proviene da RED Live.

MailUp - Osservatorio statistico 2017 - banner download
logo EA-Group
logo EA-Group
logo La nuova Bussola quotidiana