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L’ordine serve per tenere gli occhi fissi su Gesù

febbraio 17, 2013 Aldo Trento

Don Carrón ripete spesso: «Non aspettatevi un miracolo, ma un cammino». Capiamo cosa voglia dire Cristo se nel tempo riusciamo a percepire correttamente la realtà, la verità che essa racchiude e proclama, come luogo in cui si rivela la Sua presenza. Il cammino educativo che viene proposto a San Rafael vuole far conoscere Cristo, che è bellezza, che è corrispondenza piena del cuore umano, che è infinita carità verso l’uomo. L’educazione alla bellezza è stata ed è un cammino lungo e paziente che ha permesso e permette a un popolo di crescere in questa coscienza. Ogni settimana proponiamo una lettera che parte da questo desiderio educativo e serve a tutti a tenere gli occhi fissi sull’Infinito. Un uomo innamorato di Cristo può riconoscerlo anche nelle circostanze apparentemente banali di ogni giorno, lasciarsi educare a vivere qualsiasi istante come possibilità di dire “sì” al Mistero presente in ogni dettaglio, per poi poterlo trasmettere agli altri.

Cristo è la bellezza e il culmine della carità, per questo le lettere che distribuiamo ogni settimana vogliono essere uno strumento educativo, affinché l’uomo, di fronte alla bellezza del cristianesimo, si commuova e ritorni a Cristo. Vivere intensamente il reale significa che Cristo ha a che vedere con tutto, con il modo di pulire, di usare il telefono, di essere puntuale. Ecco alcune delle ultime lettere che con la loro semplicità ci hanno accompagnato.

La pulizia degli angoli nascosti
In questo mese di maggio dedicato a nostra Madre Santissima con un cuore commosso le chiediamo che porti nei nostri occhi la Sua stessa luce. «Io sono la luce del mondo», dice il Signore. Lei aveva negli occhi la luce, Cristo stesso, e con Lui aveva la “gratia plena” di guardare tutte le cose come segni della Sua presenza infinita, come tracce del loro Autore onnipotente. Da qui la sua affezione alla bellezza, all’ordine, all’armonia, alla pulizia come occasioni privilegiate di dialogo costante e amoroso con Dio. Viveva sommersa dalla luce che le permetteva di riconoscere nella realtà questa Presenza che la costituiva.

Maria, essendo madre del “Corpo di Cristo”, è la “Madre della realtà”. Immaginiamoci dunque come vibrava davanti alla realtà, con quale apertura della ragione, con che vigilanza di cuore si lasciava sorprendere e provocare da quello che incontrava. Con quale amore puliva i piccoli dettagli, fino a quegli angoli più nascosti in cui nessuno passava, con che tenerezza maneggiava la scopa, lo strofinaccio, la spugna e, dopo averli usati, li lasciava puliti. Con quale affanno faceva la polvere sui mobili, con quanta allegria lavava i piatti, li asciugava e li riponeva in un ordine stabilito. Con quale entusiasmo toglieva lo sporco e il grasso dalla cucina dopo averla utilizzata, sbatteva la tovaglia dopo i pasti e annaffiava le piante e i fiori che si sporgevano per prendere la luce del sole. Con che delicatezza avrebbe trattato i malati, cercando di fare in modo che le gocce di siero e medicine non macchiassero il pavimento o le lenzuola. Avrebbe fatto tutto in modo che ciò che era bianco diventasse più bianco e ciò che era colorato recuperasse il suo splendore. Nessuno l’ha mai obbligata a dire “sì”, ma liberamente, sotto lo sguardo di colui a cui apparteneva, lavorava adorandolo e facendo della sua vita un Magnificat. Non perdeva tempo in pettegolezzi né in chiacchiere o questioni che non la riguardavano, né cercava consolazioni che la distraessero.

Il cristianesimo è bellezza, ordine, pulizia, armonia, sapore, gusto per la vita. È il carrello dell’infermeria, della cucina, della lavanderia ben ordinato. È il letto perfetto, con lenzuola senza macchie né buchi, ben stirate. Sono i bagni puliti come i tavoli sui quali mangiamo, i vetri trasparenti, le porte e le pareti ben dipinte, i soffitti senza ragnatele, i balconi risplendenti, il pavimento profumato che brilla e i ventilatori senza polvere. Non esiste un popolo senza educazione. Che bello ascoltare i nostri malati dire: «Questo luogo è il Paradiso!». Tutti siamo responsabili della pulizia e tutti abbiamo il dovere di correggerci. Se ognuno mantenesse pulito il suo posto di lavoro, sarebbe meno pesante per le donne delle pulizie e per noi che abbiamo la responsabilità di educare.

Come rispondere al telefonino
«Quanto è prezioso il tuo amore, o Dio! Si rifugiano gli uomini all’ombra delle tue ali, si saziano dell’abbondanza della tua casa: tu li disseti al torrente delle tue delizie. È in te la sorgente della vita, nella tua luce vediamo la luce», Salmo 35. Durante questo mese di giugno, illuminato dalla solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, desideriamo che tutti possano continuare a crescere nella coscienza di Colui che, presente e vivo nell’Eucarestia, sostiene e costruisce la nostra vita. «Quanto è preziosa la tua grazia, o Dio!». Possiamo cantare con il salmista ricordando la promessa che Gesù fece ai suoi prima di andare al Padre: «Sarò con voi fino alla fine del mondo». La Sua misericordia ci raggiunge nel Suo corpo e nel Suo sangue, come pane di vita. Ci raggiunge attraverso la Sua presenza in quelli che Lo riconoscono cercando il Suo volto, che hanno fame e sete di Lui, che non si accontentano di niente che sia meno di Lui e non si stancano mai di seguirlo e di ascoltarlo. Cristo per loro è un amore grande, un fascino reale, una familiarità smisurata, un cammino, una verità, una vita abbracciata e afferrata con intensità. Per questo possono amare un luogo che è l’evidenza della Sua misericordia, possono cantare questa strofa del Salmo 35 percependo vibrare il loro cuore. Qui sta la nostra urgenza: ricordarci il motivo per il quale percorriamo insieme lo stesso cammino. Vogliamo essere gli uni per gli altri “memoria” di Colui che ci ha scelti, per non perderlo di vista neanche un secondo, per non distrarci con questioni inutili, per vivere tesi all’ideale.

Chi digita il nostro numero di telefono, desidera trovare una voce piena di umanità che gli ricordi la voce di Dio, che susciti nel suo cuore una commozione, uno stupore che lo spinga a chiedersi: «Chi è lei? Chi è che mi ha parlato in questo modo? Da dove nasce tanta pace, tanta tenerezza, amore, interesse per me?». Quando squilla il telefono, alzando la cornetta possiamo dire: «Casa Divina Provvidenza, parla Anna, in cosa posso aiutarla?». È diverso dal dire: «Clinica». Non dimentichiamoci che il luogo in cui lavoriamo è casa di Dio e porta del Cielo, è una casa in cui serviamo chi chiama, perché per noi colui che chiama è Cristo che ci ricorda: «Lo avete fatto a me». Il tono e il volume della voce, la discrezione nel parlare, la capacità di comunicare o di rispondere in maniera puntuale e senza giri di parole, sono tutte espressioni di un’educazione al riconoscimento del Mistero che ci visita in ogni istante.

Il telefono è un dono della Divina Provvidenza, che ognuno paragoni il suo modo di usarlo con Lui, perché il telefono come segno della Sua misericordia porta scritto: «più in là». Più in là della sua apparenza e della sua utilità c’è la mano attraverso cui ci è stato dato.

Le ragioni della puntualità
«Gesù disse a Simon Pietro: “Simone, figlio di Giovanni, mi ami?!» (Giovanni 21,15). La puntualità è un segno del nostro amore e della nostra passione per Cristo. È la nostra risposta alla Sua domanda: «Mi ami tu?». Rappresenta la posizione dell’uomo innamorato che attraverso la sua puntualità risponde: «Sì, Signore, Tu lo sai che io ti amo». Cristo esige la nostra puntualità non per formalismo, ma perché questa è l’espressione di una relazione amorosa che l’uomo ha quando vive dedicato al Mistero che lo costituisce. La puntualità può essere il frutto di un obbligo, di un impegno etico o di un dovere, oppure l’espressione di un’esigenza amorosa che l’uomo vive con il Signore. Quando uno si innamora è talmente coinvolto dall’affetto che si sente spinto a essere fedele a un orario, a un modo di relazionarsi. Non esiste relazione umana che non abbia bisogno di una regola. Quando qualcuno non ha questa esigenza si sente vuoto, non respira né gli batte il cuore. Deve guardarsi dentro e dire: «Per chi respiro?», lasciandosi provocare dalla voce del Signore: «Mi ami tu?». Non dobbiamo mai dimenticare ciò che afferma don Giussani: «Ciò che non è organico con il tempo e lo spazio è astratto e falso». Solo l’incontro con Cristo ci permette di essere puntuali e di continuare ad esserlo senza stancarci. Se Cristo non arriva a essere parte di noi, una Presenza che trascina le fibre più nascoste del nostro io, riusciremo ad essere puntuali solo per poco tempo, solo per dare un’immagine positiva di noi. Quante volte quando riprendiamo qualcuno sulla puntualità ci rispondono con un mare di scuse! Quando si ama veramente non esistono scuse e tutto diventa possibile. Chiediamo alla Madonna che ci conceda di innamorarci di Suo figlio, trovando nella gioia del cuore il senso ultimo di tutta la puntualità: «Signore, Tu lo sai che io ti amo». È vera per tutti la risposta di Pietro o siamo qui per qualche altro motivo?

paldo.trento@gmail.com

32/33 – 2012

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