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Abolizione universale dell’utero in affitto. «La carne delle donne non è mercanzia»

ottobre 29, 2015 Redazione

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Abbiamo sempre scritto che l’utero in affitto è un abominio. Per capirlo non serve essere né di destra né di sinistra, né occorre essere credenti o meno. Basta informarsi, capire di che cosa si tratta, non farsi ingannare dalla pubblicistica che cerca di far passare la maternità surrogata come un atto d’amore e fratellanza. Tutte balle.
È notizia di questi giorni che, dopo la Thailandia e il Nepal – casi di cui vi avevamo già parlato –, ora anche l’India, uno dei paesi in cui la pratica è tollerata, fa marcia indietro. La Corte Suprema, infatti, aveva spinto il governo ad approvare una legge che la rendesse illegale. Tutto era nato dalla causa di un avvocato, Jayashree Wad, che si era rivolto alla Corte per denunciare il dilagare di un business che ha ridotto il paese a una “fabbrica di bambini” alimentando il “turismo procreativo”. E la Corte, il 15 ottobre, ha emesso una sentenza in cui dice che «la surrogazione commerciale non dovrebbe essere ammessa, ma nel Paese va avanti. Il governo (centrale) sta permettendo il traffico di embrioni umani. Sta diventando un business che si è evoluto in turismo procreativo». Ora il governo di Narendra Modi ha chiesto alla stessa Corte di bandire la maternità surrogata, limitandola alle sole coppie indiane.

PUNIRE CHI CREA IL MERCATO. Oggi su Avvenire appare un’intervista a Sylviane Agacinski. I lettori di Tempi conoscono questa intellettuale francese, femminista, di sinistra, moglie dell’ex premier socialista Lionel Jospin. Da anni, Agacinski non smette di denunciare all’opinione pubblica cosa sia veramente la maternità surrogata e ora ad Avvenire rivela essere sua intenzione indire per il 2 febbraio un convegno a Parigi per l’abolizione universale dell’”utero in affitto”. Il motivo è semplice: «Vogliamo che la legge protegga tutte le donne dicendo che la loro carne non è una mercanzia» e «occorre punire. Innanzitutto i professionisti che creano il mercato: avvocati, medici, agenti e intermediari. Poi, i clienti».

IL BAMBINO NON È UN PRODOTTO. «Non abbiamo a che fare con gesti individuali motivati dall’altruismo – dice Agacinski –, ma con un mercato procreativo globalizzato nel quale i ventri sono affittati. È stupefacente, e contrario ai diritti della persona e al rispetto del suo corpo, il fatto che si osi trattare una donna come un mezzo di produzione di bambini. Per di più, l’uso delle donne come madri surrogate poggia su relazioni economiche sempre diseguali: i clienti, che appartengono alle classi sociali più agiate e ai Paesi più ricchi, comprano i servizi delle popolazioni più povere su un mercato neo-colonialista. Inoltre, ordinare un bambino e saldarne il prezzo alla nascita significa trattarlo come un prodotto fabbricato e non come una persona umana. Ma si tratta giuridicamente di una persona e non di una cosa».

LE DONNE SONO VITTIME. Le donne che accettano di portare in grembo figli che poi vendono ad altri, dice Agacinski, non sono «da biasimare», la colpa è degli «Stati che non mettono nessun limite ai mercati». Queste madri, aggiunge l’intellettuale francese, accettano «un mercato crudelissimo, spinte dal bisogno, oppure dal marito, come avviene in India. Devono così sacrificare la loro intimità e la loro libertà. Non dimentichiamo che la vita personale di una madre surrogata è strettamente regolata e controllata: la sua vita sessuale, il suo regime dietetico, le sue attività… Durante nove mesi, vivono al servizio di altri, giorno e notte. Queste donne sono vittime di sistemi che non hanno contribuito a creare. Se il mercato della procreazione non fosse costruito da tutti quelli che vi traggono un lucro enorme, ovvero le cliniche, i medici, gli avvocati e le agenzie di reclutamento, a nessuna donna verrebbe mai in mente di guadagnarsi da vivere facendo bambini».


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27 Commenti

  1. Menelik scrive:

    Credo che sia la prima volta della vita che sono d’accordo con una femminista.
    Se non fosse la prima, sarebbe una delle rare volte.
    E alla frase: «occorre punire. Innanzitutto i professionisti che creano il mercato: avvocati, medici, agenti e intermediari. Poi, i clienti», io leverei il poi.
    I clienti che ordinano vanno puniti assieme agli altri che rendono possibile questo schifo, non meno, in maniera esattamente uguale.
    E qui non è questione di omo ed etero.
    TUTTI indiscriminatamente vanno puniti, a prescindere dall’orientamento sessuale.
    Bisogna creare il background culturale che porti l’opinione popolare a pensare all’utero in affitto per quello che è: né più né meno di un atto criminoso.
    Mesi fa quel TWIST-MINDED di Elton John è andato in Ucraina, ed ha parlato perfino col presidente.
    Che ci è andato a fare?
    Poi ha detto anche che vorrebbe incontrare Putin.
    Ma non gli conviene, perché Putin con una zampata nel di dietro lo ruzzola giù dalle scale, e con i suoi soldi ci fa carta igienica.

    • dudu scrive:

      Il grande puttin(o) da capo dei servizi comunisti reali a difensore della cristianità dei fasci merdosi. siete abituati a sognare la volontà di violenza. poi le prendete .

      • giovanna scrive:

        Trollina “dudu” datti una regolata, lo dico per te.
        Fai proprio pena, anche se forse non te ne rendi conto… per te la molestia è un sine qua non, questione di vita o di morte.
        Ti compatisco sinceramente.
        Certo che sembri stare peggio del solito e mi dispiace.

      • SUSANNA ROLLI scrive:

        A te le hanno mai date?

      • Marco scrive:

        Dudu, secondo me sei un uomo che odia le donne.
        A te non interessa nulla di queste poveracce che magari muoiono per complicanze varie alla nona gravidanza per conto terzi.
        il bambino viene salvato con un rapido cesareo per consegnarlo a chi l’ha commissionato…la madre invece viene spedita (a morire) in un altro ospedale: perché queste cliniche fanno in modo di non doversi mai occupare della salute della madre se non al fine di salvaguardare il pupo che ha valore reale…
        Quindi…che ti ha fatto tua madre…per odiarla tanto????
        E tuo padre???

  2. Daniele scrive:

    Davvero non riesco a capire cosa ci sia di male nell’utero in affitto.
    Certo, che una donna sia costretta, dal marito o da altri, ad affittare l’utero è sbagliato ed è un fenomeno che va combattuto. Ma in quel caso è la costrizione il problema, non l’affitto in quanto tale, che invece, se è una libera scelta, è perfettamente legittima.
    Il corpo è mio e posso disporne come voglio. Posso anche affittarlo, se così decido.

    • Daniela scrive:

      E come no? Posso affittarlo, venderlo, piagarlo, torturarlo, usarlo per i più bassi scopi e anche annientarlo. Posso tutto. Tanto sono io a decidere!
      È la prima volta che intervengo qui dentro. E mi presento. Mi chiamo Daniela Tuscano e, orrore per voi, di sinistra e femminista. Eppure, benché taluni/e non potranno né vorranno mai capirlo (ho letto contestazioni all’uso del termine “fascismo” applicato a chi secondo Amicone vorrebbe distruggerla, perché “i fascisti, alla famiglia tenevano”, insomma tutto sommato non erano poi così male…), ciò non configge minimamente col mio essere credente e praticante – non esiste infatti “un” femminismo in blocco, come gli oltranzisti ritengono senza nemmeno conoscerlo -. Ma, se volete approfondire il mio caso, non avete che da cercare su Google. Non sono qui per raccontare la mia vita, ma solo per dimostrare di non essere una troll.
      Torniamo al c.d. “utero in affitto”, che a parere del mio omonimo sarebbe una pratica come un’altra, anzi, perfettamente legittima, priva di qualsivoglia implicazione morale (figurarsi, la morale: roba da trogloditi…).
      Potrei ribattere che solo un maschio sa essere così cinico e superficiale, e sotto certi aspetti è vero. Ma in realtà queste sventate parole sono emblematiche d’una mentalità, anzi, d’una Weltanschaaung.
      Quella dell’individualismo estremo, dell’antropomorfismo esasperato, per usare un’espressione cara a papa Francesco, che nell’esaltare lo strapotere dell’Io arriva a negare quello stesso umano che pretende di difendere così pervicacemente. Pasolini – il quale, oggi, molti sedicenti progressisti taccerebbero di oscurantismo molto più di quanto non fecero quand’era in vita – ammonirebbe: “sviluppo non significa progresso”.
      “Il corpo è mio e posso disporne come voglio”. Ora, a parte che tale assunto non riesce nemmeno a concepire una situazione diadica, per cui non si tratta solo del “mio” corpo, ma di quanto il mio corpo contiene, e cioè un’altra vita umana e non un oggetto, si finge di dimenticare, anzi non ci si pensa proprio, che la donna non è un “utero” e le femministe non si sono battute per questo.
      Il “femminismo” qui tanto aborrito non aveva certo come meta finale una libertà sconfinante con l’arbitrio o la riduzione della donna a mero contenitore. Al contrario: proprio per eliminare quest’umiliante riduzionismo si è lottato e sofferto.
      È evidente: esistono pure donne (NON necessariamente femministe: spesso anzi sono il contrario) che per denaro si prestano a qualsiasi “servizio” senza alcun intimo coinvolgimento. A livello strettamente privato – di individualismo estremo, come accennavo poc’anzi – possono agire come credono ma senza pretendere di veder riconosciuto qualsivoglia “diritto” in tal senso.
      Non esiste “diritto” ad “affittare” il proprio corpo, così come non esiste diritto alla prostituzione, all’omicidio, al furto, alla pedofilia ecc. Tali diritti non esistono, e giustamente, perché una società che li avallasse perderebbe il proprio baricentro. Il problema non è pertanto la coercizione ma la mancanza di valori. Ed è tempo di proclamarlo senza ambiguità. Se tutto ha valore, niente ha valore; se si mette sullo stesso piano il “diritto” assoluto a disporre del proprio corpo – in un titanismo derelitto, tipico del materialismo nichilista – e l’abnegazione p. es. del missionario significa non capire nulla della nostra realtà umana profonda e smarrirsi in un universo indistinto di mere monadi, accomunate solo dall’essere consumatori. Il problema non è la coercizione ma il presupposto secondo cui tutto ha un prezzo e tutto può essere commercializzato, dal corpo, proprio o altrui, al bambino alla donna ecc.
      Il problema non è la coercizione ma l'”etica priva di etica” del dio Mercato.
      Non esiste alcun diritto ad “affittare” l’utero, o a prostituirsi o a uccidere ecc. perché le azioni prodotte non ricadono esclusivamente su noi stessi, come erroneamente ritiene la visione consumistico-edonista, ma veicolano messaggi e producono effetti sull’intera società. “Affittare” l’utero non è MAI un affare di quella singola donna, slegata dal contesto in cui vive e opera, ma coinvolge un certo numero di attori e trasmette la convinzione secondo cui l’unico discrimine per avere o no un diritto è rappresentato dal denaro. Anche quando, stravolgendo la semantica, si presti tale “servizio” gratuitamente, perché alla base rimane pur sempre una concezione contrattualistica del tutto inaccettabile quando si parli di vite umane.
      Per tacere, poi, dell’indifferenza razzistica, e tutta occidentale, verso il dramma delle donne povere del c.d. Terzo Mondo, sbrigata in due parole di pragmatica. “È sbagliato”, bontà sua! Non è semplicemente “sbagliato”, anche attraversare la strada non rispettando la segnaletica è sbagliato, ma sono due piani “un pochino” diversi. Non è sbagliato, è un crimine dei più efferati e va impedito con la massima fermezza.
      Le andasse a raccontare alla mamma di Gammy, il tal Daniele, le ciarle sul “così decido” ecc. ecc.! Ma sono certissima che di questa vicenda costui non sa assolutamente nulla.
      Last but not least, il ritardo tipicamente italiano nell’affrontare a viso aperto questi temi. In Francia, ammirabile sotto molti aspetti (vi ho vissuto a lungo), criticabile sotto alcuni altri, hanno da tempo superato le ipocrite barriere del politicamente corretto e in nome della laicità – talora mal intesa, talaltra, come in questo caso, giustamente applicata – non hanno timore a condurre una battaglia contro queste derive anche, e direi soprattutto, da sinistra. Qui si tace o al più si biascica, per timore di apparire reazionari, moralisti – riecco lo spauracchio di tanti/e “liberal” all’amatriciana… -, magari conniventi con la Chiesa; orrore degli orrori, quest’ultimo, perché, si sa, la Chiesa va attaccata sempre e comunque: questo è il credo, del tutto inderogabile e massimalista, dei fautori/fautrici della libertà a oltranza.
      E così, la nostra tiepidezza si trasforma di fatto in connivenza con un sistema di profonda ingiustizia che la reificazione dell’umano, così icasticamente esemplificato dalle frasi di Daniele, propugna e diffonde.

      • Daniele scrive:

        La prima frase, che lei ha proferito ironicamente, io la sottoscrivo letteralmente: “Posso affittarlo, venderlo, piagarlo, torturarlo, usarlo per i più bassi scopi e anche annientarlo.” Ebbene sì, io la penso esattamente così.
        Lei afferma: “Non esiste “diritto” ad “affittare” il proprio corpo, così come non esiste diritto alla prostituzione, all’omicidio, al furto, alla pedofilia”. Che confusione concettuale. L’affitto dell’utero può forse essere messo sullo stesso piano della prostituzione (attività entrambe lecite), ma non certo dell’omicidio, del furto e della pedofilia (gravi reati ovunque). Omicidio, furto e pedofilia danneggiano un’altra persona; utero in affitto e prostituzione non danneggiano nessuno, se non – al limite, ma non necessariamente – la persona che liberamente sceglie di esercitare queste attività.
        Quanto all’affitto dell’utero (e alla prostituzione), non è necessario che esista un “diritto” in senso tecnico: è sufficiente un’assenza di divieto, perché in uno stato liberale ciò che non è vietato è consentito.
        La mia Weltanschaaung è questa e, mi spiace, non è stata modificata dal suo pur forbito – ma non molto logicamente argomentato – pippone.

        • Daniela scrive:

          Guàrdi, ritengo di avere una proprietà lessicale abbastanza ampia, quindi so anche essere sbrigativa e terra-terra. Per cui alla sua Weltanschaaung replico, come Totò: ma mi facci il piacere!…
          Non avevo alcun dubbio sul fatto che ritenesse lecita la prostituzione, e magari propugnasse l’idea di “regolamentarla”, per usare un eufemismo, così le “ragazze” (ci si faccia caso: chi si prostituisce è sempre ritenuta “ragazza”, e pour cause) potrebbero salvarsi dalla tratta, autodeterminarsi e carote varie.
          L’esperienza dimostra l’esatto contrario e rimando al sito dell’ottimo Massimo Lizzi per sincerarsene.
          Io non avevo alcuna intenzione di modificare la sua idea; me ne guardo bene. Gente come lei è una sofista del relativismo, una sovrana delle cose transitorie (R. de Montesquiou), non accetta altra visione che la propria.
          Confusione concettuale, la mia? Ma per favore. Lo stato da lei vagheggiato non è quello liberale, bensì quello liberista. Se poi non arriva a comprendere che la prostituzione e l'”affitto” dell’utero danneggiano la società, non solo noi stessi – e sì che nel “pippone” l’ho scritto – è un problema solo suo. Le consiglio anche di rivedere il suo concetto di logica. Poi lei può fare quel che crede; naturalmente, qualora avesse una figlia che scegliesse di prostituirsi, immagino non si opporrebbe, dato che si tratterebbe d’una sua libera scelta e d’una attività assolutamente lecita. Giusto? Per me, il discorso finisce qui. Ma, mi creda: abbandoni quel suo razionalismo d’accatto, sussiegoso e inconcludente. Rimedia solo una magra figura.

          • Daniele scrive:

            Certo che la prostituzione va regolamentata, come qualsiasi attività d’impresa: con obbligo di tenere la contabilità, pagare le tasse e sottoporsi a controlli sanitari. Lo stesso vale per l’utero in affitto, che, per esempio, in Canada è soggetto a una legislazione con molti vincoli a tutela della donna.
            Se mia figlia (o mio figlio: esiste anche la prostituzione maschile, specialmente nel mondo gay) si prostituisse, non sarei contento; ma non per motivi morali, bensì per una mera questione di qualità della vita, che nel caso delle prostitute non credo sia buona. E il fatto che io non sarei contento non è una valida ragione per sostenere che quell’attività non debba essere lecita. Qui si confondono le categorie: non tutto ciò che non è auspicabile deve diventare giuridicamente illecito.
            Che lei abbia scritto che prostituzione e l’affitto dell’utero danneggiano la società non mi era sfuggito; solo che non trovo i suoi argomenti convincenti. Anche perché, tecnicamente, non erano “argomenti”, bensì un misto di affermazioni apodittiche e petizioni di principio.

            • Anna scrive:

              Poveraccio, un suddito del pensiero prefabbricato, dell’industria, del capitalismo beeehh beeeehhh ahahahaha, lquelli come lei fanno una brutta fine, quanti ne conosco! Stia attento, che Dio vede e provvede, o in questa vita, o nell’altra e allora avrà paura di crepare! E se non è Dio è il kharma.

        • Sebastiano scrive:

          Scopriamo dunque che Daniele, oltre alle altre balordaggini, è favorevole a uno stato che ritenga legittima la vendita dei propri organi (per esempio la vendita del proprio rene o la vendita del proprio sangue). E questa sarebbe la società civile e moderna.

      • giovanna scrive:

        Il tuo intervento è molto interessante, Daniela, ma , se posso, ti darei il consiglio di essere più breve, o di spezzettare in più volte, tanto le occasioni non mancheranno.
        E questo non per i contenuti, ma per il mezzo, che non si presta ad interventi troppo lunghi.

        Poi, pare che tu abbia già letto questi commenti , ma comunque ti avviso che qui abbiamo una trollina ( sì, “daniele” è una donna, che se ne inventa di ogni, ma in effetti odia le donne ) che assume svariate identità, da quelle più finto-dialoganti a quelle volgari-insultanti : praticamente 99 post su 100 che criticano tempi, sono i suoi.
        Il ché è una faccenda insignificante, ma se uno non lo sa ha l’impressione di essere attaccato da una folla di persone e invece è sempre lei, la nostra trollina asperger !

        E in ogni caso ti consiglierei di non dare il tuo nome vero, o riferimenti ad un tuo eventuale blog, che questa persona è piuttosto pericolosa, almeno dalle molestie perpetrate su persone in carne e ossa che ha raccontato lei stessa.

        • giovanna scrive:

          Un’ultima cosa per Daniela : spero che il tuo “orrore per voi”, riferito al tuo essere di sinistra e femminista , sia stato ironico, perché difficilmente troverai altri luoghi in cui si possa discutere a partire dalla realtà e non dalle etichette.
          Comunque, benvenuta Daniela !

          • Daniela scrive:

            Beh no: conosco abbastanza bene CL, che è molto di destra e non di rado faziosa. Davvero ho letto tirate contro le femministe in generale (inter nos: le Femen non c’entrano, non si tratta di femministe vere), sempre contro la sinistra, e commenti omofobi. Ve ne sono altri, invece, più equilibrati e corretti nel denunciare i pericoli del c.d. pensiero unico).
            Apprezzo invece l’impegno a favore dei cristiani perseguitati e, naturalmente, le battaglie contro l’utero in affitto o Planned Parenthood.
            Comunque, se s’intende realmente dialogare, si può farlo anche da posizioni diverse e/o opposte. Non credo d’intervenire più, mi mancano il tempo e la voglia. In questo caso non ho potuto trattenermi, perché, come si dice, il troppo stroppia. Ma non frequento più forum e simili. A ritrovarci altrove… 😉

            • giovanna scrive:

              Scusa, Daniela, ma tu stai scrivendo sui commenti agli articoli di Tempi, che non è il giornale di CL, anche se alcuni suoi giornalisti, o anche tutti ,non lo so e non importa, sono di CL.
              Dunque le tue considerazioni su destra e faziosità sono un pelino a vanvera, sotto a questo articolo.
              Da parte mia non do etichette e non mi piace essere etichettata un tanto al kg.
              Quindi, se ti andrà di commentare, mi piacerebbe che commentassi sul pezzo, come hai fatto nel primo intervento , a parte quella battutina fuori bersaglio , che a sparare giudizi grossolani sono buoni tutti e tu non sembravi della partita.

            • SUSANNA ROLLI scrive:

              @ Daniela
              Scusa, solo un secondo, ti andrebbe di citare qualche commento omofobo?

        • Daniela scrive:

          Già segnalata. Comunque, grazie di tutto. So difendermi da questa gente, ho un’avvocata niente male.

    • Giannino Stoppani scrive:

      “Davvero non riesco a capire cosa ci sia di male nell’utero in affitto”
      Evidentemente la capacità di astrazione ti fa difetto, mio caro.
      Ma forse nella tua famiglia è tradizione dell’utero far commercio all’ingrosso e al dettaglio (militari a metà prezzo!) e allora la cosa ti par normale.
      Come ti pareva normale arrotondare lo stipendio donando il seme (vallo poi a spiegare ai brufolosi adolescenti che, alla lunga, è controproducente ammazzarsi di pippe…)
      Insomma, più che altro sei un caso pietoso, e chissà se qualche volenteroso “prete di strada” ha messo su una bella comunità “terapeutica” anche per quelli sfortunati come te…

      • Anna scrive:

        Grande Giannino Stopposi, quanto mi fa schifo questa gente, ma la natura prima o poi si ritorce contro, uno che non ha rispetto per il proprio corpo non merita nemmeno di essere commentato.

    • SUSANNA ROLLI scrive:

      Hai mai pensato di affittare tua moglie ad un tuo amico? Magari in offerta speciale, dat l’amicizia.
      Se poi siete un cuor solo ed un’anima sola lo puoi fare, ne avresti tutto il diritto!

  3. mario scrive:

    le femministe si ribellano contro l’utero in affitto, subito anch’io ho condiviso, perché come ne parlavano dicevano che questa pratica è una umiliazione e una schiavitù del corpo della donna ed erano obbligate.
    Feci delle ricerche riguardante questo tema, man-mano che leggevo e mi informavo ho cambiato idea e mi sono reso conto che invece non è una cosa cosi sbagliata, però bisogna dare giuste informazioni:
    -L’utero in affitto, è una tecnica usata per coppie che non possono avere figli in modo naturale.
    Bisogna precisare una cosa, che in alcuni stati dove l’utero in affitto è legale come gli Usa, Russia, Ucraina, Inghilterra, cmq negli stati più industriali dove le donne sono tutelate, sono libere gli scegliere se dare una mano affittando il proprio utero a una coppia, ripeto le donne sono libere con compenso economico per le ore perse dal lavoro, per le visite mediche, e per il disagio
    e ce da aggiungere che la maggior parte le donne che affittano l’utero non hanno nessun tipo di legame biologico con il nascituro perché gli ovociti vengono donati, da un parente della coppia o da una donatrice estranea, il seme invece viene dalla coppia.
    Invece altri stati come la Cina, Brasile, l’India i paesi più poveri dove le donne vengono sfruttate, li bisognerebbe intervenire li per tutelare le donne e difenderle, perché la maggior parte delle donne che si fanno affittare l’utero sono in una situazione di disagio, sole e con figli a carico senza lavoro.
    Invece in paesi dove o citato prima quelli industrializzate le donne che si affittano l’utero sono obbligate a: avere un reddito proprio, devono essere sposate, devono già essere madri e sono libere chi dare una mano.
    Vorrei dire una cosa a tutte le femministe e per chi è contro a questo diciamo dono dell’utero in affitto,(naturalmente sono favorevole per le coppie etero) ci sono tante coppie, che le donne per problemi personale ma molto gravi non riescono a fare figli, esempio tumore all’utero e non diventeranno mai madri e non saranno mai genitori, per scelta non loro ma di una disgrazia è giusto questo? se te che stai leggendo qui e hai figli, ma se ti dicevano che non potevi mai aver figli per un problema non tuo ma del tuo corpo cosa facevi? se trovavi donne come te libere di darti una mano la rifiutavi?
    quindi prima di criticare le coppie che fanno questo viaggio della speranza mettetevi nei loro panni è semplice parlare quando una ha tutto, vero stavate dicendo dell’adozione, ma sapete noi poveri operai, non abbiamo diritto perché non siamo industriali, ma gente umile che lavora onestamente.
    mettiamoci una mano sulla coscienza.
    sempre le femministe vorrei dire, voi dite il no all’utero perché è incivile è un abuso della donna…. Ma nessuno parla invece della banca del seme!
    vorrei spiegare la banca del seme, serve per le coppie dove l’uomo ha problemi a a far rimanere incinta una donna, quindi una coppia va in una clinica e si fa inseminare artificialmente un seme di uno sconosciuto, e li è giusto? anche noi uomini siamo sfruttati, anche noi prendiamo un rimborso economico per il disturbo… allora perché l’utero no e la banca del seme si?
    poi vorrei precisare che chi dona il seme alla coppia il figlio che li nasce è biologicamente legato al donatore del seme e sarebbe il padre biologico, e la donna che affitta l’utero non ha nessun legame biologico con il bambino, è vero che il seme ci vuole un attimo a farlo noi uomini, e l’utero invece sono 9 mesi, però come livello di legami biologici va riconosciuto che l’uomo da proprio il suo DNA, anche da precisare che l’utero in affitto viene pagato 100 volte di più…..
    Aggiungo le donne dicono sempre che l’utero in affitto è un oltraggio alla donna una schiavitù, una dignità della donna io ritengo questo è un dono, la vera umiliazione del corpo della donna e la prostituzione, che la donna da il proprio corpo a piaceri carnali e no per me chi da il proprio utero in affitto o in dono a coppie persone che purtroppo hanno problemi da loro non voluti….
    Allora se l’utero è oltraggio di una persona anche la banca del seme anche la prostituzione, lasciamo che un individuo sia libero del suo corpo chi aiutare, invece di attaccarsi a questi chiamiamoli problemi ci sono cose molto peggiori da combattere,
    la prostituzione minorile, il lavoro minorile, genitori che ammazzano figli, genitori che abusano dei figli, genitori che non curano i propri figli, preti pedofili e tantissime cose, questo bisogna fermare non coppie che ripeto hanno problemi molto gravi e non riescono a formare la famiglia in modo naturale e vanno da donne che offrono il suo aiuto.
    Adesso L’ONU vuole bandirlo, io direi di mettersi una mano sulla coscienza, che ci sono coppie per questo progetto hanno venduto la casa, si sono indebitati e se questo lo si chiama egoismo!
    Sicuramente dopo questo mio pensiero avrò sollevato un gran polverone, e dico a tutte le persone, sopratutto donne che leggono, di guardare i loro figli, non tutte sono state fortunate come te ad diventare madre, se te ti avrebbero detto che non saresti mai stata madre per una colpa non te voluta cosa avresti fatto?
    ciao…..

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