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La soluzione alle polemiche sui costumi olimpionici è lo stile Borat

luglio 30, 2012 Elisabetta Longo

I nuotatori non si sono ancora nemmeno tuffati in acqua che già sorgono le polemiche riguardo al costume che gli atleti della nazionale inglese indosseranno per competere nelle gare olimpiche. Pare infatti che il magico ingegno possa avvantaggiare chi lo usa rispetto a chi invece fa uso di un qualsiasi costume da vasca. Un po’ come faceva lo Speedo, il costume superspeciale brevettato apposta per Michael Phelps, che era in grado di ridurre l’attrito dell’acqua sul corpo del nuotatore. Così tanto che dal 2009 è stato vietato.

A firmare il costume delle Olimpiadi 2012 è stata l’Adidas, che ha chiamato testarlo il campione australiano Ian Thorpe, che si è accorto della differenza sotto sforzo fisico. Il materiale con cui è fatto il costume ha infatti la capacità di assorbire il 32 per cento in meno di acqua rispetto ai tradizionali materiali da piscina, eliminando gran parte del peso per il nuotatore. In realtà tutte le grandi aziende sportive stanno studiando materiali sempre più performanti, che possono aiutare l’atleta a concentrarsi solo sullo sforzo che sta compiendo, sui limiti che sta sorpassando. Fanno notare dall’Adidas che anche il costume che userà Britta Steffen, nuotatrice tedesca, peserà 100 grammi, mentre quello che usava nel 2008, alle olimpiadi di Pechino, ne pesava ben 208. Ryan Lochte, nuotatore statunitense, scherza in merito alla polemica: «Fosse per me potremmo anche gareggiare con il costume di Borat. Lì sì che raggiungeremmo il limite minimo di peso».

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