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Alla scoperta del proprio “retrobottega”. Perché ogni studente dovrebbe tenere un diario leopardiano

febbraio 10, 2014 Giovanni Fighera

La scoperta di sé

«Non possiamo dare per scontato il soggetto che vuole imparare» (M. Bocchini, Colloqui con una professoressa). Nella scuola di oggi si assiste alla «pretesa delirante di una didattica standard fondata non sulla cura della persona nella sua reale situazione, ma su un’astrazione del concetto di allievo». Si guarda «il ragazzo senza tener conto della sua posizione umana di passività, disinteresse, demoralizzazione dell’io». Che cosa si deve fare? Bisogna ricostruire l’io e «farlo diventare consapevole di sé sotto due aspetti fondamentali: innanzi tutto nella capacità logica, cioè nella capacità di ragionare. In secondo luogo nella sua capacità affettiva, cioè nella curiosità amorosa verso la realtà, le cose e le persone». I ragazzi devono cioè sperimentare che sono capaci. Gli insegnanti devono valorizzare le capacità e la verità. Nella spiegazione «occorre rendere i contenuti il più possibile accessibili, senza rinunciare alla parola viva». Mirella Bocchini, inoltre, suggerisce «concrete modalità didattiche che hanno contribuito a ricostruire l’umanità degli studenti, come, ad esempio, la valutazione o lo svolgimento del tema». Il voto va discusso di fronte a tutta la classe, nel senso che il docente deve chiarire a tutti i criteri con cui viene assegnato, quali sono i criteri di valutazioni e le richieste dell’insegnante. Il ragazzo, così, si sentirà sempre più protagonista, non subirà la valutazione, ma comprenderà il metodo, il percorso che deve fare.

Il tema è, poi, un’ottima occasione per scoprire il proprio io, capire la propria posizione umana. È bello scrivere perché permette la scoperta dell’io, consente di «andare a fondo della propria posizione umana riguardo a sé, agli altri e alla realtà in tutti i suoi complessi fattori esistenziali, culturali, sociali». La parola scritta «è la rivelazione anzitutto a me stesso e poi agli altri di una verità su di me o sulla realtà […]. Devo scoprire un pezzettino grande o piccolo di verità, ma devo scoprirlo io». Il ragazzo scopre di avere tanti desideri, di avere tante idee, di avere un’interiorità a cui non aveva mai badato. «Al tempo stesso può avvenire la scoperta dolorosa ma liberante di avere in sé tanti elementi di non verità, di desideri falsi, di condizionamenti soffocanti, irragionevoli e feroci della cultura in cui tutti siamo immersi». Perché il tema sia una vera possibilità di crescita umana occorrono due requisiti: che l’insegnante sia un vero interlocutore (cioè prenda sul serio lo studente e il suo sforzo di cercare un pezzo di verità) e assegni temi che riguardino «un argomento di cui gli studenti conoscono bene tutto», esperienze, questioni della vita, problematiche su cui si è discusso in classe seriamente. Allora, in questo caso, l’attività di scrittura non è solo retorica, ma coincide con un percorso umano.

Un momento assai significativo che deve accompagnare l’attività di scrittura è la scoperta da parte del ragazzo del proprio arriere boutique, per usare un’espressione di Montaigne che mi piace, ovvero del proprio retrobottega, uno spazio personale, un luogo di riflessione, la scoperta che abbiamo un’interiorità, una coscienza, un’anima. In questo senso diventa importante la stesura del diario. Nel triennio tutti i miei studenti devono dedicare una parte del loro tempo (due volte alla settimana almeno) a questo impegno. La maggior parte sono stupiti di fronte al compito che viene loro assegnato. Il diario è reputato da alcuni come un’attività per femmine oppure come qualcosa di fanciullesco e adolescenziale. Sono i ragazzi che hanno il maggior numero di pregiudizi al riguardo. Allora io spiego che per me il diario è una sorta di Zibaldone leopardiano, una raccolta di pensieri e di riflessioni sulla vita, su quanto accade di bello e di brutto nella giornata, su incontri e fatti, discussioni e meditazioni, letture o film visti. Il diario non deve riportare tutto quanto un ragazzo fa durante la giornata, ma deve essere un momento di approfondimento di un aspetto. Un giorno si potrà parlare della mamma, del papà, del fratello, l’altro delle proprie aspirazioni nella vita, di un amico, della ragazza, … Nel tempo il ragazzo si stupisce di avere  una interiorità grande, di avere tante idee e pensieri nella testa, di possedere un desiderio ampio oppure si chiede perché non abbia nulla da dire. Il ragazzo così si mette in moto, inizia un cammino, un percorso. Il diario è molto più che una semplice attività di scrittura, è la scoperta che io ci sono e posso dire la mia, che si distingue dall’informe e anonimo giudizio di tutti.

Prima e ultima pagina di diario

Il primo giorno di scuola Stefano scrive: «Oggi il nostro insegnante di italiano ci ha letto una lettera, un augurio che l’anno scolastico che trascorreremo insieme possa essere bello e pieno di grandi occasioni di vita. È la prima volta che un insegnante mi fa un augurio di questo tipo. Di solito nella prima lezione gli insegnanti ci spaventano prospettandoci tutto quanto dovremo studiare e le fatiche che dovremo affrontare. Spero di non deludere il mio nuovo professore». Non proseguo oltre, ma nella prima pagina di diario il ragazzo presenta con grande sincerità la propria paura di non sapere stendere un diario, ma, al contempo, la fiducia che vuole riporre nel metodo. Leggendo quelle pagine comprendevo che c’era già tutto lì, nel modo di stare dello studente, che doveva solo rimanere di fronte alla sfida del primo giorno di scuola.

Michele vuole regalarmi la sua ultima pagina di diario della quinta Liceo. Ha compreso che il diario non era solo un esercizio di scrittura, l’ha compreso dopo due anni faticosi in cui non si era mai aperto e non aveva scoperto se stesso. Ora, l’ultimo anno di scuola, il diario è diventato occasione di esplicitare la sua grande creatività. Con il diario ha avuto il coraggio di dire più ad alta voce quello che già sapeva dentro di sé, cioè che vuole dipingere, creare, fare l’artista, non importa in quali condizioni, ma questo è il sogno che ha sempre avuto anche se non ha mai avuto il coraggio di affermarlo pubblicamente. Sentiamo una parte dell’ultimo giorno del diario: «Questa è la mia ultima giornata di diario. Sono contento di essermi raccontato quest’anno, perché mi sono aperto di più e mi veniva quasi automatico confidarmi. Questo anche perché lei riesce a trasmettere una certa tranquillità e mostra un particolare interesse per noi alunni. Prof., volevo ringraziarla per la sua disponibilità nei nostri confronti. È stato bello toccare alcuni argomenti in classe che ci servono e ci serviranno per la nostra vita. Le lezioni non erano solo studiare e imparare, ma riguardavano la quotidianità, argomenti fondamentali per la formazione di noi ragazzi dal punto di vista umano. […] Se vuole può strappare questa pagina di diario e tenerla come ricordo. Grazie».

Un fatto straordinario

Una mia studentessa scrive nella prima pagina di diario dell’estate: «Il nostro insegnante ci ha salutato prima delle vacanze dicendoci che è importante che il tempo sia dedicato a qualcosa. Da come utilizziamo il nostro tempo si capisce chi siamo e a che cosa teniamo davvero. Io ho deciso che non avrei dedicato il mio tempo a qualcosa, ma a qualcuno». Tutti i giorni la ragazza va a trovare un suo parente che non sta bene. Alla fine dei tre mesi di vacanza, poco prima che inizi la scuola, scrive: «In questi tre mesi ho scoperto la gioia di donarsi. Non penso che dopo questa esperienza potrò ancora lamentarmi come mi è capitato spesso di fare finora».

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