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«Qui Radio Solidarność»

ottobre 13, 2016 Angelo Bonaguro

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Erano da poco passate le 9 di sera del 14 settembre 1985 quando il maggiore Józef Młodzik, in servizio presso la centrale della milizia di Toruń, cittadina a nord-ovest di Varsavia, sobbalzò dalla sedia. Per rendere più sopportabile la monotonia dell’ufficio aveva acceso la tv sul primo canale, quando in sovrimpressione apparve sullo schermo la scritta: «Solidarność Toruń. Basta con gli aumenti dei prezzi, le menzogne e le repressioni!». Non passarono una quindicina di giorni, ed ecco andare in onda un secondo messaggio: «Solidarność Toruń. Boicottare le elezioni è un nostro dovere!».

Gli «astronomi di Solidarność» avevano colpito ancora, non erano nuovi infatti a giochini simili. Uno dei più intraprendenti di loro, Jan Hanasz, tra l’82 e l’83 aveva usato dei palloni a gas per trasmettere via radio alcuni messaggi registrati del sindacato libero. Il primo tentativo, annunciato negli ambienti dell’opposizione, si svolse il 9 novembre 1982, ma la trasmissione fu presto oscurata dalla polizia: «Uscimmo fuori città e dopo il crepuscolo rilasciammo il pallone di idrogeno che portava un’emittente radio con un nastro registrato. Dopo un quarto d’ora, quando il pallone stazionava sopra la città, il registratore si mise in azione automaticamente». Anche in questi casi, nonostante le apparecchiature fossero rudimentali, gli astronomi operavano da veri professionisti: dall’Istituto di chimica ci fu chi inventò un sistema speciale per riscaldare l’apparecchiatura ed evitare che si inceppasse per le basse temperature, e qualcun altro aveva ideato un meccanismo per far sì che alla fine della trasmissione il registratore espellesse automaticamente la cassetta in modo da impedire che la polizia sequestrasse anche il nastro assieme al relitto. La polizia rimase a lungo impotente non sapendo dove indagare, e durante la successiva trasmissione del gennaio ’83 fece persino alzare in volo un elicottero per perlustrare i tetti. Anche nel giugno dell’84, durante la campagna organizzata dall’opposizione per boicottare le elezioni, dai piani alti dei palazzi di Toruń furono riprodotte trasmissioni radio, ma stavolta durarono solo pochi minuti perché la polizia intervenne grazie a una soffiata.

Solidarność disponeva già di trasmissioni radio clandestine in varie località della Polonia; la prima era andata in onda a Varsavia, alle 21 del 12 aprile 1982 dal tetto di un edificio di via Grójecka, introdotta dalla sigla «Qui Radio Solidarność» e condotta da Zofia Romaszewska e Janusz Klekowski che parlarono dei detenuti politici.

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Se allestire una trasmissione radiofonica era difficile ma non impossibile, inserirsi nel segnale della tv pubblica rappresentava un salto di qualità che richiedeva competenza e adeguata strumentazione. Ma gli attivisti di Toruń fra cui Zygmunt Turła e Eugeniusz Pazderski, che lavoravano con Hanasz al Centro astronomico Copernico (CAMK), non erano certo degli sprovveduti, anzi erano scienziati di tutto rispetto e «politicamente» ben determinati.
Nell’estate dell’85 fecero dei test mandando in onda alcune piccole figure geometriche agli angoli dei teleschermi. Riuscita la prova, decisero di fare sul serio preparando due «trasmissioni», la prima il 14 settembre alle 21.15, «in onda» dall’appartamento situato al decimo piano dove abitava Elżbieta Mossakowska, segretaria dell’Istituto di fisica dell’Università. Il sistema ideato dagli astronomi emetteva segnali sincronizzati con quelli della tv nazionale, e durante il notiziario serale lo spot di Solidarność rimase visibile per quattro minuti in tutto il centro cittadino, dove tra l’altro c’erano la caserma e la sede locale del Ministero degli interni.

La seconda trasmissione pirata andò in onda il 26 settembre sui teleschermi di Rubinkowo, un grosso sobborgo di Toruń, diffusa da un appartamento all’undicesimo piano e stavolta si sovrappose al telefilm poliziesco della serie 07 Avanti!, molto popolare all’epoca, suscitando una certa preoccupazione tra i cittadini. La trasmissione durò pochi minuti e al termine, mentre Hanasz, Turła e Leszek Zaleski stavano ancora armeggiando con cavi e antenna, la polizia – che li stava già tenendo d’occhio da un po’ – bussò alla porta e li arrestò con le mani nel sacco (Piotr Łukaszewski, l’elettricista che aveva messo a disposizione l’appartamento, si rifugiò dai vicini calandosi dal balcone).
«Si lamentavano di quello che faceva il governo, ma poi non muovevano un dito… Se la gente non ha fiducia in chi li governa non dovrebbe più votarli… Se qualcuno li vota ancora, non solo perde per sé, ma perde per tutto il paese», ha dichiarato Hanasz in un’intervista di qualche anno fa in cui spiegava le ragioni di quell’atto di pirateria.

Quattro mesi dopo si aprì il «processo agli astronomi» che fece subito notizia, rimbalzando anche all’estero. Proprio per questo le autorità comuniste cercarono il modo più rapido per chiudere la faccenda, e gli imputati furono condannati a pene molto miti, solo un anno e mezzo con la condizionale e una pena pecuniaria equivalente a un centinaio di dollari.
L’impresa degli astronomi suscitò l’interesse delle «tre città» sul Baltico, culla e fucina di Solidarność: da Danzica contattarono Hanasz con un progetto molto più ambizioso per diffondere trasmissioni televisive da varie località del paese, ma l’entusiasmo sfociò in imprudenza e tutto andò in fumo.

I due episodi di hackeraggio televisivo sono passati alla storia della tv polacca e sono diventati famosi anche all’estero.

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