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I “miti” sul GULag e l’Urss di Stalin. La Russia riscrive la sua storia

luglio 19, 2013 Angelo Bonaguro

Tanja dai capelli rossi, sguardo un po’ assonnato, fa la storica e vive a Ekaterinburg  – pardon: Sverdlovsk, per i nostalgici. Mi scrive in un inglese un po’ stentato ma chiaro: «Naturalmente ho letto Solženicyn e altri autori del dissenso, i loro libri erano materia scolastica… Io sono nata quando ancora c’era l’Urss, certo non è stato il periodo migliore della storia sovietica, ma ricordo la vita e la gente di allora e se faccio il confronto con la situazione attuale sono sicura che si viveva meglio allora, e così la pensa la maggioranza dei miei concittadini… Sì, noi russi ci vergogniamo della nostra storia perché per più di vent’anni ci hanno insegnato come fosse orribile vivere in Urss, i miti [sic!] sul GULag ecc. Sì, alcuni [sic!] sono stati in prigione, qualcun altro in esilio. Però il sistema punitivo esiste in ogni paese… Ma la maggioranza dei russi ha scelto il socialismo e ha sostenuto i bolscevichi. E questa parte del popolo sovietico ha vissuto, lavorato, studiato e costruito un nuovo paese e l’ha difeso nella dura guerra contro Hitler. Se la loro vita fosse stata così terribile e spaventosa, non avrebbero lottato a caro prezzo. Quando ho iniziato a studiare la storia della Grande guerra patriottica [così chiamano in Russia la Seconda guerra mondiale], ho capito che solo un popolo felice e libero come quello sovietico poteva combattere – gli schiavi non avrebbero saputo lottare allo stesso modo. E ora i russi sono sempre più scontenti del capitalismo e del sistema di mercato. Abbiamo iniziato a pensare e studiare attentamente il nostro passato».

Di fronte a simili affermazioni non sai da che parte cominciare: sciorini numeri sui milioni di «nemici del popolo» uccisi dai bolscevichi? Parli delle deportazioni dei popoli, del sistema di sfruttamento che stava alla base del «mito» del GULag e che funzionava meglio «del capitalismo e del sistema di mercato»? Tiri in ballo l’amicizia fra Hitler e Stalin e la successiva tragedia della «Grande guerra patriottica» che, pur avendo contribuito a sconfiggere il nazismo nonostante Stalin, ha prodotto altri milioni di morti «liberi e felici» in quanto l’Urss si è trovata a difendersi mentre era pronta ad attaccare?…

Il messaggio di Tanja è un perfetto concentrato della nuova impostazione storico-ideologica del Cremlino, peraltro già inaugurata nel 2008 con l’istituzione di una Commissione presidenziale «contro i tentativi di falsificare la storia che ledano gli interessi della Russia» (una versione moderna della «lotta all’antisovietismo»). Come ha osservato Marta Dell’Asta su La Nuova Europa, mancando il collante di una cultura comune, per evitare la disgregazione dello Stato ci si abbandona «alle facili speranze di un intervento risolutore dall’alto. In questo senso, la proposta lanciata dal presidente Putin di unificare la cultura incominciando con l’unificare i testi di storia per le scuole, è caduta su un terreno preparato… Si vuol proporre una visione della storia russa come “una logica di sviluppo ininterrotta, intimamente legata in tutte le sue fasi”, così che si possano “considerare con rispetto tutte le pagine del nostro passato”, dove è chiaro il riferimento al periodo sovietico».

Agli inizi di luglio il Ministero della difesa ha formato una task force per la lotta alle falsificazioni storiche che si occuperà in particolare della Seconda guerra mondiale, mentre il Ministero dell’istruzione e della scienza ha diffuso un progetto con le linee-guida cui dovranno attenersi i programmi e i manuali scolastici che si occuperanno di storia. L’idea fondamentale è quella di formare «una coscienza storica con sentimenti positivi», auspicando che lo studente sia consapevole di «essere cittadino di un grande paese con un grande passato»: «Il fondamento patriottico dell’esposizione storica avrà come scopo quello di formare nel giovane il sentimento di orgoglio verso il proprio paese». «L’orgoglio per le vittorie belliche del passato – prosegue il progetto – sono parte inscindibile della coscienza storica nazionale», da intendersi questa come panrussa, perciò oltre alla storia nazionale sarà materia di studio la storia delle varie regioni che compongono l’immensa federazione. Un altro punto interessante è la raccomandazione che i manuali espongano «la storia delle religioni, in primo luogo quella ortodossa».

Quello pubblicato sul sito del ministero dell’educazione è solo un progetto che andrà perfezionato entro il 1° novembre, ma nel frattempo ha già suscitato diverse reazioni: il direttore dell’Istituto di storia universale dell’Accademia delle Scienze, Aleksandr Cubar’jan, ha affermato sul quotidiano Kommersant che seguendo gli standard proposti «è possibile scrivere testi in aperta contraddizione l’uno con l’altro», mentre un insegnante intervistato dallo stesso organo di stampa teme «un’ulteriore burocratizzazione del processo di insegnamento».
Intanto per il 2015, 70° anniversario della vittoria, si sta preparando un’edizione monumentale in 12 volumi dedicati proprio alla Grande guerra patriottica.
In quanto a pel di carota, la mia coscienza di classe mi ha spinto ad epurarla dagli «amici»…

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3 Commenti

  1. giesse says:

    Può essere che si stesse meglio; si poteva anche in qualche modo esser felici( per la maggioranza) se lo stato ti garantiva comunque la sussistenza senza pretendere un gran contributo.
    Ma poi quel sistema è crollato, economicamente non poteva più reggere.
    E conseguentemente è arrivata la miseria.
    E succede che la ragazza di Ekaterinburg si lasci prendere dalla nostalgia; è comprensibile, non dovevi epurarla.

  2. sindar says:

    Giesse, vallo a raccontare a Bokowski…

  3. sindar says:

    Giesse, vallo a raccontare a Bukowski…

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