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Un quindicenne bagna il naso agli astronomi e s’accorge che le stelle danzano. Sta a vedere che aveva ragione Dante

gennaio 8, 2013 Annalisa Teggi

Qualcuno disse «lasciate che i piccoli vengano a me» e forse, oltre alla ben nota morale di questa frase, c’è anche da aggiungere che chi la pronunciò sapeva che i piccoli sono effettivamente degli interlocutori interessati e interessanti. Ad esempio, adesso questo giovane 15enne francese di nome Neil Ibata se n’è uscito con una scoperta che lascia attoniti tutti gli astronomi adulti e pluridecorati. Il papà Rodrigo, ricercatore astrofisico, lo porta al lavoro con sé, lo mette al computer per avvicinarlo all’uso di certi programmi e – vale la pena riportare le parole del padre – «gli ho chiesto di mettere a punto un modello dei movimenti di alcune galassie nane. In un week-end Neil ha scoperto che formavano un disco che gira».

La galassia di Andromeda

Le galassie nane in questione sono quelle che orbitano attorno alla galassia di Andromeda, la vicina più prossima alla nostra Via Lattea. Si pensava che queste galassie nane facessero un po’ a modo loro e orbitassero attorno alla galassia maggiore ciascuna con traiettorie proprie e disordinate. Finché non è arrivato Neil. E ha visto ciò che gli scienziati, che le osservavano da tempo, ignoravano, vale a dire che la maggior parte di queste galassie nane sono organizzate in una gigantesca struttura appiattita perfettamente circolare, lunga oltre un milione di anni luce, in rotazione su se stessa. Un curioso girotondo, hanno commentato certi giornali. Mentre il commento ufficiale del professor Brent Tully dell’università delle Hawaii (appartenente al team di ricerca su Andromeda a cui lavora anche il padre di Neil) è stato: «Questi risultati mettono in affascinante imbarazzo tutte le teorie sulla formazione delle galassie».

Queste sono decisamente parole di uomini del nostro tempo. Non sono certa di poter azzeccare le esatte parole dell’ipotetico commento ufficiale di padre Dante qualora avesse potuto partecipare all’entusiasmo di questa scoperta, ma scommetto che «curioso girotondo» e «affascinante imbarazzo» non gli sarebbero neanche passate per la testa. Io penso che avrebbe optato per qualcosa come «meravigliosa conferma»: lui non immaginò i cieli del Paradiso come una serie di moti circolari concentrici perché l’idea in sé era curiosa, e scoprire che quello che aveva immaginato corrispondeva all’evidenza di un dato scientifico non gli avrebbe procurato un affascinante imbarazzo. L’imbarazzo c’è per quelli che sono arrivati a pensare, a convincersi e a blaterare che sia più naturale aspettarsi il caos piuttosto che l’ordine quando si parla dell’universo.

Ma non credo neppure che Dante si sarebbe lasciato andare al commento che ho letto in un sito di astronomia, in cui un fin troppo entusiasta sostenitore dell’ordine universale ha commentato la notizia proclamando: «Andate a stappare le birre col biiiiip, cari nichilisti dell’era dei Quark, si brinda al senso oggi». Perché il punto è che non è una faccenda di opinioni (tipo il nichilista contro il religioso), ma di vista. Quella cantica che a scuola si fa tanto fatica a studiare comincia così:

La gloria di colui che tutto move/per l’universo penetra e risplende.

L’Inferno è una faccenda divertente, il Purgatorio tutto sommato si affronta, ma il Paradiso è proprio una fatica (e forse questa non è solo la voce degli studenti, ma anche dei loro insegnanti). E invece è proprio con questi versi del Paradiso che Dante ci apre gli occhi appieno sulla realtà. Il fiero razionalista può anche mettere da parte il «colui che tutto move», se l’espressione lo infastidisce, ma se è davvero ragionevole non dovrà limitarsi a essere razionalista, cioè a menomare quell’intuizione che dalla vista trapassa all’intelligenza riguardo al constatare che c’è il bagliore di una gloria che penetra e risplende nel mondo. Quegli eruditi scienziati, che hanno accolto attoniti il risultato portato alla ribalta dal 15enne Neil sentenziando che loro non se l’aspettavano perché credevano che quelle galassie «ronzassero intorno ad Andromeda disordinatamente come api intorno al miele», dovrebbero cominciare a considerare che anche l’ape non è poi disordinata come sembra e che il ciclo naturale che porta al miele ha una sua evidente gloria. Una gloria che l’uomo di scienza potrà scoprire, studiare e sezionare con infiniti saggi sugli alveari, ma che non sono i suoi dati ad aver creato. Se è saggio, converrà insieme al poeta sul fatto che la meraviglia non è puro sentimentalismo. Tra l’altro fu proprio quel Virgilio, a cui Dante era così legato, a scrivere nelle Georgiche: “le api hanno parte della mente divina /e spirito celeste, che dio va per tutte le cose, /le terre, le distese del mare, il cielo profondo”.

Comunque, l’immaginazione di Dante cantò in poesia il cielo stellato non come fosse un ronzio, ma come una danza circolare armonica e le molti fonti classiche, teologiche (e chissà cos’altro), che lo portarono a corroborare questa visione, non fecero altro che amplificare un sentire che era comune all’uomo di un tempo: l’attrazione affascinata per l’idea che il fondamento della cose risiedesse in un movimento ordinato e circolare attorno a un centro. Quello stesso semplice sentire popolare che è testimoniato, non a caso, dalle coreografie di molte danze folkloristiche: un’armonia vivace e gioiosa attorno a un punto fisso che ordina e attrae. Così il signor Chesterton commentò  la visione dantesca del Paradiso: «Dante ha fatto danzare i cieli, questo simbolo è molto appropriato alla filosofia. C’è stata una certa rottura o un brusco cambiamento nella storia che non si può sintetizzare in modo più brusco se non dicendo che fino a un certo punto la vita è stata pensata come una Danza e poi è stata pensata come una Corsa. In un caso c’è un movimento ricorrente e ciclico, perché viene riconosciuto un centro, mentre nell’altro caso c’è un movimento affrettato e progressivo perché c’è un obiettivo sconosciuto».

Quando Dante fece danzare i cieli del Paradiso le galassie nane attorno ad Andromeda stavano anch’esse già danzando circolarmente, e non disordinatamente, da chissà quanto tempo. A me che sono poco scientifica e molto poetica verrebbe da dire che il canto dell’uomo ripeteva l’eco lontano del canto dell’universo. Ma mi congedo usando parole un po’ più scientifiche: la cosa curiosa di questo girotondo scoperto dal giovane Neil è che mette in subbuglio tutta la teoria di formazione delle galassie, proprio perché le galassie nane sono quelle più numerose nell’universo e ci parlano di un tempo molto più antico di quello in cui si sono formate galassie più grandi, come la nostra Via Lattea. Se la loro voce è l’armonia di un cerchio perfetto come l’ha visto Neil Ibata, e non un’anarchica accozzaglia di ronzanti api celesti, allora bisognerà abituarsi all’imbarazzo di spodestare il caos dal trono. La pagina del sito dell’Università di Strasburgo dedicata all’approfondimento di questa notizia si chiude con questa constatazione: «Sembra che queste piccolissime galassie siano intente a procurarci una tra le più grandi sfide per la nostra comprensione». È così, i piccoli riservano sempre sorprese.

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