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Javier Zanetti compie quarant’anni. L’unico fra i “migliori” che ha saputo farsi maestro

agosto 10, 2013 Pino Suriano

C’è modo e modo di essere i “migliori”. Non è facile esserlo nel modo giusto, specie quando si riesce a essere professionali, corretti, quasi impeccabili in ciò che si fa. Quando, insomma, alla propria riuscita contribuisce anche una gran dose di buona volontà. Quasi tutti questi “migliori” hanno un limite: ne vanno troppo fieri. Spesso, perciò, si ritrovano incapaci di riconoscere e comprendere i limiti altrui. Si diventa perfetti modelli “da lontano”, manuali di educazione civica, ma mai autentici educatori per chi è vicino.

Non fa parte della schiera Javier Zanetti. Quasi mai (se non in condizioni paradossali) lo si è sentito predicare morali sportive ai suoi compagni, magari con spocchia. Mai lo si è sentito fare lezioni e paternali ai tanti “crazy boys” (Recoba, Cassano, Balotelli) transitati come meteore nei suoi diciotto anni (!) di presenza all’Inter. Sempre a comprendere, ricucire, valorizzare il positivo nei compagni, compresi quelli in errore.

Se c’è una chiave in tutto questo forse è l’umiltà. La coscienza, cioè, che la propria costanza, la propria forza d’animo, la propria serietà siano esse stesse un dono prima che un merito. Un dono di cui essere grati, prima di pretendere lo stesso dagli altri.

Javier Zanetti è l’immagine del realismo costruttivo, della fatica come metodo, quella che dà sempre risultato, ma quasi mai nell’immediato. Arrivò all’Inter con Roberto Carlos. Il brasiliano in grancassa, lui in sordina. Il primo lasciò qualche punizione mozzafiato, il secondo ha fatto la storia dell’Inter (prego di intendere il verbo nel suo senso più pratico e meno metaforico). Lo straordinario non è ciò che abbaglia, ma ciò che resta in sottofondo, permane. Del primo non si parla da qualche anno, il secondo, due anni fa, ha alzato la Coppa sognata dai tifosi per decenni. Quell’abbraccio nella notte di Madrid con José Mourinho, uomo tanto diverso e tanto uguale, è una delle scene più belle che la storia abbia regalato a quell’ossessione violenta ma bellissima che è il tifo per l’Inter.

Oggi Zanetti compie quarant’anni. Auguri Capitano. E grazie.

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