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Monaco tibetano si auto-immola contro il regime cinese. I familiari chiedono il corpo: arrestati

luglio 17, 2015 Leone Grotti

tibet-Sonam-Topgyal

Avevano solo chiesto alla polizia di riavere il corpo del figlio, immolatosi per la libertà del Tibet e per protestare contro l’oppressione cinese. E le autorità comuniste non solo non hanno restituito il corpo ma li hanno arrestati.

MONACO TIBETANO. Lo scorso 9 luglio, il monaco tibetano Sonam Topgyal si è auto-immolato dandosi fuoco a Kyengudo, nella prefettura autonoma tibetana di Yulshul, per protestare contro il governo cinese. La polizia ha portato via immediatamente il monaco, che è morto il giorno seguente in un ospedale della provincia di Qinghai.

AUTO-IMMOLAZIONI. Si tratta della sesta auto-immolazione del 2015, la 142esima dalle proteste del 2008 scoppiate nella capitale Lhasa, e poi propagatesi in altre province. In quell’occasione, la polizia represse nel sangue le rivolte uccidendo decine di persone, mentre monaci e cittadini esasperati cercavano di attirare l’attenzione del mondo sulle condizioni dei tibetani a 60 anni dall’invasione comunista.

ARRESTATI I FAMILIARI. Pochi giorni fa, il padre di Topgyal e cinque dei suoi fratelli si sono recati dalle autorità per riavere il corpo da seppellire. Ma la polizia ha arrestato i componenti della famiglia. Secondo fonti di Radio Free Asia, il padre del monaco non è mai stato in buoni rapporti con il governo, cercando da imprenditore di promuovere la cultura e le tradizioni tibetane.

«GENOCIDIO CULTURALE» DEL TIBET. I tibetani e il Dalai Lama, che è stato costretto a fuggire a causa dell’invasione cinese, denunciano da decine di anni il  «genocidio culturale» attuato dal governo comunista. Ai tibetani non è solo vietato parlare la loro lingua e studiare le loro tradizioni a scuola, i monaci e le monache buddisti devono sottostare a estenuanti sessioni di rieducazione, mentre limitazioni di ogni genere rendono la vita ordinaria dei tibetani «un inferno». Dopo l’auto-immolazione di Topgyal, ad esempio, le comunicazioni telefoniche nell’area di Kyengudo sono state sospese e a chiunque è stato proibito comprare carburante per le automobili senza l’ottenimento di un permesso speciale.

MONACO “EROE”. La notizia dell’arresto dei familiari del monaco buddista arriva il giorno dopo la protesta di centinaia di tibetani davanti alla prigione di Mianyang (Sichuan) per chiedere il rilascio del corpo di Tenzin Delek Rinpoche, riconosciuto lama reincarnato e morto in carcere dove stava scontando l’ergastolo dal 2002 per un presunto attacco terroristico. Il monaco soffriva di problemi cardiaci da tempo ma Pechino non ha mai autorizzato le cure. Tenzin Delek Rinpoche è considerato un “eroe” in Tibet e secondo numerosi attivisti le accuse contro di lui sono state completamente inventate dal regime per fermare il suo lavoro di promozione della cultura e delle tradizioni tibetane.

DALAI LAMA. Nonostante il partito comunista accusi il Dalai Lama – definito “separatista” e “lupo travestito da agnello” – di fomentare le auto-immolazioni e le proteste, il leader politico e spirituale del Tibet in esilio ha sempre chiesto al suo popolo di abbandonare questo tipo di protesta e di preservare la propria vita, pur ribadendo la necessità di opporsi al regime.


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