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Repubblica esulta: meno battesimi e più divorzi. Però bisogna darsi da fare su aborto e scuole paritarie

marzo 25, 2013 Correttore di bozze

Sabato mattina il Correttore di bozze, un cattolico abbastanza medioevale, dopo la Messa, la processione, le lodi, il momento di preghiera personale e la meditazione sulle sacre scritture, ha stretto un po’ il cilicio e ha iniziato a leggere Repubblica. Così si è imbattuto in un articolo di Michele Smargiassi intitolato “Meno battesimi, più divorzi. Cresce lo spread della laicità”. È stato allora che hanno iniziato a girargli i turiboli.

Senza mai esultare apparentemente, ma continuando ad evidenziare il suo godimento riga dopo riga, il dottor Smargiassi dava conto ai lettori di un «indice di secolarizzazione» secondo cui «gli Italiani seguono sempre meno la Chiesa», mentre «la Chiesa insegue sempre più gli italiani». Tale indice – informava il nostro – redige «ogni anno, da otto anni, un rapporto elaborato dall’Osservatorio Laico, sostenuto dalla Fondazione Critica Liberale assieme alla Cgil Nuovi Diritti». Insomma, due organi al di sopra di ogni sospetto.

Bene. E così dice mai tale indice? Per dirlo in linguaggio scientifico, che la Chiesa ormai non conta più una beata cippa. Infatti, esultava lo Smargiassi, i battesimi sono in calo (e olè), i matrimoni religiosi diminuiscono (olè olè), le convivenze aumentano (olè olè olè), i divorzi esplodono (triplo olè con carpiato). Non siete infatti anche voi contenti che finalmente marito e moglie si tirino i piatti, si sfanculino, mandino gambe all’aria la famiglia (magari coi figli)? Sono cose importanti per mantenere un certo trend nell’indice di secolarizzazione.

Purtroppo, dice lo Smargiassi, negli anni del pontificato di Ratzinger la secolarizzazione si è un po’ fermata: «Quelli tra il 2005 e il 2007, i primi del pontificato di Ratzinger, sembrano essere stati anni di recupero, o almeno di freno: separazioni in rallentamento (riprese poi con forza dal 2007), divorzi pressoché stabili a quota 54mila negli ultimi 3 anni (ma più che raddoppiati dal ’91), matrimoni religiosi meno rovinosamente in crisi (anzi, in lieve ripresa fra 2009 e 2010)».

Oibò e come si spiega tale frenata? Eh bè, «la Chiesa reagisce» scrive lo Smargiassi che è uno che ha studiato. Come? «Raddoppiando l’attivismo sociale». Sono quintuplicati i Centri di aiuto alla vita e la «controffensiva» (notate la parola) «alla legge 194 ottiene significative vittorie: gli ospedali pubblici in cui è possibile abortire sono calati di un quinto in vent’anni, con obiezioni di coscienza strategiche (“strategiche”, altra parola interessante, ndr)». Ecco, abortire per tenere alto l’indice di secolarizzazione. Questa sì che è una motivazione nobile.

Bene, che si può fare per contro-battere alla contro-offensiva della Chiesa? Lo Smargiassi butta lì (casualmente eh!) una considerazione sulle «risorse materiali» della Chiesa che «non sembrano affatto in crisi». Il Correttore di bozze, che è uno che ha fatto le scuole serali, ha avuto quindi la vaghissima impressione che lo Smargiassi volesse come suggerirgli che la laicità del nostro paese è rallentata dalla Chiesa, la quale Chiesa convince la gente non perché gli parla di Dio, ma perché ha tanti soldi e la gente che è rincoglionita crede sempre a uno che ha tanti soldi. Ma la soluzione esiste: se tu togli i soldi alla Chiesa, la gente che era rincoglionita diventa intelligente e non crede più alla Chiesa, che nel frattempo è diventata povera. Logico, no?  Ergo basta togliere i soldi alla Chiesa così saremo tutti belli laici e contenti (e pure ricchi coi quattrini loro).
Ora, il Correttore ha subito detto un pater-ave-gloria dopo questo suo impuro pensiero che l’aveva portato a diffidare dello Smargiassi e pur tuttavia ha dovuto recitarne un’altra carrettata dopo che ha visto l’autore proseguire nella sua filippica tirando in ballo l’8 per mille.

Lo Smargiassi ha potuto però rifarsi annotando la «stasi nell’educazione: scuole cattoliche ferme al 14% del totale, ma hanno perso ottantamila alunni in vent’anni». Il Correttore questa volta ha recitato preventivamente un centinaio di rosari, così poi da potersi liberamente sfogare rammentando a se stesso che, a quanto ne sa lui, le paritarie chiudono perché: lo Stato le assedia, la burocrazia le macella, la sinistra le avversa, i grillini la massacrano, i sindacati la deturpano, la Cgil-scuola la accoppa. E che, se ancora non bastasse, la crisi morde le caviglie anche a quelle famiglie che, pur di mandare i figli alle paritarie, pagano le tasse due volte e rinunciano alle vacanze. Il Correttore ha quindi innalzato un canto di gloria al Signore perché, in fondo, ha pensato: che ci sia solo una “stasi” è già un miracolo di Domeneddio.

Eppure, in fondo all’articolo, lo Smargiassi è sembrato quasi ravvedersi, notando che la Chiesa deve «fronteggiare l’erosione del suo magistero sociale in un contesto di oscuramento mediatico». Evvai: “È un gombloddo!”, come direbbe Moggi. Finalmente anche il Correttore aveva un complotto pluto-giudaico-massonico-mediatico da denunciare (un po’ come fa Repubblica da vent’anni con Berlusconi). No, invece, no, ha scritto lo Smargiassi, che è uno che la mattina mangia pane e volpe. Trattasi ancora della strategia dei poteri forti vaticani: si parla meno della Chiesa così da oscurare gli scandali «pedofilia e Ici esentata». Ah, ecco. Non è un gombloddo; ma la solita cazzata.

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1 Commenti

  1. Silvana scrive:

    Correttore di bozze for president!

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