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Non c’è bisogno di avere visto Rock Economy per dire che è uno spettacolo già visto

ottobre 9, 2012

Oggi voglio fare una cosa scorretta, recensire lo spettacolo di Celentano di ieri sera senza averne visto neanche un secondo.

In fondo non è poi così difficile, è come per i film porno. Non serve aver visto Casalinghe Vogliose dall’inizio alla fine per sapere di cosa parla, basta il titolo.

Se dunque ha parlato, ha fatto un discorso da ascensore; che poi vorrebbe dire silenzi imbarazzati e imbarazzanti interrotti da un diluvio di banalità politicamente corrette, di quelle che ormai ci si vergogna di spacciare perfino al bar.

Se ha cantato, ha tirato fuori il solito repertorio (solito anche se nuovo) di canzonette nostalgiche da gita in corriera che piacciono tanto a quelli che rimpiangono quando avevano vent’anni, andavano all’oratorio e ancora ci credevano.

Se ha fatto uno spettacolo, lo ha fatto in maniera decente grazie al lavoro di uno stuolo di professionisti: ingegneri del suono, light designer, arrangiatori, musicisti, registi, cameraman, parrucchieri disperati e via dicendo.

A questo punto, e giustamente, qualcuno di voi si domanderà: “Ma se ti sta così sulle scatole perché parli di Celentano? Potevi parlare del Milan”. Appunto, oggi non avevo nulla da dire e così ho parlato di niente, come Celentano.

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7 Commenti

  1. Leone Grotti scrive:

    Caro Franco, ma come fai a dire che quelle di Celentano sono “canzonette”? Questa è eresia

  2. Carlo Candiani scrive:

    Quando si parla di Celentano non si capisce se si tratta del Re degli ignoranti ( come lui stesso si definisce) o dell’Imperatore dei furbissimi. In poche parole sarebbe impossibile da definire: è certo che ha avuto sempre la prerogativa di avere un fiuto incredibile nel suo catalogo musicale. Se negli anni ’60 cantava Il ragazzo della via Gluck non ci si può sorprendere se oggi è uno dei più spinti ecologisti. Con tutte le sue contraddizioni, e sono tante, non si può ignorare che a suo modo, è stato un cantante “politico”, considerato dall’intellighenzia del tempo “reazionario”: a favore del matrimonio indissolubile, contro la droga, critico con i sindacati, anticipatore di una certa antipolitica, contro l’aborto in maniera esplicita, contro le tasse che strozzano l’artigiano, contro anche un certo moralismo d’accatto. Qui sta il punto: ora, il buon Celenta, in un delirio d’onnipotenza (o senile?) dimentica tutto ciò o addirittura ribalta le sue tesi originarie, per piacere alla stessa intellighenzia che lo attaccava. Un esempio: ieri sera ha cantato “l’artigiano”, cover di Joe Cocker, pubblicata nell’album Deus (1981!), dove si racconta di un artigiano ridotto alla fame dalle troppe tasse (argomento d’attualità ). Bene, non ha cantato tutto il testo, si è praticamente auto censurato. La canzone finiva così: “Perchè il nostro capo di Stato non ci dà un pò di fiducia “miei cari italiani, direi,voi non siete più obbligati a pagare le vostre tasse, pagherete soltanto quello che voi pensate sia giusto darci, ma state attenti che il nostro Paese, senza il vostro aiuto non può andare avanti” e sono certo che gli italiani diventerebbero più compatti.
    Discutibile, ma geniale: quasi un manifesto politico.

  3. Daniel scrive:

    E’ un vero peccato che lei non l’abbia visto perché e’ stato un gran bello spettacolo, a tratti sorprendente, pieno di gioia e umanità in cui il protagonista non era solo Celentano ma tutto il pubblico e anche l’intera città di Verona, ripresa magnificamente da una regia che si spostava continuamente dall’interno all’esterno dell’Arena. Certe volte i pregiudizi impediscono di cogliere e vivere la bellezza.

    • Franco Molon scrive:

      Ciao Daniel, il tuo giudizio è intelligente e giusto. Posso solo giustificarmi dicendo che quello di musica leggera non è il genere di spettacoli che io prediligo; per il resto niente da dire, sono solo contro 9 milioni di italiani :-)

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